La ragazza fu felice che Tommaso facesse tutto questo con gli occhi chiusi cosicché non poté scorgere lo sguardo allibito di lei, che in quel momento si rese conto che non aveva mai messo nemmeno un terzo della passione che lui stava applicando al succhiare le sue dita sporche di trasudo quando amava il suo dolce cazzo spompinandolo… Ma quanto doveva ancora imparare, soprattutto per mettersi ad un livello prossimo a quello che si meritava il suo uomo?
Lui lasciò la sua mano, voltandosi verso di lei, grato in volto, le accarezzò dolcemente il viso e la baciò sulla fronte. «Grazie mille, piccola».
Lei cercò di assumere un’espressione infelice. «Pensavo avresti voluto il mio dolce culetto…» disse, rendendosi subito conto che sembrava ridicola.
Tommaso non sembrò dare peso a ciò. «Ma io lo voglio, e non hai idea di quanto mi piacerebbe averti a pecorina e farti urlare di piacere grazie a…» non riuscì comunque a trattenere un sorriso divertito «al tuo dolce culetto».
«E allora perché…» domandò confusa. «Voglio dire, quello che hai fatto prima con la lingua mi è piaciuto parecchio. Cazzo se mi è piaciuto,» si corresse, annuendo lentamente, convinta.
Lui prese il viso giovane e dolce di Linda, i suoi occhi verde scuro in quelli azzurro chiaro di lei. «Non voglio farti male, gioia. Preferirei morire piuttosto che sfondarti il culo e darti dolore. E tra poco arriveranno i tuoi genitori e preferirei non farmi trovare nel tuo letto, sporchi di liquidi corporei e avvinghiati mentre scopiamo come ricci».
Sul viso di lei trasparì sia la soddisfazione che il suo uomo avesse rispetto per il suo buco del culo, sia che lo apprezzasse al punto tale da volerlo rendere partecipe per il loro reciproco piacere, sia la muta domanda relativa a come fosse possibile che lei perdesse la verginità anale senza dolore. Tutte le sue compagne, quando ne parlavano, sostenevano che la cosa facesse fottutamente male, ed il dolore si protraesse per diversi giorni. Molte di loro avevano accettato di farsi inculare la prima volta per rendere felici i loro partner, e se ne erano pentite, sia per il dolore, sia perché quasi nessuno dei loro ragazzi, a ben vedere, se lo sarebbe meritato.
«È un processo un po’ lungo, richiede un allenamento dello sfintere anale usando le dita, affinché, una volta che sarai davvero a novanta gradi, il mio uccello possa entrare senza causarti dolore, ma solo piacere,» spiegò lui, lasciando intendere di avere una certa conoscenza del campo.
Lei lo guardò con sospetto, anche se più che altro voleva provocarlo giocosamente. «Ma l’hai già fatto o è solo teoria?»
Lui sollevò le spalle. «Farai meglio a credermi sulla parola, anche perché non ho voglia di chiedere alle mie ex partner recensioni sulle mie capacità da sfondaculi».
Linda lo guardò intensamente. «Non mi preoccupo affatto: considerando quello che fai con il resto del mio corpo, non posso che sperare che tu inizierai presto ad interessarti anche delle mie chiappe. Un giorno, comunque, dovrai spiegarmi con onestà come sai tutte queste cose».
Lui sorrise imbarazzato. «Eh, mi piace farvi credere che è un dono di natura e che ho passato qualche anno in Nepal, in qualche monastero a imparare i segreti del sesso tantrico. È più romantico e sensuale che spiegare i soldi degli straordinari spesi in libri e corsi di educazione sessuale online,» ammise.
