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Erotika
Linda la nerd · Cap. 24
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Capitolo 24 di 39 13 min di lettura

"Sei qui a fare la bella statuina o vuoi succhiarmelo?"

Linda cerca protezione tra le braccia di Alessio, ma...

William Kasanova
1 anno fa · 294 letture · 0

«Non perdiamo altro tempo,» disse Alessio, abbracciandola alle spalle e invitandola verso il corridoio. Linda non oppose resistenza, sapendo benissimo che sarebbero finiti a letto: dopotutto, in quale altro modo avrebbe potuto legare Alessio a lei se non con un pompino come quello che aveva fatto a Michele? Era certa che lui non aspettava altro.

Percorsero il breve corridoio, quindi salirono le scale e poi attraversarono una porta che era socchiusa. Linda di trovò nella stanza da letto di Alessio, e subito si chiese quanto ragazze fossero giaciute nude sul letto delle lenzuola ben tirate e senza una grinza. Probabilmente Alessio aveva appena controllato tutto in vista dell’arrivo di lei.

Il locale era spazioso, molto più della sua cameretta. Il letto sembrava disperso, fin troppo piccolo lì dentro. Un paio di tappeti bianchi, pelosi e apparentemente morbidi facevano da scendiletto, mentre uno più lungo, giallognolo, con figure astratte, attraversava la camera, permettendo di raggiungere il grande armadio in legno scuro ed il televisore da almeno cinquanta pollici, sotto al quale giacevano tre console per videogiochi, senza dover calcare il pavimento. Accanto al letto c’era una di quelle sveglie con intelligenza artificiale che, invece di un cicaleggio fastidioso, auguravano la buona giornata e illustravano quali incombenze bisognasse sbrigare quel giorno, e lì vicino un paio di controller con infisse cuffie e microfono per comunicare con gli altri giocatori durante le sessioni online.

Si mormorava a scuola che i genitori di Alessio non vivessero male, ma la ragazza non aveva immaginato fino a quel punto: già solo il computer ed il tablet appoggiati su una scrivania dovevano valere sui tremila euro. Probabilmente la prima macchina che gli avrebbero comprato non sarebbe stata una di seconda mano come avevano promesso a lei per la conclusione della scuola.

Ma, per qualche motivo, Linda non si sentiva particolarmente eccitata da tutto quello sfoggio di sfarzo. Anzi le diede quasi fastidio, come se si volesse nascondere qualcos’altro.

Le parole di Alessio la riportarono al presente. «Bene, Linda, eccoci nel mio regno del piacere, dove ti farò scoprire cos’è un orgasmo».

Lei trattenne una risata prima di girarsi. Era pronta a scommettere tutti i suoi soldi nel libretto di risparmio che aveva in banca che non avrebbe saputo da che parte cominciare a dare un orgasmo ad una donna. Certo, poteva anche essere bravo a far stare bene una ragazza, ma di sicuro non avrebbe potuto nemmeno lontanamente sfiorare i livelli di… Il bisogno di ridere sfiorì come una rosa recisa da giorni e lasciata al sole quando le sovvenne il pensiero di Tommaso, al piacere che riempiva la sua anima quando stava con lui anche vestiti, e la sensazione di essere in paradiso quando facevano l’amore. Dovette fare un profondo respiro prima di riprendersi e, finalmente, girarsi.

Si voltò, allungando le mani verso il suo amante. «Sarò felice di restituirtelo, Alessio,» promise, sorridendo come meglio fu capace.

Ma il ragazzo non si mosse. Anzi, la guardò con un vistoso cipiglio. «Cosa stai facendo?»

Linda rimase un istante immobile, cercando di comprendere cosa stesse sbagliando. Perché lui non l’abbracciava, la baciava con passione sul collo, poi iniziava a spogliarla con lentezza, godendosi con la bocca ogni centimetro di pelle che compariva? «Ma…» provò a dire, abbassando le braccia.

«Non ho capito,» esclamò Alessio, perdendo completamente l’affabilità che l’aveva caratterizzato da quando aveva aperto la porta d’ingresso. «Sei la migliore pompinara della scuola, ma non sai come si fa sesso?»

«Io…» balbettò Linda, ancora più confusa. Certo che sapeva fare sesso, e meglio di chiunque fosse presente in quella cazzo di una N. Sandrini. Piuttosto, non era lui che non ne aveva la minima idea?

Ma Alessio non di pose quelle domande, più occupato a sbottonarsi i pantaloni, che un attimo dopo caddero ai suoi piedi. Le gambe non erano muscolose nemmeno la metà delle braccia, ed erano completamente glabre. Le mutande bianche non riuscivano a nascondere il desiderio del ragazzo, e quando abbassò anche queste Linda ne ebbe un’ulteriore conferma.

