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Erotika
Linda la nerd · Cap. 21
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Capitolo 21 di 39 13 min di lettura

"Non ti farò partecipare alla finale, troia!"

...ma può portare a conseguenza molto spiacevoli, e non solo in campo competitivo...

William Kasanova
1 anno fa · 292 letture · 0

L’insegnante di matematica e informatica non pronunciò una singola parola riguardo a quanto era accaduto il pomeriggio precedente o al fatto che Linda fosse diventata una delle ragazze più popolari della scuola. Di certo non ne sapeva nulla della gara, così come ne erano all’oscuro chiunque avesse più di ventun anni, ovvero l’età di Adriano, il giudice che aveva conosciuto Tania in termini biblici. Oltre a Tommaso, ovviamente. Probabilmente sarebbe sorto un caos totale se fosse trapelata la cosa, e una riunione con i genitori sarebbe stata organizzata in un baleno. Probabilmente i giornali locali ne avrebbero parlato, e così i siti di notizie, descrivendo tutto ciò come la prova della decadenza dei costumi dei giovani d’oggi, pensò Linda.

In ogni caso, meno persone fossero state a conoscenza della gara, meglio sarebbe stato. Era una delle regole della gara: si potevano usare solo bocca e mani, non si potevano mostrare seno e sedere più del dovuto al proprio giudice, non si doveva parlare con nessuno della gara. Le prime due avrebbero portato alla squalifica, la terza al declassamento al livello di paria a scuola e all’esterno. Qualcosa che nemmeno Linda, fino alla settimana precedente, aveva mai sperimentato sulla propria pelle nonostante fosse stata collocata in uno degli ultimi gradini della scala sociale.

Quale motivazione spingesse le altre ragazze a voler partecipare e vincere continuavano ad essere un mistero per Linda. Lei lo faceva inizialmente per non perdere la faccia e, una volta imparata la tecnica grazie alle lezioni di Tania, a guadagnarsi il rispetto, e magari un po’ di gradita devozione, dei suoi compagni di scuola, ma Marianna? O Francesca? Quali erano le loro motivazioni?

La ragazza lanciò un’occhiata veloce alla sua vicina di banco. Appariva impegnata nella stesura di appunti di matematica, scrivendo quanto stava dicendo la professoressa con la sua scrittura piccola e inclinata a sinistra, il quaderno vistosamente ruotato rispetto al banco. Linda si domandò quali emozioni e idee affiorassero nella sua mente quando pensava di mettersi in bocca il pene di un ragazzo, che magari nemmeno conosceva bene, come nel caso di quanto accadeva durante la gara, e che non avrebbe ricambiato il piacere che le dava.

Sollevò le spalle. Non c’erano in palio dei soldi, quindi non ci sarebbe stato nessun fratellino gravemente malato e che solo una costosa operazione chirurgica avrebbe potuto salvare come in certi film sullo sport. In effetti, non c’era nessuna coppa, nemmeno una medaglia a testimoniare in futuro la propria bravura nel praticare il sesso orale. Aveva ragione Tommaso, comprese Linda: non era altro che un gruppo di ragazzi arrapati che si facevano spompinare da delle ragazze sciocche…

La campanella suonò l’intervallo, seguita da grida di sollievo. Linda si alzò in piedi, stirandosi stanca: due ore di matematica erano pensanti anche per lei, ma se voleva entrare nel mondo della scienza era dovuta scendere a compromessi con le lezioni che le sarebbe toccato frequentare. Ce ne sarebbe stata una anche dopo la pausa, e sarebbe stato meglio fare un salto in bagno.

Nei corridoi c’erano pochi ragazzi, in quanto quasi tutti si erano riversati nel piazzale e nei parcheggi, approfittando delle belle giornate di primavera per prendere una boccata d’aria e, magari, anche un panino al camioncino che ogni giorno, alla stessa ora, si presentava davanti all’edificio scolastico. Nonostante ciò, molti dei presenti si voltarono al passaggio di Linda, sorridendole e, un paio, offrendole un caffè o un the al distributore automatico nell’ingresso. Lei rispose ai sorrisi, ma rifiutò con educazione alle offerte, rispondendo che ci sarebbero sicuramente state occasioni future.

Entrò nel bagno del piano, trovando un paio di ragazze che si stavano lavando le mani chiacchierando. Quando sentirono il suono della porta che si apriva, mossero la testa per vedere chi stesse entrando. Linda riconobbe entrambe, ma la sua attenzione venne calamitata da una in particolare: la mora che la fissò a sua volta, palesemente con poco piacere.

Linda salutò, appena in soggezione. Sandra la conosceva appena, era una ragazza di quindici anni che le sembrava studiasse letteratura, mentre l’altra era una sua contendente alla vittoria della gara: Vincenza.

