«No». La sua stessa voce suonò falsa e sembrava provenire dal fondo di un pozzo.
Non aveva mai tradito Tania, e si rifiutava di farlo con quella ragazzina che… che… come cazzo faceva ad essere così bella, così… così fresca? Che profumo aveva la sua fica? si chiese.
Non poteva pensarci, non doveva. Si voltò verso la pentola e riprese a mescolare il risotto che aveva cominciato ad attaccare. Cercò di concentrarsi sul movimento del mestolo di legno, sulla resistenza del liquido caldo con il riso. Sentì le due bisbigliare un attimo, poi tacere. Fece finta di nulla, ma quando ebbe finito e si voltò assistette ad uno spettacolo che non si sarebbe mai aspettato.
Ormai sapeva che Tania usava spesso il sesso per ottenere ciò che voleva, ma mai si sarebbe aspettato di vederla limonare con Linda, baciarle le labbra prima con dolcezza e poi infilarle la lingua in bocca. La bionda non sembrava particolarmente convinta o apprezzare la cosa, dimostrando di avere ben poca esperienza a riguardo.
«Va bene!» disse all’improvviso Tommaso, e lo fece soprattutto per fermare Tania che stava per infilare una mano nei pantaloni della ragazza bionda, e scommise che Linda si sarebbe messa ad urlare. Poi, all’improvviso, si rese conto di cosa aveva appena fatto e non seppe se essere soddisfatto o disgustato.
Linda, in realtà, non aveva idea di cosa stesse accadendo realmente. Grosso modo lo stava intuendo, ma provava la stessa sensazione che viveva quando, a sei anni, guardava i film ma vi riconosceva a stento una serie di causa ed effetto. Più che altro c’erano le stesse persone che si muovevano sullo schermo, ma comprendere che cosa le spingesse a fare quanto stavano facendo, e che risultati stessero inseguendo, andava oltre la propria comprensione. Lo stesso in quel momento: una ragazza l’aveva convinta, con il proposito di insegnarle a praticare dell’ottimo sesso orale, ad andare a casa sua e del suo fidanzato, e a fare l’amore con quest’ultimo, ma la cosa le sembrava irreale. Chi proponeva ad una ragazza che a stento conosceva (o asseriva di conoscere) di fare sesso con il proprio uomo, e poi cercare di convincere quest’ultimo di accettare quanto già proposto alla suddetta ragazza? Qual era il suo scopo?
Linda non lo sapeva. E le sembrava strano che Tania non ne avesse preventivamente parlato con Tommaso. Certo, la studentessa immaginò che nessuno la mattina indossasse la giacca davanti alla porta di casa e, mentre infilava una manica, gridasse al fidanzato: «Caro, torno alle sei dal lavoro. Prendo il pane, le uova, il latte e una zoccoletta da scoparci dopo cena».
Ma suppose che nessuno raccattasse… no, com’era quel termine? Ad… ad… adescasse! Che nessuno adescasse una ragazza, così, per noia, la portasse a casa e la proponesse al proprio uomo, che già sembrava soddisfatto della donna che si svegliava accanto a lui la mattina.
Perché Tommaso sembrava essere felice di Tania: Linda l’aveva visto nei suoi occhi scuri quando si era girato a guardarla, prima che scorgesse lei. L’aveva capito istintivamente dal tono di voce e dal sorriso che le aveva rivolto. La ragazza dovette ammettere con sé stessa che avrebbe davvero voluto anche lei, con tutta l’anima, qualcuno che fosse felice come il ragazzo di vederla. Sospirò.
«Cosa c’è, Linda? Non ti piace il riso? Preferisci qualcos’altro?»
Lei sollevò lo sguardo dal piatto che non stava nemmeno vedendo. Accennò un sorriso a Tommaso, la forchetta sospesa a mezz’aria. «No, no: anzi, mi spiace perché non ho mai mangiato del riso così buono», disse, mentendo. I suoi erano dei cuochi, ma a casa non si davano troppo da fare, probabilmente usando tutto il loro impegno al ristorante.
O, per lo meno, non stava mentendo sulla cena. Nonostante ci fosse rimasta molto male quando Tommaso aveva categoricamente, almeno all’inizio, dichiarato che non voleva fare sesso con lei, doveva dire con sincerità che come cuoco non era affatto male. Anzi, quel riso con le verdure era davvero ottimo. L’idea di quanto avrebbe potuto accaderle nelle prossime ore, onestamente, un po’ l’atterriva, ma quel riso era dannatamente buono.
Dicevano che un uomo dovrebbe sposare una donna brava in cucina. Linda si chiese se la cosa valeva anche a generi invertiti. Tommaso non era brutto, onestamente, ma se avesse avuto anche solo come unico punto di forza la preparazione di cibo, beh, non sarebbe stato poi da buttare via, dopotutto.
«Tommaso è un fantastico cuoco», dichiarò Tania, annuendo con la testa, come se stesse annunciando qualcosa che chiunque avrebbe dovuto sapere. «La sua seconda migliore dote, devo ammettere».
