Un uomo con l’uniforme bianca compare sul palco e raggiunge un microfono posto su un’asta. Ha il volto rotondo e mostra almeno cinquant’anni. Le rughe profonde e le sopracciglia folte mostrano ogni singolo giorno che ha passato in questo universo. Non dev’essere più alto di un metro e sessanta e ha delle spalle forse ancora più larghe. Un applauso scroscia attorno a me. Mi metto anch’io a battere le mani. Dal colore dell’abito, dev’essere qualcuno in alto nella gerarchia.
L’uomo prende il microfono e fa un paio di passi avanti, fino al bordo del palco. «Buongiorno e benvenuti a bordo della FAU Alabarda degli Astri. Sono Luis Gomez, e copro il ruolo di capitano della nave.»
Un nuovo scroscio di applausi esplode nella sala comune. Un “bravo” detto da una voce femminile si solleva da qualche parte.
Mi accosto all’orecchio di Gianni che sta battendo anche lui le mani. «Sta suscitando molto entusiasmo.»
«Ma hai vissuto in una grotta in Antartide? Ha ucciso ben due alieni di persona, è ovvio che chiunque lo consideri un eroe di guerra!»
Un brivido mi stringe lo stomaco. L’uomo sul palco ha incontrato degli alieni… e ha pure avuto il coraggio di affrontarli in un combattimento. Il ricordo delle olografie di extraterrestri che avevo visto all’Accademia mi scioglie le viscere. Quello delle vittime umane me le spingono sia verso la bocca che verso l’ano.
Gomez continua a parlare come se non si fosse mai trovato davanti un mostro nato sotto la luce di un altro sole. «…principale della Alabarda degli Astri sarà testare la tecnologia delle reti neurali nello spazio e, in futuro, in situazioni di combattimento simulato con altre navi della Flotta Astrale. Il Trattato Thalassiano è scaduto in questi giorni e…»
Gianni si avvicina a me. «In pratica sta dicendo che sei la persona più importante a bordo.»
«Cosa?» Trattengo un sorriso. Non voglio ammetterlo davanti al mio migliore amico, ma, cazzo, è proprio così.
«Se sei stato chiamato per dirigere la squadra che deve lavorare sulle reti neurali della Alabarda, avrai risorse illimitate e l’ultima parola su tutto. E sai cosa significa?»
Certo che lo so: mostrare il mio valore.
Gianni ridacchia. «Figa a frotte.»
«Eh? Cosa?»
«Ma dai…» Mi da una gomitata al braccio. «Le donne vogliono gli uomini con il potere, che comandano e vengono riveriti.» Solleva le spalle. «Per quale altro motivo pensi sia un guardiamarina e voglia diventare capitano? Figa a frotte…»
La mano scende alla tasca e stringe il telero che Chiara mi ha regalato. Con questo potrò fare sesso a distanza con la mia amata e solo con lei. Io… io non voglio altre donne oltre a lei. Io non ho bisogno di altre donne oltre a—
Un applauso si alza dalla folla seduta nella sala comune e mi riporta alla realtà. Il capitano Gomez si sposta dal centro del palco e, alzando un braccio, accoglie una persona che esce dalle quinte. «Il secondo in comando, il comandante Farah.»
Inizio a battere le mani anch’io.
Gianni salta sulla sedia. «È lei, è lei! Amira! Non è uno schianto?»
Una donna attraversa il palco con passo deciso, la sua espressione stoica non viene scalfita dall’applauso. Si ferma accanto al capitano, una testa più alta rispetto al suo superiore. I capelli neri tagliati fino alle spalle non si muovono di un millimetro, gli occhi scuri passano in rassegna la futura truppa. L’uniforme marrone è impeccabile, la indossa come una fotomodella indosserebbe un abito firmato, il suo fisico a clessidra sembra più adatto ad un sogno erotico che a servire nello spazio.
Mi ritrovo con le mani ferme a venti centimetri di distanza una dall’altra, le dita aperte come se stessi palpando le due grosse tette che riempiono l’uniforme. Adesso capisco perché Gianni è così felice di essere sulla Alabarda a servire…
Lui si avvicina di nuovo al mio orecchio. «Figa a frotte! Ora capisci cosa intendo? Quella ho intenzione di sedurla e scoparmela.»
Deglutisco e mi sistemo meglio sulla sedia. Qualcosa nella tasca dei pantaloni preme sulla coscia.
⁂
Seduto alla scrivania del suo ufficetto, l’Ufficiale di Coperta, un uomo che non mostra più di trentacinque anni con un paio di ciocche bianche proprio sopra le tempie, alza lo sguardo dal tablet che sta consultando. Ci guarda con l’interesse che rivolgerebbe alla pubblicità del cibo per cani. «Il tuo nome e cognome?»
«Gianni Rinna.»
«Rinna…» L’uomo scorre lo schermo un paio di volte, poi preme qualcosa. «Ti carico le informazioni sull’orologio.» Lo sguardo che usa per guardare il mio amico è quello di qualcuno che ha appena ripetuto la stessa cosa per la trentesima volta. «Comunque, fermati alla seconda porta a sinistra per farti dare il pacco dal furiere con uniformi e tutto il resto. Il tuo alloggio è il 37, secondo ponte. L’orologio può guidarti a destinazione.»
Il taschino della camicia di Gianni si illumina per un istante: il suo orologio a cipolla ha completato il download dei dati.
Il mio amico si sposta per lasciarmi il posto, così entreremo nel nostro alloggio insieme.
«Carlo Clerici.» Continuo a spostare il peso da un piede all’altro.
L’uomo scorre ancora un po’ lo schermo. «Ok, i dati sono stati inviati.»
Gli risparmio la menata di ripetere un’altra volta «Ho sentito dove dobbiamo andare: prima furiere e poi alloggio 37.» Lancio un’occhiata a Gianni, lui alza il pollic—
«No.» L’Ufficiale di Coperta mi fissa sopra il tablet. «Sei Clerici, no? Qui indica l’alloggio 42, terzo ponte.»
Il cuore perde un colpo. «Come…» Inspiro, l’aria respirata da decine di persone in un’ambiente chiuso striscia sulla mia lingua. «Noi siamo nello stesso alloggio.»
L’uomo sospira e sembra svuotarsi. «No: Clerici al 42, Rinna al 37.»
Gianni fa un passo avanti. «Noi avevamo…» Si interrompe e mi guarda, la sua faccia diventa una maschera priva di espressione. Non possiamo dire a qualcuno che un suo conoscente nel Comando della Flotta ha cercato di aiutarci già ancora prima di prendere servizio?
Che figura ci faremmo, se non proprio rischiare guai ancora più seri?
L’uomo non ci guarda nemmeno. «La Alabarda degli Astri non è un albergo, dove si prenotano le stanze doppie. Adesso levatevi che bloccate la fila.»
Afferro Gianni per il braccio e lo trascino in corridoio, lontano quanto basta per non essere sentiti dagli altri. «Cos’è questa storia? Avevi detto che… il tuo amico…» Lo lascio andare, respiro tra i denti. «Scusa.»
«Oh, Carlo, cosa vuoi che sia?» Gianni si spiana le pieghe della manica. «Non saremo coinquilini ma ci troveremo a conoscere nuove persone. Non vedo quale sia il problema.»
Mi passo la mano sulla gamba dei pantaloni. «Sì, ma… Certo.»
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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