Seguì con l’occhio destro Daniele sollevarsi dietro di lei e mettersi in posizione, contro i suoi glutei. Poi sentì delle dita scivolarle tra i lunghi capelli biondi, che si arrotolarono attorno alla mano, mentre l’altra scivolava davanti ad una gamba e tornava indietro, appoggiandosi sulle labbra della figa.
«Sei bagnata, ragazza…» commentò soddisfatto il ragazzo, «ottimo».
Un sorriso apparve sulle labbra di Linda. O, più esattamente vi saettò un istante, perché un colpo ai capelli le deformò i connotati in una maschera di dolore, strappandole la testa dal tavolo e sollevandola fino ai capezzoli, mentre la mano sul suo bocciolo di rosa prendeva a penetrarla con tre dita come se stesse cercando di infilarci tutta la mano e, volontariamente o meno, il polso si abbatteva sul clitoride come scudisciate. Il dolore fu tale che nemmeno si accorse che il cazzo di Daniele era entrato nel suo retto, l’inguine che sbatteva contro i glutei, se non dopo quasi mezzo minuto dall’inizio di quel supplizio.
Linda stringeva gli occhi, in punta di piedi, la schiena arcuata all’indietro, un grido che le lacerava l’anima peggio di quanto il cazzo di Michele le avesse sfondato il culo. Il cuoio capelluto sembrava prossimo a strapparsi, con strattoni in sincronismo con i colpi di inguine del ragazzo, la figa che sembrava essere diventata di magma per l’azione scellerata della mano.
Per fortuna della ragazza, forse perché eccitato dalla visione delle due inculate precedenti, Daniele venne dopo solo un minuto. Lasciò i capelli biondi, facendo crollare la testa di Linda sul tavolo, un braccio della stessa che bloccava l’impatto sul piano di legno; abbandonò anche il sesso e, con la mano bagnata di ambrosia, afferrò il fianco destro della ragazza e spinse fino in fondo un paio di volte nel retto di Linda e la sua sborra si mescolò a quella degli altri due ragazzi.
La bionda non sentì il suono viscido del cazzo del ragazzo di cui era stata innamorata fino ad un attimo prima mentre usciva dal suo culo devastato perché le sue orecchie erano piene solo del ritmico battere del suo cuore, impazzito e rumoroso come un tamburo. Sentiva il seno destro vibrare ad ogni palpito come se fosse stato colpito da una sberla tre volte al secondo. Respirava attraverso i denti, l’aria che sibilava quando passava attorno alla pallina di silicone perché in naso era pieno di muco e iniziava a colarle in gola e sulle labbra, e sentiva che stava per vomitare.
Ebbe qualche secondo per riprendersi prima che anche Enrico la possedesse e…
«No,» disse qualcuno alle sue spalle, «non ne ho intenzione».
«Ma…»
«No, cazzo!» Linda riconobbe la voce del ragazzo ultimo arrivato nella banda. «L’avete già conciata come una merda. Non ho capito cosa voleste farle, ma state tranquilli che non voglio farne parte anch’io».
«Non fare la mezzasega,» lo ammonì Michele.
«Fottiti, pezzo di merda!» rispose Enrico. «E tu prenditi il tuo cellulare con le tue foto del cazzo».
Poi dei passi si allontanarono nella stanza. Linda girò il capo e vide Enrico aprire la porta d’ingresso e poi scomparire inghiottito dalla stessa quando il battente tornò a chiudersi sbattendo.
I tre ragazzi rimasti rimasero in silenzio per qualche istante, finchè Michele non chiuse la faccenda con il commento: «Che coglione…»
Adriano mise una mano su una spalla di Linda, aiutandola ad alzarsi. Il dolore all’ano quando si mise in piedi fu lancinante al punto tale da farle sfuggire un ruggito di sofferenza. Dovette appoggiarsi al tavolo con una mano e sollevare una gamba sulla punta del piede, restando comunque incapace di restare in una normale posizione eretta.
Linda mise le mani dietro la testa, ma era troppo stordita e le dita troppo anchilosate per riuscire anche solo a capire cosa stesse toccando. Adriano le si porse alle spalle e, in un attimo, dimostrando di non essere nuovo all’uso della gag ball, liberò la ragazza.
Lei prese una profonda boccata d’aria, riempiendo finalmente i polmoni dopo dieci minuti di quasi totale apnea. Subito sentì il capogiro rallentare e il terremoto che scuoteva la stanza perdere diverse magnitudo nella scala Mercalli. In fondo alla gola, nonostante si ritrovasse temporaneamente priva del senso dell’olfatto, sentì comunque un odore pesante nell’aria, provocato dall’eccitazione di quattro maschi, la sborra di tre e, probabilmente, quello che si trovava nel suo intestino: sebbene lo stordimento stesse calando, il disagio nello stomaco aumentò.
«Beh, Linda, sei ancora nella gara,» proclamò Adriano con la stessa indifferenza che avrebbe usato se la ragazza avesse usato delle argomentazioni logiche e non la sua verginità anale per convincerli.
«Spero che anche le altre due troie decidano di avere rogne una con l’altra,» dichiarò Michele, aggiungendo sottovoce: «Non mi dispiacerebbe scoparmi anche il culo di Marianna».
Sul volto di Daniele si abbozzò un sorriso all’idea di inculare anche l’antipatica compagna di classe di Linda, poi si rivolse a quest’ultima. Si avvicinò, l’accarezzò sul viso e le sussurrò: «È stato magnifico con te. Ti è piaciuto?»
La ragazza lo fissò e, in qualche modo che lei stessa non avrebbe saputo spiegare, non gli sputò in faccia e non lo azzannò alla gola, strappandogli la carotide. Invece sorrise, riuscendo perfino a simulare con gli occhi un moto di gratitudine. Nonostante tutto, non sarebbe stato molto intelligente vomitargli addosso tutto l’odio che aveva scoperto di covare dentro di sé dopo quello che le aveva inflitto quel bastardo. Al confronto, Michele si era comportato come un amante passabile e quasi caloroso, sebbene si stesse vendicando per quanto gli aveva causato dopo il pompino.
«Adesso puoi andare,» disse Adriano, mentre gli altri due di alzavano le mutande e i pantaloni. Passarono in un istante dal ringraziarla per gli orgasmi all’ignorarla completamente, con il capo che accendeva il telefonino e controllava qualcosa soddisfatto mentre gli altri due stronzi tornavano a guardare lo sport in tv.
Fu un’esperienza dolorosissima inchinarsi per afferrare intimo e pantaloni e sollevarli. Le mutandine, pur essendo larghe, quando il tessuto si insinuò tra le chiappe fu un’agonia. Si voltò verso i tre, chiedendosi se salutarli, sebbene non ne avesse la minima intenzione: vederli intenti nei loro passatempi, soprattutto Adriano che chattava sorridendo a quanto scriveva il suo interlocutore, decise di non farlo, e camminando con fatica e dolori che sembravano causati da un tizzone nel retto, se ne andò, mandandoli mentalmente a morire ammazzati loro quattro, anche il bastardo che se l’era battuta, e Francesca, che se l’era cavata decisamente molto meglio di lei.
Mentre apriva la porta ed usciva, sperò che tutto questo le avrebbe permesso davvero di tornare tra le braccia di Tommaso.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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