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Erotika
Alabarda degli Astri · Cap. 24
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Capitolo 24 di 29 14 min di lettura

«Ho venti centimetri di apprezzamento nei pantaloni, troietta…»

Agata, la ragazza di Gianni, sembra portare scompiglio nella coppia tra Carlo ed Ekaterina: una ragazza bella, intelligente, senza la volgarità della coinquilina russa. Carlo... beh, Carlo vorrebbe resistere alla sua grazia, ma...

William Kasanova
1 mese fa · 953 letture · 0

Ekaterina appoggia la testa su una mia spalla. «Il mio ragazzo» le sue parole sembrano dirette verso Agata, «non è tanto un ingegnere, quanto un cacciatore di alieni.» Sì, sono dirette verso – contro – Agata.

La ragazza, invece di prendersela, allarga il sorriso di un pollice. «Già. Chissà cosa può raccontare, a riguardo.»

La russa risponde qualcosa, ma è solo suono che mi entra de un orecchio. Lo sguardo di Agata è ancora più intenso, un po’ come quello di altre ragazze qui a bordo che si eccitano all’idea che io abbia ucciso un alieno. Credono che abbia ucciso un alieno.

Le ho convinte che abbia ucciso un alieno.

Lei è un’altra che si eccita all’idea di stare con una persona che potrebbe proteggerle da un Voraxii?

Deglutisco, la saliva brucia nella gola infiammata. Peccato che non abbia accoppato nessun alieno…

«E dimmi, Agata.» Ekaterina non solleva la testa dalla mia spalla. «Cosa fate nel reparto scientifico?»

Agata alza il bicchiere. «Mi spiace, ma non posso parlarne: top secret.»

«Oh, dai…» la mia ragazza si raddrizza. «Non penso possiate fare qualcosa di così segreto da non poterne parlare a tavola.»

Agata sorride. «Parafrasando Wilde, mai accennare a ricerche così segrete da non poterne discutere durante una cena.»

Ekaterina socchiude gli occhi, fissando la padrona di alloggio. «Wild? Mi ricordo di un Wild, magari è quello che mi scop—»

Mi schiarisco la gola, meglio non farle parlare di quando era una escort proprio durante una cena. Wilde non approverebbe. «Gianni… eh… ci… ci sono novità da… dalla plancia?»

Il mio amico sogghigna e appoggia la forchetta sul piatto vuoto se non per qualche striscia di crema rossa. «Ne ho una in serbo per dopo. Non potete nemmeno immaginarla!»

Ultimamente le novità non hanno portato a nulla di buono. «Qualcosa per cui festeggiare?»

Lui annuisce. «Non ne hai idea, Carlo. Anzi…» Si alza in piedi e raggiunge la cucinina. «Dobbiamo brindare!» Si inginocchia e scompare oltre il piano. Uno sportello si apre con un cigolio e dei vetri cozzano tra di loro.

«Cosa cerchi, Gianni?» Agata si volta sulla sedia.

«La bottiglia di Marsala all’uovo che avevo…» Il mio amico si alza in piedi e si colpisce la fronte con una mano. «Ah, ho dimenticato di prenderla.»

Mando giù l’ultimo pezzo di polpetta.  «Ah, ma non preoccuparti, non importa.»

«Scherzi?» Gianni si avvicina alla porta dell’alloggio. «Con quello che l’ho pagata, non voglio che me la porti via qualcuno.» I battenti si aprono. «Faccio un salto al bar e torno subito.»

La porta si chiude dietro di lui.

Passo la forchetta sulla macchia di sugo che è rimasta sul piatto, la prendo con un rebbio della forchetta e me la metto in bocca. Ottimo! Agata è una cuoca fantastica, più di quanto possa esserlo la mia ragazza.

Anche il piatto di Ekaterina è vuoto. Ha mangiato poco, e non so se per una questione di dieta o per non dare troppa soddisfazione alla sua nuova avversaria.

Agata si alza in piedi e prende i nostri piatti. «Se avete terminato di mangiare…»

«Davvero ottimo, complimenti alla chef!» Prendo il mio bicchiere e il tovagliolo. «Aspetta che ti aiutiamo.»

Ekaterina si volta sulla sedia e prende da qualche tasca nascosta il suo comunicatore olografico. «Scusate un attimo, mi è venuto in mente che devo chiamare il mio gruppo per sapere quando dobbiamo girare la prossima scena del video per l’arruolamento.»

Agata le sorride. «Non preoccuparti.» Si volta verso di me, e il suo sorriso si allarga, contagiando anche gli occhi. Sono azzurri come il cielo e luccicano.

Il cuore inizia a battermi con forza nel petto.

Lei prende il piatto di Ekaterina e lo appoggia con un acciottolio sul suo. Mi fa cenno con il capo di seguirla.

Giro attorno al tavolo con la ceramica tra le mani e sopra i bicchieri e le posate. Raggiungo la ragazza nel cucinino, nascosto in parte in un angolo dietro ai letti che sono stati sollevati contro i muri.

Lei appoggia i piatti sul piano della cucina, si inginocchia davanti a me, apre lo sportello della lavastoviglie e inizia a infilarci i piatti, uno davanti all’altro.

Appoggio il mio sul piano, vi tolgo i bicchieri e le posate e glielo passo. «Ecco anche questo.»

