Linda fu inamovibile dalla sua convinzione e, nel tempo che la Punto di Tommaso percorse la strada statale, uscendo dal bosco, in vista della cittadina di Caregan, riuscì a convincere anche il ragazzo a raggiungere la sua abitazione. Lui avrebbe preferito che lei tornasse al proprio appartamento per rilassarsi un momento dopo quanto le era accaduto lungo il sentiero, ma Linda voleva andare da lui.
Quando lo aveva pregato, Tommaso non aveva potuto fare altro che prendere la strada per casa propria. Arrivati, con sollievo del ragazzo, notò Linda, l’auto di Tania non c’era più, e la casa era tutta per loro. Una volta varcato l’ingresso interno, la ragazza non volle perdere tempo, se non bere un paio di bicchieri d’acqua al posto del the che lui le aveva proposto per liberarsi la bocca dall’arsura che la fuga tra gli alberi le aveva causato.
«Dovresti riposare un po’, bimba,» le consigliò Tommaso.
«Sì, ma voglio farlo con te, Tommy,» rispose lei, prendendolo per mano e conducendolo nella camera da letto dove le aveva fatto scoprire quanto potesse essere meraviglioso il sesso.
«Sei sicura? Non vuoi…»
«Voglio te, Tommy. È una settimana che non sono tra le tue braccia, ed è stata la settimana più brutta della mia vita…»
Lui la baciò, ma subito si ritrasse, con una smorfia di dolore.
«Ti fa ancora male?» chiese lei, preoccupata.
Il ragazzo non rispose a parole, ma il viso lasciava comprendere che il pugno di Mauro aveva lasciato le labbra doloranti. «Per lo meno i denti sono ancora al loro posto,» spiegò, sollevato. «Sono dell’idea che qualche dentista gli abbia pagato delle lezioni di boxe».
Linda si sentì rinfrancata a quella notizia mentre lo spingeva dolcemente sul letto. «Vorrà dire che farò tutto io,» disse, ma non c’era risentimento nelle sue parole. Anzi, voleva dimostrare al suo amato quanto gli fosse mancato. Non le ci volle molto a spogliarsi: avrebbe voluto farlo lui, ma lei era troppo impaziente.
Tommaso contemplò il corpo esile ma splendido della ragazza, i suoi seni invitanti come mele succose e il suo bocciolo di rosa già arrossato dal desiderio, restando un momento in un silenzio religioso. «Sdraiati che ti massaggio,» le propose allungandosi per aprire il “cassetto del piacere” e prendendo il dosatore dell’olio profumato.
Lei sorrise all’idea, ma scosse la testa. Prese dalla mano del ragazzo la bottiglietta rossa e la posò sul comodino, e invece dal cassetto prese il dosatore giallo che sembrava non essere mai stato usato in precedenza. «Ti ricordi quando abbiamo fatto l’amore a casa mia, nella mia camera, e mi hai fatto scoprire cos’è l’amore?» domandò, e la risposta fu un accenno con la testa e un sospiro che comprese perfettamente.
Lei tornò tra le gambe del ragazzo, sbottonò i jeans, abbassò la zip e gli tolse i pantaloni, quindi le mutande che non riuscivano a celare il suo desiderio. «Quel giorno avevi detto che sarebbe stato un giorno dedicato completamente a me, quando mi hai rimessa in piedi perché volevo farti un pompino, e mi hai detto che ero la tua principessa. Beh, hai dimostrato di essere il mio guerriero, e oggi lo dedicherò tutto a te,» gli promise.
Linda sorrise mentre un senso di felicità sentiva invaderla alla vista del cazzo di Tommaso. Quanti ne aveva visti negli ultimi sette giorni… quanti avevano cercato di entrare in lei e quanti ci erano riusciti per davvero? E di questi, quanti valevano anche solo una minima parte di quello che aveva finalmente tra le sue mani. «Quanto mi sei mancato…» sussurrò, rivolta sia a Tommaso come persona che al suo pene in particolare, quindi spalmò l’organo con il lubrificante all’interno della bottiglietta gialla.
Tommaso rabbrividì al contatto con la crema fredda. «Non preoccuparti, che te lo scaldo io,» lo rassicurò la ragazza e, appoggiando le mani sui lati dell’asta, prese a massaggiarlo muovendole avanti e indietro: sotto i palmi percepiva il calore del cazzo e la pelle scivolare senza frizione, poi abbassò la testa e cominciò a succhiare le palle, percependo i noccioli tra le labbra, baciando la base e l’inguine su cui stavano crescendo i primi millimetri di pelo. Le ricordò con un sorriso quando abbracciava suo padre, un paio di giorni dopo che si era tagliato la barba.
