Il pubblico aveva smesso di fare schiamazzi, troppo preso da quello spettacolo sconvolgente e coinvolgente. Dalle grida di qualcuno, Linda suppose che una coppia o due avesse abbandonato ogni decenza, travolta dalle emozioni di quello spettacolo, e avesse cominciato a fare sesso dietro di lei.
Ironicamente, Michele aveva appena avuto l’orgasmo ma a venire fu Daniele. Linda lanciò un’occhiata verso il volto di Daniele per scoprire come fosse mentre godeva, ma rimase delusa: a quanto sembrava il bel ragazzo non ricevette molto piacere dalla bocca di Nadia, la quale cercò di giocare un’ultima carta facendosi sborrare in faccia, ma fu fatica sprecata. Enrico, accanto a loro, probabilmente riconoscendo la deludente esecuzione della rossa, magari ancora disgustato dalla vista del suo seme sputato nelle erbacce, dichiarò il termine della gara di Nadia con lo stesso piatto entusiasmo con cui si constaterebbe l’ennesimo ritardo dei mezzi pubblici.
Qualcuno, più per educazione che per altro, o magari un parente o le sue migliori amiche, applaudì per la ragazza, che si alzò in piedi e se ne andò senza spiccare una singola parola, la testa abbassata, cavando da una tasca un fazzoletto e pulendosi il volto.
In fondo, riconobbe Linda, lei aveva vinto comunque. La gara non consisteva nel durare più a lungo, ma nel far godere maggiormente il proprio giudice e, da come aveva gridato Michele quel pomeriggio, lei aveva stracciato le altre tre. Probabilmente aveva battuto chiunque si fosse presentata in quel piazzale, e di diverse lunghezze, ma non voleva ancora fermarsi: la sua sete di vendetta non era ancora stata spenta. Perorò la sua causa proprio alla vittima che aveva designato.
«Michele, mio padrone,» gli sussurrò, umile, afferrandogli il cuore e la mente con il suo sguardo e stritolandoli come uova marce dal guscio guasto, «loro vorranno farmi smettere, ma io voglio sentire la tua sborra calda scivolare nella mia gola…»
Le narici del ragazzo si espansero quasi a sembrare quelle di un cavallo a quell’implorazione, poi guardò con profondo astio prima Adriano, poi gli altri due. Nessuno avrebbe dovuto toccare la sua piccola puttana o avrebbe trovato la morte.
Mentre un senso di soddisfazione montava in Linda, così come il desiderio verso quel cazzo, la ragazza tornò a suggere il glande, baciandolo e succhiandolo con delicatezza. Si accorse dopo qualche minuto che dalla gola emetteva un gemito di apprezzamento, che non era affatto intenzionale: in realtà stava davvero gradendo la sensazione che gli donava passare la lingua sulla mucosa della cappella di Michele, il sapore che le stava invadendo la bocca e l’afrore di maschio che solleticava il suo olfatto. Sì, aveva voglia di cavalcarlo, farsi riempire la passera dalla sborra di quel ragazzo. Peccato dovesse umiliarlo davanti a tutti.
Ormai i tre giudici che avevano già eiaculato giravano attorno al loro compare e la ragazza che lo stava facendo impazzire, incerti se essere invidiosi, spaventati o eccitati. Non avevano mai visto una ragazza fare qualcosa di simile se non in un filmato pornografico, e mai se lo sarebbero aspettati da Linda. Guardavano il pubblico, poi i due intenti in un rapporto che aveva ormai superato ogni senso, quindi tornavano con il loro sguardo sugli astanti, sorridendo imbarazzati, provando a lanciare qualche battuta che però non sembrava venire colta da nessuno, tanto erano intensamente coinvolti in quell’atto sessuale.
Le dita di Linda si chiusero delicatamente sull’asta, iniziando a masturbarlo, gli occhi chiusi perché gli altri sensi potessero aumentare il piacere che stava godendo. Se non avesse indossato i pantaloni e le mutandine, e inginocchiata su un cuscino, gli spettatori avrebbero assistito anche alla formazione di una pozza sul cemento tra le sue gambe, alimentata dal desiderio liquido che avrebbe stillato dalla sua fica che aveva cominciato a pruderle insistentemente. Quanto cazzo ci voleva ancora per farlo sborrare, si chiese con rabbia. Aveva assoluto bisogno di soddisfare quel fastidio… Magari con Daniele. Lei lo avrebbe fatto godere, altroché quella troia incapace di Nadia.
