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Erotika
Linda la nerd · Cap. 21
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Capitolo 21 di 39 13 min di lettura

"Non ti farò partecipare alla finale, troia!"

...ma può portare a conseguenza molto spiacevoli, e non solo in campo competitivo...

William Kasanova
1 anno fa · 292 letture · 0

Linda non poté di trattenere un sorriso davanti a quella dimostrazione di amore verso il proprio ragazzo e di innocenza. E il sorriso si allargò nel constatare che due settimane prima lei stessa non sapeva come mettersi in bocca un cazzo e che, probabilmente, lei era stata nella stessa posizione di Sandra, con Tania al suo posto.

Abbracciò la ragazza, che sentì rigida tra le sue braccia, sorpresa. «Il tuo ragazzo se lo meriterebbe?»> le sussurrò in un orecchio. Se c’era una cosa che doveva ammettere la bionda era che anche Tommaso le aveva insegnato qualcosa, e non si trattava solo di come praticare un cunnilingus su un’altra donna per farla impazzire come avrebbe fatto con un uomo per mezzo di un pompino, quanto piuttosto che lei aveva il diritto di avere con sé un uomo che sapesse rispettarla fuori dal letto, che la facesse sentire felice e amata.

Sandra non rispose, confusa.

Linda si sciolse dall’abbraccio. «Un giorno ne parleremo, ma dopo che avremo finito l’anno scolastico,» le promise. E soprattutto dopo che fosse terminata la gara: non voleva che Sandra si rivelasse essere una spia, magari proprio di Vincenza. Sarebbero state in grado di mandare un’altra ragazza per rubare i suoi segreti?

Si salutarono e la ragazzina uscì dai bagni dopo che si furono scambiati i numeri di telefono con la promessa che avrebbero preso un pomeriggio per parlare. Con un sospiro di sollievo, Linda finalmente poté recarsi in uno dei gabinetti.

Scelse il più vicino, s’infilò dentro e si tolse il cellulare dalla tasca dei jeans e lo appoggiò sul portarotolo di carta igienica affisso al muro a destra del gabinetto. Controllò velocemente che non ci fossero messaggi di Tommaso. Niente. Probabilmente stava facendo ancora sesso con Tania, o dormiva in vista del pomeriggio al lavoro, pensò sconsolata. Beh, in effetti nemmeno lei aveva più scritto a lui o alla sua maestra dopo la gara del giorno prima, troppo eccitata e indaffarata a rispondere ai messaggi di chi si era scoperto improvvisamente suo fan su WhatsApp.

Lasciò un attimo il telefonino sul portarotolo, si abbassò i pantaloni, le mutandine e si sedette sul gabinetto. Mentre dallo stesso si alzava il rumore di uno schizzo di liquido che impattava contro la ceramica biancastra, la ragazza riprese il telefonino, lo sbloccò e scrisse un messaggio a Tommaso, dicendogli che le mancava tantissimo. Si lasciò sfuggire un sospiro mentre premeva il tasto di invio: diavolo, quanto gli mancava… i suoi baci, le sue carezze, fare l’amore con lui. Trattenne a stento le lacrime all’idea che non lo avrebbe visto fino a sabato insieme a Tania.

E avrebbe fatto meglio a mandare un messaggio anche a Tania, o si sarebbe insospettita se ne avesse mandato solo uno al ragazzo, pensò. Mentre digitava velocemente, sentì che la porta esterna si apriva e si chiudeva un paio di volte, qualcuno andò nel gabinetto accanto e un altro flusso di urina si riversò nella tazza, mentre qualcun altro si lavava le mani.

Linda spense lo schermo del telefono, strappò un pezzo di carta igienica che si passò sulla passera per asciugarsi, tirò l’acqua dopo averlo gettato nel water, si sistemò i vestiti e, rimessasi il telefono in tasca, uscì dal gabinetto.

C’era una ragazza a lavarsi le mani, Roberta, che si girò verso Linda, lanciandole un saluto silenzioso con un cenno del capo, poi sussultò. Linda non capì cosa le fosse successo, ma la domanda svanì dalla sua mente quando si sentì afferrare alla maglia e il muro piastrellato tra due porte dei gabinetti piombarle sulla schiena e la nuca.

Linda strillò spaventata, mentre Roberta si affrettava a fuggire dal bagno, lasciando il rubinetto aperto e l’acqua che continuava a cadere nel lavandino. La porta si chiuse con un tonfo.

Quando la bionda aprì le palpebre, confusa nel velo di lacrime che la botta le aveva fatto bagnare gli occhi, scorse l’ultima persona che avrebbe voluto trovarsi davanti. In fondo, pensò ironica una parte della sua mente, era l’ultima seria contendente della gara di pompini che non l’avesse ancora minacciata o svilita…

Ma Francesca, a giudicare dall’espressione del volto, era ipotizzabile non volesse limitarsi alle parole. Era alta almeno dieci centimetri più di Linda, e nonostante fosse magra e le sue uniche attività in palestra fossero solo fitness o cardio, sembrava pronta a riempirla di botte, la mancanza di muscoli sopperita dalla rabbia che distorceva i suoi lineamenti.

