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Erotika
Alabarda degli Astri · Cap. 5
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Capitolo 5 di 28 17 min di lettura

«Mi vuoi, come mi vuole qualsiasi uomo. E adesso ti mostro perché tutti mi desiderano.»

Carlo scopre la sua coinquilina, Ekaterina: una ragazza dai capelli d'oro, il corpo perfetto e un carattere di merda. L'autostima del ragazzo lo spinge ad allontanarsi da lei, ma l'erezione nelle sue mutande lo spinge nella direzione opposta, soprattutto quando Ekaterina inizia ad usare il proprio telero e a godere davanti a lui...

William Kasanova
4 mesi fa · 1.5k letture · 0

«Shhh…» Ekaterina la zittisce come si fa con una bambina piccola. «Non preoccuparti, Nao, va tutto bene,»

«”Tutto bene”‽ Mi hanno messo con una sudamericana che non ha detto tre parole nell’ultima…» La ragazza giapponese solleva le mani, chiude gli occhi e sospira. «Perdonami, Eka… Volevo dire: Ekaterina.»

La bionda annuisce. «Così va meglio. Ci vediamo dopo.» Spegne l’oloproiettore prima ancora che Nao riesca a rispondere e lo appoggia sul comodino.

Si spinge con una mano e si siede. Mi studia come se fossi uno strano animale. «Vuoi entrare o preferisci restare sulla porta come faceva il mio cucciolo di tigre dai denti a sciabola?» Scuote la testa, un sorriso strano sulle labbra. «Che sciocco animale era quello…»

Non riesco a staccare gli occhi da lei, e non so se per la perfezione del suo corpo o per paura della mia incolumità, fisica o psicologica. Entro nell’alloggio e mi avvicino al letto libero. «Prendo questo, se non è un problema…» Ci appoggio sopra la sacca con le uniformi.

Ekaterina imprime una nota di allegria nella sua voce. «Quello dalla parte del gabinetto? Un’ottima idea. Mi spiace non essere stata tanto previdente, così la notte non ti disturberei ad andare in bagno.»

Il cuore mi batte nelle tempie, la mascella serrata. Apro la cerniera della sacca e ne estraggo la prima uniforme: la maglia è arancione, con alcune tasche per gli attrezzi e un paio di attacchi sulle spalle per i comunicatori e le luci o i sensori. La stendo sul letto ed estraggo i pantaloni. Sono color sabbia, con lunghi tasconi sui lati e le ginocchiere rinforzate.

La voce di Ekaterina proviene dalle mie spalle. «Oh, hai davvero uno splendido capo di abbigliamento per lavorare con… Cosa hai detto che fai, qui a bordo? L’idraulico?»

Le mie dita si stringono sul tessuto dei pantaloni dell’uniforme. «Sono un tecnico delle reti neurali.» Mi volto, l’espressione a metà tra l’annoiato e il divertito della ragazza appare oltre la grata bianca che divide i due letti. «Sono il responsabile della squadra che deve testare le reti neurali sulla prima nave della Flotta a farne uso.»

Ekaterina spiana una piega del copriletto. «Oh, affascinante… deve essere interessante sentirti parlare di cavi, nodi… e altre cose così.»

Il fiato mi esce dal naso con un sibilo, la mascella mi duole. Mi giro e stendo i pantaloni sopra il letto, accanto alla maglia.

«Quindi,» il letto alle mie spalle cigola appena, «quando eri sulla Terra cosa facevi?»

Prendo la seconda maglia. È identica alla precedente. «Lavoravo nell’edilizia.» E no, non facevo l’idraulico. «Crescevo reti neurali in grandi edifici.» Appoggio la maglia sull’altra.

«Chissà se hai mai lavorato in un’azienda del mio vecchio? Sarebbe ironico se una delle eredi della famiglia Yegorov scoprisse di condividere l’alloggio con un operaio del padre…»

Sollevo i pantaloni dalla sacca. Il tessuto non è morbido come la tuta da lavoro che usavo fino a pochi giorni fa, ma è molto più leggero. Non posso escludere che abbia anche un livello di protezione maggiore per la folgorazione, gli acidi e le—

«E sei sposato… Come hai detto di chiamarti?»

Apro la bocca e inghiotto un profondo respiro. Devo sopportarla ancora per due mesi prima di poter chiedere il trasferimento in un altro alloggio? Metto i pantaloni sopra gli altri. «Carlo. E no, non sono sposato.»

Qualcosa fruscia alle mie spalle. «Non c’è nessuna donna – o uomo – che ti aspetta sulla Terra?»

