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Linda la nerd · Cap. 37
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Capitolo 37 di 39 22 min di lettura

"La ragazza ha un nome, si chiama Bimba"

Linda e Tommaso infine si rincontrano...

William Kasanova
1 anno fa · 285 letture · 0

La testa scheletrica di Mauro si mosse di lato all’impatto delle nocchie, e il resto del corpo, impossibile a trovare un equilibrio con una gamba sollevata, gli si mosse dietro, e l’uomo cadde nel sottobosco, rotolando una volta.

Tommaso ebbe un mezzo secondo per aggredire Mauro a terra, colpirlo fino a tramortirlo, e poi scappare con Linda, ma l’idea che il suo aggressore potesse averne avuto abbastanza lo fece tentennare troppo. Anche l’ipotesi che avrebbe potuto prendere per una mano la sua amata e dileguarsi passò per la sua mente ma, prima che potesse fare un solo passo verso la ragazza, l’altro si stava già alzando con uno sguardo assassino.

Mauro emise uno di quei versi simili a quelli dei tori dei cartoni animati quando mancano il loro bersaglio e si voltano per un secondo attacco, poi si guardò il cazzo che aveva cominciato a perdere il suo vigore, abbassandosi sempre più, e con un gesto di stizza lo strinse alla base e percorse tutta la lunghezza dell’asta, pulendolo dal terriccio e dalle foglie che ci erano rimaste attaccate. La cappella, ormai quasi ingoiata dalla pelle, era lurida. Con un movimento del polso gettò a terra lo sporco che era rimasto tra le dita.

«Quella puttana dovrà pulirmi per bene il mio grosso cazzo».

«Vaffanculo!» gridò Linda, che stava piangendo silenziosamente, probabilmente spaventata dal fatto che Mauro fosse ancora in piedi.

«Zitta, troia!» le impose l’uomo.

«Ehi, pezzo di merda, non osare parlare in quel modo alla mia donna!» gli ringhiò contro Tommaso, alzando i pugni davanti al viso. «Fatti sotto piuttosto, cazzone».

Mauro dimostrò di avere forza ma poca fantasia, attaccando di nuovo con il pugno alzato e lanciandosi contro Tommaso, il quale, questa volta, ebbe modo di prepararsi al colpo. Invece di parare il colpo, usò il braccio sinistro per indirizzare il pugno verso l’esterno, la mano destra, come se volesse seguire il consiglio delle sue compagne di allenamento, la tenne aperta e più in alto di prima, ma invece che sul seno la mise in faccia a Mauro, il palmo sulla bocca, le dita negli occhi, e all’ultimo momento sollevò la gamba destra, conficcando nell’inguine di Mauro il ginocchio.

Questa volta il contrattacco fu gratificato dal grido di dolore dell’uomo, che fece un passo indietro, afferrandosi i coglioni, tremando come una foglia per il dolore. Se già di carnagione era chiaro in viso, in quel momento divenne cinereo, poi rosso.

Tommaso non perse un instante, voltando la testa verso Linda, ancora appoggiata al tronco. «Forza, andiamo!» le disse, allungando la mano verso di lei.

Lei fece una smorfia, cercando di alzarsi. «Mi fa male la caviglia, Tommy, e… Attento!» gridò.

Lui, comprendendo cosa intendesse la ragazza, si voltò verso Mauro, alzando la guardia, ma non abbastanza in fretta. Quasi non vide il pugno sopraggiungere, ma lo percepì in bocca. Una coltre scura coprì tutto per un istante, mentre il dolore alle labbra esplodeva con la violenza di una bomba atomica. Barcollò all’indietro, inciampando sui suoi stessi piedi, e crollando a terra. Quasi non sentì Linda che lanciava un urlo mentre rotolava a sinistra per non rimanere sotto di lui. Cadde su qualcosa di duro e simile ad un tubo che lo colpì alla schiena: solo più tardi si rese conto che era una radice della pianta.

Si portò le mani alla bocca mentre il mondo cominciava a riprendere luminosità. Sentì il sapore del sangue sulla lingua, e in un attimo di lucidità fu felice che non se la fosse tranciata. «Pezzo di merda!» gridò, sperando che tutti i denti fossero ancora al loro posto.

Sul brutto muso di Mauro era ancora ben evidente il dolore della ginocchiata quando apparve nel campo visivo di Tommaso. Lo fissò con una profonda rabbia. «Adesso ti ammazzo,»sibilò, un ghigno di dolore e furia sulle labbra. Avanzò di qualche passo tenendo in mano un grosso sasso sporco di terra. Con uno sforzo provò a sollevarlo ma, nonostante non potesse essere particolarmente pesante, era troppo sconvolto per riuscirci con un movimento fluido.

Tommaso sgranò gli occhi, ma invece di farsi prendere dalla paura, tentò il tutto per tutto: ruotò a terra sulla schiena, allineandosi con il suo aggressore, sollevò la gamba destra mettendola dietro a quelle di Mauro, quella sinistra la pose davanti e, spingendosi con le braccia, rotolò velocemente su sé stesso. Non ebbe modo di vederlo, ma dal rumore che si sollevò dalle foglie secche e dal grido di dolore, comprese che il suo tentativo disperato era riuscito.

