Infilo il lettore nella tasca, accanto alla fialetta ed esco dalla sala di controllo. Spengo la luce alle mie spalle. Mi avvio lungo il corridoio verso l’uscit—
«Clerici.» La figura di Scott davanti a me mi fa balzare il cuore in gola. «Oggi non fa straordinari?»
Monica è andata davvero a lamentarsi con il Capo per la sfuriata che le ho fa— Il fiato mi si mozza, i palmi delle mani si riempiono di sudore. Scott ha scoperto la mia infrazione! Monica gli ha detto del blocco di sintozomi, lui è andato a controllare nel nodo 31, ha capito cos’ho fatto e adesso è venuto ad affrontarmi.
Scott occupa buona parte del corridoio con le sue spalle. Un gorilla avrebbe paura di lui. Il termine “affrontarmi” non è quello giusto: “farmi a pezzi” è più corretto.
La bocca è secca, le ossa delle gambe si sono ridotte a gelatina. «Ho u… un impegno, signore.» La mia voce sembra uscire da un pozzo.
«Temo che farà tardi.»
Il cuore mi batte nelle tempie.
«Il capitano vuole parlarle.»
Non ho saliva da deglutire. «Il capitano?» Sono in apnea. «Mi spiace per come mi sono comportato con Monica… voglio dire… il Vice Capo Hayden, ma ero…»
Scott scuote la testa. «Non ha nulla a che vedere con la Hayden. Temo sia peggio.»
La fialetta nella tasca si sta ingrandendo, preme contro la gamba e dev’essere visibile nella tasca come se avessi dentro un pompelmo. «Io… eh…»
«Non la faccia aspettare. È nel suo ufficio, accanto alla plancia.»
Abbasso la testa e mi avvio verso l’uscita, le orecchie mi fischiano. Il Capo si accosta alla paratia e mi lascia passare. Mi guarda come un condannato a morte diretto al patibolo.
La sua voce si fa sentire alle mie spalle. «Ah, Clerici…»
Mi fermo e volto la testa.
«La Hayden è venuta da me a lamentarsi che le ha urlato in faccia e che l’ha ripresa per il suo lavoro.»
Annuisco e abbasso gli occhi. «Mi dispiace.»
«Anche a me. Avrebbe dovuto iniziare a raddrizzare prima il suo vice. Se l’avesse fatto anche con il resto della sua squadra, non avrebbe il colloquio con il Capitano Gomez.»
⁂
Gomez non si alza dalla poltroncina della sua scrivania in legno. Un paio di monitor olografici sono sospesi sopra il piano, un sasso grigio venato di blu elettrico e il modellino di un’astronave sono gli unici oggetti che mi dividono dal Capitano. Il suo sguardo chiude le distanze e si punta sul mio volto. Ci sono due sedie accanto a me, ma se non mi invita a sedere…
Faccio il saluto militare. «Signore.» Abbasso la mano e sfioro la fialetta e il lettore nella tasca. Avrei voluto fermarmi all’alloggio per nasconderli da qualche parte, ma non era sulla strada. Mai far aspettare un superiore, soprattutto se è quello in cima alla scala gerarchica.
Il Capitano si appoggia allo schienale della poltroncina. Ha il volto scuro, gonfio, il naso carnoso e le froge larghe che sembrano dei buchi neri. Non riesco a guardarlo in volto senza immaginare un orco. Abbasso gli occhi.
Gomez allunga un braccio sul tavolo e inizia a tamburellare con le dita. «Clerici, sa per cosa l’ho fatta chiamare?»
Non per l’intromissione nella memoria, spero. La scusa “stavo controllando quanto devono essere migliorati i firewall” che mi ero preparato non reggerebbe.
Il Capitano non attende una risposta. «L’ho fatta chiamare per lo scarso rendimento della sua squadra, Clerici.»
Il pavimento è coperto da una moquette grigia a pelo corto, è l’unico tratto dell’ufficio che oso guardare. «Mi spiace, signore.»
Gomez si alza in piedi, la poltroncina si muove all’indietro. Lui afferra il fondo della maglia e la tira verso il basso con uno movimento deciso. Posso vedere sopra la sua testa, ma è come se mi sovrastasse di un paio di metri.
Gira attorno al tavolo, le mani dietro la schiena. È grosso quanto largo, ed è tutto muscoli nervosi. Ha ucciso due alieni faccia a faccia. Mi fissa. Li avrà guardati allo stesso modo prima di sterminarli?