«Buongiorno, Linda,» disse la ragazza, senza mettere troppo impegno nel nascondere nella sua voce che cosa stesse provando realmente. Si staccò dal lavandino, avvicinandosi a Linda, sotto lo sguardo sgomento di Sandra, che sembrava aspettarsi una scena di violenza da un istante all’altro.

Invece, dopo qualche passo che risuonò tra le pareti coperte da piccole piastrelle, la ragazza si fermò davanti a Linda, tenendole gli occhi piantati nei suoi. Erano alte uguale, centimetro più, centimetro meno, ma Vincenza aveva i capelli setosi di un castano scuro, e gli occhi marroni. Le spalle erano più larghe e, dalle foto che pubblicava su Instagram, poteva vantare una muscolatura tonica che sembrava mettere in risalto il seno, una seconda abbondante. Solitamente era una ragazza sorridente, circondata da maschi innamorati di lei, ma in quel momento anche lei dimostrava che la gara stava tirando fuori il peggio delle partecipanti.

«Ho avuto modo di visionare il video di ieri e della tua esibizione,» disse lentamente, stringendo gli occhi. «Ammetto che è stato soddisfacente vedere Michele cadere a terra dopo che gli hai suonato il flauto, ma non crederai davvero che basti quel trucchetto del baraccone per battermi? Può aver fatto divertire il pubblico, quel babbuino ti sarà grato per tutta la vita per avergli dato un po’ di piacere, ma la bravura è tutta un’altra questione, e la puoi trovare solo qui,» e si indicò con un dito la propria bocca. «Ti proporrei quasi di venire oggi pomeriggio a scoprire cosa si intende quando si parla di arte della fellatio, ma potresti deprimerti nel vedere una vera maestra all’opera».

Linda aveva fatto inconsciamente un passo all’indietro quando Vincenza le si era parata contro. Al pari di Sandra, si era aspettata di trovarsi addosso le mani della ragazza, ma quando aveva cominciato a parlare aveva compreso che l’attacco sarebbe stato di natura esclusivamente verbale e si era rilassata. Ormai era evidente che tutte le sue avversarie ancora in gara avrebbero cercato di far vacillare le sue sicurezze sulle capacità in quel campo particolare. L’idea la fece sorridere. Avrebbe potuto ricambiare il favore, e presentarsi anche lei nel pomeriggio e vedere con i suoi occhi lo stile della mora e se fosse stata lei quella da temere o le altre due partecipanti, Anna e Diana.

O forse no: essendo solo tre le ragazze in gara quel pomeriggio, Michele sarebbe rimasto senza una partner e non voleva rischiare che lui cercasse di convincerla di fare un bis. Non si sarebbe più infilata il suo cazzo in bocca o in figa per nessun motivo al mondo, a parte in occasione della finale, sebbene la speranza di trovarsi un altro giudice, in quel caso, non le sarebbe dispiaciuto affatto. In effetti, se all’inizio Michele probabilmente era stato assegnato a lei per qualche sgarro che aveva fatto agli altri tre del gruppo, o scelto a caso attraverso qualche sistema poco scientifico tipo lancio della monetina o sasso-carta-forbice, provocando sicuramente le sue lamentele, per la finale amava immaginare che si sarebbero scannati tra di loro per avere la possibilità di provare le sue capacità nell’arte del succhiare.

«Togliti dal viso quel sorriso idiota,» le consigliò Vincenza un attimo prima di voltarsi ed uscire, lasciandole senza salutare.

Linda la seguì con lo sguardo, voltando la testa. La guardò chiudere la porta del bagno delle ragazze con un colpo. Sollevò le spalle: dopotutto, sembravano essere di più quelli che l’ammiravano rispetto a quelli che la riconoscevano come un nemico nella ricerca di gloria. Forse sarebbe stato utile preparare una nuova strategia per la finale, visto che chiunque sembravano aver visto il video, e tirare fuori dal cappello qualche altro trucchetto insegnatele da Tania, più che altro per andare sul sicuro. Da quanto aveva capito, dato che il video non l’aveva visto, lei era inquadrata tutto il tempo di schiena, quindi nessuno avrebbe potuto studiare la sua tecnica e i suoi movimenti.

E a proposito di movimenti, sentì l’altra ragazza muoversi verso di lei. Quando si voltò per affrontare anche lei, Linda trovò Sandra con lo sguardo basso, a un metro da lei. Aveva una mano nell’altra, e sembrava stesse impastando qualcosa, o preparando una palla con del materiale simile alla plastilina.

«Io… ehm…» borbottò la ragazza, con un filo di voce, «so che non ci siamo mai frequentate, ma vorrei chiederti il favore di insegnarmi qualche… qualche tuo trucco… Vorrei fare felice il mio fidanzato. Per piacere…»

Prima di andare avanti…

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