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Erotika
Linda la nerd · Cap. 12
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Capitolo 12 di 39 17 min di lettura

"La nostra marmocchia si è messa con una ragazza"

Linda, spinta da Tommaso, decide di abbandonare la gara di pompini, almeno fino a quando Francesca non dimostra di essere la sua nemesi...

William Kasanova
1 anno fa · 305 letture · 0

Linda, comunque, lo trascinò quasi a peso fino nella sua, di camera, e apparve subito evidente che lei si era preparata a quel momento: il letto era stato fatto quella mattina, sul pavimento non c’era un foglio di carta, e anche i libri e le riviste sulla scrivania accanto al computer erano state messi in un ordine maniacale. Probabilmente la ragazza, il giorno prima, aveva pulito anche la tastiera ergonomica con una bomboletta ad aria compressa o passato l’aspirapolvere per togliere anche la più piccola briciola o particella di pelle secca tra i tasti, e pulito lo schermo fino a far sparire l’ultima ditata. Chissà se la madre, vedendola così indaffarata, non avesse pensato che, forse, nei giorni successivi, qualcuno di estraneo non si sarebbe introdotto nella stanza per godere della compagnia, e soprattutto del corpo, della figlia. La cosa l’avrebbe inquietata o resa felice? Sapeva almeno che la figlia aveva perso la verginità sotto una rosa per “mano” di un incapace, o che negli ultimi giorni aveva fatto sesso con una coppia? Beh, se mai avesse conosciuto la donna che aveva messo al mondo quella meraviglia dai capelli biondi e la mente scattante, magari glielo avrebbe chiesto. Magari non proprio direttamente, ma avrebbe soddisfatto la sua curiosità.

«Sono pronto a scommettere che questa mattina ti sei alzata prima per mettere a posto la tua camera per me,» disse Tommaso, guardandosi attorno.

Era indubbiamente la stanza di una diciottenne, sebbene non ci fossero affisse alle pareti poster di cantanti e attori come si sarebbe aspettato lui. Una parete era occupata da un largo armadio di legno marrone scuro, mentre quella opposta era bianca, con una stretta libreria che ospitava diversi volumi. Tommaso, avvicinandosi, oltre ad accorgersi che non c’era un solo granello di polvere, scoprì che trattavano, a parte alcuni di quegli insensati romanzi d’amore per ragazzine con mostri vari, e che per suo sollievo sembravano ben poco usati, di matematica e fisica. Le mensole erano quasi vuote, e probabilmente avevano ospitato fino a giorno prima pelouche e bambole, e il pavimento era coperto da una moquette verde scuro.

Sotto la finestra si trovava il tavolino dove Linda svolgeva i suoi compiti, una scrivania piacevole a vedersi ma in cui il legno era ridotto ai minimi termini, sostenuto da una struttura di metallo nero, con una sedia che, dall’aspetto, doveva essere stata nella stessa scatola che aveva ospitato il mobile. Sopra il piano erano presenti un monitor piatto bianco di grandi dimensioni a sinistra ed una tastiera costosa e dalla forma strana, adatta a lunghe sessioni di scrittura al centro, accanto ad un mouse senza tappetino. Una piccola stampante, a sinistra, ospitava qualche foglio ancora intonso, pronta a sputarli pieni di formule matematiche e termini astrusi che buona parte della popolazione non avrebbe saputo ricondurre alla corretta disciplina scientifica. Le tendine, bianche, erano tirate, lasciando entrare la luce del primo pomeriggio: da lì si vedevano gli altri condomini ergersi contro l’orizzonte, nascondendolo, simili a corrucciati giganti riuniti in cerchio, intenti a giudicare il loro amore segreto. E a Tommaso davano una forte impressione che non fossero affatto soddisfatti di quanto stessero vedendo.

