Sullo schermo appariva la notifica di una foto inviatale da Linda su Whatsapp, che in quel momento fece la sua comparsa sulla porta della camera dopo aver chiuso l’acqua in bagno.
Tommaso ammirò la sua acerba bellezza, la sua sinuosità, il suo corpo che tanto desiderava. Si era lavata il viso e pulita i capelli dal suo seme, o almeno gli era sembrato di esserle venuto in faccia: a metà dell’incredibile orgasmo che gli aveva donato era quasi sentito svenire tanto era stato potente. La vide avvicinarsi a lui e sedersi al suo fianco, appoggiando una mano sul suo petto e facendo scivolare le dita tra i peli.
«Ti ho spedito la mia foto coperta dalla tua sborra prima di lavarmi,» gli spiegò. «Le tue palle erano piene da scoppiare, amore».
Lui rimise il telefonino sul comodino e fece accomodare sopra di sé la dea bionda. Lei si accoccolò sul suo corpo con piacere, tanto piccola rispetto a lui che sembrava sdraiarsi sopra la pelle di un orso. Iniziò a baciarlo sul collo e sulla mascella, accarezzandogli il viso. Lui la strinse con dolcezza, provando una felicità che, si accorse, non aveva mai sperimentato con Tania.
Restarono così per qualche minuto, sussurrandosi il loro amore e riempiendosi le rispettive anime del profumo della pelle e del sesso l’uno dell’altra, poi Linda sembrò prendere coraggio e chiedere: «Ti ricordi, quel magico pomeriggio, io e te… quando ti ho offerto il mio culetto?»
Tommaso accarezzo il capo della ragazza con una sua guancia. «Il tuo “dolce culetto”, per essere precisi. Certo, come posso dimenticarlo?»
«Io…» tentennò, «vorrei che lo prendessi».
«Ne sarei felicissimo, mia gioia, ma…»
Lei si alzò su un gomito, appoggiando un dito sulla bocca di Tommaso per fermarlo. «Ma devo confessarti che…» non riuscì a mantenere un contatto visivo, abbassando lo sguardo, in disagio. «…non sono più vergine. In questa settimana io ho…»
Questa volta fu Tommaso a non lasciarla finire, accarezzandole il viso. Non voleva che evocasse quanto le era accaduto con i tre giudici a causa della pazzia di Tania. «Non preoccuparti, mia gioia. Amerò comunque te e il tuo dolce culetto».
Un sorriso sorse sul volto della ragazza.
Tommaso si sparse il cazzo di abbondante lubrificante mentre Linda si sdraiava prona sul letto, a gambe aperte, in attesa.
«Sei pronta?» le domandò lui, ponendosi dietro di lei.
«Sì,» rispose la ragazza, anche annuendo con la testa, ma era evidente che un po’ era agitata.
«Se ci sono problemi, dimmelo».
«Va bene».
Il ragazzo afferrò il pene, appoggiandolo all’ano, un buchino rosa tra le splendide chiappe di Linda. Per un attimo fu lui a tentennare, scoprendosi nervoso come la sua amata. Poi si lasciò scivolare dentro il retto della ragazza.
Lei trattenne un istante il fiato, mentre il suo culo di dilatava e il cazzo del suo uomo sprofondava in lei, ma anche lui si accorse che non c’era resistenza, non più di quanta ne avrebbe opposta la sua figa bagnata di desiderio. Tommaso sentì il suo cazzo avvolto dal calore dell’intestino della fanciulla, una sensazione tattile diversa da quella che l’utero avrebbe restituito ma che lui sognava ormai dai tempi della rottura del suo fidanzamento con Sara. Chiuse gli occhi per qualche secondo, soddisfatto, assaporando quella soddisfazione.
«Senti dolore, bimba?»
La voce di lei fu più felice di quanto si sarebbe aspettato. «No, e mi piace davvero!»
«E allora rendiamolo anche migliore,» propose lui. Lei lanciò un gridolino di sorpresa quando sentì una mano di Tommaso passarle sotto il seno, l’altra sull’inguine e, una volta stretta a lui, si trovò girata con lui, trovandosi sopra. Lui si sistemò meglio, la testa accanto alla sua, le dita sinistre che giocavano con il suo capezzolo destro, le altre che prima le accarezzavano le labbra e poi scivolavano nel suo sesso, provocando lo straripamento di una gran quantità di ambrosia.
