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Erotika
Linda la nerd · Cap. 15
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Capitolo 15 di 39 18 min di lettura

"Pensavo avresti voluto il mio dolce culetto…"

Il pomeriggio di amore tra Linda e Tommaso ha infine luogo...

William Kasanova
1 anno fa · 320 letture · 1

«No, piccola,» le spiegò, passando a succhiarle il collo e la spalla sinistra, «sono venuto ma non ho sborrato. Posso continuare a scopare la tua dolce, bollente fica».

Questo Tania non glielo aveva spiegato, pensò la ragazza. Evidentemente certe cose non le sa nemmeno lei. O forse, immaginò, prima di abbandonarsi di nuovo al suo uomo, non voleva che raggiungesse il suo livello. Mentalmente fece spallucce, poi tornò a concentrarsi su quanto Tommaso sapesse valorizzare la sua fica e l’orifizio del suo culo e sulle ondate di caldo piacere che si alzavano dal suo ventre.

***

Finirono con lei sulla spalla di lui, sonnecchiante. D’accordo, non l’avrebbe mai ammesso con Tommaso, ma l’ultimo orgasmo non era stato paragonabile a certi che il ragazzo le aveva offerto quel pomeriggio, ma nessuno poteva comunque vantare il senso di intimità che caratterizzava la scopata, durata forse venti minuti e che lei si era goduta ugualmente per tutto il tempo. Quel trucchetto del dito che tracciava spirali di goduria sul suo ano, poi, era qualcosa di inaspettato ma davvero ben accetto. Un vero peccato che non glielo praticasse anche quando facevano sesso in tre.

In ogni caso, quella era stata la migliore sessione di sesso e amore che avesse mai vissuto ma, come gli aveva assicurato lui, una volta acquisita maggiore esperienza nello spruzzare, il piacere sarebbe cresciuto esponenzialmente. Lei non aveva saputo se esserne entusiasta e rabbrividire all’idea che il suo corpo avrebbe sperimentato qualcosa di ancora più intenso.

Fece scorrere la mano destra sul petto di Tommaso, infilando le dita tra i peli che vi crescevano, riempiendosi l’anima dell’odore di maschio e di quello di sesso che riempiva la sua cameretta da bambina. Osservò il peluche sulla scrivania, messo lì dal suo uomo perché imparasse qualcosa. Era uno dei suoi pupazzi più vecchi, che aveva da quando ancora non sapeva camminare e l’aveva vista crescere: probabilmente, se fosse stato vero, più che apprendere qualcosa, gli sarebbero caduti gli occhi sul piano del tavolo, ricordando che quella bella bionda urlante di piacere e che veniva posseduta da un uomo capace era la stessa bambina che lo chiamava Pato e lo faceva camminare come un ubriaco tenendolo per le orecchie tre lustri prima.

Appoggiò le labbra su un capezzolo in erezione di Tommaso e lo succhiò lentamente, facendogli salire dalla gola un gemito di piacere. Oh, ma non doveva limitarsi a questo, assolutamente: dopo quel pomeriggio non l’avrebbe fatto tornare dalla troia con solo un paio di orgasmi. La mano abbandonò il petto e, scivolando lungo la pancia, accarezzò il cazzo parzialmente gonfio, ancora bagnato del suo trasudo vaginale… sì, si disse, “nettare” suonava decisamente meglio… e la sborra della scopata.

Una zangolata no: era una di quelle cose che si potevano fare ad un uomo all’inizio. E poi, le era ormai evidente, quando ne praticava una a Tommaso, che intercorreva un abisso tra il piacere che una donna poteva godere per un ditalino e un uomo con un lavoro di polso. Un pompino, si chiese? Il suo amore li apprezzava, e lei sapeva di farne di eccellenti, ma quella zoccola di Tania gliene faceva di altrettanti buoni e con una frequenza che le sembrava strano non gli consumasse il cazzo…

In risposta all’interessamento verso il suo uccello, Tommaso le scivolò con un dito tra le labbra della passera, muovendolo un paio di volte in circolo, poi lo estrasse e riprese a stuzzicarle l’ano.

Linda sorrise, comprendendo finalmente cosa fare. Lui lo voleva, ma la zoccola si ostinava a non darglielo. Povera scema, pensò la ragazza, se sapeva scopare così bene la figa, chissà cosa avrebbe saputo fare Tommaso con il culo…

Si sollevò su un braccio, alzandosi sul corpo di lui e baciandolo con passione sulle labbra, succhiandogliele. Le dita di una mano accarezzarono un suo capezzolo eretto, probabilmente per il contatto con il suo seno. Dopo qualche minuto che le loro lingue si erano coccolate, Linda si alzò, sedendosi sul busto del ragazzo. Un filo di nettare colava sul ventre di Tommaso. Lei lo guardò con amore. Poi si voltò e si mise a quattro zampe, mostrandogli il sedere, il cui buco luccicava alla luce che entrava dalla finestra dopo che lui l’aveva massaggiato.

