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Erotika
Linda la nerd · Cap. 16
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Capitolo 16 di 39 33 min di lettura

"Linda non ha finito un cazzo!"

Con il cuore in gola, Linda si presenta alla gara di pompini, pronta a dare il meglio di sè...

William Kasanova
1 anno fa · 306 letture · 1

Poco dopo essere arrivata a casa da scuola, Linda aveva dovuto prendere a piene mani il coraggio ed era andata da sua madre, in cucina a preparare il pranzo, dicendole che quel pomeriggio aveva un incontro con una sua amica verso le tre per studiare, e che non avrebbe fatto ritorno prima di sera. Mentre pronunciava quelle parole, la ragazza sentiva il cuore batterle nelle orecchie con una tale intensità che quasi non sentiva la sua voce.

La donna, a cui la figlia doveva la propria bellezza, sebbene un paio di centimetri più bassa e con un seno leggermente più grande, sorrise senza guardare Linda ma continuando a muovere la pasta nella padella.

«Un giorno, poi, me la presenterai questa “amica”, che sembra davvero simpatica considerando quanto tempi passi con lei,» disse la madre. Il tono di voce fu l’equivalente di una strizzata d’occhio verso la figlia, facendole comprendere che aveva capito benissimo che l’amica fosse in realtà un amico e che, al posto dei libri, avrebbe aperto le gambe.

Linda non disse nulla. Non faticava a comprendere che sua madre, negli anni che aveva passato sulla Terra prima della sua nascita, avesse acquisito abbastanza esperienza per comprendere che ciò che poteva rendere improvvisamente felice una ragazza di diciotto anni che era sempre depressa fosse trovare un ragazzo che l’amasse, e probabilmente un giorno le avrebbe ripetuto il discorso sul sesso che le aveva fatto a quattordici o quindici anni riguardo il rispetto che doveva pretendere dal suo partner. Sorrise dentro di sé, pensando a Tommaso che la possedeva con un amore che fino ad una settimana prima lei non avrebbe mai nemmeno sognato.

Fu comunque felice nel sapere che sua madre credesse andasse a fare l’amore con un ragazzo. Quel pomeriggio, comunque, pensò Linda mentre percorreva una strada nella zona periferica di Caregan, tra le ultime case prima di entrare nel bosco, avrebbe avuto a che fare con un cazzo sì, ma non quello amato di Tommaso, bensì l’uccello di quello stronzo di Michele.

Era agitatissima. Aveva quasi creduto che, sforzandosi, il giorno della sua gara non sarebbe mai arrivato ma, dopo aver fatto l’amore con Tommaso nella sua stessa cameretta, si era resa conto che non era un evento quasi mitologico, disperso in un futuro troppo lontano da preoccuparla davvero come il collasso del sole in una stella nana, ma qualcosa che stava per piombarle addosso all’improvviso, quasi volesse scovarla impreparata.

Mentre imboccava il sentiero dove l’asfalto terminava, subito dopo l’ultima abitazione, la sua memoria tornò al fine settimana appena passato. Tommaso e Tania l’avevano amata come al solito, assecondando le loro personalità e lo scopo per cui la volevano nel loro letto. La seconda, poi, aveva voluto darle gli ultimi consigli su come migliorare il suo pompino, spiegandole come far impazzire un uomo lavorando di lingua sul suo frenulo. Doveva ammettere che, almeno su Tommaso, la cosa aveva funzionato davvero bene. E così anche il suo trucco per rimandare l’eiaculazione ma non l’orgasmo, cosa che aveva fatto chiedere alla sua insegnante dove l’avesse imparato. Linda aveva tergiversato, sostenendo che l’aveva letto da qualche parte su Internet; all’inizio Tania l’aveva guardata con vaga incredulità, mentre il ragazzo aveva trattenuto il fiato, poi lei aveva alzato le spalle e consigliato di provare anche ad afferrare le palle e tirarle dolcemente verso l’esterno, spiegandole che in vista della sborrata tendevano a ritirarsi.

Ma a parte questo, il resto del tempo che aveva passato con loro era avvolto in una nebbia mentale, in cui la principale sensazione era la preoccupazione per quanto sarebbe accaduto quel pomeriggio: l’idea della sua partecipazione alla gara le toglieva la possibilità di godere il sesso con Tommaso e Tania. Il suo umore oscillava dall’eccitazione della sicura vittoria guastata dall’incognita di cosa sarebbe successo al domandarsi perché stesse andando lì, in mezzo a gente che l’aveva sempre presa per il culo, a mettersi davanti a loro con un cazzo in bocca, magari sbagliando tutto, magari sprofondando ancora più nel ridicolo, a livelli che, nonostante tutto ciò che aveva subito in quegli anni, non aveva mai neppure lontanamente immaginato.

E poi, cosa avrebbe detto Tommaso? Non le importava dei suoi genitori: era ovvio che gli adulti non l’avrebbero mai dovuto sapere, genitori ed insegnanti in primis, o tutti loro sarebbero finiti nei guai. Non c’era stato un contratto scritto da firmare, o un giuramento da pronunciare, ma era ovvio che nessuno ne avrebbe fatto parola. Non lei di sicuro, soprattutto con Tommaso.