Mi sento mancare il fiato. Stronza… Apro la bocca per risponderle, per gettarle in faccia che amo Chiara, lei mi ama, e siamo una coppia fantastica… ma mi trattengo. Non potrei sopportare l’idea che quella stronza possa prendere in giro la mia ragazza.

Ekaterina non aspetta una risposta. «Ritieniti fortunato che sei solo: io ho ben tre uomini che cercano in ogni modo di avere la mia attenzione.»

Nella sacca ci sono delle magliette di un ocra sbiadito e, in una busta di plastica, un paio di piastrine identificative con il mio nome. «Sono contento per te.» Prendo una piastrina: il nome e il cognome sono scritti correttamente.

«Uno è un politico. Ha l’ambizione di voler essere eletto Presidente di… non ricordo che posto in Europa. Continua ad annoiarmi con le sue proposte di matrimonio. Come se essere a capo di uno stato lo renda speciale… roba da matti, vero, Carlo?»

Il comunicatore è una scatola grigia con un paio di led, più piccolo di quelli che usavo in cantiere. Lo giro in una mano. Deve avere pure qualche sistema di criptaggio dei dati…

«Un altro è un imprenditore che ha qualche miniera sperduta nella fascia di asteroidi tra Marte e Giove. È arrivato a chiedere la mia mano a mio padre, nemmeno fossi una principessa delle favole!» Ekaterina ridacchia. «Ma so benissimo che lo vuole fare solo perché ha intenzione di prendersi la multiplanetaria di papà… povero fallito.»

Avvicino il comunicatore agli occhi. Una serie di icone di avvertimento su un lato spiegano che—

«E poi ce n’è un altro, uno sportivo di palla zeroG. Che sport noioso, gente che salta da un lato all’altro di un cubo nello spazio per gettarla in un anello che ruota al centro… come possono inventare qualcosa di tanto insulso. Dice di amarmi tanto, ma quando la sua squadra ha vinto alle ultime Olimpiadi e lo stavano intervistando, non mi ha nemmeno salutata… Tu, Carlo, fai qualche sport? Uhm, a guardarti non semb—»

Stringo tra le dita il comunicatore e mi volto. «Stammi a sent…»

Ekaterina è seduta sul letto, il suo corpo nudo in parte celato dietro alla grata che divide i nostri letti. I seni sono grossi, rotondi. Le aureole sono chiare e i capezzoli piccoli. Il busto si stringe alla vita e due nei marroncini, uno tra le tette e uno accanto all’ombelico, sembrano dei minuscoli difetti aggiunti apposta per valorizzare ancora più la perfezione del resto del corpo.

Lei ride. «Ehi, Carlo, è la prima volta che vedi una donna nuda?»

Troppi pensieri si affastellano nella mia mente, priva di sangue che si sta fermando nel mio basso ventre. «Io…» La bocca mi si muove ma non esce una sola parola.

Ekaterina solleva una gamba - la sua figa si apre davanti a me – e la appoggia sul letto. «Sono certa che quelli che pagavano per i miei stream su Internet dovevano avere la tua stessa espressione quando mi spogliavo nuda e iniziavo a giocare con un vibratore.» Solleva l’altra gamba e si sdraia. «Spero non sia un problema se uso il mio telero. Sai, i miei tre corteggiatori hanno promesso di inviarmi orgasmi ogni giorno… Ci tengono che mi ricordi di loro.»

Una mano passa sulla tasca dei pantaloni, il rigonfiamento causato dalla scatolina che Chiara mi ha regalato qualche ora prima sfrega contro il palmo. La ragazza non usa nulla.

«A diciassette anni, quando ho cominciato con lo streaming, ho convinto mia madre a farmi iniettare delle nanomacchine che hanno costruito un telero nella mia colonna vertebrale, collegato direttamente ai nervi.» Ekaterina si mette più comoda sul letto e lascia sprofondare la testa nel cuscino. «È più comodo, non ci sono oggetti da usare. Ci vuole un po’ di pratica per usarlo, ma è fantastico.»

Inspira a fondo, un tremito la scuote. Chiude gli occhi. «Iniziamo con l’orgasmo che mi ha mandato lo sportivo.» Si morde il labbro inferiore, geme, apre la bocca, mugugna. Si afferra le tette e geme. «Laurent, scopami, scopami!»

I polmoni mi bruciano: è da quando mi sono voltato che non respiro. Le dita che stringono il comunicatore mi fanno male. Se l’oggetto non fosse militare, l’avrei di certo fatto a pezzi. Non devo guardare quella stronza che sta godendo, che lo sta facendo davanti a me di proposito per farmi impazzire.

Prima di andare avanti…

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