Linda era imbarazzata, in piedi davanti al letto, ma Tommaso non lo era da meno. Aveva ormai parecchia esperienza a riguardo, e la ragazza bionda non era certo la seconda partner della sua vita. Riconosceva che Tania, prima di fidanzarsi con lui, fosse passata in più letti di quanti ne vedessero molte donne con il triplo della sua età, ma nemmeno lui aveva visto un numero esiguo di donne nude partecipando al loro piacere sessuale.
Però mai nessuna gli era stata portata da un’altra, e tanto meno quest'ultima era rimasta accanto a lui nel momento in cui doveva amarla. Era una sensazione strana, soprattutto perché, in effetti, il sesso a tre, oltre all’anale, era uno dei suoi sogni segreti, quello che non si ammetterebbe mai con la propria donna nemmeno se fosse lei stessa a chiederti di essere onesto.
Forse, se Tania avesse portato una ragazza che non gli fosse piaciuta, lui non avrebbe dimostrato tutta quella resistenza alla proposta di sesso a tre. Anzi, onestamente il termine corretto sarebbe stato “simulato” tutta quella resistenza. Perché, onestamente, Linda gli piaceva, e gli piaceva davvero tanto. Forse non era amore, perché era sicuro di non provare quello che sentiva nei confronti di Tania, ma… ma cazzo, avrebbe voluto dare piacere a quella biondina, farle scordare il coglione che l’aveva sverginata come fosse stato un animale che ne montava un’altra, farle lanciare grida di piacere mentre stringeva tra le mani le lenzuola o il cuscino fino a farle perdere la voce… Cazzo, gli dispiaceva non saper comporre una poesia perché quel sorriso insicuro e timido doveva essere venerato in endecasillabi e rime baciate, il tutto declamato mentre due dita si insinuavano nella sua fica bagnata e la facevano scuotere di piacere fisico e mentale.
Solo a quel pensiero sentiva di nuovo i pantaloni stringere sul cavallo…
Tania, seduta sul bordo del letto, una gamba accavallata sull’altra che dondolava avanti e indietro, uno sguardo soddisfatto sul viso, richiamò tutti all’attenzione. «Bene, potremmo cominciare». Diede di gomito a Tommaso, indicando la biondina. «Linda, ti senti pronta?»
La ragazzina aveva di nuovo assunto quella posizione di insicurezza in cui afferrava il braccio sinistro con la mano destra, lo sguardo basso. Tommaso si sentì il cuore stringersi nel dispiacere di vederla così… così vulnerabile.
“Dannazione”, si disse, alzandosi: lui lì dentro era l’uomo e doveva proteggere le donne che aveva accanto. Anche da loro stesse.
Si avvicinò a Linda e, senza dirle nulla, le pose un dito sotto il mento, sollevandole la testa. Gli occhi azzurri della ragazza scintillarono, fissandolo, spaventati come quelli di un cerbiatto.
«Non preoccuparti», le disse piano, «non vogliamo farti del male. Se hai qualche problema, o paura, o altro, basta che lo dica, e io ti lascerò subito. Va bene?»
Lei rimase un istante senza muovere un muscolo, poi disse sottovoce: «Va bene».
Non c’era bisogno di uno studio per capire che non lo era affatto, ma che era intimorita e non credeva di poter fare nulla. Sì, si disse Tommaso, è un cerbiatto spaventato che non sa dove fuggire.
«È un problema se ti bacio?» le domandò mentre le poneva una mano sulla schiena, più per rassicurarla con il calore del suo corpo che per motivi sessuali.
Lei continuava a guardarlo negli occhi. Ansiosa ma… il ragazzo non riusciva a capire cosa la spingesse a continuare. Non certo il desiderio di imparare a succhiarlo. «È la mia prima volta», confessò in un sussurro. «La prima volta che bacio qualcuno,» si corresse.
«Non preoccuparti», rispose Tommaso con lo stesso tono di voce. Con la mano libera le spostò una ciocca di capelli biondi che le cadeva sul bel viso e le piegò leggermente la testa all’indietro. La sentì irrigidirsi, probabilmente aspettandosi uno di quei baci esagerati, quelli con la lingua che sembra scendere fino nello stomaco. E invece lui appoggiò le labbra su un lato di quella inferiore di Linda, mentre la mano che aveva discostato la ciocca accarezzava l’altro angolo.
Non fu uno di quei baci hollywoodiani, con la telecamera che si allontanava dalla coppia che continuava a ispezionarsi vicendevolmente le cavità orali con la lingua, e qualcosa di nemmeno casto ma più dolce, semplice e al tempo stesso molto piacevole, come dimostrava lo sguardo stupito della ragazza.
«Visto? Riproviamo?»
La sorpresa di Linda divenne un sorriso. «Sì, per favore!»
«Magari un po’ più…» Tommaso non usò un aggettivo per descrivere come sarebbe evoluto il successivo contatto, ma lei sembrò comprendere.
Le loro labbra tornarono a toccarsi, e questa volta lui ci mise un po’ più di passione. Non molta, perché voleva creare un rapporto di fiducia con lei. Tania, poteva vederla, voleva accelerare i tempi, ma lui sapeva come comportarsi, e, lo ammise con una punta di cattiveria, voleva che quella sera Linda fosse tanto soddisfatta che, se qualcuno le avesse chiesto quando aveva perso la verginità, lei avrebbe risposto “in camera di Tommaso con un orgasmo incredibile” e non “montata da un coglione sotto un cespuglio in giardino”.
