Linda aveva sofferto ogni singolo istante che aveva separato la discesa dalla Punto di Tommaso da quel momento. Sì, aveva visto il suo amato anche il giorno prima, passando un pomeriggio di sesso con lui e Tania, ma, come le aveva fatto capire, l’incontro che stava per svolgersi a casa sua sarebbe stato speciale, qualcosa che lei non aveva mai sperimentato.
La bionda era sicura che nella storia dell’universo tre giorni non erano mai trascorsi così lentamente, dilatandosi fino a raggiungere la durata di una vita. E quella mattina, eccezionalmente, colta dall’impazienza, aveva preparato lo zaino diversi minuti prima che l’ultima lezione terminasse e fu una dei primi ad uscire dalla classe. Raggiunse accaldata il cancello quando molti suoi compagni stavano ancora scendendo le scale dell’edificio scolastico.
Era una giornata di aprile calda e senza un filo d’aria, e il suono dello sciabordio del Piave, con le sue acque fredde provenienti dalle montagne, appena oltre il ciglio della strada, sembrava uno scherzo crudele nei confronti della ragazza, che ora si trovava sotto un sole che aggrediva la sua pelle esposta ai suoi raggi impietosi. Non c’era nulla sotto cui cercare la frescura dell’ombra nei pressi dell’uscita della scuola e Linda non voleva allontanarsi. Mentre i suoi compagni iniziavano ad uscire dal piazzale, incamminandosi verso la fermata dei pullman e la stazione dei treni, prese coscienza che mancava ancora mezz’ora prima che il turno in fabbrica di Tommaso terminasse, e a lei sarebbe toccato aspettare sotto il sole, a cuocersi. Era stata troppo affrettata nell’accordarsi con Tommaso perché venisse lui a prenderlo e non tornare a casa come al solito con i mezzi pubblici, guadagnando nemmeno quindici minuti sull’arrivo, ma passandone quasi trenta davanti alla scuola. Per lo meno non pioveva, si disse, togliendosi dalle spalle lo zaino e sedendosi in qualche modo sul pezzetto di muretto che non era occupato dalla palizzata di metallo che circondava la N. Sandrini, sospirando per il caldo.
«Ehi, sfigata!» gridò alle sue spalle una voce che non avrebbe voluto sentire per nessun motivo.
«Cazzo, che palle…» imprecò Linda a bassa voce, sentendo una stretta al petto. Già era accaldata, e avrebbe fatto volentieri a meno di quella stronza di Francesca a rendere l’attesa ancora peggiore.
«Ehi, guardatela!» disse la bulla, richiamando l’attenzione dei presenti sulla bionda. Linda le scoccò uno sguardo assassino, ma lei non la guardava, girando su sé stessa per controllare di aver attratto l’attenzione degli altri studenti. «La nostra nerd, che si è iscritta ad una gara di pompini, sapete cosa ha fatto?»
Il flusso di ragazzi che si stava dirigendo verso le fermate dei mezzi pubblici aveva smesso di muoversi, e tutti sembravano pronti a godersi l’ennesima gogna ai danni di Linda. Qualcuno rise ancora prima di sapere cosa stesse per accedere, qualcun altro lanciò un paio di complimenti piuttosto volgari verso Francesca, che però accolse con piacere, o almeno così sembrò.
«Beh,» continuò la mora, indicando la bionda, «la nostra verginella, che non ha mai visto un cazzo in vita sua, si è fidanzata».
«Te lo davo io volentieri!» gridò qualcuno dalla folla, scatenando l’ilarità del resto degli astanti.
Linda non alzò nemmeno lo sguardo dalla strada. Cosa sarebbe accaduto se in quel momento fosse giunto Tommaso e l’avesse vista in quella situazione, si domandò. Si sarebbe di certo arrabbiato con tutti loro, e il loro pomeriggio di sesso sarebbe sfumato in una mezza giornata di nervosismo e astio.
Lurida stronza…, pensò la ragazza rivolgendosi mentalmente a Francesca. E anche a sé stessa che non era in grado di farsi rispettare, ma ridursi ad essere presa per il culo ogni giorno da delle merde come lei.
