Tommaso guardava distratto le immagini sullo schermo ma non avrebbe saputo dire quale programma stessero trasmettendo. Finalmente quella dannata settimana era prossima a giungere al termine e l’ultimo turno notturno al lavoro prima del week end sarebbe iniziato da lì a qualche ora. Poi, nel fine settimana, avrebbe chiamato Linda per incontrarla, solo loro due, in qualche bar, e avrebbero parlato. Cioè, lui l’avrebbe fatta parlare e spiegare cosa le era passato nella testa per decidere di fare davvero quella gara idiota ma, a meno che non avesse fatto saltare fuori qualche discorso strano, lui le avrebbe chiesto di rimettersi insieme.
Il ragazzo prese il mestolo in legno e lo affondò nel sugo di pomodoro che aveva preparato per la cena. Rondelle di olive verdi e nere galleggiavano nel liquido rosso screziato da frammenti di spezie. Entro un paio di minuti vi avrebbe versato anche il contenuto di una scatoletta di tonno, preparando il sugo come piaceva a Tania.
Si sentiva in colpa per quanto era accaduto in casa negli ultimi giorni, e il comportamento della sua trombamica di quella mattina lo sentiva gravare sulla coscienza come un peso. Preparare la cena che la ragazza preferiva, forse, avrebbe almeno minimamente migliorato la loro situazione e, più tardi, fatto sesso come piaceva a lei, con tanto orale e coccole.
Voleva lasciarla per fidanzarsi con Linda, ma in quel momento Tania rimaneva l’unica sponda per non cadere di nuovo nel baratro della depressione dove era sprofondato un anno prima, dopo che aveva rotto con Sara. No, avrebbe cercato di tenere con sé Tania, almeno finchè non avrebbe chiarito con Linda, poi…
Colpì un paio di volte il bordo della pentola per far cadere nel sugo le gocce che erano rimaste sul cucchiaio.
«Oh, che profumo invitante!» esclamò la ragazza mentre apriva la porta d’ingresso.
Tommaso sbucò dalla porta. La salutò sorridendo. «Hai tanta fame? Quanta pasta butto?»
«Tom, non dovresti nemmeno chiedermelo,» rispose lei, togliendosi la giacca e agganciandola al portaabiti accanto alla porta d’ingresso. «Lo sai che quando prepari il sugo al tonno non posso resistere dal…»
Dalla tasca della giacca il telefonino fece sentire il suo richiamo. «Perdonami un attimo,» si scusò la ragazza, estraendolo.
Tommaso la osservò un istante sorridere alla lettura delle notifiche e i suoi occhi socchiudersi quando sbloccò l’apparecchio e qualcosa apparve sullo schermo. Avrebbe avuto piacere nello scoprire anche lui cosa rendesse felice la ragazza, ma volle rispettare la sua privacy e tornò in cucina. Prese da un armadietto una confezione di fusilli, strappò il tratto di cartone prendendolo per la linguetta e tirando con un colpo di mano allenato. Solitamente erano ottanta grammi di pasta per lui e sessanta per Tania, ma quella sera non diede molta importanza alla matematica e lasciò che la lancetta della bilancia raggiungesse e superasse i due etti: a lei piaceva quel piatto, e voleva fosse una parte del piano di quella sera per stringere di nuovo il rapporto della loro coppia, seguito da buon sesso prima di andare in fabbrica. Quanto avessero avanzato sarebbe stato consumato da lui, riscaldato, un giorno della settimana successiva, prima o dopo il lavoro in occasione dell’assenza di Tania perché dalla madre o al supermercato.
Grosse bolle d’aria calda raggiungevano la superficie dell’acqua nella pentola accanto a quella in cui cuoceva il sugo ed esplodevano borbottando: si acquietarono quando i fusilli si gettarono in mezzo a loro. Tommaso riafferrò il mestolo e lo tuffò nell’acqua calda, smuovendo la pasta perché non si attaccasse.
In quel momento anche il suo telefonino emise un richiamo: un messaggio era giunto anche a lui, e il ragazzo si augurò non fosse il lavoro con qualche rogna. Diede un’ultima girata alla pasta, sbattè il grosso cucchiaio in legno sul bordo della pentola e lo rimise al suo posto.