Dal pube del ragazzo, crescendo da un cespuglio di peli ispidi quasi biondi, il cazzo si ergeva verso Linda. Non era particolarmente grosso, ma era qualche centimetro più lungo di quello di Tommaso. Una serie di linee blu lo coprivano come una ragnatela, mentre una vena più grossa lo percorreva per buona parte dell’altra nella parte superiore, per poi, come se avesse perso l’equilibrio, scivolare sul lato destro, dividendosi in due nei pressi della cappella e circondando il cazzo come un lazo attorno al collo di un emù. La cappella, invece, era incredibilmente piccola, non più grande della circonferenza del busto del pene, e appena protesa in avanti. Diavolo, le sembrò il teschio di un triceratopo senza corna. Era viola dall’irrorazione del sangue convogliato lì dall’idea di finire nella bocca che aveva fatto quasi svenire Michele per il piacere.

Linda sollevò lo sguardo su Alessio, come a chiedergli se si comportasse in questo modo con ogni ragazza che portava nel suo “regno del piacere”, se fosse così cafone da non provare nemmeno a metterle a loro agio. Ma, pensò, probabilmente le altre nemmeno avevano idea che l’atto potesse svolgersi in un altro modo, più gentile, in cui loro e le loro emozioni venivano messe al centro del rapporto sessuale, e non il cazzo di Alessio già dal primo istante.

«Beh, sei qui a fare la bella statuina o vuoi succhiarmelo?» brontolò Alessio, ormai vistosamente insoddisfatto di quanto stava accadendo.

La ragazza iniziò a provare un intenso fastidio nell’essere in quella stanza, un profondo imbarazzo nel trovarsi davanti quel cazzo. Nemmeno quando si era trovata a succhiarlo a Michele davanti a trenta e passa persone si era sentita così a disagio. Forse neanche in occasione della sua prima, disastrosa volta con Tommaso e Tania accanto che controllava il suo inesistente stile.

Ma immaginò che non ci fossero altre vie di uscita se non farlo. Si mise in ginocchio davanti ad Alessio, con una certa, incontrollabile riluttanza prese in mano il suo uccello e avvicinò la bocca. Una goccia trasparente fuoriuscì dal foro dell’uretra e si disperse nella piega della pelle oltre la cappella. Osservò, nascondendo il disgusto, la peluria sull’inguine. Certi credevano che depilarsi li avrebbe fatti apparire dei marmocchi agli occhi delle loro partner, ma evidentemente non immaginavano che trovarsi dei peli in bocca e negli occhi non sarebbe stato più gradito.

“Vabbè, per questa volta…” pensò, avvicinando le labbra alla base del cazzo. I peli erano ispidi, fastidiosi, non erano morbidi come si poteva credere. Anzi le pizzicavano le guance e avevano un pessimo odore, nonostante il ragazzo avesse avuto il buongusto di farsi un bidet.

Con una mano prese le palle, e mentre con le dita esterne iniziava a coccolare i testicoli all’interno, allungò il medio e cominciò a premere il perineo con forza, una delle tecniche segrete di Tania che Linda aveva sperimentato un paio di volte su Tommaso con grande successo.

«Ma che cazzo stai facendo?» sbraitò Alessio, muovendo le braccia. «Ma come cazzo hai fatto ad essere considerata una campionessa dei pompini se non sai nemmeno cosa mettere in bocca? Devo farti vedere un porno così impari?»

Linda chiuse gli occhi, sospirando. Ma che diavolo ci stava facendo lì, con quell’imbecille? Era stata addestrata a dare il massimo piacere ad un uomo e stava perdendo tempo con uno che non riusciva a immaginare nulla che non avesse visto precedentemente su un sito porno. Letteralmente, Alessio non avrebbe riconosciuto un buon pompino nemmeno se l’avesse morso all’uccello, rovinato com’era dalla visione di pessimi filmati con gente che scopava in stile cinematografico. Sarebbe stato come proporre Vivaldi o Debussy a gente che considerava la trap musica decente.

Lei si alzò. «No, senti, non…» iniziò, ma non riusciva a trovare le parole per descrivere ciò che pensava senza offendere l’imbecille con il cazzo di fuori. No, comprese che lei non avrebbe guadagnato nulla cercando di indurlo a proteggerla con del sesso: essere circondata da ragazzi che cercavano di convincerla ad andare a letto con loro sarebbe stato meglio che finirci con Alessio anche solo una volta.

«Cosa cazzo stai dicendo?» scattò lui, la faccia ridotta ad una maschera di rabbia. «Che non vuoi farti scopare, puttana? Ma lo sai chi sono io?»

«Un coglione, ecco cosa sei!» esplose lei, iraconda, ma subito se ne pentì. «No, Alessio, voglio dire…»

Ma Alessio era impazzito, furente probabilmente perché, per la prima volta, una ragazza si rifiutava di fare sesso con lui. Afferrò Linda per le spalle e la scagliò sul letto. La ragazza urlò per la sorpresa, ma quando si accorse che lui le stava salendo sopra le gambe iniziò a strillare, terrorizzata come mai nella sua vita. Era talmente spaventata che solo dopo qualche istante si accorse cosa lui volesse farle: le aveva messo una mano su un seno e con l’altra le aveva sbottonato i jeans, abbassandoglieli con le mutandine.

Prima di andare avanti…

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