Linda apprezzò che non avesse aggiunto anche “tanta esperienza con molte donne”, sebbene fosse evidente. Non poteva immaginare quante. Una decina? Di più? Non importava, dopotutto: lei godeva di tutta quell’esperienza, e sperava ardentemente di essere quella con cui Tommaso avrebbe voluto passare il resto della sua vita…
«E ci sono coglioni che li buttano in gioielli,» commentò la ragazza, senza ironia. Lo baciò sulla bocca, penetrandolo con la lingua, provando lei stessa un gran piacere, ben consapevole che le aveva appena leccato il buco del culo. Anzi, forse soprattutto per quello.
***
Passarono qualche altro minuto abbracciati, lasciando che il calore dei loro corpi parlasse al loro posto. Poi Tommaso aiutò Linda a rivestirsi: a lei parve di rivivere quanto era successo mentre la spogliava, milioni di anni prima, quando quel pomeriggio era ancora all’inizio. Lui la accarezzava e la baciava sul tratto di pelle che sarebbe stato coperto da quell’indumento, specialmente la fica e i capezzoli, per non parlare delle spalle. In realtà, quando si trovò completamente vestita aveva le mutandine zuppe di desiderio e avrebbe voluto fare sesso quasi più di quando avevano cominciato. Tommaso volle anche aiutarla a cambiare il copriletto, inzuppo di sperma, trasudo vaginale, quella cosa che aveva spruzzato con tanta gioia dalla sua uretra e che Linda non aveva ancora capito se fosse mai stata dotata di un nome ufficiale o scientifico, sudore e, se fossero stati anche loro dei liquidi, ettolitri di gioia, passione e amore. La ragazza disse di no e, che se fosse stato per lei, quel copriletto l’avrebbe conservato sottovuoto, per annusare ogni tanto il profumo di quello che era stato il giorno più bello della sua vita.
Lui l’abbracciò. «Spero che potrò farti pensare a oggi e dire: “Sì, è stato carino, ma niente di speciale rispetto ad ora”,» le sussurrò, poi indossò velocemente i suoi vestiti.
Lei si sentì sciogliere nelle sue braccia, a quell’idea. Sarebbe davvero stato possibile avere di meglio di quel pomeriggio? Non ci avrebbe creduto fino a prova contraria.
Si sarebbero visti il giorno dopo a casa sua, con Tania, per una “sessione di allenamento” lunga tutto il fine settimana. Non avrebbero nemmeno accennato a quello successo nella camera da letto di Linda. Lei gli disse che avrebbe dovuto inventarsi qualcosa su come avesse passato il pomeriggio.
«Io ed il mio collega Paolo, che teoricamente è quasi più un socio a delinquere, ne abbiamo parlato questa mattina: abbiamo recuperato una foto fatta qualche settimana fa che non ha mai pubblicato e che era rimasta sul suo cloud, e deciso che lui lo avrebbe caricato su Facebook o Instagram taggandomi… credo un paio di ore fa, in effetti, scrivendo che lo stavo aiutando a mettere a posto una moto. È uno dei miei migliori amici, ma Tania non lo sopporta,» le confidò sulla porta dell’appartamento, con un piede già sul pianerottolo. «In realtà nemmeno lui può vedere lei,» aggiunse con un sorriso beffardo, come se la cosa lo facesse ridere.
Si baciarono di nuovo, questa volta solo un leggero contatto di labbra, poi lui aggiunse: «Dovremo inventarci qualcosa anche per la storia della gara. Dobbiamo far credere a Tania che ci partecipi, o potrebbe non essere contenta del fatto che l’abbiamo ingannata».
Linda sentì un senso di malessere piombarle addosso come fosse uno scroscio di acqua dal secchio di un mocio puzzolente gettata da una finestra. Gli occhi le bruciarono. «Sì…» riuscì a dire, mentre la gola si chiudeva come se il senso di colpa la stesse strangolando. «Ti amo con tutta l’anima, Tommy».
Poi chiuse la porta e corse in camera, gettandosi sul letto. Allo sperma, al trasudo vaginale, allo squirto e alle emozioni che quel copriletto poteva raccontare, si mischiarono disperazione, tradimento e lacrime amare.
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
Altri racconti di William Kasanova
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.