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Erotika
Linda la nerd · Cap. 3
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Capitolo 3 di 39 14 min di lettura

"Non vorresti averci entrambe nel tuo letto?"

Ancora allibita dalla proposta di Tania, Linda la segue a casa, certa che la sua proposta di usare il suo fidanzato Tommaso per esercitarsi ai pompini sia solo uno scherzo malvagio.

William Kasanova
1 anno fa · 359 letture · 0

Tommaso aveva in mano una confezione di riso basmati e osservava i chicchi rovesciarsi nella ciotola trasparente della bilancia elettronica. La ricetta ne consigliava circa ottanta grammi a commensale, ma lui ne fece il doppio: quanto avrebbero avanzato sarebbe finito in frigo e riscaldato uno dei giorni della settimana successiva, se fosse tornato a casa dal lavoro dopo il turno del mattino e non ci fosse stata Tania, al lavoro o a trovare sua madre.

Carote, peperoni, zucchine e piselli, fatti a pezzettini, erano già stati messi in una padella che soffriggeva sul fuoco, ed entro qualche minuto vi avrebbe preso posto anche il riso ed una spruzzata di vino bianco. Una pentola con del brodo caldo sembrava controllare che nulla bruciasse, e il profumo che aveva riempito la cucina non dispiaceva al ragazzo.

Non che si considerasse uno chef, e nemmeno aveva l’ardire di pensare a sé stesso come un cuoco anche solo decente, ma adorava preparare il cibo con cui nutrire la sua donna. Lo considerava un segno di amore, e lei lo sapeva e apprezzava. E considerando quanto Tania fosse ancora più negata di lui in cucina, in fondo era un bene che fosse l’uomo della coppia a occuparsi del nutrimento. Lei aveva altre qualità che lui apprezzava e che compensavano abbondantemente la sua incapacità culinaria.

Quasi si dimenticò di versare il riso nel soffritto di verdure tanto era intento a pensare ai grossi seni di Tania e quanto gli piacesse sentirli sotto le dita. Spingerla contro un muro vestita, iniziare a palparle le tette… Tommaso dovette scuotere la testa per allontanare quel pensiero e tornare alla noiosa realtà e alla cena.

I chicchi di riso stavano galleggiando nel brodo che aveva riempito come una piena la padella, quando sentì la porta aprirsi ed il suono dei tacchi annunciare l’arrivo di Tania, facendo affiorare un sorriso sul volto del ragazzo.

- Amore, - disse la ragazza dal corridoio, - ti ricordi quando questa mattina ho detto che avrei portato qualcosa di particolare per movimentare la nostra routine?

Tommaso chiuse gli occhi, sospirando silenziosamente. Sperò non avesse comprato un nuovo sex toy: l’ultimo, un cazzo di plastica rosa shocking, quello che aveva portato quando si era trasferita da lui, l’aveva trovato per caso in una scatola che aveva aperto lui stesso mentre l’aiutava a mettere le cose negli armadi, l’aveva nascosto sotto il divano; poi, quando era andato a lavoro la mattina successiva, l’aveva infilato in una manica della maglia e l’aveva gettato in uno di quei contenitori per la raccolta degli abiti usati che vedeva sempre andando alla fabbrica. Si era chiesto diverse volte se era stato donato ad un senzatetto o semplicemente buttato, considerandolo uno scherzo di pessimo gusto.

Fece finta di gettare tutto sullo scherzo, voltandosi verso la fidanzata che era apparsa sulla porta della cucina. «Spero sia un vibratore, così posso metterlo nella pentola ed evitare di mescolare il…» ma le parole gli morirono sulle labbra quando vide a cosa si riferiva Tania.

Mosse lo sguardo dal viso della sua donna, sorridente, probabilmente divertita all’espressione confusa di lui, sulla ragazza qualche passo dietro di lei, che teneva lo sguardo basso, timida.

Tommaso avrebbe voluto imprecare, chiede a Tania se fosse diventata scema, imporre alla ragazzina di andarsene e dirle che era solo uno scherzo stupido e loro due erano le vittime. Avrebbe voluto fare tutto contemporaneamente, ma in realtà non fece nulla di ciò, e nulla di altro se non rimanere imbambolato a guardare la loro ospite.

Era una bionda che non doveva avere più di diciotto anni, con i capelli biondi molto chiari che le incorniciavano il volto, scendendo fino a metà del collo. Gli occhi erano azzurri e, al pari delle ciocche, molto chiari, quasi tendenti al grigio. Il viso era stretto e lungo, con un paio di labbra poco pronunciate e prive di rossetto, che sembravano poco allenate al sorriso; il naso era piccolo e grazioso, un po’ a punta ma nulla che potesse sfigurare su quel volto. Era alta, con una figura longilinea che sembrava fare fatica a sostenere il seno, non paragonabile a quello di Tania, ma comunque qualcosa di interessante.

Ci furono alcuni interminabili secondi di silenzio nella casa, sottolineati dal ribollire del brodo sul fornello, finchè la ragazza ebbe il coraggio di infrangerlo. «Ciao, mi chiamo Linda,» sussurrò con una voce calda e bassa, qualcosa che a Tommaso riportò alla mente il vento tiepido che accarezzava le foglie degli alberi in giardino quando, le sere estive, passava qualche momento sulla sdraio a guardare il cielo che iniziava a riempirsi di timide stelle, soddisfatto della giornata appena trascorsa.