Ogni volta che si baciavano il loro contatto aumentava di durata e di passione. Lei sembrava acquisire sempre più fiducia in lui, e lui tratteneva a stento il bisogno di possederla. Chissà se sentiva il suo desiderio, appoggiata com’era al suo inguine.
Si sedette sul bordo del letto e le propose di accomodarsi sulle sue gambe. Lei lo fece volentieri. Quant’era bella e giovane, pensò Tommaso, sembrava avesse dieci anni in meno di Tania…
Lanciò un’occhiata alla sua fidanzata, aspettandosela infuriata, ingelosita per come si stava comportando con Linda. E invece lei sembrava più eccitata di lui, mordendosi un labbro e contemplandoli mentre si baciavano di nuovo. Un piede si muoveva con il furore con cui, a volte, la ragazza si torturava il clitoride con le dita per avere un orgasmo violento.
Ci volle un momento, ma infine Tommaso superò la barriera delle labbra di Linda e le loro due lingue ebbero un breve, timido incontro. La ragazza si ritrasse per un istante, come spaventata. Probabilmente aveva immaginato quel momento per anni, sognandolo in ogni modo possibile, creando scene e ipotizzando problemi e soluzioni; quando poi si era giunti al fatto, però, tutto le sembrò così nuovo e strano da spaventarla.
«Io… mi…» provò a dire, ma un dito di Tommaso si appoggiò sulle sue labbra, zittendola dolcemente.
Lui sorrise, scuotendo la testa bonariamente, poi appoggiò una mano alla testa bionda, la avvicinò a sé e, invece di tornare alle labbra, cominciò a baciarle il lato del collo. Il profondo respiro che Linda mandò giù gli fece capire che la novità non dispiacque per nulla. La mano di prima le accarezzava la nuca e dietro la testa e l’orecchio, mentre la bocca assaporava il collo della ragazza.
Lei lo imprigionò in un abbraccio, sussurrando in un gemito, come se fosse in un'altra dimensione: «Tommy… scopami…»
«Sì, scopala!» concordò Tania, probabilmente troppo affascinata da quanto stava vedendo per rendersi conto coscientemente di cosa avesse appena detto.
Tommaso si staccò dal collo di Linda e lanciò un’occhiataccia alla mora, alzando una mano verso di lei. «Non si accettano richieste dal pubblico», le disse. L’espressione di eccitazione di Tania sfumò in una di incredulità, mentre percepiva Linda sorridere.
Tornò a concentrarsi sulla biondina. «Ehi, bimba, che ne dici se iniziamo a liberarti di tutti questi vestiti? Sono sicuro che qui sotto si nasconde una splendida ragazza, e voglio proprio amarla come si merita».
Lei fu sul punto di schernirsi, ma lo sguardo, e soprattutto il sorriso di lui la fecero tacere e limitarsi ad annuire.
Tommaso cominciò a sbottonarle la maglia, baciandola dove la sua pelle si mostrava alla luce elettrica della camera. Se la ragazza si fosse aspettata una cosa veloce, sarebbe rimasta sorpresa di quanto il ragazzo sapesse farle soffrire dolcemente nel loro bisogno di essere possedute, facendo accrescere la loro soddisfazione quando finalmente si giungeva al punto. Anche Linda doveva essere un’altra cresciuta a porno trovati su Internet, in cui le donne venivano denudate in un attimo e possedute l’inquadratura successiva, si disse, assaporando la sua pelle giovane. Lui però aveva deciso già da tempo che amare una ragazza comprendeva anche rispetto verso quel momento preliminare.
La ragazza poteva non comprendere le motivazioni di Tommaso, ma dopo qualche minuto in cui aveva ancora indosso il reggiseno, sembrava aveva smesso di stare in ansia temendo di aver sbagliato qualcosa e si godeva le carezze e i baci dell’amante. Sorrideva serafica, sospirando quando le labbra di lui gustavano un nuovo tratto della sua pelle.
«È bravo, vero?» domandò Tania, ormai eccitata, nel suo angolo di letto.
Tommaso sentì Linda mugugnare qualcosa, che probabilmente non avrebbe saputo spiegare nemmeno lei, tanto era dispersa in un mare di piacere, più psicologico che fisico. Continuava a stringerlo a sé, baciandolo sulla bocca quando non era intento lui a farlo sul suo corpo.
Le sfilò il reggiseno, bianco, semplice, quello che si avrebbe potuto comprare nella più scarsa bancarella di un mercato rionale. Un modello che non si sarebbe potuto di certo definire da mangiatrice di uomini: se era vera la teoria secondo la quale “se porti a letto una donna che indossa l’intimo con il pizzo, allora è lei che porta a letto te”, Linda non aveva affatto messo in programma, quel giorno, di sedurre nessuno.
Ed era un peccato, perché il seno che si svelò una volta tolto l’indumento era stupendo, forse non una terza delle dimensioni di quello di Tania, ma comunque molto apprezzabile, pieno e che rimaneva ben sollevato. I capezzoli erano piccoli ma in erezione, a ribadire la palese eccitazione della ragazza, posti su aureole delle dimensioni di una moneta da due euro.