Quando si voltò, mettendosi a sedere, trovò Mauro disteso a terra, stordito. Sembrava che fosse caduto di petto sul sasso che cercava di sollevare, prendendosi una botta che, secondo il ragazzo, poteva equivalere al pugno che si era preso in bocca.

Ma nonostante questo, l’uomo allargò le braccia, appoggiò le mani sul terreno e, tremando per la stanchezza ed il dolore, iniziò a sollevarsi.

«Ah, ma porca puttana…» mormorò Tommaso, chiedendosi quanto ancora sarebbe durato quello stronzo, e soprattutto se sarebbe riuscito a fermarlo, quando un bastone si abbattè sulla nuca di Mauro, spezzandosi a metà per la forza dell’impatto, rimbalzando un paio di volte nel sottobosco e scomparendo in un cespuglio. L’uomo crollò a terra e l’unica prova che fosse ancora vivo fu il piagnucolio lamentoso che si sollevò dalla sua gola.

«Vaffanculo e restaci, stronzo!» gridò Linda, e a Tommaso sembrò impossibile che una creatura così magnifica e minuta potesse essere anche così infuriata.

Con un certo impaccio e dolore, il ragazzo si mise in piedi, scuotendo la testa per schiarire la mente, poi fece qualche passo verso la ragazza, allungando una mano per aiutarla ad alzarsi. Lei gli sorrise, le gote bagnate dalle lacrime, lasciando cadere il pezzo di bastone e afferrando la mano.

«Ah…» disse con una smorfia mentre si appoggiava sulla caviglia che l’aveva fatta cadere.

«Tutto bene?» le domandò Tommaso, ma lei non rispose, abbracciandolo. Se Linda avesse avuto più forza l’avrebbe stretto fino a mozzargli il fiato, ne era certo.

Lui si godette quel contatto per qualche istante, felice di averla di nuovo tra le sue braccia, incredulo di come il semplice tocco di un corpo umano in particolare potesse scatenare tutta quella felicità, quel benessere che sentiva riempire ogni fibra del suo corpo, inondare la sua mente e scaldare la sua anima.

«Andiamocene, prima che si riprenda,» consigliò il ragazzo dopo qualche istante, sciogliendo con dolore l’abbraccio di Linda che aveva cominciato a piangere silenziosamente.

Lei abbassò lo sguardo su Mauro. «Non l’ho…» domandò con un filo di voce, come se si fosse improvvisamente resa conto di cosa avesse davvero fatto qualche istante prima.

«No,» lo rassicurò lui, guardando a sua volta l’uomo, che sembrava si stesse riprendendo molto velocemente. «La bastonata è stata più di effetto che altro. Tra non molto sarà di nuovo in piedi. Comunque, non avresti potuto renderlo più imbecille».

Provarono a fare qualche passo, ma Linda cedette sulla caviglia. Le sfuggì un gemito di dolore.

«Non preoccuparti, ci penso io,» disse Tommaso, inclinandosi in avanti e mettendole una mano sotto le gambe e una mano sotto un’ascella. In un attimo la ragazza si sentì sollevare e si ritrovò in braccio al ragazzo. «Sei leggera quanto una piuma. Mi sa che non hai mangiato molto da quando mi hai lasciato: dovrò prepararti ancora quel risotto che ti piaceva tanto».

«Non è il risotto che voglio da te, Tommy,» le confessò, appoggiando le labbra alle sue.

Lui emise un verso di dolore, staccandosi dal viso della ragazza come se avesse avuto in bocca un cavo elettrico sotto tensione. «Mi sa che quel bastardo sa tirarli bene i pugni!» commentò dopo un istante.

Linda lo guardò spaventata e dispiaciuta, ma poi si accoccolò su di lui, limitandosi a baciarlo sulle guance mentre lui iniziava a portarla verso l’auto, aggirando gli alberi più bassi e guadando il ruscello, indifferente alle scarpe che si bagnavano.

«Forse facciamo ancora in tempo a raggiungere la vecchia segheria,» ipotizzò Tommaso, incapace di trattenere completamente il disprezzo per quanto stava suggerendo, «così puoi fare la finale della gara. Ho visto il video,» aggiunse con il cuore che sembrava smettesse di battergli per un istante, «e sei davvero brava. Non vorrei che…»

Linda non lo lasciò finire. «Non me ne importa nulla di dimostrare a chicchessia di essere brava a fare pompini se non a te,» gli confessò, riprendendo a baciarlo con ardore. «L’unica gara che voglio vincere è quella che ha il tuo cuore in palio».

Tommaso sorrise soddisfatto. «Oh, in tal caso sei prima, seconda e terza classificata, bimba».

«E Tania?»

«Lascia perdere Tania. Spero di non vederla mai più». La guardò, scoprendola confusa. «Fidati, è meglio se non si fa più anche solo sentire, soprattutto da te».

Linda sembrò comprendere. «Allora portami a casa tua, mio guerriero: sarò io la vincitrice, ma voglio darlo a te il premio».

Tommaso la sollevò meglio tra le sue braccia e la portò con maggiore vigore fino allo spiazzo dove aveva lasciato la Punto.

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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