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Erotika
Linda la nerd · Cap. 20
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Capitolo 20 di 39 16 min di lettura

"Ci farebbe piacere se facessi parte della nostra compagnia"

Linda scopre che essere la migliore pompinara della scuola è il modo più semplice per essere la ragazza più popolare dell'istituto...

William Kasanova
1 anno fa · 303 letture · 0

Linda si era convinta di aver compreso cosa si intendesse con l’espressione “camminare a un palmo da terra”. Mentre attraversava il corridoio del primo piano della N. Sandrini non respirava affatto quell’atmosfera di odio e disprezzo che aveva inquinato per anni la sua esperienza scolastica: anzi, sentiva il suo cuore battere felice mentre camminava a testa alta in mezzo ai suoi compagni, il viso, già meraviglioso come lo descriveva Tommaso quando stava per baciarla, ulteriormente ingentilito da un sorriso che le sgorgava dall’anima.

Se fino alla mattina precedente i ragazzi più educati non la guardavano in faccia o le parlavano alle spalle, in quel momento tutti si voltavano verso di lei, salutandola gentili, distogliendo la propria attenzione dalle attività che stavano compiendo per indirizzarla verso di lei. In quei pochi minuti aveva forse ricevuto più sorrisi che nel resto dell’anno scolastico.

Linda si fermò davanti al suo armadietto e vi trovò un fiore reciso attaccato con del nastro adesivo al metallo dello sportello. Era solo un garofano rosso scuro i cui petali erano bordati di bianco, probabilmente strappato dalla pianta che cresceva accanto all’ingresso del cancello della scuola, ma la ragazza a stento trattenne l’ondata di emozioni che la colse e che quasi le sfuggì dagli occhi. Lo staccò dall’armadietto, lo liberò dallo scotch e, dopo averne apprezzato il profumo discreto, lo mise nell’occhiello della zip del tascone frontale dello zaino.

«Che bel fiore,» constatò una voce maschile alle sue spalle.

La ragazza si volse, trovandosi davanti Manuele, un ragazzo di diciassette anni che studiava elettronica, sebbene nel suo caso il termine “studio” andasse preso decisamente con le pinze. Era carino, e molte ragazze erano state con lui, principalmente perché il padre aveva un’azienda e disponeva di parecchio contante quando usciva il sabato sera. Spesso, con il fratello, di un paio di anni più grande, andavano in macchina fino alla costiera romagnola per raggiungere le discoteche più rinomate della zona, con un paio di ragazze o tre al seguito in macchina; solitamente tornavano il pomeriggio successivo, le ragazze esaltate per essere state in qualche locale alla moda e aver visto qualche vip, i due con la soddisfazione ben visibile sul volto per aver soddisfatto i loro appetiti.

Forse un paio di anni prima Linda avrebbe potuto ancora essere interessata a vedere gli individui che comparivano sullo schermo della tv, ed essere abbastanza disperata da accettare dentro di sé il cazzo di uno il cui unico pregio era avere un fratello ancora più puttaniere di lui e con la passione per le auto, ma in quel momento non ci sarebbe nemmeno uscita al bar per bere un caffè. Nonostante questo, gli sorrise: in fondo, non faceva fatica a comprendere che ci stava provando con lei per quello che aveva dimostrato di saper fare il pomeriggio precedente, ma era comunque il suo primo fan a farsi avanti e parlarle.

«Sì,» rispose, e aggiunse, conscia che non sarebbe di certo stato Manuele a farlo: «mi chiedo chi me lo abbia donato».

Il ragazzo sollevò le spalle, come a indicare che quelle erano sciocchezze da marmocchietti. Preferì usare il suo trucco collaudato anche con Linda, iniziando a vantarsi di aver visto questo e quel vip nelle settimane precedenti durante le sue incursioni nella costa adriatica. Alzò le sopracciglia e annuì come a sottolineare il proprio valore sociale quando aveva chiesto l’autografo ad un tipo che la ragazza non era sicura di aver mai sentito nominare.

«Ah, piantala di disturbare la ragazza con queste idiozie,» sbottò seria una voce che proveniva dal corridoio.

