«Mi sembra un’ottima idea.» Gianni mi guarda oltre la spalla della ragazza, che inizia a suggere il tè. «Che ne dici?»
Lei continua a fissarmi con un sorriso appena accennato, come se fosse impaziente di confidarmi il suo amore nei miei confronti. Gianni, la tua ragazza è una bella figa, ma temo che ti sia ben poco fedele…
Lo sguardo di Agata mi fa sentire sporco. Deglutisco a stento nonostante abbia appena bevuto un bicchiere d’acqua e sposto la mia attenzione sul mio amico. «Ne parlerò con Ekaterina, ma per me va bene. Ma solo dopo che avremo fatto il test delle armi.»
Gianni sospira. «Quella roba è diventata la nuova ossessione di Am…» I suoi occhi saettano verso la sua fidanzata, ancora intenta a bere il tè senza la minima reazione al nome della donna. «…del Capitano Farah. Non fa che parlarne con il Capo Scott e gli ufficiali di tiro.»
Grandioso. Pensavo che l’urgenza fosse finita con Gomez…
Agata allontana di qualche centimetro la tazza di metallo dalle labbra. Mi guarda con un sorriso. «Spero verrete. Posso preparare il köttbullar come mi ha insegnato mia nonna, e un ottimo kanelbullar, il dolce tipico della fika.» Si passa la lingua tra le labbra.
Gianni scuote la testa. «Non è quella fica…»
Agata è un’aquila, e io sono un coniglio che fugge nei prati, lanciando sguardi alle mie spalle per controllare che una ragazza arrapata non mi piombi addosso e non mi scopi tradendo il mio migliore amico. Mi alzo in piedi, la sedia striscia sul pavimento e traballa prima di assestarsi con un colpo contro i miei polpacci. «Vi… vi ringrazio. Chiederò a Eka, ma sono certo che sarà felice anche lei di accettare il vostro invito.»
O forse no.
Forse è meglio se si mette in testa che non ci andiamo.
⁂
Il mal di testa è solo un fastidio appena percettibile, nulla a che vedere con i dolori lancinanti di prima. L’aspirina ha fatto un miracolo. O forse è qualcosa nel bar: mi viene sempre quando passo di lì e mi cala quando mi allontano.
Muovo la mano sul sensore e la porta del nostro alloggio si apre.
Ekaterina è sdraiata sul letto. Indossa il suo vestito sexy rosso di raso, simile ad una mantellina, che copre a stento i capezzoli e si apre sotto, mostrando la pancia piatta ed un paio di mutandine dello stesso colore.
La ragazza si gira su un fianco e mi sorride. «Carlo, finalmente sei arrivato!» Si alza, mi raggiunge e mi abbraccia. «Com’è andata al lavoro?» Passa la testa accanto alla mia: sta annusando se ho addosso l’odore di un’altra donna?
Un crampo stritola il mio scroto. Percepirà il profumo di Monica? Inalo a fondo, non c’è nessun odore strano, nulla che possa… oppure lei può…
«Eka…» La parola mi esce di bocca con un tono che suona strano anche alle mie orecchie.
La ragazza solleva la testa e mi guarda con le sopracciglia sollevate.
Rimesto la saliva in bocca e inghiotto. «Ho… ho visto il mio amico Gianni.»
Lei sorride appena.
«Lui e la sua ragazza… beh, non so se sono fidanzati… comunque la sua coinquilina Agata e lui ci hanno invitati a cena.»
Ekaterina fa un passo indietro e un paio di rughe si formano tra le sue sopracciglia. «Agata, chi? La Koskinen?»
Scuoto la testa. «Non… non ho idea di come faccia di cognome.» È già tanto che mi sia venuto in mente il nome.
La punta del naso di Ekaterina si arriccia e il labbro superiore si alza appena. «Quella che lavora nel ponte xenobiologia?»
Annuisco. «Sì. Coschi… come hai detto che si chiama?»
Ekaterina si allontana verso il tavolo, dove è appoggiato il suo oloproiettore. «Sono molto occupata, in questo giorni, non ho tempo.» Si volta verso di me. «E sarebbe maleducato da parte tua presentarti da loro, ad una cena, non accompagnato dalla tua ragazza.»
Mi gratto una tempia. Quindi, per le persone del rango di Ekaterina non è bene partecipare ad un pranzo senza essere accompagnati dal partner? Ecco perché mi ritrovo a frequentare tutta quella gente noiosa che solo Ekaterina sopporta. «Sì, ma comunque… ho detto loro che non avrei avuto tempo nemmeno io prima del test delle armi.»
Lei si ferma e si gira. Mi fissa. «Poi vuoi andarci?»
Sollevo le spalle. «Gianni è mio amico. Avevamo in programma di condividere lo stesso alloggio, quando siamo arrivati sulla Alabarda degli Astri, e invece…» Chissà cosa sarebbe successo se fosse andata secondo i nostri piani e non mi fossi trovato con Ekaterina? «In fondo, siamo andati a cene con i tuoi amici.» E di sicuro con Gianni mi divertirò di più che a sentirti chiacchierare con gente che ha interessi diametralmente opposti ai miei.
La bocca della ragazza si stringe e sospira con il naso. Le sue spalle si rilassano. «D’accordo…»
«Cos’hai contro loro due? Gianni è simpatico e… cosa… Agata sembra una a posto.»
Ekaterina apre la bocca per parlare ma si blocca prima che esca anche solo una sillaba dalle sue labbra. Solleva una mano, stringe tra le dita una delle cordicelle attorno al collo che bloccano la mantellina e la tira: il nodo si scioglie e la parte sopra dell’abito si affloscia dietro i piedi della ragazza.
Il mio sorriso e il mio cazzo si sollevano all’unisono. Ho visto, stretto e succhiato le sue tette un numero indicibile di volte nelle ultime settimane, ma ogni volta è come la prima. Anche meglio della prima.
Lei si avvicina a me, le mie mani scivolano sulla sua pancia piatta fino al seno, le dita accerchiano le tette e le stringono. L’erezione diventa di ferro, l’uretra inizia a bruciare.
Le nostre labbra si uniscono, le succhio quello inferiore. Lei chiude gli occhi e geme: è una cosa che la fa impazzire. Una mano si stacca dalle sue bocce e accarezza il tessuto che cela la sua passera. Un profumo di eccitazione femminile impreziosisce l’aria tra di noi.
Lascio andare il suo labbro e lei inizia a baciarmi il collo fino a raggiungere il mio orecchio e mi succhia il lobo. Stringo le cosce e chiudo gli occhi: anche lei ha capito cosa mi fa arrapare. Una sua mano mi stringe il cavallo.
Lascia il mio lobo. «Vedo che sei già eccitato.»
«Mi arrapi come una bestia,» le sussurro in un orecchio. «Non so cosa mi trattiene dal gettarti sul letto, strapparti le mutandine e scoparti fino a lasciarti sfinita, sudata e con la mia sborra che straripa dalla tua figa e culo.»
Lei si morde il labbro inferiore e mi guarda da sotto le sopracciglia, nella sua posa da innocente ragazza ammaliante. «Adoro quando mi scopi come una troia.» Continua a massaggiarmi il cavallo. Se non la faccio smettere verrò nelle mutande, altroché in qualche suo orifizio caldo e bagnato.
Le appoggio una mano sulla nuca e la accompagno verso il basso. «Prima però meritatelo, il mio cazzo.» Sono talmente eccitato che se solo provo a scoparla duro tre colpi contati.
Ekaterina non fa resistenza e si inginocchia. «Sì, mio padrone.»
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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