L’uomo più giovane, un ragazzo che dimostra forse un paio di anni in più di me, passati tutti a pompare muscoli, apre le braccia. Il suo sorriso è più luminoso di tutti gli ologrammi visibili messi assieme. «Eka! Cuginetta!»
La ragazza, coetanea di Ekaterina, si lancia verso di noi. «Eka!»
La mia fidanzata apre le braccia e la prende a sé. «Nastasia!» La voce è rotta a tal punto che manca poco prima che si metta a piangere per l’emozione. Le accarezza i lunghi, setosi capelli biondi.
Mi fermo un paio di passi dietro di loro, incerto su come comportarmi. Non mi capita spesso di finire in una riunione familiare. Di quelle che avevano qualche anno luce di spazio assiderale a separarle, poi, è la prima volta.
Nastasia indossa una maglia argentata aperta davanti, sotto la quale indossa una maglietta bianca. I grigi pantaloni sono lunghi fino ai piedi e hanno due strisce per gambe che luccicano sotto le luci multicolore degli ologrammi della passeggiata. L’abbigliamento è stretto sul corpo della ragazza, e non lascia adito a dubbi: ha un corpo che, se non è al livello di quello di Ekaterina, è appena inferiore.
Le due si baciano alla russa, con le labbra una contro l’altra… un saluto lungo, molto lungo…
Stringo i denti, un prurito mi corre sulla cappella… distolgo lo sguardo.
Ma… le due cugine stanno usando la lingua?
Sbatto gli occhi. Cosa sto pensando?
Ekaterina e Nastasia si sono staccate e si guardano negli occhi sorridendo, come se volessero leggere l’anima l’una dell’altra. Ognuna ha le mani sulla parte superiore della schiena dell’altra, i loro corpi attaccati, i loro seni premuti tra di loro, i loro inguini...
L’uomo e il ragazzo ci raggiungono con più calma, ma anche sui loro volti la felicità è palese. Il più giovane mette una mano sulla spalla della cugina e la sposta indietro. Appoggia un bacio su una guancia della mia ragazza. «Bentornata, Ekaterina! Cosa si racconta sulla Terra?»
«Oh, le solite sciocchezze.» Ekaterina fa un passo indietro e mi prende per un braccio. «Carlo, ti presento i miei cugini e mio zio.» Indica l’uomo. «Lui è mio zio Wolfgang, il fratello di mio padre. Gestisce le miniere di papà su Panthalassa.»
Wolfgang allunga una mano che stringo. «Piacere, Carlo.»
Ekaterina passa al ragazzo. Ha i capelli scuri e tagliati corti su tutta la testa, tranne davanti alle orecchie, dove sono lasciati lunghi fino alle spalle, larghe e muscolose. Deve fare una strage di cuori con quel viso quasi effeminato, su questa stazione. «Il mio cuginone Stepan.»
Lui le fa l’occhiolino e le manda un bacio. Avere un abisso di vuoto a dividere i componenti di una famiglia deve creare dei rapporti molto intensi quando si rincontrano.
Infine, indica la ragazza. «E questa è la mia cuginetta Nastasia.»
Senza Ekaterina addosso a coprirla, Nastasia dimostra di avere un corpo perfetto. Alta, slanciata, un seno di tutto rispetto riempie la maglietta. Lei sorride e mi prende i polsi con le mani, sollevandomeli.
Anche in mezzo alle mie gambe si solleva qualcosa. Mi sforzo a guardarla negli occhi e non più in basso.
Gli occhi di Nastasia sono di un verde chiaro. È anche lei una delle ragazze perfette per via di incroci femminili nei secoli, come la cugina accanto a me. «Quindi tu sei il cacciatore di alieni?» La sua voce è calda, più calda di quando abbracciava Ekaterina.
La mia, di voce, trema. «Sì… ma “cacciatore” è un po’ esagerato.»
Ekaterina stringe tra le sue braccia il mio. «Ed è il mio ragazzo.»
La punta della lingua scivola tra le labbra di Nastasia. «Non sono gelosa, Eka…»
La mia coinquilina scuote la testa. «Troietta…»
Wolfgang scoppia in una risata. «Si ricorda di te, a quanto pare!»
Lo schiaffo che Stepan assesta sul culo della sorella fa sobbalzare la ragazza, che volta la testa verso il fratello. E ridacchia pure lei.
Anche lui ride. «Allora non sono l’unico che ti considera una troia, sorellina!»
I muscoli attorno alla mia bocca sono tirati, ma non a sufficienza per creare un vero sorriso. Che diamine… Le tradizioni e i comportamenti su Olimpo sono davvero particolari, rispetto alla Terra…
Lo zio fa un passo indietro. Sul volto ha ancora l’ombra della risata. Fa segno con una mano di seguirlo. «Prima che la situazione degeneri in mezzo alla passeggiata, proporrei di raggiungere il ristorante dove abbiamo prenotato.»
