La ragazza si prese la testa tra le mani, chiedendosi cosa fare. I suoi sogni di non lavorare nell’azienda di famiglia trovandosi un uomo che l’avrebbe sposata per la sua capacità di fare pompini, una possibile carriera nel mondo del porno, far innamorare di sé il bel Daniele… tutto questo era a rischio perché quella che doveva essere l’ultima delle sfigate sapeva usare la bocca meglio di lei? Com’era possibile, si chiese di nuovo.
Escluse potesse aver avuto un qualche ruolo Michele. Quello stronzo non aveva mai potuto sopportare Linda, come d’altronde non sembrava poter vedere quasi nessuno, e di certo non l’avrebbe aiutata in nessun modo. In più, avendo lei stessa assistito, dalla platea o letteralmente in prima fila, alla sua amica Pamela e a Luisa, una mora carina di quarta ragioneria, succhiarglielo, non sembrava uno che avesse dei grandi orgasmi, ma qualcosa il cui culmine era una smorfia simile a quella di qualcuno che stesse scoreggiando, e un paio di schizzetti di sborra. La sua amica le aveva confidato che già come la guardava le aveva fatto passare la voglia di spompinarlo, e aveva continuato solo per riuscire a vincere la semifinale.
Ma Linda, a quanto pareva, era riuscita dove la sua amica, forse non al suo livello ma che con la bocca ci sapeva comunque fare, non era approdata a nulla. Quali segreti aveva mai quella verginella che…
Francesca si scosse, accorgendosi di essersi sbagliata: Linda non era affatto vergine! Come le ricordò la sua fica con quel fastidio continuo che le irradiava nell’inguine, Mauro le aveva confidato che la nerd in realtà quel venerdì, al suo pari, stava chiavando. E lei avrebbe voluto prenderla per il culo chiedendole chi fosse lo sfigato tanto disperato da volere entrare nel suo letto, quando lei era stata sfondata da Mauro in un lurido vicolo… Di certo, si disse con rammarico, Linda aveva avuto dentro di sé un amante comunque migliore di quello che aveva occupato la sua passera.
Come aveva detto che si chiamava, il bastardo ritardato, prima di impalarla con quell’avambraccio? Prese il telefonino e controllò nella app che usava per segnarsi gli appunti.
“Tommaso Varotto”, apparve sullo schermo.
Dove lo aveva già sentito nomin… Francesca sobbalzò, quando finalmente e a tradimento la sua memoria prese quell’informazione e gettò sulla scrivania della sua coscienza la cartelletta associata a quel nome.
«Cazzo!» esclamò la ragazza, sentendosi una stupida, «Tommaso!»
Si chiese come avesse fatto a scordarlo: lei stessa ci aveva provato un paio di anni prima. Lo aveva scoperto ad una festa, quando vi si era presentata con un paio di amiche. Aveva visto questo ragazzo, non particolarmente bello di viso, con le spalle larghe, accompagnato da una ragazza bionda esile, un vero schianto: si era accorta che tutti i ragazzi mangiavano con gli occhi la figliola, ma anche diverse ragazze guardavano con intensità lui; mentre gli ometti si limitavano a darsi di gomito e sulle loro bocche si leggevano ripetutamente termini come “figa” e “me la farei”, quando la stesse andò in bagno, un paio di ragazze si erano avvicinate a Tommaso, parlandogli e proponendogli il proprio numero di telefono, ma lui rifiutava con educata fermezza. Le ragazze se ne andavano con lo sguardo di qualcuno che avesse appena scoperto di avere solo un altro paio di giorni di vita.
Incuriosita, Francesca aveva chiesto alle sue amiche cosa stesse vedendo. Non le sembrava affatto il tipo con cui perdere il proprio tempo, con quella faccia anonima, anche quando la ragazza bionda, quella fotomodella mancata, era tornata dal bagno e l’aveva baciato con passione, diventando i due l’invidia di buona parte delle persone presenti.
Gianna, sua cugina con un paio di anni in più di lei e che, assieme ad un paio di amiche, l’aveva aspettata alla festa, l’aveva fissata stupita. Le aveva chiesto se stesse scherzando, se davvero non sapesse chi fosse Tommaso.
Lei scosse il capo, confusa. Perché avrebbe dovuto saperlo?
In pochi minuti Gianna la illuminò su vita, morte e soprattutto miracoli del ragazzo, dipingendolo come uno dei migliori amanti nella zona. Qualcosa per la quale una ragazza avrebbe ucciso o quasi. Aveva passato una notte con lui, anni prima, quando erano all’ultimo anno delle superiori, le aveva confidato sua cugina, e ancora piangeva nel suo letto al ricordo di come l’aveva posseduta con vigore e, al contempo, con dolcezza, come le aveva riempito la mente e l’anima prima della sua micia e come le aveva fatto scoprire quanto piacere possa donare una lingua che massaggia il bottoncino.
«Dobbiamo farcelo,» aveva detto Francesca, incuriosita di scoprire come fosse una scopata soddisfacente. I ragazzotti che avevano avuto accesso al suo sesso non erano mai stati particolarmente bravi, e lei non faceva fatica ad immaginare che si potesse avere di meglio, magari da qualcuno con qualche anno di esperienza in più.
Gianna aveva alzato le spalle. «Impossibile: un tempo sì, aveva frotte di ragazze che si portava a letto, ma ora è diventato fottutamente fedele, e Sara è la sua unica donna. Non riusciresti mai a scopartelo».
Francesca guardò la ragazza bionda. Sì, era una splendida ragazza, indubbiamente, con indosso un bel vestito nero che valorizzava i fianchi ed il sedere bello sodo. Però di tette ne aveva un po’ poche: ecco trovato il suo punto debole.
Con un sorriso tornò a voltarsi verso Gianna. Mise le mani sotto i propri seni e li alzò alternativamente nella maglietta straziata dalle loro dimensioni generose. La cugina li guardò con una punta di feroce invidia. Probabilmente si era chiesta dove li avesse nascosti Francesca fino ad un paio di mesi prima, quando ne aveva meno di lei. «Le mie due bambine mi daranno una mano».
Francesca, nonostante quello che lei stessa credeva, non era stupida. Non si presentò a Tommaso durante la festa, immaginando che non avrebbe avuto nessuna possibilità di approcciarlo con successo. Invece, passò qualche giorno a studiare il suo profilo Facebook, scoprendo come Sara apparisse sempre nelle foto sorridente, soprattutto con gli occhi luminosi. La ragazza la invidiò. Controllò Twitter, scoprendo che non lo usava, e Instagram, giungendo alla conclusione che la lettura, l’escursionismo ed un fine umorismo fossero qualità di Tommaso ben maggiori dell’uso dell’economica fotocamera con cui riempiva il suo album. Gli chiese ed ottenne l’amicizia o lo seguì nei social network, lasciando un paio di cuoricini su qualche post che ritenne potesse farla entrare nelle sue grazie e commentando alcune foto in cui compariva da solo, senza la bionda.
Fu una delusione quando scoprì che l’unica risposta ai suoi commenti fu quella ad un post sui romanzi di Salgari, in cui sosteneva che il migliore della serie di Sandokan fosse paradossalmente quello in cui il pirata non compariva affatto. Lei aveva chiesto se le consigliava la lettura, e Tommaso aveva raccontato quanto avesse trovato emozionante questa e quella scena, di come, scherzando, i due protagonisti lo avessero talmente appassionato che avrebbe voluto due gemelli per battezzarli Tremal-Naik e Kammamuri, oltre ad un gatto tigrato da chiamare Darma.
