Seduto sul divano, Tommaso si teneva la testa tra le mani, preda dello sconcerto, come se si fosse svegliato all’improvviso da un brutto sogno per trovarsi in un orribile incubo.
Tania aveva provato a dire qualcosa dopo essersi vestita, ma Tommaso aveva alzato la voce al punto tale che, probabilmente, l’avevano sentito pure i vicini, zittendola. Quando l’eco delle sue grida aveva finito di aleggiare nella casa, le aveva detto che, un paio di giorni dopo, sarebbe potuta passare e raccogliere gli scatoloni con le sue mercanzie dal giardino.
La ragazza aveva provato a replicare, ma lui le aveva detto che, se non fosse uscita all’istante, avrebbe reso reale la minaccia di prenderla a pedate. “Dovrei farti quello che hai fatto subire a Linda, ma probabilmente sarebbe come inculare l’anima di cartone di un rotolo di carta igienica”, aveva aggiunto con disgusto.
Probabilmente la mente di Tania si era affollata da tante di quelle parole da pronunciare che le si erano incastrate nella gola e si era limitata a muovere convulsamente le labbra, sebbene la smorfia che compariva sul suo volto avesse lasciato intendere alla perfezione cosa stava pensando. Non aveva aggiunto altro, e un attimo dopo la porta d’ingresso sbatteva dietro di lei, lasciando per sempre Tommaso con un vuoto più grande di quanto lui si sarebbe aspettato.
Lui si era gettato sul divano sul punto di piangere, ma non lo aveva permesso alle sue lacrime di affiorare. L’aveva fatto quando si era lasciato con Sara, un anno prima, ma allora aveva allontanato una ragazza che sembrava impazzita per la gelosia, che lo controllava in ogni istante per assicurarsi che non la tradisse.
In quel momento la situazione era completamente diversa. Sì, ammetteva che la colpa era sua se era successo tutto ciò: Linda aveva fatto quella cazzo di gara, ma… Lui avrebbe dovuto perdonarla, riaccoglierla tra di loro. Poi ammettere a Tania che l’avrebbe lasciata per lei, perché amava Linda più di ogni cosa. Era ovvio che Tania l’avesse capito già da tempo, forse aveva anche scoperto che lui e la ragazza avevano fatto l’amore nell’appartamento dei suoi genitori, e… E, cazzo, era evidente che aveva fatto di tutto per convincerlo che Linda non era adatta a lui, che era una bugiarda, una di cui non fidarsi.
«…e detto da una che ho scoperto battere solo dopo un anno che stavamo insieme…» si disse il ragazzo, cercando di scovare l’ironia nella situazione senza però riuscire a trovarla. «‘fanculo».
Prese da una tasca il telefonino, accedendo alla rubrica. Nella sommità, nei contatti preferiti, comparivano i nomi delle due ragazze: Tania e Linda. Avvicinò il dito a quello della bionda, chiedendosi se chiamarla o meno. Se dirle che l’amava e non poteva vivere senza di lei. Se confessarle che era stato un idiota a lasciarla. Che la voleva di nuovo con lui.
Rimase qualche istante in quella posizione, incerto se farlo o meno. Se riprovare con lei o abbandonare per sempre la possibilità che la loro storia potesse rifiorire. O avrebbe fatto meglio a passare un colpo di spugna su tutto, chiudere con il passato e cercare una nuova donna, che non facesse la puttana alle sue spalle e non volesse trovare la fama in una gara di pompini.
Toccò lo schermo ma, al posto di aprire la comunicazione con Linda, comparve un menù dal nome di Tania. Non ebbe remore a premere il comando “blocca”.
Ansimante, il cuore che le batteva nelle orecchie al punto tale che le sembrava di averlo nella testa, Linda era acquattata tra le foglie di un cespuglio nel bosco ad una decina di metri dal sentiero. Cercava di non respirare troppo profondamente sebbene fosse in debito di ossigeno, terrorizzata che il frastuono del suo respiro potesse allertare Mauro e fargli scoprire il suo precario nascondiglio. Si guardava attorno, cercando di muovere meno possibile le foglie e i rami, provando a vedere il suo inseguitore in ogni ombra che tremava nel sottobosco.
Non sapeva come salvarsi… Non poteva telefonare, o Mauro l’avrebbe certamente sentita. E non poteva certo mandare un messaggio ai suoi genitori, chiedendo loro di venire a prenderla, avvisandoli che era braccata da un malato di mente che voleva violentarla mentre si aggirava nel bosco e di fare attenzione anche loro. E come avrebbe potuto spiegare loro come raggiungerla, se loro probabilmente non avevano mai nemmeno sentito parlare del sentiero 277?
In realtà, fu quasi più la paura di dover confidare loro quale motivo l’avesse spinta a recarsi in quel luogo, raccontando la scusa che stesse andando da una sua amica per celare la sua partecipazione alla finale. Poi avrebbero scoperto la gara di pompini, e Linda, da regina del sesso orale, sarebbe caduta talmente in basso nella scala sociale che, al suo confronto, lo stato precedente di sfigata di merda sarebbe sembrato quello di una star della musica.
“Che razza di pensieri mi sono ritrovata a fare…” si rimproverò, cercando di ritrovare la lucidità mentale che sembrava essere stata sommersa dalla paura. “Quel pezzo di merda vuole violentarmi!”