Linda alzò gli occhi verso di lui. Si strinse la mano destra sul braccio sinistro. «Non sono un vibratore, ma se serve posso mescolare ugualmente...» ironizzò, sempre con un filo di voce. Poi il suo sorriso accoltellò al cuore Tommaso.

Lei era nuda, sudata e ansante sotto di lui, gli occhi spalancati, la testa rivolta all’indietro, la bocca aperta, la sua voce calda resa roca dal continuo piacere che le infliggeva ad ogni colpo di…

Tommaso scosse la testa, inorridito dalla fantasia sessuale che quel semplice sorriso aveva inculcato nella sua mente. Cosa gli stava succedendo? Vedeva una ragazza accanto alla sua, che non conosceva nemmeno da trenta secondi e già voleva scoparla? Cosa diavolo…

Non era nemmeno bella. Beh, non quanto lo era Tania. Tania che amava, adorava, venerava… Con quello splendido seno, quelle chiappe, quelle sue labbra che sapevano dare piacere come se non avessero mai fatto null’altro…

No, Linda non era nulla per lui. Nulla.

Ma Linda stringeva i suoi capelli in una mano, come se temesse che allontanasse la sua testa dal suo inguine, ma lui non lo avrebbe mai fatto, non avrebbe mai smesso di leccare quella figa da cui colava un liquido trasparente dolcissimo, che scendeva lungo il perineo e s’insinuava tra le…

«Tom, ci sei?» domandò la sua vera ragazza, quella che doveva fottere e nessun’altra.

«Cosa? Sì!» blaterò lui, confuso.

«Ah, meno male,» disse l’altra. «Sembra che tu non abbia mai visto una bella ragazza bionda».

La nuova venuta apprezzò discretamente il complimento.

“Dio, no! Linda non sorridere alle sue parole!”, pensò il ragazzo, sentendo una morsa stringere il suo cuore. Era innamorato di un’altra ragazza, e stava soffrendo per lei? Davanti alla sua stessa fidanzata? Avrebbe voluto piangere…

«Beh, la situazione è questa...» iniziò Tania, facendo accomodare Linda al tavolo della cucina. Si rivolse a quest’ultima: «Vuoi bere qualcosa?»

«Resti a cena?» domandò d’impulso Tommaso. Sperò che rispondesse sì, pregò che rispondesse no.

Tania si voltò verso il suo ragazzo. «Mi sa che non hai ancora capito cosa sta succedendo».

“Hai portato a cena un’amica del lavoro che non sapeva cosa fare questa sera e poi non la vedremo mai più” fu sul punto di dire, ma Tania non si aspettava una risposta.

La mora spiegò chi fosse Linda, come si fossero incontrate e quando l’aveva conosciuta, anni prima. La bionda non aggiunse nulla, ascoltando incuriosita come se la persona descritta fosse stata un’altra. Tommaso invece non riusciva a seguire che per qualche secondo, continuamente attratto dalla ragazza. Lei, però, sembrava cercare di non incrociare il suo sguardo.

«Linda, povera ragazza, ha un problema,» continuava Tania, ignorando cosa stesse accadendo nel cuore del suo fidanzato. «Un problema davvero grosso».

Tommaso lanciò un’ultima occhiata alla ragazza, chiedendosi contro la propria volontà che sapore avessero le sue labbra. Poi, con uno sforzo, spostò l’attenzione su Tania. «E che tipo di problema?» domandò lui. Sperò non fosse di tipo economico, perché quello non…

«Pompini,» disse, lapidaria, la ragazza. «Vuole imparare a farli».

Linda sussultò a quella parola, diventando rossa in volto e scostando lo sguardo, come se il muro avesse acquisito un improvviso interesse per lei. Tommaso, invece, continuò a guardare la mora. Credette di capire.

«Ah, d’accordo,» disse lui. Tania sorrise a quel consenso, Linda voltò la testa, osservandolo stupita. «Allora ceniamo, e poi le spieghi come si fa. Linda,» aggiunse, sorridendo alla ragazza, «sei fortunata: Tania è davvero brava… beh, in questo. Farai felice il tuo ragazzo. Potete accomodarvi in salotto, così non vi disturbo».

E in quel momento, dallo sguardo discordante delle due ragazze comprese che forse aveva frainteso.

«No!» rise Tania. «Non hai capito! Linda non ha un fidanzato. Lei ha una gara di pompini che deve vincere. E, sì: io le spiegherò cosa fare, ma di certo non si eserciterà su una banana, ma su di te».

Il viso di Linda assunse il colore di un’aragosta, mentre Tommaso si scoprì incapace di parlare. Se non dire, dopo diversi secondi: «Stai scherzando?»

Tania sorrise a Tommaso, poi si sedette sulla sedia accanto a Linda e la abbracciò dietro le spalle, la testa mora appoggiata su una spalla coperta da capelli biondi. «Non vorresti averci entrambe nel tuo letto? Amarci entrambe?»

Il ragazzo non sapeva che rispondere. Qualcosa di primitivo dentro di lui gridava sì, le sue palle gridavano sì, il suo cuore gridava sì. Le voleva, entrambe: una che cavalcava il suo cazzo, l’altra seduta sulla sua faccia che si faceva dare piacere dalla sua lingua, lui che suggeva l’ambrosia che gli colava in bocca, le due ragazze che si baciavano e si palpavano le tette… Sentì il cavallo dei pantaloni stringere.

Prima di andare avanti…

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