«Adesso, però, dovresti anche pagare pegno, Linda,» disse Tania, accanto alla ragazza che stava pulendo la cappella di Tommaso.
La biondina si passò una mano sulle labbra mentre una del ragazzo le accarezzava i capelli. «Cioè?» chiese.
Tania si sollevò in ginocchio, poi si sdraiò sulla schiena accanto a Tommaso, aprendo le gambe. Sorrise alla ragazza soddisfatta. «Beh, non ti insegno a spompinare il mio amante se non ci guadagno nulla,» spiegò. «Quindi credo sia giusto che tu dia un orgasmo anche a me».
Tommaso vide Linda un po’ confusa, guardando la mora e chiedendosi cosa fare. «Io… ehm… non…»
Lui intervenne. «Linda, che ne pensi se lei ti insegna quello che deve insegnarti, e io faccio lo stesso con i cunnilingus?»
Linda lo fissò stupita, ancora più di quanto lo avesse fatto con la sua ragazza.
«Vedila così:» spiegò, cercando di toglierla d’imbarazzo. «se sai come fare un buon cunnilingus, allora puoi anche pretenderne di migliori dal tuo amante, e spiegargli dove mettere le dita e come leccare,» le sorrise, sperando ricordasse cosa avesse provato prima quando lui l’aveva baciata sull’inguine e le aveva dato il suo primo orgasmo.
La studentessa rimase in pensiero un istante, poi sorrise a sua volta. «Ma solo perché me lo spieghi tu!» rispose. Con un movimento elegante si spostò dalle gambe di Tommaso a quelle di Tania. Il ragazzo le si mise accanto, appoggiandole una mano sulla schiena, creando un contatto: percepì i muscoli della giovane rilassarsi.
I successivi trenta minuti passarono con Tommaso che sussurrava a Linda come massaggiare il punto G, le spiegava quando e come leccare il clitoride, la pressione da applicare al monte di Venere. La ragazza, all’inizio imbarazzata, lentamente si appassionò a quanto stava facendo, sorridendo ogni volta che strappava un gemito di piacere a Tania. Iniziò ad apprezzare l’ambrosia che colava dalla fica di Tania, eccitandosi a sua volta: un paio di volte si lasciò sfuggire una mano dal sesso della mora per ritrovarselo sul proprio, masturbandosi.
Anche Tommaso si stava eccitando, desiderando iniziare a baciare Linda e poi possederla con dolcezza, ma al tempo stesso era orgoglioso di come stesse imparando bene. Se fino ad un paio di ore prima era praticamente vergine, nel giro di qualche sessione con loro sarebbe diventata un’amante perfetta, che avrebbe avuto tutto il diritto di trovare dei partner sessuali del suo stesso calibro. La immaginò assalita da un potente orgasmo, e fu quasi sicuro che avrebbe sborrato anche senza toccarlo.
Si limitò ad accarezzare la nuca di Linda, facendole i complimenti per com’era brava. Lei, senza staccare la bocca dal sesso di Tania, gli lanciò uno sguardo in tralice scintillante di soddisfazione.
La mora, che da diversi minuti non faceva altro che sospirare e gemere, staccò una mano dal seno generoso che si stava stringendo e iniziò ad accarezzare i capelli biondi. «Brava, troietta…» disse, mordendosi un labbro. «Impari davvero bene…»
Linda rispose al complimento ricordando quanto le aveva fatto Tommaso prima, e smise di leccare ma iniziò a succhiare il clitoride. Dovette smettere quando Tania imprecò dal piacere perché non le era possibile suggere e sorridere soddisfatta contemporaneamente.
«Cazzo!» gridò la mora, la schiena arcuata, gli occhi sbarrati. «Linda, sei la seconda migliore amante che abbia mai avuto».
«Mi chiedo chi sia il primo!» esclamò Tommaso, strappando una risata a Linda, che aveva ancora tra le labbra il clitoride di Tania.
Il grido di Tania dimostrò quanto apprezzasse quella nuova tecnica.
Dopo qualche minuto, Linda, con grande soddisfazione di entrambe, stava portando Tania ad un passo dall’orgasmo, quando Tommaso le baciò una guancia.