Aveva lasciato il cellulare sul tavolo della cucina, così da non tenerle in tasca e non distrarsi continuando a controllare social network e posta elettronica. In quel caso, però, decise di dare uno strappo alle regole che si era autoimposto e lo afferrò, sbloccandolo con il volto: la notifica che comparve sullo schermo indicava una serie di foto su WhatsApp da un contatto che non era sicuro di aver mai conosciuto.
Più intenzionato di informare il mittente di aver probabilmente sbagliato numero di telefono che scoprire cosa avesse inviato, premette la notifica per aprire la chat. Quasi gli sfuggì il telefono dalla mano quando il piccolo monitor venne riempito dalle immagini mentre il fiato gli si bloccò nei polmoni.
Miniature di foto mostravano una ragazza bionda, sdraiata con il busto su un tavolo in pessime condizioni, i pantaloni e le mutandine abbassate sulle scarpe, diversi maschi dietro di lei, i cui membri scomparivano tra le sue chiappe, la sodomizzavano. Nessuno di loro sembrava avere il minimo rispetto di lei, soprattutto quello che sembrava il più bello dei tre.
«Linda!» esclamò Tommaso, riconoscendo la ragazza ritratta. Sentì il suo cuore stringersi nel vederla dare il suo ano a quei tre, quando lei e lui si erano ripromessi che il suo “dolce culetto”, come lo aveva chiamato lei mentre erano nel suo letto, dopo un pomeriggio di amore, avrebbe avuto il suo primo rapporto sessuale dopo che il ragazzo lo avesse preparato per bene perché non dovesse soffrire quando lui l’avrebbe finalmente preso.
Una profonda sensazione di delusione e sconcerto lo avvolse, di essere stato nuovamente ingannato da Linda. Prima aveva partecipato a quella stupida gara, facendo del sesso orale davanti a tutti, e poi aveva dato il suo culo a quei tre stronzi. E uno era il brutto muso che aveva spompinato nel video che aveva visionato. Uno dei giudici, gli era stato possibile comprendere. Che Linda fosse pure disonesta, corrompendo i giudici per essere sicura di vincere? Tra l’altro, dando loro il proprio culo?
E chi diavolo era che continuava a mandargli quei messaggi? Non era stato lo stesso numero di telefono nelle due occasioni, quindi era un gruppo di persone? Per un attimo si chiese se ce l’avessero con lui, se ci fosse dietro qualcuno che cercava di allontanarlo da Linda e…
«Cosa succede, tesoro?» domandò Tania, comparendo sulla porta della cucina. Aveva tolto l’abito che aveva indossato quel giorno per andare al lavoro privilegiandone uno più leggero e meno casto, stretto quanto piaceva a lei per dimostrare a tutti quanto fosse ben messa nei punti giusti.
«Nulla…» disse Tommaso, lanciando un ultimo sguardo al sedere di Linda parzialmente coperto da uno ben meno piacevole alla vista mentre spegneva lo schermo e s’infilava il telefono in tasca. Cercò di mostrare il sorriso meno falso che potesse trovare in quell’istante. «Sono felice di vederti, Tania».
Lei si avvicinò a lui, affiancandosi al punto tale che un suo grosso seno si appoggiò al suo petto, passò una mano sul suo viso e guardò soddisfatta i fornelli sporchi di sugo rosso su cui cuoceva la cena. Inspirò profondamente, chiudendo gli occhi con il sorriso che si allargava. Un verso di piacere si sollevò dalla sua gola. «Mhmm… Bravo Tom: è stata una giornata pesante, oggi, e il mio piatto preferito è proprio il modo migliore per iniziare la serata,» commentò soddisfatta. Poi la mano si abbassò dalla faccia del ragazzo al suo cavallo e stringendo con delicatezza. «E il modo migliore per finirla è con il mio cazzo preferito,» aggiunse, sorridendo al suo amante.
Tommaso rispose con un accenno di complicità sul volto, sebbene dentro si sentisse morire. Per un istante si chiese se la ragazza si fosse accorta, nonostante la sua sensuale tetta contro il suo pettorale e le due carezze, il suo cazzo non si era affatto gonfiato.