Ma lei, Francesca, non aveva idea di cosa stesse rimuginando Linda. Anzi, sembrava avesse solo intenzione di ridurre in briciole ogni residuo di autostima che la ragazza rimaneva in fondo alla sua anima. «Ma a Linda non interessa il tuo cazzo, caro mio!» stava dicendo, approfittando della battuta arrivata dalla folla. «La nostra marmocchia si è messa con una ragazza».
Si sollevò un mormorio di dissenso dal gruppo di ragazzi. Qualcuno disse che la tipa doveva essere una cozza disperata per mettersi con lei. Un altro sostenne che non ci credeva.
«Oh, ma l’ho visto io con questi occhi,» ribatté Francesca, indicandosi i bulbi dalle iridi scure con le dita, come se volesse rendere ancora più attendibile quanto aveva rivelato. «È salita sulla sua auto e l’ha baciata sulla bocca. Ma potete crederci?»
«Farai una gran belle scena alla gara!» gridò qualcuno dalla folla. Alcuni risero in risposta. Linda riconobbe la voce di Alessio in quelle parole, sentendosi male. Il ragazzo di cui era stata innamorata fino a qualche giorno prima, spodestato nel suo cuore da Tommaso, era uno di quelli che la prendeva in giro… Sentì i suoi occhi iniziare a bruciare ed un forte dolore crescerle nel petto.
Francesca, ora che aveva scaldato i presenti, si rivolse a loro. «Domenica pomeriggio, vi ricordo, io sarò alla gara, e se volete vedere un vero spettacolo fatto da una vera professionista, dovete davvero essere lì. Non ci resterete male, ve lo assicuro».
Dal gruppo di studenti si alzarono complimenti alla ragazza, qualcuno anche piuttosto pesante, alcuni ragazzi applaudirono ed un paio di ragazze mormorarono qualcosa riguardo al fatto che loro sarebbero state molto più brave, se solo avessero voluto iscriversi alla gara. In ogni caso, nessuno accennò anche solo al fatto che non si sarebbero presentati: sarebbe stato di gran lunga meglio di qualsiasi porno mai postato su internet.
«Ma, mi raccomando,» aggiunse Francesca, indicando la bionda che sembrava volesse diventare tanto piccola da rendersi invisibile, «non mancate nemmeno al suo… come chiamarlo… “horror show”!»
Un nuovo scroscio di risate si abbatté su Linda, schiacciandone quel poco di autostima che le era rimasto. In quel momento, se avesse avuto un’arma, avrebbe fatto una strage.
«E portatevi un impermeabile, perché quando trancerà il cazzo del suo giudice con i suoi denti, sarà come essere in prima fila all’acquario, allo spettacolo dell’orca che salta fuori dalla piscina e ripiomba di peso nell’acqua,» aggiunse la mora. Qualcuno rise, qualcuno lanciò dei “boo”, con il pollice rivolto verso il basso, qualcuno disse qualche parola a favore di Michele, che avrebbe dovuto sacrificarsi per quella sfigata.
Linda non fece una mossa, come se non fosse accaduto nulla accanto a lei. Si sentiva malissimo, voleva morire. Era come una merda rimasta sotto una scarpa, con qualcuno che cercava di rimuoverla dalla suola con un bastoncino bestemmiando. Ma non era nulla di nuovo per lei. Sapeva che ci sarebbe stata male, ma niente di più. Ma fu invece quando si accorse che Francesca si era girata verso di lei ghignando, come se quel dolore inflitto la facesse stare bene, che decise che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe sofferto in quel modo. Non li avrebbe uccisi, no, anche se avesse avuto un fucile. Li avrebbe schiacciati tutti sotto i suoi piedi, Francesca per prima.
Non aveva trovato Enrico per chiedergli di annullare la sua iscrizione, e non l’avrebbe più nemmeno cercato, perché alla gara di pompini lei avrebbe dimostrato a tutti quei pezzi di merda chi era veramente e che loro non potevano nemmeno baciarle i piedi.
Oh, avrebbero scoperto chi fosse, o, più precisamente, cosa fosse diventata veramente la loro “Linda la nerd”.
***
Tommaso arrivò dal lavoro mezz’ora dopo che le lezioni erano finite. Aveva troppa fretta di vedere Linda e, dopo aver chiesto al suo collega Paolo di coprirlo con Tania nel caso avesse telefonato chiedendo se lui fosse veramente a casa sua, era saltato in macchina e si era diretto alla scuola, con i chilometri che sembravano aumentare invece di diminuire.
