Le mie dita non si fermano, ma ripetono lo stesso gesto. Il soffitto diventa una massa confusa. «La razza umana deve ottimizzare un sistema informatico che possa rivaleggiare con quello degli…» un angolo della mia bocca ha uno spasmo. «…degli altri.»
Le parole di Chiara sono un pigolio. «Sì, ma non sei l’unico che può farlo.»
Le dita si fermano. «È importante.» I ricordi della mia infanzia all’orfanotrofio scorrono a grande velocità davanti agli occhi. In ognuno di essi gli altri bambini giocano lontano da me. A scuola sono nel banco all’angolo, sono quello che nessuno vuole nella sua squadra durante l’ora di attività fisica. «È importante che io vada.»
Chiara mi stringe. «A me vai bene così, un tecnico che lavora a terra, non un astronauta.»
Non puoi capire, Chiara. A te basta fare ologiochi che vendono quanto basta per pagare le bollette… «Non ti piacerebbe andare a vivere su Olimpo?» Siamo mano nella mano, ci avviciniamo ad uno dei finestroni, un sole alieno ci illumina i volti, sotto di noi il suo riflesso è spezzato dalle onde dell’oceano infinito di Panthalassa. Ci baciamo nel gotha dell’umanità.
Lei alza la testa dal mio petto e mi lancia un’occhiata. «Olimpo? Ma la montagna o la stazione orbitale?»
«La stazione orbitale, ovvio.»
La sua testa si appoggia di nuovo su di me. «Ho fatto un po’ di ricerche per i miei ologiochi, e girano certe voci su quel posto…» Le sue labbra si allargano in un sorrisetto. «Ho idea che non ti piacerebbe starci.»
Il cuore perde un battito e mi balza in gola, mozzandomi il fiato. I suoi capelli scivolano via dalle mie dita che si chiudono a pugno. Tornare a soffocare nei cantieri, respirare polvere e vedere le mura che si chiudono attorno a me, mentre scribacchi codice e fissi recensioni a due stelle? Inspiro a fondo. La mano si apre, torna ad accarezzare la sua nuca. No, amore, siamo destinati a Olimpo, ad essere come gli dèi…
Chiara si solleva in ginocchio e gattona fino a porsi con il suo inguine sopra il mio. «Visto che mancano solo un paio di giorni prima che la Flotta ti porti via, sarà meglio sfruttare al meglio il poco tempo che ci resta.» La sua mano afferra il mio cazzo bagnato di sborra e suoi umori, lo tiene in posizione eretta e si cala sopra. L’imbocco della sua figa bacia la punta della cappella, le ginocchia di Chiara si piegano e il mio uccello scivola dentro di lei. Il calore del suo sesso mi avvolge, i miei e i suoi liquidi sessuali annullano ogni attrito. Sono dentro di lei per buona parte della lunghezza del mio cazzo.
La ragazza si morde le labbra, mi fissa negli occhi e gli angoli della bocca le si sollevano. «Come posso stare i prossimi mesi senza il tuo uccello che mi scopa, amore?»
Le prendo le tette, le stringo, le sollevo, le allontano. Un fremito mi attraversa le palle e risale lungo l’asta del cazzo. Chiudo gli occhi e inspiro a fondo, la mente vuota se non per il desiderio di godere di nuovo con lei. «E io come farò a stare senza di te?»
Chiara appoggia una mano sul mio petto e inizia a fottermi muovendo avanti e indietro il bacino. «Spero non vorrai tradirmi con qualche aliena con le bocce grosse…»
«Lo sanno tutti che la razza umana è superiore a qualsiasi alieno perché loro non hanno le tette.»
«Scemo…» Sorride. «E hanno il culo, sapientone?»
Faccio spallucce. «Se mangiano e non…» Muovo la mano tra la gola e la bocca mettendo fuori la lingua. «Immagino di sì.»
«Allora sarà meglio darti anche quello, non vorrei…»
Inspiro al pensiero di inculare Chiara… L’aria della stanza è viziata dall’odore della scopata. Quanto mi mancherà! «Certe, sono sicuro, hanno i tentacoli.»
Lei mi lecca le labbra, come fa sempre quando vuole giocare. «Temo che dovrai accontentarti di una sega fatta con un palmo e cinque dita…»
La abbraccio e la stringo a me, la bacio sul collo e ruotiamo sull’altra piazza del letto. Scivolo fuori dal suo corpo, la punta bagnata di sborra del mio cazzo finisce sul copriletto. Una mano si appoggia sull’inguine di Chiara, un paio di polpastrelli fendono le sue piccole labbra.
«E se facessi io qualcosa con due dita, gioia?»