«Non è vero,» disse Tommaso, sollevando le spalle. «Lo dice solo perché vuole lisciarmi il pelo e non dover cucinare lei».
Linda sorrise. Non sapeva come inquadrare il ragazzo, sebbene fosse ormai mezz’ora che lo conosceva. Era alto, moro di capelli e con gli occhi marroni che tendevano leggermente verso un verde scuro a seconda della luce che si posava sulle sue iridi, le spalle larghe. Di viso non era esattamente un adone, discostandosi molto da quello delle pop star e degli attori con i lineamenti marcati. Però era molto gentile, e questa le sembrava una qualità impossibile in un uomo, almeno considerando chi conosceva nella sua scuola.
All’inizio aveva avuto nei suoi confronti un atteggiamento ostile, come se fosse stato spaventato da lei più che provare odio. La cosa l’aveva confusa: quando mai qualcuno aveva avuto paura di lei? Era una stupida nerd. Una che, al massimo, poteva infondere pietà in chi la vedeva. Ma, dopo che Tania l’aveva baciata, lui aveva cambiato il comportamento e aveva iniziato a essere educato.
Prese un’altra forchettata di riso e verdura e se la mise in bocca, assaporandola. Diavolo, era davvero buono. Forse, più che farsi spiegare da Tania come fare pompini, doveva pregare Tommaso di farsi dare la ricetta di quella meraviglia culinaria…
Però, doveva ammettere dentro di sé, che l’unica cosa che non la spingeva a fuggire o a chiudersi in bagno e chiamare i carabinieri o i suoi genitori, spiegando loro che non era affatto da una sua amica ma da una coppia di ragazzi che volevano aprirle le gambe e fotterla, era proprio il fatto che stava per fare del sesso. Diavolo, il sesso era il suo pensiero fisso. L’idea di soddisfare la sua voglia era incredibile, e solo il perdersi nello studio le permetteva di non impazzire. La sera spesso si masturbava, immaginando di essere posseduta da qualche compagno un po’ carino, o da qualche star, ma la cosa la lasciava molto insoddisfatta e triste. Passava ore con la testa nel cuscino e le mutandine abbassate fino a metà delle cosce, cercando di scoprire nel buio della sua camera se il futuro le avrebbe riservato un po’ di gioia.
E quella sera si era trovata lì, in casa di due sconosciuti, pronti a iniziarla davvero al sesso. Si domandò per l’ennesima volta se avesse fatto bene o se fosse così che cominciavano quelle storie che si concludevano con un articolo nella cronaca nera.
La voce di Tania la riportò alla realtà. «Linda,» disse come a incitarla, «perché non ci racconti delle tue precedenti esperienze sessuali?»
Lei sbattè le palpebre, confusa. Vide Tommaso, davanti a lei, chiudere gli occhi e appoggiare la testa alla mano con il gomito sul tavolo.
«Oh, Dio, Tania…» sospirò il ragazzo. «Non stiamo facendo il colloquio per un porno. A questo punto perché non inizi tu?»
Lei gli sorrise maliziosa. «Perché hai fatto una cena ad una sola portata e per raccontare tutto mi servirebbe un pranzo di nozze da quindici portate», disse, facendo un occhiolino verso Linda.
La ragazza non seppe come interpretare il comportamento di Tania, ma si limitò ad un sorriso appena accennato. Comunque, decise di essere sincera e svuotare il sacco, un sacco ben piccolo per il quale sarebbero bastati un paio di biscotti.
«Io… in realtà non è che abbia molto da dire. Un paio di anni fa ero ad una festa di mia cugina Manuela e c’era un ragazzo. Non che fosse particolarmente bello, o mi attraesse, ma Manu mi convinse a provarci con lui. “Ce l’ha grosso, Linda, non ne hai idea”, mi diceva. E io, incuriosita, sono andata a parlargli e…» la ragazza smise di parlare per un attimo, come se si vergognasse, ma prima che Tommaso riuscisse a rassicurarla che non aveva importanza, lei proseguì. In realtà, averlo tenuto dentro per tutto quel tempo senza mai confidarsi con nessuno l’aveva fatta stare male. «Beh, lui non era esattamente un gentiluomo, diciamo», e inconsciamente lanciò un’occhiata al padrone di casa, «e non la fece molto lunga. Mi accompagnò in giardino, mi fece abbassare le mutande e… e niente, dopo che mi ha fatta sdraiare si è messo a spingere come un folle e sembrava volesse uscirmi da dietro. Per lo meno è durato forse trenta secondi e poi se n’è andato».
Tania si alzò dalla sua sedia e le si pose accanto, con lo sguardo di una madre che volesse consolare la figlia delusa dalla vita. Si accovacciò e la strinse. «Non preoccuparti, gioia,» le disse, «la prima volta è sempre uno schifo». Le accarezzò i capelli. «Ma la seconda volta sarei fortunata».
Linda arrossì, ma non velocemente quanto Tommaso.
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
Altri racconti di William Kasanova
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.