«Adesso rilassati, mia principessa,» le sussurrò. Lei volse la testa e cominciò a baciarlo, una mano che si appoggiava sui suoi capelli castani, lui che muoveva il bacino sotto di lei, inculandola, mentre la ditalinava: il cigolio della rete del letto accompagnava il suono viscido delle dita che lavoravano nell’utero di Linda, intervallato da ansimi di piacere della ragazza che diventavano sempre più frequenti e profondi.
«Sì, Tommy, sì! Ti prego, non fermati».
«E perdermi lo spettacolo di te che godi?» rispose lui, sogghignando, mentre aumentava l’intensità della pressione sul punto G dell’amata e faceva intervenire il polso nell’accarezzare il clitoride.
In pochi minuti Linda sembrava in preda alle convulsioni, muovendosi scomposta nella stretta del ragazzo, ansimando come se stesse soffocando per la mancanza di ossigeno. Muoveva talmente il bacino che lui aveva smesso di incularla perché il sedere della ragazza si muoveva come se fosse stato un serpente in movimento.
Lei spinse la testa indietro, nella spalla di Tommaso, la bocca e gli occhi sbarrati, il fiato mozzato, poi lanciò un grido e lui fece appena in tempo a togliere la mano per permettere alla fontana di acqua di Luna di sgorgare dalla figa della ragazza e sollevarsi in aria sopra di loro, ripiombando sul letto a pioggia.
La ragazza fu scossa dagli spasmi, incapace di controllare il proprio corpo. Si voltò da una parte, cadendo dal corpo di Tommaso e finendo sul copriletto, sfilando il cazzo del ragazzo dal proprio culo che rimase come puntato in aria, mentre lei afferrava le lenzuola, sprofondando la testa nel cuscino e urlando di nuovo come se stesse soffrendo.
Tommaso si girò su un fianco, soddisfatto. Mentre si leccava la mano che aveva lavorato nel sesso della sua amata, gustandosi il suo sapore più intimo, riempiendosi le narici del profumo inebriante dell’orgasmo che le aveva appena provocato, con l’altra le teneva una spalla, sia per impedirle di cadere dal letto che per ricordarle che lui era lì.
La ragazza fu scossa dai fremiti per diversi, lunghi secondi, prima di riuscire a rilassarsi e trarre un sospiro. «Grazie, Tommy,» disse soltanto, prima di chiudere gli occhi e adagiarsi meglio sul letto.
Lui l’accarezzò tra i capelli e sulla schiena, scivolando fino alle chiappe che aveva violato ma non goduto. Adorava quanto fossero sode e rotonde.
Linda non aprì gli occhi, ma disse con voce flebile, assonnata: «Cosa aspetti, Tommy? Finisci di scoparmi il culo. Mi piace avere il tuo cazzo dentro di me, in ogni orifizio…» confessò, sottolineando il tutto con un sorriso.
Lui non se lo fece ripetere: in un attimo era dietro di lei, dentro di lei, il corpo meraviglioso sospinto in avanti nel letto al ritmo dei colpi del bacino di Tommaso contro i glutei di Linda. Inspirò profondamente quando percepì la sborra scorrergli come un senso di solletico fastidioso lungo l’uretra e schizzare nell’intestino della sua dea.
Si lasciò scivolare accanto a lei, stringendola e coccolandola. «Ti amo, Linda,» le sussurrò.
«Mai quanto io amo te, Tommy,» rispose lei, e la sua voce trasudava dolcezza e gioia.
«Cosa mai potrei desiderare di meglio?»
Lei non rispose se non dopo qualche secondo: «Voler preparare di nuovo quel riso alle verdure che fa impazzire la tua principessa, ad esempio. E, in attesa della cena farla, venire ancora qualche volta?»
Una mano di Tommaso scese sull’inguine di Linda, accarezzandone il bocciolo di rosa. «Vogliamo vedere quante volte riesci a squirtare prima di implorarmi di smettere?»
Non la vide ma fu sicuro che lei sorrise. «Sì, credici che ti imploro di farti smettere… Ma, se proprio ci tieni, possiamo sempre scoprirlo,» poi una sua mano scivolò sul corpo di lui, raggiungendone l’inguine e accarezzandone il pene. «Una volta soddisfatta la tua curiosità, potremmo scoprire quante volte riesce a sborrare in una giornata un ventiquattrenne: per fortuna abbiamo a disposizione un ottimo esemplare».
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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