Lei non risponde: le sue labbra si attaccano al mio collo. Mi presenterò all’imbarco sulla Alabarda degli Astri con un paio di succhiotti che l’uniforme non potranno nascondere, e ne andrò fiero perché li avrà fatti il mio amore mentre la stavo facendo godere.
⁂
La mozzarella sulla fetta lotta per non abbandonare quella sul resto della pizza. Sollevo il braccio fino alla sua massima estensione per spezzare i filamenti dalla fetta.
Chiara si porta una mano davanti alla bocca e ride. «Quella pizza ti sta dando del filo da torcere, Carlo?»
Con la mano libera avvolgo la ragnatela di formaggio attorno alla fetta. Sorrido. «Ah, l’ho capita adesso.» Do un morso alla pizza.
Chiara taglia un pezzo della sua e si porta la forchetta alle labbra. Mastica e inghiotte con un sorso di tè verde. «E come fate sull’Alabarda per dormire?»
Il profumo di basilico della fetta ferma davanti alla faccia mi riempie il naso di delizia e la bocca di saliva. Faccio spallucce. «Immagino sdraiandoci e chiudendo gli occhi, alla vecchia maniera.»
Lei taglia un altro pezzo di pizza e lo infilza con la forchetta. «No, scemo. Intendo dove andrete a dormire, se dovete fare i turni… come si chiama… la cuccetta calda… se avrete dei letti vostri o cosa.»
Finisco di masticare il boccone. Il basilico dà il meglio di sé come profumo, più che come sapore. Inghiotto. «No,» bevo un sorso di birra, «sulla Alabarda ognuno ha il suo letto personale, in un alloggio condiviso con un'altra persona.»
Chiara mi fissa con un pezzo di pizza fermo davanti alla bocca. «E come vengono scelti i coinquilini?»
Taglio un’altra fetta. «Ricordo che quand’ero nell’Accademia dicevano che li scegliesse un algoritmo del computer di bordo abbinando le persone a seconda di certi parametri – roba tipo le abitudini di sonno, interessi personali, altre cose così… - in modo che fossero il più compatibili possibile, ma secondo certi estraggono a sorte prendendo i nomi dal cappello del capitano e tanti saluti. Io scommetto per il secondo metodo.»
Il pezzo di pizza è ancora sui rebbi della forchetta di Chiara, davanti alle sue labbra. Una goccia di pomodoro si prepara a cadere sulla scatola di cartone. Lo sguardo di Chiara è puntato contro di me. «Quindi è possibile che tu ti ritrovi a dormire accanto ad una ragazza?» Il sorriso si limita alla bocca, gli occhi non si muovono.
«Cosa?» Mi passo il tovagliolo sul mento bagnato di unto. «No, Gianni ha dei contatti nel Comando e si è assicurato che ci mettessero nello stesso alloggio.»
«Gianni? Il tuo amico Gianni Rinna?» La forchetta si abbassa con ancora il pezzo di pizza. Il naso di Chiara si arriccia appena, come se percepisse un pessimo odore per un istante. «Sarete nello stesso alloggio?»
«Certo. È da quando andavamo all’Accademia della Flotta Astrale che vogliamo servire sulla stessa astronave e, colpo di fortuna, veniamo imbarcati sulla Alabarda, io come tecnico delle reti neurali, lui come cadetto guardiamarina in plancia.» Scuoto la testa. Quante ne abbiamo passate insieme: sorrido al pensiero di quando siamo stati quasi buttati fuori dall’Accademia… «Quindi, gioia, non preoccuparti: non finirò nella stanza di qualche ragazza con le mani troppo lunghe, eh, eh.»
La smorfia sulle labbra di Chiara assomiglia appena ad un sorriso. «Già, meglio Gianni. Se ci avesse pensato il computer, non avrebbe trovato un abbinamento così azzeccato.» Abbassa la testa e riprende a mangiare in silenzio.
✒️ Cosa ne pensi? Dimmi nei commenti cosa ti è piaciuto di più di questo capitolo e cosa ti aspetti succeda nel prossimo… Sono curioso di leggerti.
💖 Ti è piaciuto? Se Carlo, le sue astronaute e i suoi casini ti hanno fatto eccitare o incuriosire, lascia un cuore.
⭐ Valuta la storia Se stai seguendo la discesa di Carlo, lascia 4 o 5 stelle. Mi aiuta tantissimo a capire se la storia vale la pena di essere continuata.
📧 Vuoi contattarmi? Puoi scrivermi in privato nella chat del sito, su Telegram (@WilliamKasanova) o via mail a [email protected].
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
Altri racconti di William Kasanova
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.