Il frastuono dei macchinari che rendevano produttiva la AirCool lasciava basiti i neoassunti, che avevano la sensazione di essere finiti in un film di fantascienza in cui eserciti di robot si scontravano in una Terra post apocalittica per il controllo delle poche risorse rimaste dopo la scomparsa delle creature biologiche che li avevano progettati e costruiti. O almeno questa era stata l’impressione di Tommaso quando aveva avuto inizio la sua avventura nel mondo del lavoro, il suo primo impiego come operaio a tempo determinato in una fabbrica a pochi chilometri da casa sua che produceva componenti e assemblava ventilatori di grandi dimensioni. All’inizio aveva storto il naso all’idea di aver passato anni a studiare ed essere uscito da scuola con un diploma di tecnico elettronico, e poi trovarsi chiuso in un capannone polveroso. Movimentare con un carrello elevatore pezzi di metallo tagliati con un getto d’acqua ad alta pressione non gli piaceva affatto, ma aveva bisogno di soldi, e tre mesi, il tempo previsto dal contratto, gli sembrava un periodo comunque breve, durante il quale trovare un altro impiego per quando avesse finito lì dentro. Ma, in realtà, la paga non era poi pessima come temeva, e i colleghi erano simpatici e con diversi aveva, presto o tardi, stretto un’amicizia molto forte, e Tommaso aveva iniziato, forse, non ad apprezzare il proprio lavoro, ma a non curarsene troppo e ad accettarlo, e non ci aveva pensato due volte prima di firmare il nuovo contratto, questa volta a tempo indeterminato, che gli era stato proposto una volta terminato il periodo di prova. Quando poi il volume di affari della fabbrica era aumentato ed era stato introdotto l’orario a turni per avere più operai senza aumentare le macchine, in breve tempo il ragazzo aveva apprezzato il fatto che, in un giorno, avesse più tempo libero. Tempo libero che prima Sara e poi soprattutto Tania avevano presto capito come occupare, e che gli permetteva di passare delle ore con Linda, la dolce ragazza dai capelli d’oro e gli occhi che imploravano amore e protezione.
Ad essere sinceri, in quel momento Tommaso non sentiva nemmeno il rumore martellante attorno a lui, e non tanto per le cuffie che indossava, quanto proprio per il fatto di avere la mente occupata dal giovane volto della diciottenne, immortalato mentre uno dei vari orgasmi del venerdì precedente l’aveva trasfigurato in una visione di puro piacere, le labbra spalancate in un grido libidinoso, gli occhi rivolti a vedere il paradiso.
Il ragazzo raccoglieva meccanicamente le forme che estraeva dalle lastre di metallo tagliate, lasciandole cadere su pile di forme simili. La sua coscienza era tornata indietro nel tempo di tre giorni, quando aveva amato davvero la biondina, quando le aveva fatto scoprire cosa intendesse veramente lui con “sesso” e lei aveva apprezzato il suo operato passando ogni istante disponibile a baciarlo come se ciò fosse stato l’unico modo per restare in vita. Sorrise alla sua volontà di donargli il suo “dolce culetto” e lui che le dimostrava che anche il bistrattato ano poteva concorrere alla creazione di piacere con il semplice uso della lingua. Oh, lui le aveva detto che non voleva farle del male, possedendola tra le chiappe, ma nel giro di un po’ di tempo e di esercizi il suo cazzo sarebbe scivolato nel retto della ragazzina, e lei avrebbe urlato sì, ma solo di piacere. Sospirò chiudendo gli occhi, godendosi l’immagine di Linda nuda, il suo splendido corpo adagiato di pancia sul letto della sua cameretta, il suo volto di nuovo reso divino da un orgasmo, la sua bocca aperta che lo implorava di non fermarsi, e lui dietro di lei con il suo cazzo che scompariva tra i glutei sodi.
I pantaloni sotto la tuta da operaio iniziarono a stringere all’altezza del cavallo.
Ivano, l’addetto al “laser ad acqua”, come chiamavano colloquialmente in fabbrica il macchinario per il taglio con liquidi ad altissima pressione, si tolse i guanti, gettandoli poco cordialmente accanto alla tastiera della consolle della macchina. Tommaso comprese che il collega stava andando a godersi la mezz’ora di pausa pranzo del turno e decise di approfittarne anche lui: buona parte degli operai la faceva nello stesso momento. Notò in quel momento Paolo che stava uscendo dal suo reparto per raggiungerlo.
Paolo aveva una decina di anni in più di Tommaso, ma prendeva la vita come un sedicenne, indifferente a qualsiasi cosa non potesse essere sotto il suo controllo. Alto una spanna in meno del ragazzo, lui non l’aveva visto che una sola volta senza un barbone, lasciandolo allibito e confuso. Possedeva una passione sfrenata per il porno, le moto, la tecnologia, i videogiochi di strategia a turni e un odio viscerale nei confronti di Tania.
Tommaso si era sempre chiesto il motivo, ma non era mai giunto ad una conclusione. In ogni caso, quando venerdì mattina aveva parlato con Paolo del fatto che aveva in programma di vedere una ragazza che non era Tania, lui era sembrato felice, e lo era stato ancora di più quando il ragazzo gli aveva confidato che aveva bisogno del suo aiuto per farle credere che fosse da un’altra parte mentre, in realtà, si trovava dentro la sua amante. Paolo era stato il padre dell’idea del selfie falso e l’aveva pubblicato all’orario pattuito, mentre stava guardando un programma in tv sul motocross sul televisore a sessanta pollici e, contemporaneamente, conduceva sul monitor del computer i suoi legionari alla conquista di Tokio. Conoscendolo, Tommaso non si sarebbe stupito se, mentre premeva sul computer il pulsante “pubblica” in Facebook, avesse alzato un bicchiere di vodka, che si faceva mandare dalla Russia un paio di volte all’anno da un suo zio, e avesse detto qualcosa del tipo: “a una in figa, all’altra in culo” o “Tommaso, dalle un orgasmo anche da parte mia.”
Tommaso sorrise all’idea, aspettando Paolo che si avvicinava con il suo cellulare in mano, un Samsung che costava quasi quanto tre settimane di paga.
«Oh, Tom», disse come saluto, nonostante si fossero visti almeno quattro volte nelle altrettante ore che erano in fabbrica dall’inizio del turno. «Mentre stavo navigando nel dark web, o almeno penso sia quello, per trovare codici con cui sbloccare i cellulari, mi è arrivata una e-mail dal mio fratellino Egidio. Gli ho sempre detto che non deve guardare i porno o diventa come me, ma è evidente che non mi dà ascolto». Paolo lo guardò intensamente. «Anzi, da amici quali siamo, dovresti farmi contento e spiegargli come si scopa bene, così smette di smanettarsi davanti ad un computer e si trova la ragazza».
Tommaso sorrise. «Va bene. Potrebbe essere il mio allievo. Come i Sith in “Guerre Stellari”: il maestro ed il suo apprendista. Insieme domineremo la galassia della fica,» aggiunse, sogghignando.
Lo sguardo di Paolo si fece torvo. «Vaffanculo! Voi due fate i Sith e a me tocca fare Chewbecca?» sbottò, tirandosi il barbone.
Scoppiarono entrambi in una risata che risuonò nel capannone. Qualche operaio ancora al lavoro si girò per guardarli, poi tornò alle sue mansioni.