Agata allunga la mano per prenderlo e le nostre dita si sfiorano. La sua pelle è delicata, calda.

C’è una scossa tra di noi.

La sua mano si ritrae, lei abbassa gli occhi sul pavimento, ma sorride, si morde le labbra.

Io riprendo a respirare. È la ragazza del mio migliore amico. Non posso toccarla… non posso nemmeno pensare a lei.

Non posso pensare alla sua gentilezza, alla sua educazione, alla sua cultura. Io sto con…

Ekaterina è seduta sulla sedia, un braccio appoggiato allo schienale, ingobbita a guardare qualcosa sul suo comunicatore olografico. Sospiro con il naso. È talmente persa nel suo mondo che potrebbero sparare una bordata contro l’Alabarda degli Astri e non se ne accorgerebbe.

Agata, invece…

Mi inginocchio accanto a lei. Le sorrido. È la ragazza del mio migliore amico, ma…

«Agata…» sussurro, anche se non so cosa dire. Sono dilaniato dal desiderio e dal dovere.

Ma lei… lei mi guarda in un modo che sembra io sia tutto l‘universo per lei.

«Carlo…» anche lei parla a bassa voce.  Si solleva quanto basta per scorgere la mia coinquilina oltre il mobile: Ekaterina non si è mossa. Torna a guardarmi. «Carlo, sento il dovere di dirti una cosa.»

Deglutisco. Non è giusto che la cosa prenda questa piega, non posso fare una cosa simile a Gianni. Ma Agata… Agata è attratta da me.

E io… io sono attratto da lei.

I suoi occhi azzurri sono fissi nei miei. «È da quando hai sparato all’alieno che mi sento in obbligo di avvisarti di una cosa.»

Già, siete tutte impazzite per me perché credete abbia ucciso io l’alieno. Un uomo che sa difendersi da un mostro simile è qualcuno che volete accanto a voi. E tu, splendida ragazza dei paesi nordici, sei la ragazza più bella al…

La porta dell’appartamento si apre, io e Agata sussultiamo. Lei lancia uno sguardo di terrore verso Gianni, come se fosse stata quasi sorpresa a compiere un delitto. Ci alziamo in piedi, interrotti sul più bello.

Il mio amico entra con in mano una bottiglia nera con l’etichetta rossa. «Agata, prepara quattro bicchieri da aperitivo. Dobbiamo festeggiare!»

La ragazza raggiunge un armadietto. «Certo, Gianni.» Appoggia sul piano dei bicchieri alti lavorati a rombi.

Ekaterina, che è più ricettiva alla parola “aperitivo” che alle cannonate, assuma una posizione più eretta e mette via il comunicatore. «Cosa festeggiamo?»

Io e Agata portiamo i bicchieri a tavola e Gianni inizia a versare il liquore dorato. «Ho una notizia in esclusiva ascoltata direttamente in plancia questa mattina.» Finisce di mescere il Marsala e passa un bicchiere a Ekaterina, io mi servo da solo, così come Agata.

Gianni solleva il suo bicchiere, il liquido sciaborda contro il vetro. «Vi annuncio che questa mattina, il Capitano Farah, per concedere una breve vacanza all’equipaggio, ha ordinato che la Alabarda degli Astri si diriga verso il pianeta di Panthalassa e che attracchi alla colonia orbitale di Olimpo!»

Mi fermo con il bicchiere sollevato a metà per il brindisi. «Davvero?»

Il mio amico annuisce. «Arriveremo dopodomani, e avremo tre giorni di permesso.»

Agata si porta una mano alla bocca. «Oh, mio Dio! Ho sempre sognato vedere dal vivo le balene alate e gli xittionidi!» I suoi occhi brillano come se fosse ad un passo dal mettersi a piangere dall’emozione. «Gianni, andiamo a fare un’escursione in mare, ti prego.»

Lui le sorride. «Ho già organizzato la cosa. Appena scendiamo su Atlantide, ho una barca da esplorazione già prenotata per tre giorni.»

La ragazza lascia il bicchiere sul tavolo e stringe tra le braccia Gianni. «Sei il mio amore!» Le loro labbra si uniscono in un bacio.

Gianni si stacca da Agata con uno schiocco. «Ha i suoi vantaggi stare con un guardiamarina che può usare le comunicazioni esterne della nave.»

Le mie, di labbra, si sollevano appena.  Un attimo fa sembrava pronta a dichiararsi a me come suo unico amore, e ha già cambiato idea… Sono tutte uguali.

Ekaterina si passa una mano sulla bocca per levarsi i baffi lasciati dalla schiuma del liquore. «È da un po’ che non vedo i miei zii e i miei cugini.» Mi guarda. «Devi conoscerli, Carlo. Sono una delle famiglie più importanti di tutto Olimpo e daranno felici di incontrarti: non vedono spesso nemmeno loro…» il suo sguardo balza per un istante verso Agata, «…un cacciatore di alieni.»

Agata è educata, colta e raffinata, ma Ekaterina ha i contatti giusti per farmi arrivare all’ultimo gradino della scala sociale. Gianni può tenersi la xenobiologa, io preferisco la figlia dell’industriale più influente al mondo, soprattutto se arriva pure negli altri pianeti, soprattutto quello attorno a cui orbita Olimpo.


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