Non che Mauro avesse accennato a qualcosa del genere quando le era apparso davanti, ma la smorfia di libido che traspariva sulla sua faccia non lasciava dubbi alla ragazza su cosa le avrebbe fatto se le avesse messo le mani addosso. Linda ebbe un brivido anche solo al pensiero che la pelle di quel malato di mente sfiorasse la sua… non provò nemmeno ad immaginarsi che reazioni avrebbe avuto se l’avesse afferrata e iniziata a palpeggiare. Probabilmente avrebbe sputato le corde vocali per le grida di orrore.
“E dicono abbia un mostro di dimensioni inimmaginabili, lì sotto” si ricordò di aver sentito dire a scuola da alcune ragazze. Non sapeva se fosse vero, ma non voleva il suo cazzo dentro di lei per nessun motivo, grande o piccolo che fosse.
Ma non poteva restare lì, sperando che Mauro si stancasse di cercarla e se ne andasse. Quanto avrebbe continuato la sua ricerca? Fino a notte? E se fosse suonato il telefono per qualche motivo? Lui avrebbe sentito la suoneria. Forse era una stupidaggine dei film, ma non voleva che si mettesse a squillare per qualche motivo, magari a causa di qualche scocciatore che cercava di convincerla a passare ad un altro operatore telefonico.
Nonostante cercasse di fare meno rumore possibile, il fruscio dello smartphone che usciva dalla tasca sembrò il fracasso di un aereo in volo. Lo accese e premette il tasto che abbassava l’audio, fino a quando l’indicatore raggiunse il fondo e l’icona della nota musicale venne sostituita da due lineette spezzettate.
Improvvisamente un rumore di foglie spostate dietro di lei la fece sussultare. Girò la testa e lo vide, tra le piante, alto e magro, simile ad un mostro uscito da un film del terrore, sporco di vegetazione per averla inseguita nel bosco. Da come era cambiata l’espressione sul suo volto, la ragazza comprese che negli ultimi minuti una profonda frustrazione e rabbia bruciante avevano preso il sopravvento sull’eccitazione. Mauro non voleva più scoparla, comprese, ma picchiarla e poi scoparla ancora più violentemente: Linda si abbassò ancora più tra le foglie, intimorita.
L’uomo si aggirava per il bosco, spostando i rami per passare, schiantandoli con i suoi movimenti nervosi con rumorosi schiocchi, calciando le foglie a terra e raccogliendo e lanciando sassi contro qualsiasi cosa potesse fungere da nascondiglio. La ragazza comprese che avrebbe dovuto allontanarsi, ma nell’istante in cui si sarebbe mossa lui l’avrebbe scoperta.
Era così concentrata sull’osservare Mauro che il cellulare, che ancora stringeva in una mano e la cui custodia si era bagnata con il sudore che l’agitazione le aveva provocato, aveva vibrato per diversi secondi prima che se ne rendesse conto.
Controllò un’ultima volta la posizione del pazzo, poi controllò lo smartphone. Ebbe un tuffo al cuore quando lesse il nome di Tommaso sullo schermo.
Gli occhi cominciarono a pizzicarle e tutto il dolore che aveva ingoiato negli ultimi giorni sembrò emergerle sottopelle come la stanchezza il giorno successivo ad un grande sforzo fisico prolungato. Sentì il bisogno di singhiozzare.
Avrebbe dovuto chiamarlo prima, chiedergli perdono, implorarlo di riprenderla con lui, ma non l’aveva fatto. E ora era lì, nascosta in un bosco con Mauro che probabilmente voleva violentarla e magari ucciderla… Come poteva andarsene senza prima aver sentito il suono della voce dell’unico ragazzo che avesse davvero amato e che l’avesse davvero amata?
Sapeva che era una follia, ma doveva rispondergli. Premette il tasto verde sullo schermo e si pose il telefono all’orecchio.
«Linda, ti amo!» proruppe dall’altoparlante Tommaso senza preamboli. «Ti prego, torna con me, mi…»
«Tommy!» rispose lei, incapace di trattenere il pianto. «Salvami! Sono nel bosco e Mauro vuole farmi del male!»
La supplica proveniente del telefonino s’interruppe, poi la voce del ragazzo si fece risentire, ma ben più ferma e decisa. «Cosa? Dove sei, bimba?»
Linda strinse il telefonino come se fosse una fune per non cadere in un dirupo, talmente disperata che non percepì il dolore delle dita che facevano troppa forza. «Sono sul sentiero per la vecchia segheria!»
«Corri verso la strada statale!» le ordinò. Dall’apparecchio si sentirono il suono di passi affrettati e qualcosa che cadeva a terra e metallo che rotolava sul pavimento. «Cazzo! Linda, arrivo subito!»
«Non lasciarmi, Tommy!» strillò lei, ma la comunicazione si interruppe. Provò ancora a chiamarlo, ma il rumore di foglie che venivano schiacciate e rami che si muovevano la riportarono alla realtà. Quando guardò verso la posizione precedente dove aveva avvistato Mauro lo vide cercare di raggiungerla.
«Non mi scappi più, bella figa,» gridò, mentre si dibatteva per strapparsi da un rovo che l’aveva afferrato ai pantaloni.