Ma se lui avesse scoperto che aveva tradito la sua fiducia? Quella era la domanda che aveva invaso la sua mente, impedendole di apprezzare le braccia del suo amato attorno al suo corpo, che avrebbe dovuto fremere di passione sotto i colpi della lingua o delle pelvi del suo uomo. Lui se n’era accorto, senz’altro, ma probabilmente aveva pensato fosse stato per quanto avevano fatto venerdì e che lei non aveva ancora assimilato, o forse si sentiva imbarazzata a fare sesso sotto lo sguardo di Tania, dopo aver squirtato in segreto senza che lei ne fosse informata.

Ormai era fatto, e Linda sapeva di non potersi più tirarsi indietro. Mentre imboccava il sentiero 277, che dal centro di Caregan portava fino alla Malga del Larice, da qualche parte in una valle di alta montagna, la ragazza volle illudersi che si stava avvelenando la mente con problemi inesistenti. Mentre percorreva una stretta striscia di terra contornata da felci e che sembrava perdersi nel buio del bosco, accompagnata dal canto di uccelli e da fruscii prodotti da qualche sciocco animale spaventato dalla ragazza, lei sperava che la sua mente, abituata ad una vita deprimente, in cui tutto sembrava andare sempre peggio, con nessuno che l’apprezzava, elaborasse scenari ben peggiori di quanto sarebbe stato il futuro che l’aspettava.

Le sovvenne alla mente che sabato e domenica, via WhatsApp, mentre era intenta a non perdersi in pensieri che le impedivano di godere del suo uomo, le erano giunti un paio di aggiornamenti della gara di pompini. Il primo giorno si erano scontrate a colpi di lingua Marianna, la sua vicina di banco, Alessia, una mora rimandata e che stava frequentando la quarta da geometra, Caterina, una ragazza che lei non aveva idea di chi fosse, e Pamela, la rossa amica del cuore di quella stronza di Francesca. Dalle voci che giravano in mensa durante la settimana, Alessia era data per vincitrice, sebbene Linda si fosse domandata su quali basi si basasse quell’opinione. Di certo la ragazza non poteva aver dato prova delle sue capacità con la bocca a destra e a manca, o almeno pensò lei. In ogni caso, quelle voci facevano imbestialire Marianna, che spergiurava, con una rabbia impossibile, che sarebbe stata lei la migliore. Beh, per la sorpresa di tutti, la bionda aveva dimostrato di non parlare a vuoto, e Adriano, il suo giudice, aveva in seguito dichiarato, in un commento nella discussione all’interno della pagina dell’evento in Facebook, che quello era stato il miglior pompino della sua vita. Linda immaginò che non avesse tenuto conto anche di quelli che gli erano stati donati da Tania. Il fatto che quella stronza fosse così brava un po’ le dispiacque, ma ebbe soddisfazione quando qualcuno, un ragazzo della terza informatica, aveva risposto al commento lamentandosi che poteva succhiare bene quanto voleva, ma il carattere era proprio di merda. Linda aveva sorriso malvagia nel notare che il secondo commento aveva ricevuto più apprezzamenti della stessa dichiarazione di Adriano.

Domenica, invece, la ragazza che si pronosticava vincitrice era proprio quella stronza di Francesca e, in questo caso, Linda non si sarebbe meravigliata se chi lo dichiarava parlasse per esperienza. E, infatti, la stronza aveva vinto o, per essere esatta, stravinto su Alessandra, Michela e Luisa, facendole passare per delle verginelle cresciute con le suore orsoline. E la cosa che faceva davvero arrabbiare Linda era il fatto che Francesca aveva avuto la possibilità di succhiare il cazzo di quel figo di Daniele, mentre a lei toccava la nerchia di quel bastardo di Michele…

La ragazza non riuscì a trattenere un moto di dolore al pensiero di dover dare piacere a uno che non perdeva occasione per prenderla per il culo. Michele, poi, oltre ad essere una persona disgustosa a livello comportamentale, era anche oggettivamente brutto, e non era lei l’unica a crederlo. Aveva il volto che sembrava fatto con la motosega come certe statue di legno tanto i lineamenti avevano un aspetto grezzo, spigoloso; la bocca dalle labbra fini era continuamente declinata in una smorfia di disgusto, e lo sguardo non spingeva maggiormente la gente a fare la sua conoscenza. I capelli neri, del medesimo colore degli occhi, apparivano sempre ribelli, in ciocche che ricordavano i raggi del sole ritratto in certi disegni. Era alto e magro, ma a quanto pareva, lì sotto, da quanto aveva letto nella pagina dell’evento, parecchie ragazze erano rimaste stupite da quanto avevano visto; qualcuna aveva addirittura accennato a provarci con lui per scoprire com’era trovarsi dentro un pene di quelle dimensioni. Linda avrebbe scoperto com’era trovarselo in bocca, ma la cosa non la entusiasmava quanto quelle oche…

Prima di andare avanti…

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