Michele dimostrò che con il grido precedente non aveva raggiunto il massimo volume sviluppabile dalla sua voce quando afferrò i capelli di Linda, quasi temesse che, dopo un tempo indefinibile passato a succhiarglielo e sussurrandogli che non avrebbe potuto più vivere se non avesse inghiottito la sua sborra, avesse voluto interrompere quel pompino sul più bello. O forse il piacere era talmente elevato che, se avesse saltato anche questa eiaculazione, quella successiva sarebbe stata troppo intensa per il suo cuore.
Mentre nei boschi si levavano grida che solo il più feroce dei lupi mannari avrebbe potuto eguagliare, Linda chiuse gli occhi, assaporando la sborra di Michele riversarsi in caldi, impetuosi fiotti nella sua bocca, riempiendola. Aveva un gusto diverso da quello di Tommaso, speziato e forte, come voleva che fosse il suo uomo: quello che stava colando nella sua gola era più fruttato, quasi sciapo. Che mezza sega Michele…, concluse la ragazza, lasciando scendere nel suo esofago il seme del ragazzo. Una delusione.
Nonostante questo, sorrise di nuovo, guardando verso gli occhi neri del suo giudice. «Grazie, padrone, non ho mai…»
Ma la mezza sega non la poteva sentire, stordito com’era dall’orgasmo che l’aveva colpito come una stangata diretta alle tempie. Lo vide boccheggiare afono, il volto rosso quasi quanto la cappella che era scivolata fuori dalle labbra della ragazza, cosparso di pesanti gocce di sudore, gli occhi che mostravano solo il bianco. Barcollò qualche passo all’indietro: Enrico, alla sua destra, lo vide e provò a prenderlo, ma non ne ebbe il tempo. Michele mise un piede in fallo e cadde supino come un sacco di patate nella sterpaglia con un suono di rametti che si spezzavano e qualcuno che rideva nervoso nel pubblico, un paio di gocce di sperma che non si erano scaricate nella bocca della bionda che schizzavano sulle ortiche.
I tre giudici, storditi da quello che era appena accaduto, rimasero qualche istante immobili, indecisi su cosa fare. Poi Adriano, quasi ricordandosi all’improvviso per quale motivo fossero lì, si avvicinò a Linda per prenderle un braccio e sollevarlo in aria, come si fa nella boxe con il vincitore di un incontro.
Ma la ragazza lo precedette di un mezzo secondo, alzandosi da sola, voltandosi verso il pubblico, passando il retro di una mano sulla bocca per pulirsi una goccia di sborra che sapeva benissimo non esserci, e li fissò per un istante, guardata a sua volta da una trentina di ragazzi e ragazze allibiti, muti. Un paio di coppie stavano davvero facendo sesso sul pavimento, incapaci di trattenere il loro desiderio alla vista dello spettacolo della sua performance, fermi anche loro a metà di una penetrazione; un ragazzo aveva in mano uno smartphone e stava filmando, gli occhi pieni di stupore puntati sulla vincitrice e non sullo schermo.
Poi Linda pose un braccio davanti al seno, diventato fastidiosamente duro e sensibile per l’eccitazione che l’aveva invasa negli ultimi minuti, allungò verso l’esterno l’altro e si esibì in uno di quei profondi inchini che si potevano vedere solo nei vecchi film.
Improvvisamente il pubblico esplose in un’acclamazione, applausi e grida che quasi poterono competere con la dichiarazione di orgasmo di Michele. Alcune ragazze cominciarono a saltare sul posto, estasiate e desiderose di imparare a dare piacere come Linda, altri le gridarono il loro eterno amore, altri ancora le corsero incontro, pregandola di essere in un selfie con lei. La ragazza scorse in fondo al gruppo Pamela, la migliore amica di Francesca, applaudire senza convinzione, anzi con un certo disprezzo facilmente leggibile sull’espressione che animava il suo volto; si guardava attorno, chiedendosi come tutti fossero così felici per quella stupida ragazzina. Linda ricordò che la rossa aveva partecipato alla gara un paio di giorni prima, perdendo sotto i colpi di lingua e labbra di Marianna.
Ma quello non aveva importanza, si disse: l’unica cosa che contava in quel momento era godersi l’acclamazione del pubblico. In realtà, Linda fu felice che Tommaso l’avesse fatta squirtare un paio di giorni prima, o, considerando come si sentiva in quell’istante, il piacere più intenso della sua vita non sarebbe giunto da lui.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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