Il letto era ad una piazza, appoggiato alla parete più lontana dalla finestra per un lato, con un paio di cuscini quadrati appoggiati sopra il copriletto bianco e rosa. Un coniglio di pezza dall’aspetto buffo fissava il ragazzo, come a chiedergli perché fosse lì, a fare del sesso con la sua dolce, innocente padroncina; lui avrebbe voluto rispondergli che la sua padroncina era davvero dolce, soprattutto tra le cosce quand’era molto eccitata, ma che di innocente, ormai, le era rimasto ben poco. Non era più una ragazzina, ma una donna fatta e finita. Tommaso sperò che la ragazza prendesse quel peluche e lo spostasse da qualche parte, ma su qualche scaffale, girato verso di loro: di sicuro aveva già contemplato Linda nuda, ma cos’avrebbe pensato dopo averla vista venerata dal suo amante, darle piacere più e più volte, farla gemere di piacere, farle colare i suoi più intimi umori sulle coperte? Il coniglietto di peluche avrebbe sicuramente avuto un ben diverso sguardo dopo aver contemplato quella visione…

Linda lo strappò dai suoi pensieri intrecciando le dita di una mano con quelle della sua, dita affusolate e morbide tra altre grosse e piene di calli. Si alzò in punta di piedi e appoggiò un bacio sulle labbra di Tommaso. Quando i suoi talloni tornarono a toccare la moquette, sorrise. «Sono felice che tu sia qui con me, questo pomeriggio,» gli disse, come se fosse stato necessario confidarglielo.

Fu il turno di lui: le appoggiò una mano sulla guancia destra, si inclinò verso di lei e le loro labbra rimasero unite per diversi minuti. L’altra mano si appoggiò sull’incavo della schiena perché i loro corpi si unissero mentre le loro lingue cominciavano a scivolare l’una sull’altra, amandosi. Quando si staccarono, lui la fissò negli occhi come se volesse tuffarsi nel suo sguardo. «Io non sono felice,» le rispose, infine, a voce bassa. «Sono onorato ad essere qui».

Lei sembrò illuminarsi, come una bambina che avesse appena ricevuto il regalo che desiderava da tanto. Sempre mantenendo il contatto tra i loro occhi, si inginocchiò davanti a lui e afferrò i pantaloni, facendo uscire dall’asola il bottone dei jeans. Sul suo viso si disegnarono lo stupore e l’incertezza quando le mani di Tommaso si infilarono sotto le sue ascelle e la sollevarono in piedi.

«Ma…» sembrò protestare, confusa.

Lui appoggiò la fronte contro quella di lei, le punte dei loro nasi che si toccavano. «Adoro sentirmi dentro di te, mentre mi dai piacere con la tua bocca,» le sussurrò, dolcemente, «ma questo è il tuo castello e tu sei la mia principessa: oggi tutte le attenzioni saranno dedicate solo a te». E le loro labbra tornarono a unirsi, in un bacio talmente passionale che Tommaso dovette mettere una mano sotto il sedere di Linda che stava per scivolare a terra, sopraffatta dall’emozione.

Lei lo guardò rapita, desiderosa di essere sua quando si staccarono. Corse al letto, gettando a terra i due cuscini e il pelouche. Lui sorrise mentre lei si sdraiava, pronta, scuotendo la testa pensando che quello che Linda si aspettava sarebbe arrivato, ma non subito. Anzi, avrebbe dovuto pazientare almeno un paio di ore. Si abbassò, prendendo il coniglietto che, dopotutto, iniziava a stargli simpatico.

«Cosa stai facendo?» chiede Linda, sorpresa, mentre Tommaso raggiungeva la scrivania.

Lui posò il coniglietto tra il mouse e la tastiera, girandolo perché il letto gli fosse agevolmente visibile, poi lanciò involontariamente un’occhiata fuori dal vetro, sui condomini simili a grosse lapidi. Si domandò per un istante cosa stesse accadendo oltre le finestre là fuori. Un riflesso lampeggiò un paio di volte in una di queste, posta un piano sopra quella di Linda. Lui cercò di non pensarci e si voltò verso la sua amata. Le sorrise.

«Lasciamolo lì a guardare. Magari impara qualcosa e fa felice qualche Barbie».

Linda sogghignò alla pessima battuta e allungò le braccia verso di lui. Tommaso non ebbe bisogno di altri inviti.

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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