Ekaterina si guarda attorno. «E zia Sylwye? Lei non c’è?»
Wolfgang indica verso il basso. «Oggi ha un incontro con un fornitore che vuole rinegoziare il prezzo del lubrificante per i motori delle trivelle acquatiche. Non farà in tempo a partecipare al nostro incontro.»
«Mamma sa come convincere gente come quella.» Nastasia sorride a trentadue denti. Sembra quasi voglia partecipare anche lei alle trattative.
Ekaterina le scocca un’occhiata. «Sono sicura che hai imparato da lei.»
Lo zio scoppia nell’ennesima risata. «Sapessi le volte che mi ha convinto in qualsiasi cosa! Ha proprio preso da sua madre!»
Stepan annuisce divertito. «Già, sa proprio essere convincente, la mia sorellina…»
Il sorriso che campeggia sulle mie labbra è più finto delle nuvole che scivolano sul soffitto. Tutti ridono, ma io non riesco a capire di cosa stanno parlando.
Ma forse è un bene…
«Comunque,» Wolfgang riprende a camminare, «sarà meglio avviarci.»
Gli altri accettano e ci avviamo tra i negozi pieni di gente. Lo zio ci precede, Nastasia si affianca a me, mentre Stepan si mette accanto a Ekaterina. La ragazza mi prende per mano, intrecciando le sue dita con le mie. Una vampata di calore risale il mio corpo: la cugina della mia fidanzata è davvero… espansiva.
Un bacio schicca accanto a me. Ekaterina ridacchia mentre suo cugino le cinge i fianchi con una mano e sembra annusarle il collo. I muscoli si mettono in tensione, il fiato mi si mozza. Come si permette quello stronzo di…
La mia mano viene scossa da Nastasia. Le sue labbra sussurrano accanto al mio orecchio. «Ignorali. È da un paio di anni che non si vedono, ed Eka è una ragazza che si fa amare da tutti.»
Il ricordo dei nostri primi, turbolenti giorni mi spinge ad un passo da contraddirla ma mi fermo con le parole già sulla lingua. Più che “amare”, forse, sarebbe corretto dire “desiderare”.
Nastasia si fa ancora più vicina, il suo fiato caldo solletica il mio orecchio, il profumo di fiori estasia il mio olfatto. «Mentre loro si rincontrano, potresti raccontarmi di quanto sei stato eroico, con quel Voraxii.» Il cazzo viene attraversato da una scossa all’idea della ragazza che mi succhia il lobo. «Ho sempre sognato incontrare un eroe spaziale, e se devo portarlo via a mia cugina, poco importa.»
La ragazza resta indietro di un passo e mi si appoggia contro la spalla. Un suo seno preme contro la mia schiena, il cazzo mi riempie le mutande e inizia a dolermi. La ragazza è maledettamente espansiva!
«O preferisci mostrarmi dopo, di persona, cos’hai fatto a quel mostro?» La sua voce è un sussurro così vicino all’orecchio che posso quasi sentirla mordersi il labbro.
La mente sembra ritirarsi al centro del mio cervello, dove si trova la parte più primitiva. Il raziocinio, il pensiero critico, la consapevolezza diventano ricordi sfuocati di qualcosa che va oltre le mie comprensioni, e diventano vividi solo gli istinti più primitivi. Sicurezza. Cibo. Scopare.
Il pensiero di Nastasia che mi bacia il collo e mi mette una mano sotto la cintura dei pantaloni, afferrandomi l’uccello bollente e che mi prude per l’eccitazione mi fa impazzire. Devo trattenermi dal voltarmi, afferrarle la testa e piantarle la lingua in bocca per limonarla in mezzo alla via.
Non davanti a Ekaterina, non davanti alla mia…
La mia fidanzata è assediata da suo cugino quanto Nastasia fa con me, ma Ekaterina ridacchia, sussurra qualcosa a Stepan che a sua volta sorride e allunga le mani sul corpo di sua cugina. In punti che non dovresti toccare, di tua cugina.
L’aria è piena dell’odore che riempiva il nostro alloggio sulla Alabarda degli Astri quando Ekaterina usava il suo telero per godere gli orgasmi che i suoi tre amanti che mandavano quasi quotidianamente…
I miei muscoli sono tesi come lo sono stati solo quando sono entrato nel ponte della Jacob Fugger dove il mostro alieno mi osservava, pronto ad attaccarmi. Ma in quel momento non ero stordito da emozioni contrastanti quanto lo sono adesso…
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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