Scott è il doppio di Gomez ma mi terrorizza un quarto di quanto lo faccia il Capitano. Anche un decimo. Essere buttato fuori dalla Flotta Astrale con disonore non è la cosa peggiore che può farmi quest’uomo…
«Ho dovuto usare buona parte del mio credito come ufficiale della Flotta Astrale perché la nave che comando venisse scelta come quella dove sperimentare le reti neurali.» Gomez raggiunge l’ologramma che proietta lo spazio attorno alla Alabarda. «Ci sono stati altri capitani che volevano questo onere, ma nessuno di loro era convinto quanto me e altri ufficiali a bordo del valore di questa tecnologia, e sono quasi arrivato a supplicare un paio di Ammiragli perché l’avessimo vinta noi.»
L’orologio vibra al mio polso. Scommetto che è Gianni che mi chiede quando arrivo…
Il Capitano si volta e mi guarda. «Non c’è bisogno che le ricordi che questa tecnologia è talmente potente che pure il Collettivo Thalassiano ne ha timore. La teme al punto da imporci il blocco al suo sviluppo per mezzo secolo con il loro folle trattato. Con le reti neurali in funzione alla massima potenza, una qualunque astronave da guerra umana può competere senza problemi con qualsiasi incrociatore lumariano o giustiziere atheriano. Anche una nave da trasporto con un paio di gatling a rotaia potrebbe tenere a distanza una piccola flotta di predatori voraxiiani.» Mi fissa. «La tecnologia delle reti neurali potrà salvare migliaia di umani dagli attacchi alieni, sia nello spazio che nelle colonie.»
Annuisco. «Sì, signore.»
Le froge si allargano in uno sbuffo. «Riconosco che è una tecnologia ancora embrionale nell’ambito militare, e che è stata sviluppata soprattutto in quello delle costruzioni e scientifico, e che tutti voi avete dovuto passare il tempo tra la vostra laurea nell’Accademia e l’imbarco sulla Alabarda degli Astri in cantieri o università ma dovete capire…» Si interrompe, le labbra si stringono, così come le sopracciglia. La voce diventa più dura. «No, mi correggo. Lei, Clerici, deve capire che i tempi nella Flotta non sono quelli di cui poteva godere quando lavorava nell’edilizia.»
Deglutisco, la poca saliva che ho trovato è una lumaca che striscia nella gola contratta. Mi bruciano gli occhi. «Sì, signore.»
«So che il Capo Scott ha già provveduto a spiegarle che i tempi vanno accelerati, ma forse è meglio ribadirlo. Ho scelto io stesso i componenti della sua squadra tra le centinaia che sono uscite dall’Accademia della Flotta Astrale, e solo una minima parte ha avuto la possibilità di partecipare a questo progetto che segnerà la storia dell’umanità.» La voce dell’uomo sale di volume. «Io stesso l’ho messa al comando della squadra, visto che è stato uno dei laureati con il voto più alto, e che avevamo rapporti ottimi sul suo lavoro che svolgeva nell’azienda di costruzioni in cui operava. “È un eccellente capo squadra”, ci avevano detto i suoi superiori, “se gli diamo una settimana di tempo per completare un lavoro, dopo cinque sta già iniziando il secondo.”»
Le viscere mi si stanno sciogliendo. In cantiere ero capo di Michele, che scattava come una molla ancora prima che finissi di dargli un ordine e voleva imparare ogni cosa sulle reti neurali… qui, invece…
«Mi… mi spiace, signore.» Non sono certo che la voce sia uscita dalle mie labbra.
Gomez torna a sedersi ma non smette di fissarmi. I suoi occhi neri sembrano risucchiare la mia anima. «Pretendo che la sezione quattro delle reti neurali sia pronta tra venti giorni. Tra ventuno giorni, tre settimane esatte da oggi, i sistemi di mira delle railgun piccole e medie dovranno essere capaci di centrare un oggetto grande quanto un drone in movimento o sarò costretto a sollevarla dal suo ruolo, così come i componenti della sua squadra, e provvedere a farvi radiare dalla Flotta Astrale per sostituirvi con persone più qualificate.»
Sgrano gli occhi, un paio di mani gelide afferrano la mia colonna vertebrale. Cazzo… essere allontanato dal progetto che deve aiutarmi a raggiungere la sommità della scala sociale… anzi, congedato con disonore dalla Flotta Astrale. Lo stomaco mi si contrae con un crampo.
«Clerici, parliamoci chiaro.» La voce del Capitano si abbassa, ma non perde la durezza. «Le è caduta letteralmente dal cielo la possibilità di fare qualcosa per l’umanità che poche centinaia di persone nella storia hanno anche solo sognato. Veda di non perdere questa occasione o può essere certo che passerà il resto della sua vita sulla Terra a coltivare nervi in sintovita all’interno di canaline messe tra blocchi di cemento polverosi, se ancora le andrà bene.»
La testa mi si fa leggera, come se fossi sul punto di svenire.
Non posso… non posso fallire! Io devo andare a vivere su Olimpo. Su Olimpo con Chiara…
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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