Ma quel coglione di Tommaso era tornato dall’inferno, e invece di quella furia di Sara sembrava avere con sé quella merda di Linda. Perché quel ragazzo aveva sempre a che fare con le sue disgrazie, dannazione? In effetti, nulla di tutto questo sarebbe successo se, quando si era presentata con la versione deprimente di “Harry Potter”, lui avesse riconosciuto che lei era una bella fica, se la fosse scopata facendole scoprire cosa fosse un vero orgasmo e lasciato quel velociraptor biondo e messo con lei. Tutti sarebbero stati più felici. Forse non avrebbe mai nemmeno insultato quella merdina di Linda, troppo impegnata a raccontare alle sue amiche quanto fosse fortunata, a vantarsi di come godesse in continuazione.
Provò a tornare sul profilo di Facebook del ragazzo scrivendone nome e cognome nella casella di ricerca. Un paio di secondi dopo lo schermo del computer venne aggiornato, mostrando una lista di ragazzi che rispondevano alla sua richiesta. Aprì i vari profili, ma nessuno di questi era lui: lo ricordava piuttosto bene. No, niente: era ancora bloccata. Fissò lo schermo, grattandosi il mento, poi cliccò sulla barra dei preferiti del browser, accedendo ad un motore di ricerca, e inserì nome, cognome, e Caregan, così da ridurre con la località i risultati.
Con sua sorpresa, Francesca scoprì che, in effetti, gliene vennero restituiti solo quattro: dal secondo c’erano solo notizie di giornali locali, ma il primo conduceva ad una foto su Facebook. Vi cliccò sopra e scoprì di avere fortuna: Tommaso appariva sorridente in un selfie, con un uomo, accanto ad una moto con il motore in parte smontato e senza una ruota. Si stupì quando notò che il momento in cui la foto era stata pubblicata lei stava scoprendo cosa significasse infilarsi un palo del telefono nella fica: le sembrò strano che il tipo che doveva fottere Linda fosse contemporaneamente nell’appartamento dei genitori di Linda e in un garage a fare manutenzione ad una moto da cross. Si strinse nelle spalle. Evidentemente la nerda era talmente poco eccitante che pure il tipo che, secondo sua cugina l’aveva scopata per quattro ore, dopo venti minuti ne avesse già piene le scatole e preferisse sporcarsi di grasso di motore.
Ma il tipo accanto le fece scattare una lampadina: al pari di Tommaso lei lo aveva già visto e, fortunatamente, questa volta non aveva bisogno di mezza settimana per riconoscerlo. Era il fratello di un suo compagno, e lo aveva visto solo un paio di mesi prima, quando aveva portato il ragazzino a scuola durante uno sciopero dei mezzi pubblici. Sì: la barba era la stessa, i capelli pure. E il cognome, come appariva sopra la foto, insieme a quello di Tommaso, era lo stesso del suo compagno.
Francesca si portò una mano alla bocca, pensando, lasciando che quello che riteneva il suo scarso intelletto facesse le sue meraviglie. Un paio di secondi dopo le fornì una soluzione: lei stessa la considerò piuttosto semplice, ma sapeva che non sempre serviva l’equivalente di un piano militare. Sperò che Tommaso continuasse ad essere fedele come un tempo, e che pretendesse lo stesso dalla sua partner.
Cliccò su Paolo, il nome dell’uomo, portando la ragazza nella pagina principale del profilo, scrollò un paio di schermate con il mouse e trovò la lista amici. Qui, tra i primi, trovò il fratello Egidio. Un paio di click e lo trovò nella chat, dove le rispose dopo qualche secondo.
Promettendogli una palpata alle sue tette e al suo culo, e no, niente baci, soprattutto con la lingua, chiese al ragazzo di mandare a suo fratello il link che gli spedì. Lui accettò e dopo qualche istante la informò che tutto era a posto. Le chiese, al posto delle palpate, una sua foto in topless. Lei, annoiata, chiuse direttamente la scheda del browser con Facebook e si trovò di nuovo nella schermata dell’upload. La barra di caricamento era completamente piena, il video digerito dal server e disponibile.
Francesca fissò il rettangolo nero che occupava buona parte dello schermo, con un triangolo bianco al centro puntato verso destra. Deglutì, chiedendosi se vedere o meno la fantomatica esibizione di Linda. Un po’ di timore, dovette ammetterlo a se stessa, le vagava nell’anima, ed era certa che qualcosa di davvero spiacevole si nascondesse dietro quel triangolo bianco che sembrava invitarla a scoprire se avesse davvero il coraggio che si illudeva di possedere.
Il dubbio durò tre respiri, poi Francesca si ricordò che lei non scappava mai. Non lo avrebbe fatto davanti ad una merdina come Linda.
Allo squittio del mouse, il triangolo venne sostituito da un semicerchio che ruotò un paio di volte, poi scomparve insieme al nero del rettangolo, che mostrò la familiare location del luogo in cui lei aveva goduto del cazzo del meraviglioso Daniele. Quattro ragazze di spalle, che riconobbe comunque senza difficoltà, erano inginocchiate davanti ai giudici.
Francesca sorrise nel vedere tutte iniziare il loro lavoro di bocca, tranne Linda che si guardava attorno, confusa. Si chiese come quella scema potesse essere pericolosa per lei. Michele la redarguì con rabbia.
La ragazza scosse la testa, incrociando le braccia al petto, appoggiandosi allo schienale, pronta a godersi lo spettacolo. No, era impossibile quanto le aveva detto Pamela. Linda aveva fatto una figuraccia, e quel video lo avrebbe dimostrato.
Ma il video non fu della stessa opinione, e lentamente lo dimostrò. Francesca assistette al lavoro di Linda, ma non era lei che guardava, posta di schiena, quanto il volto orribile di Michele, perennemente arrabbiato. O almeno fino a quel momento, perché nel giro di cinque minuti, dopo che due delle ragazze avevano abbandonato con infamia la gara, l’espressione del giudice era mutata, passando dal disgusto allo sbalordimento, al piacere. All’orgasmo, ed un attimo dopo alla rabbia più completa, gettandosi su Adriano.
Francesca era stupita da quanto stava accadendo sullo schermo: non solo Linda aveva portato quell’orrido ragazzo ad un orgasmo, ma adesso stava mostrando la bocca al capo dei giudici, per poi tornare a tormentare il cazzo di Michele. E man mano che quest’ultimo sentiva aumentare l’eccitazione, lei sentiva freddo, come se le dita scheletriche della sconfitta avessero iniziato ad accarezzarla. Si portò le mani alla bocca, sconvolta. Quando infine Michele venne davvero, e attorno alla telecamera la gente saltava, esaltata, lei lanciò un grido straziante che forse non fu al livello di quello del ragazzo sullo schermo, ma di sicuro maggiore del volume delle battute di Alfonso e Jacinta.
Quando la madre uscì dalla cucina, spaventata dall’urlo, trovò la splendida figlia in lacrime, singhiozzante, disperata come mai l’aveva vista prima.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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