Lei voltò la testa, vedendolo oltre una sua spalla. «Tommy,» gli disse, con una voce dolce come mai era stata la sua, «prendi il mio culo».

Si sarebbe aspettata che, a quelle parole, lui avrebbe detto di sì, o sorriso mettendosi in ginocchio e poi l’avrebbe inculata. Sarebbe stato doloroso, lo sapeva, devastante, ma se qualcuno avesse mai avuto il diritto di prendere la sua verginità anale sarebbe stato lui. Poi, probabilmente, le volte successive avrebbe sofferto meno, ma cosa importava? Dopo tutto il piacere che lui donava a lei, lei era disposta a sentire del male per lui.

E invece Tommaso sorrise per davvero, ma senza l’espressione di libido che aveva immaginato. Anzi, i suoi occhi espressero qualcosa più simile ad una profonda gratitudine, quasi stesse per mettersi a piangere dalla gioia, ma non si mise in ginocchio e la penetrò. Tutt’altro: la afferrò per i fianchi, la fece retrocedere, e con gentilezza la spinse a sedersi sul suo viso. Un attimo dopo Linda sentì le sue chiappe modellarsi per accogliere il suo volto e un’umidità spandersi di nuovo sul suo ano. Sussultò quando comprese che era la saliva di Tommaso, e a dipingere piacere sul suo buco del culo era la lingua. Sentiva colpi di punta scivolare tra le grinze della pelle alternati al piatto della lingua che si muoveva lenta lungo lo spacco del culo, partendo dal perineo e salendo. E poi il suo amante si fermava e un flusso di fiato scivolava tra le chiappe, asciugando l’umidità.

Lei gemeva sempre più. Era una sensazione strana, imprevista. Aveva chiuso gli occhi, le labbra serrate come il buco che le stava facendo scoprire che anche da lì poteva provenire piacere, e parecchio. Forse non era piacevole come farsi leccare la fica, pensò, ma era fottutamente bello… E si accorse che la sua fica stava colando sul suo mento il liquido che lui tanto apprezzava in quantità che aveva visto poche volte. Le mani di Tommaso erano impegnate a sorreggerla e a tenerle aperte le chiappe, e probabilmente, come gli aveva spiegato lui, non le avrebbe usate di nuovo sulla sua passera se prima non le avesse pulite, quindi usò un paio di sue dita, facendole fagocitare al suo stesso sesso.

Fu una cosa veloce, e se anche non sarebbe rientrato nei dieci migliori orgasmi della sua breve esperienza sessuale, il piacere che la avvolse fu caloroso come un abbraccio, come quel senso di piacevole stanchezza che si apprezzava tanto dopo una giornata passata a faticare su un compito che si amava eseguire. Si sentì esausta e felice, con le dita che scivolavano lentamente dalle labbra, quasi fossero sospinte dal flusso di nettare che ruscellava fuori e che non aveva avuto l’onore di essere sparso a pioggia sul petto del suo amato.

Si alzò con lentezza dalla faccia di Tommaso, sdraiandosi accanto nel suo lettino ad una piazza. Il ragazzo aveva le spalle larghe, e sembrava occuparlo tutto: l’unica sarebbe stata dormire sopra il suo corpo, immaginò la ragazza, la testa sul suo petto, il cazzo al sicuro e al caldo nella sua fica bagnata tutta la notte…

Lo baciò sulla mascella, ringraziandolo sinceramente. «Ho pensato che magari avresti gradito questo, dopo il sapore del mio culo,» gli disse, un po’ scherzando e un po’ consapevole che lui avrebbe gradito davvero il suo dono, porgendogli davanti alle labbra le due dita che aveva usato per masturbarsi.

Lui apprezzò davvero. Prese la mano di Linda con la sua e la avvicinò alle narici, riempiendosi con l’odore che le dita emanavano. Inclinò la testa all’indietro per quanto lo permettesse il cuscino ed espirò rumorosamente, esprimendo un piacere che nemmeno il migliore pompino di Linda o Tania sembrava avergli mai donato. «Profumo di dea…» commentò, con un filo di voce. Aveva chiuso gli occhi e un sorriso gli illuminava il volto. Poi cominciò a leccare le dita con la lingua, prima i lati con il piatto, a sinistra e a destra, quindi con la punta s’insinuò nel solco che le due, affiancate, creavano, dando a Linda un piccolo brivido accompagnato da una sensazione di solletico, mentre assorbiva, catturava vorace ogni singola molecola che fosse stata all’interno del sesso della ragazza. Infine, una volta nettate le falangine e le falangette dell’indice e del medio, si accostò alle labbra le punta e, dopo averle baciate lentamente, le fece scivolare in bocca, dove la lingua proseguì la pulizia, scivolando sui polpastrelli con più delicatezza e maggiore intensità sulle unghie. Nel frattempo, la mano aveva iniziato ad accarezzare il dorso di quella di Linda.

Prima di andare avanti…

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