«Lurida troia, non avvicinarti a Daniele!» sibilò tra i denti, il viso talmente vicino a quello di Linda che quest’ultima sentiva il fiato della mora insinuarsi nelle sue narici e scendere nei suoi polmoni, le labbra che sembravano volessero baciarla da un momento all’altro.

«Cosa…» provò a chiedere la biondina, ma si sentì di nuovo spingere con violenza contro il muro.

«Non ti farò partecipare alla finale, troia!» le giurò Francesca. La lasciò con una mano, che si sollevò in alto, pronta a calare sulla sua vittima, ma proprio in quel momento la porta cigolò sui cardini.

La mora lasciò Linda, facendo un passo indietro e puntando lo sguardo sull’uscio. Linda, sconvolta, fece lo stesso, pregando si palesasse un insegnate.

Una volta tanto fu fortunata: una professoressa di inglese apparve alla porta, fissando le due, corrucciata, gli occhi autoritari che chiedevano cosa stessero facendo. Dietro una spalla faceva capolino il viso di Roberta, sconvolta e spaventata.

Cadde un profondo silenzio nel bagno, reso ancora più fragoroso dall’acqua che scivolava nello scarico e dal suono dei serbatoi dei gabinetti che stavano finendo di colmarsi. Venne infranto dopo qualche secondo dall’insegnante con il suo parlare simile ad un fastidioso pigolio: «La vostra compagna Roberta mi ha avvisato che qui era in corso un atto di bullismo».

Francesca rispose con una voce priva di inflessione, ma che sembrava ugualmente feroce quanto il ruggito di un predatore. «La nostra compagna Roberta farebbe meglio a comprarsi un paio di occhiali». Era voltata verso la professoressa ma, da come sbiancò la ragazza alle sue spalle, era evidente che quelle parole non erano rivolte all’adulta. Poi si rivolse alla biondina: «Vero, Linda».

Linda si accorse che non le aveva posto una domanda quanto piuttosto le aveva, poco velatamente, suggerito cosa rispondere all’insegnante. Lei spostò lentamente lo sguardo dalla professoressa alla mora che le aveva appena messo le mani addosso. La fissò per un istante, un lungo istante. Le sarebbero bastate un paio di parole per rovinarle la vita, o per lo meno l’anno scolastico ma, per qualche motivo, non volle che la sua vendetta fosse così semplice, una cazzo di sveltina punitiva. No, sarebbe stato qualcosa di molto peggio che un richiamo o una sospensione. Batterla in finale sarebbe stato un buon inizio, ma non si sarebbe limitata a quello… Voleva godersi la sua vendetta come un lungo cunnilingus che portava ad un devastante orgasmo.

Senza distogliere lo sguardo dalla mora, Linda confermò quanto detto da Francesca. «No, professoressa: nessun problema,» rassicurò. Non poteva certo vantare capacità di modulazione della voce paragonabile a quelle delle streghe Bene Gesserit, o anche solo della bulletta che aveva accanto, ma fu sicura che anche le sue parole grondassero di significati non espressi ma facilmente immaginabili.

L’insegnante non sembrò particolarmente convinta ma, per qualche motivo, volle accettare le asserzioni delle due studentesse. Il suo sguardo passò da una all’altra per qualche secondo, poi dichiarò, con il tono di voce del migliore poliziotto da film americano: «L’intervallo sta per terminare. Tornate alle vostre classi».

Quando la porta si richiuse, Francesca si girò verso Linda. Le braccia lungo il corpo vibravano tanto i pugni erano serrati. La voce con cui parlò sembrò affilata come la lama di un assassino. «Sei spacciata, Linda. Non vincerai la finale». Il labbro superiore alzato a mostrare i denti bianchi diede una maggiore intensità a quelle parole, nonostante non ne avessero bisogno.

Linda non rispose. Si limitò a guardare la mora senza nascondere il proprio odio mentre si avviava verso l’uscita e abbandonava il bagno.

«Puttana,» sibilò sottovoce una volta rimasta sola. «Bastarda puttana!»

Un trillo dalla sua tasca fece cambiare l’espressione del suo volto come il giorno rispetto alla notte. Il suo sorriso scacciò l’energia negativa che aveva impregnato quel locale quando riconobbe la suoneria dei messaggi che aveva impostato per una persona in particolare: prese il cellulare dai calzoni, lo sbloccò velocemente e lesse il messaggio.

L'attimo dopo si portava la mano libera alla bocca, tremando, le lacrime che scivolavano sul suo viso.

«No, Tommaso…» singhiozzò. Improvvisamente, avrebbe voluto morire.

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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