«Linda…» sussurrò Tommaso, chiudendo gli occhi. Si lasciò sfuggire un sospiro di piacere. «Posso sperare in un pompino come quello della tua esibizione? Ho visto il video: sei stata davvero incredibile».
Linda alzò la testa dall’inguine del ragazzo, divertita alla sciocchezza di ripetere sull’uomo che amava quanto aveva fatto su Michele per vendicarsi degli anni che l’aveva trattata male. «Amore, non ho intenzione di limitarmi ad una simile sciocchezza. Piuttosto, per la prossima volta dovresti mettere dei legacci al letto».
«Perché?»
Lei sorrise, lasciando comprendere a Tommaso che la Linda che aveva conosciuto all’inizio, timida, che non era riuscita a portare a termine il suo primo pompino, era scomparsa, lasciando al suo posto una ragazza a cui il sesso stava svelando i propri segreti e che non si faceva problemi nello sfruttarli. «Perché così non potrai scappare quando ti farò impazzire di piacere, Tommy,» E, detto questo, il cazzo scomparve tra le sue labbra, cominciando a dimostrare al suo uomo cosa si era perso durante quella settimana. Un profondo respiro colmò i polmoni di Tommaso quando la lingua di Linda scivolò sul suo glande, accarezzandolo.
La ragazza si limitò a succhiare senza troppi problemi, muovendo la testa avanti e indietro, di tanto in tanto passando un attimo alle palle, lasciando che una mano zangolasse per non lasciar raffreddare l’eccitazione del suo uomo. Quando Tommaso fu sul punto di venire, volle sfruttare lo stesso trucco che le aveva insegnato lui stesso e strinse la base del pene.
«Non così presto, Tommy,» gli sussurrò mentre la sua eccitazione calava di qualche punto e lui le ricordava che l’amava e che non vedeva l’ora di restituirle il piacere.
Linda tornò a lavorare sul cazzo del suo amato, avvicinando il naso alla cappella e riempiendosi del profumo di sesso speziato sollevandosi dal meato che stava riempiendo l’aria. Sentì la sua figa farsi sempre più umida, pronta ad accogliere dentro di sé Tommaso per dare e ricevere piacere.
Si sporse verso Tommaso e lo aiutò a togliersi la maglietta, macchiata dal sudore dell’escursione della mattina e della lotta con Mauro nel pomeriggio, briciole di sottobosco impigliate nelle fibre del tessuto. La pelle emanava un afrore selvaggio, che aggredì i sensi di Linda invadendo la sua mente, arrivando quasi a sopraffare il suo trattenersi dall’impalarsi sul cazzo che tanto amava e farsi riempire di sborra. Sopraffatta dal desiderio cercò di calmarsi anche lei, sdraiandosi sul corpo caldo di Tommaso, accarezzandogli prima il viso e poi baciandolo con passione sul collo.
Quando lui la strinse a sé, Linda si sentì colmare da una felicità che non provava dal venerdì che avevano passato nella sua cameretta e che temeva che non avrebbe mai più potuto sperimentare. Tanto era l’intensità dell’emozione che le stava coccolando il cuore che sentì le lacrime prossime a sgorgare dalla sua anima.
Gli sussurrò di nuovo che lo amava, e lui, sorpreso e preoccupato, le chiese perché stesse quasi per piangere.
«Perché sono felice, Tommy,» gli rispose, sollevandosi da lui e scivolando dal letto per poter riprendere il suo pompino. Strinse dolcemente con una mano il cazzo e iniziò a leccarlo lungo l’asta, baciando prima le palle e poi giocando con il frenulo, strappando continui gemiti di piacere al ragazzo, intervallati da complimenti senza fiato. Scese con la bocca attorno alla cappella e accarezzò e stuzzicò il meato fino a portare Tommaso ad un passo dall’eiaculazione un paio di volte, ma sempre fermandosi un attimo prima grazie alla mano che massaggiava i coglioni e che le permetteva di percepirne i movimenti che preannunciavano il loro imminente svuotamento.
Tommaso sembrava ormai incapace di fare qualsiasi cosa che non fosse sospirare profondamente e gemere, muovendosi come se quel continuo stato di eccitazione si fosse trasformata in una sensazione dolorosa, più mentale che fisica. L’unica parola che riusciva, a fatica, a pronunciare era il nome della sua dea.