Voltandosi in direzione di quelle parole, i due videro avanzare Alessio. Manuele gli scagliò uno sguardo di disprezzo, mentre Linda non poté trattenere un sorriso: la ragazza ammirava la sua bellezza e la sua strafottenza le faceva battere il cuore. Non poteva nascondere a sé stessa che ne era innamorata e, prima di conoscere Tommaso e trovare in lui l’uomo della sua vita, Alessio era stato spesso il protagonista delle sue fantasie erotiche, quando la sera era chiusa nella sua stanza, nascosta sotto le calde coperte, dopo una giornata da schifo, e si dava piacere da sola. Nella sua mente, Alessio era un amante poco propenso alle effusioni, che la prendeva con la forza, spesso legandola al letto e possedendola senza porre alcuna importanza ai bisogni, soprattutto emozionali, della ragazza. “L’esatto contrario di Tommaso” si rese conto Linda in quel momento. In effetti, pensò, non l’avrebbe cambiato con lui per nessun motivo. Ma, dovette ammettere con un sospiro di apprezzamento, Alessio era veramente bello con quegli occhi di un profondo azzurro. Aveva uno di quei visi poco virili, con tratti che sembrava presi da un volto femminile, adatto a quello di un cantante da boyband, le labbra grandi sempre alzate in un sorriso come se fosse a conoscenza del fatto che ogni ragazza volesse baciarle. I capelli erano castano scuro, lunghi, ma sempre in ordine grazie all’uso del gel. Doveva essere alto più o meno quanto Tommaso, ma molto più esile, sebbene compensasse con ore e ore di palestra che lo avevano dotato di un corpo gradevolmente robusto.

La voce del ragazzo era profonda, tanto da eccitare Linda con le sole parole. «Dai, levati dai piedi che la stai annoiando. È una ragazza intelligente che merita di meglio di qualche pettegolezzo su qualche cantante che tra un paio di anni non lo vorranno nemmeno ai matrimoni e attori che non andrebbero bene nemmeno alle recite di Natale».

Manuele sembrò non essere troppo d’accordo, preparandosi ad affrontare il nuovo arrivato, ma questo, evidentemente abituato a trovarsi in situazioni del genere, quasi senza nemmeno accorgersene si passò prima la mano sinistra sul braccio destro, poi il contrario, ritirando le maniche fin quasi alle spalle e mostrando la pelle priva di peli e modellata da una serie di muscoli che a Linda sembrò esagerata, ma sentì crescere dentro di sé il desiderio di scoprire che sensazione desse sfiorarli con le dita. Si chiese come fosse sotto la maglietta.

L’esperto di vip sembrò comprendere l’antifona, soprattutto quando l’altro incrociò le braccia davanti al petto e parve alzarsi di un paio di pollici. Lanciò una nuova occhiataccia al suo contendente, che finse di non accorgersene nemmeno e che se ne andò con la coda tra le gambe e senza salutare.

Come se nulla fosse accaduto, Alessio si appoggiò con una spalla al muro di armadietti sorridendo a Linda. Sapeva di essere bello, di essere considerato tale da quasi tutte le ragazze della scuola e non sembrava farsi problemi nell’approfittarne. Fissava la ragazza negli occhi, e di tanto in tanto abbassando lo sguardo sulle sue labbra, cosa che, inconsciamente, la eccitava. «Era da tempo che volevo conoscerti, Linda».

La ragazza sapeva benissimo che non era affatto così, e glielo avrebbe ribattuto in faccia… ma era così bello, e come pronunciava il suo nome… sembrava glielo stesse sussurrando in un orecchio, abbracciandola nuda in un letto sfatto e umido, dopo aver fatto l’amore per tutta la notte… Lei abbassò lo sguardo, sorridendo imbarazzata a quel pensiero.

Lui fraintese. «Sto pensando che potremmo frequentarci: che ne pensi? D’accordo, mi vedo già con un paio di ragazze, ma credo che tu sia una persona interessante, Linda, e dotata di grande intelligenza».

Prima di andare avanti…

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