Linda sedeva sul bordo del suo letto, silenziosa, lo sguardo abbassato sul tappeto. L’unico suono che sentiva era l’aria che sibilava nel suo naso, ostruito dalla costernazione che da tutta la mattina l’aveva coperta come un abito di stracci puzzolente e lercio, troppo sconvolta per riuscire a pensare ad altro, ma ormai anche passiva a ciò che l’attendeva da non riuscire nemmeno a piangere per trovare un po’ di sollievo una volta finito.
L’eccitazione e lo sconcerto che avevano animato le ore precedenti la sua prima esibizione alla gara di pompini erano completamente assenti, soppiantati da una sensazione, da una certezza che se si fosse presentata o meno alla vecchia segheria e inginocchiata davanti al suo giudice non sarebbe cambiato nulla: tutto stava degenerando. Le acclamazioni per il suo incredibile pompino, che avrebbero dovuto portarle gloria e rispetto tra i suoi compagni di scuola, in realtà l’avevano fatta passare dalla categoria di “sfigata” a quella di “puttana che lo succhia divinamente”, e chiunque le rivolgesse la parola lo faceva esclusivamente perché voleva il suo viso in mezzo alle proprie gambe o per rubarle i segreti della sua bravura.
L’uomo che amava l’aveva lasciata proprio perché si era presentata a quella squallida gara, e Linda soffriva come mai prima di allora per quella perdita. Avrebbe dato la vita per passare un altro giorno tra le braccia di Tommaso, per essere di nuovo sua come quel giorno nella sua camera. Ma lui, abbandonandola schifato, le aveva dimostrato che era solo una sciocca ragazzina, non le giovane e intelligente donna che credeva di essere.
E, come se non bastasse, quella troia di Francesca aveva corrotto i giudici perché lei venisse squalificata, incapace di credere che Linda potesse essere migliore di lei… Solo l’intervento di Tania aveva le aveva permesso di rientrare a far parte della sfida, ma con quale prezzo? Perdere la propria verginità sessuale con quei tre figli di puttana quando l’aveva promessa a Tommaso, il quale gliel’avrebbe presa con dolcezza e non…
Gli occhi dalle iridi azzurre di Linda si chiusero mentre il suono di un sospiro si diffondeva nella stanza immota ed un paio di gocce di dolore solcavano le sue gote, scivolando fino alle labbra che da giorni non illuminavano il suo viso con un sorriso sincero.
Si concesse qualche attimo per commiserarsi, un’eco buia che rimbombava nella sua mente, annodandole la gola, poi riaprì gli occhi e tirò su con il naso. Lanciò un’occhiata alla sveglia che si trovava sul comodino accanto al letto dove Tommaso le aveva fatto scoprire cosa fosse l’estasi sessuale. A quel pensiero sentì la disperazione avventarsi sulla sua anima, ma non aveva più tempo da perdere: mancava un’ora e mezza alla gara e doveva avviarsi.
Si alzò dal letto e prese il telefonino che aveva lasciato in carica sulla scrivania, accanto al coniglietto di pezza Pato, ora sdraiato su un lato, quasi fosse improvvisamente morto di dolore. Linda allungò la mano per prendere il cellulare, ma non poté evitare di accarezzare il peluche, come se questo potesse infonderle un po’ della illusoria felicità che riempiva i primi anni della sua vita e scacciare la realtà che aveva incontrato poi, crescendo.
Avrebbe voluto dirgli qualcosa, sebbene fosse cosciente che era un pupazzo, ma dalla sua gola sarebbero usciti solo singhiozzi.
Prese il telefonino, lo staccò dal cavetto che ricaricava la batteria e scrisse a sua madre, in quel momento al lavoro al ristorante, che avrebbe passato il pomeriggio da un’amica, nel caso fosse tornata a casa e, non trovandola, le avesse chiamato, magari mentre era intenta a spompinare uno di quelli che le avevano sfondato il culo. Un attimo dopo apparve una scritta, in cui la donna le augurava di passare un piacevole pomeriggio in buona compagnia.
La ragazza osservò per qualche istante il messaggio, delusa da sé stessa e in colpa per aver mentito a sua madre.
Prima di uscire bevve un bicchiere d’acqua per mandare giù un’aspirina con la quale cercare di contenere l’emicrania che le stava crescendo dietro la fronte, sebbene sapesse che non era altro che il pianto che non era stata in grado di liberare.
Si avviò nel primo pomeriggio lungo le strade di Caregan praticamente vuote, con la gente a casa a vedere in tv le ultime giornate del campionato di calcio, o il motociclismo, o a godersi la compagnia della propria famiglia. Anzi, notò mentre camminava verso il bosco dove avrebbe preso di nuovo il sentiero per raggiungere la vecchia segheria, sembrava girasse solo una macchina blu con quel coso dietro, quello che usano le auto da corsa di Formula uno per non prendere il volo quando raggiungevano le velocità massime.
Tania appoggiò lo zainetto sul tavolo in salotto dopo che lei e Tommaso furono rientrati in casa.
«Vado a farmi una doccia per togliermi di dosso la puzza di sudore,» proclamò con una voce piatta, che lasciava capire al ragazzo che una profonda agitazione si muoveva ancora dentro di lei. «Dopo vado al lavoro, ma questa sera dovremo parlare».
Cosa che non avevano fatto per tutto il viaggio di ritorno in auto, considerò il ragazzo. Certo, appena avevano lasciato il parcheggio in montagna Tania aveva provato a dire qualcosa riguardo a ciò che era successo mentre stavano facendo sesso in mezzo ai ruderi e a giustificare il proprio comportamento, ma lui non aveva risposto se non a monosillabi, simili a chiodi da ferrovia piantati nelle frasi di lei perché non portassero da nessuna parte. A Tommaso non interessavano le scuse di Tania, le cazzate che avrebbe sciorinato per intortarlo di nuovo e fargli fare quello che lei voleva.
Perché ora aveva capito, si disse, e finalmente. Era da lungo tempo che Tania lo ammansiva con il sesso e lo riempiva di frottole, facendogli credere che le cose andassero secondo la propria versione, edulcorata per i propri interessi. Chissà che cosa gli nascondeva, quali segreti celava…
Per tutto il tempo che aveva passato seduto sul sedile, quel senso di rabbia che lo aveva pervaso durante la scopata e che lo aveva quasi portato a possedere analmente Tania aveva alimentato i pensieri di Tommaso mentre cercava di capire cosa stesse realmente succedendo, come benzina gettata sul fuoco che faceva bollire le sue idee. Troppe cose succedevano in modi sospetti, in tempi sbagliati da quando stava con Tania, e lui voleva vederci chiaro.