«Mi permetti di finire?»
Sul volto di Linda apparve la delusione di dover lasciare a lui l’orgasmo di Tania, così faticosamente inseguito per quasi mezz’ora. Lui però le sorrise. «Ti faccio vedere una cosa che ti piacerà».
Lei rimase confusa, chiedendosi probabilmente cosa potesse esserci di meglio di quanto le aveva fatto sperimentare prima, ma volle dargli fiducia: scivolò fuori dalle gambe della ragazza e gli lasciò il posto.
Due dita di Tommaso scomparvero completamente tra le piccole labbra della figa di Tania, poi appoggiò un pugno sul monte di Venere, spingendo con forza.
Linda guardò senza capire cosa stesse accadendo, aggrottando le sopracciglia. «Ma…» protestò debolmente. «Così le fai male, Tommaso…»
«Fai vedere a quella troietta come si fotte davvero la donna che si ama!» disse Tania, la voce impastata dal piacere che aveva provato fino a quel momento e dalla promessa di quello che stava per vivere.
Tommaso sorrise beffardo alla nuova amante, poi si dedicò a quella di vecchia data, muovendo le dita con forza e velocità. Lanciava di tanto in tanto uno sguardo a Linda, che stava osservando stupita e confusa quello che sembrava un atto di violenza e non di sesso tra due persone che si amavano. Il suono viscido che si alzava dall’inguine di Tania al ritmo del movimento della mano del ragazzo, e le gocce di ambrosia che schizzavano dal sesso della mora affascinavano e spaventavano la biondina. Ciò che davvero la confondeva erano le grida di piacere della ragazza nonostante ciò che le stesse infliggendo lui. Grida selvagge.
Tommaso la vide fare un balzo indietro come un gatto quando le gambe di Tania sembrarono impazzire e la ragazza lanciare un urlo straziante. Il ragazzo sollevò il pugno ed estrasse le dita un attimo prima che il corpo della mora cominciasse a sussultare violentemente, il bacino che sembrava voler sbalzare verso il soffitto. E verso il soffitto si alzò quella che sembrava una potente pisciata, che ricadde a grosse gocce sul copriletto e su Tommaso, che sorrise soddisfatto.
Tania, che stava gridando e sembrava incapace al contempo di respirare, la bocca spalancata, si girò su un fianco, contorcendosi. Ridacchiando, Tommaso le appoggiò una mano su un’anca, tenendola ferma ed impedendole di cadere dal letto. La ragazza fu scossa da tremiti violenti per diversi secondi, poi sembrò svuotarsi di ogni forza e svenire, respirando profondamente e rumorosamente, sebbene un paio di volte, nei secondi successivi, qualche muscolo si mosse convulsamente, come dotato di una nervosa volontà propria.
Il ragazzo era soddisfatto, leccando un paio di gocce di acqua di luna che gli era finita su un braccio contemplando la sua ragazza vittima di uno dei suoi migliori orgasmi. Insegnare a squirtare era stato un procedimento semplice, con Tania, e lei, quando lo aveva sentito nominare, una notte dopo aver fatto sesso, l’aveva vista saltare in piedi sul letto, eccitata all’idea. C’erano volute un paio di settimane prima che riuscisse a farlo alla perfezione, ma da allora non aveva più potuto farne a meno almeno un paio di volte alla settimana. In realtà, si chiedeva spesso, se a goderne maggiormente fosse Tania con il suo orgasmo spruzzato o lui stesso per l’appagamento di darglielo.
Si volse verso Linda, che fissava il corpo di Tania, bagnato e disfatto, sudato e accaldato, le mani sulla bocca, che doveva essere spalancata quanto gli occhi. Sembrava terrorizzata e al tempo stesso deliziata da quanto aveva appena visto succedere alla ragazza che l’aveva adescata un paio di ore prima.
«Interessata?» le domandò, divertito.
Lei mosse solo gli occhi, fissando Tommaso.
“Non vorrò mai un orgasmo simile!”, gridavano.
“Torturami come lei!”, lo imploravano.
