Linda non riusciva a credere di cosa stesse sentendo. E ancora meno per l’interesse che provava verso quel racconto. «E…» la incitò, incantata. Era dai tempi delle storie che le narrava sua nonna quando aveva tre o quattro anni che non aspettava con tanta partecipazione la conclusione della vicenda.
Tania sollevò le spalle, come se fosse stata normale routine. Un’altra noiosa giornata d’ufficio. «Beh, mi dava fastidio che raccontasse una storia falsa su di me, quindi l’ho resa vera. Gli ho abbassato le mutande, l’ho sdraiato a terra e l’ho cavalcato. Sì, nulla di che, in effetti: era talmente eccitato che credo sia durato fino al quarto colpo. Comunque, è stato soddisfacente vedere il bianco dei suoi occhi mentre mi veniva dentro, la bocca aperta come se stesse avendo un’apparizione. Mi ha divertito così tanto che, quando si è ripreso, gli ho fatto un pompino contro un muro». Tania sorrise divertita. «Il bastardello mi ha giurato amore eterno, dopo quella volta, e in un paio di occasioni gli ho chiesto dei favori, ripagandolo in natura. Penso che se gli promettessi una pompa, salterebbe nel fuoco pur di averla».
Linda era affascinata dall’idea di comandare gli uomini con il proprio sesso. Ne aveva sentito parlare. Si era sempre chiesta se fosse davvero possibile, ma Tania aveva fugato ogni dubbio. «E… com’è… a livello…» balbettò, curiosa. Si era sempre chiesta come ce l’avesse uno come Adriano, un leader nato.
«Com’è messo a cazzo, intendi?» disse Tania, togliendola dall’imbarazzo di completare la frase. «O come amante? Onestamente, non ce l’ha più grande di quello di Tommaso, che è un bravo ragazzo e tutto il resto ma se la natura gli avesse aggiunto un qualche centimetro in più non mi sarebbe dispiaciuto. Come amante… beh…» non aggiunse altro a parole, ma dalla smorfia e dal movimento circolare delle mani Linda capì che era più simile a quello che l’aveva scopata in giardino che all’uomo che l’aveva amata in quel letto.
«Comunque, cosa dicono?» domandò Tania, tornando al messaggio che Linda aveva ricevuto.
«Oh,» fece quest’ultima, che a parlare di Adriano aveva completamente scordato perfino il telefono che impugnava ancora. Toccò l’immagine e si aprì la pagina dell’evento pubblicato su Facebook. Linda lesse velocemente, poi fece un riassunto a Tania. «Dunque, la gara inizierà venerdì pomeriggio dopo le lezioni alla vecchia segheria…»
La mora la interruppe. «La vecchia segheria? Quella nei boschi a mezz’ora dalla strada?»
«La conosci?»
Tania sospirò, lasciando intendere che lì vi era stata diverse volte. «Ironico, comunque, che organizzino una gara di pompini in una segheria,» disse. «Allora una gara di seghe dove la farebbero?»
Linda sollevò le sopracciglia. «In un distributore di benzina abbandonato?» rispose, ironica.
L’altra la fissò confusa per qualche istante, poi comprese. «Sei troppo intelligente, ragazzina,» la rimproverò, bonaria.
La bionda sorrise, tornando a spiegare. «Comunque, essendo quattro giudici ci saranno quattro ragazze in gara. Siamo in quindici a gareggiare, quindi ci saranno quattro giorni di gara per le semifinali. Ogni giudice decreterà la migliore che lo ha… spompinato, e il quinto giorno le quattro finaliste faranno una pompa ad un giudice diverso, e verrà scelta la migliore».
Tania rimase un attimo in silenzio. «E tu quando parteciperai?»
Linda tornò a guardare sul telefonino, scorrendo il testo. In fondo trovò le giornate. «Io il terzo giorno. Tra due lunedì, in pratica, e… ah, cazzo… mi tocca quello stronzo di Michele…» La ragazza fece una smorfia di delusione. «Mi guarda come se fossi impestata».
«Quindi, quanto?» domandò Tania, contando con le dita. «Beh, dai, hai otto giorni per diventare la migliore spompinatrice che quello stronzo abbia mai avuto». Allungò un braccio attorno alle spalle di Linda. «Vedrai che farai faville».
«Speriamo,» sussurrò la ragazza. «L’importante è essere stata qui con voi». “Soprattutto con Tommaso”, aggiunse, ma solo mentalmente.
E proprio in quel momento il ragazzo rientrò in camera. «Allora, mi sono perso qualcosa di eccitante?»
«Oh, Linda ha appena scoperto quando parteciperà alla gara,» annunciò Tania, fin troppo eccitata per l’idea. Sembrava quasi volesse essere la sedicesima partecipante.
Nemmeno fosse stato il negativo della ragazza, Tommaso non parve troppo contento della notizia. Emise solo un verso basso e silenzioso, come se avesse voluto confermare di aver sentito. «Beh, allora sarà meglio se facciamo esercitare la nostra ragazzina,» disse, guardandola con uno sguardo che fece sentire a Linda il cuore come un fiore che sbocciava. «Magari prima la portiamo allo stato d’animo adatto a esercitarsi».
«Eh, abbiamo capito che ti piace leccargliela,» disse annoiata Tania, mentre il suo telefono lanciava un paio di note di quello che sembrava l’inizio di una canzone degli Artic Monkey. Lo prese, lo sbloccò e lesse il messaggio. Sbuffò. «Che coglioni. Quella carogna di Pina si è messa ancora in malattia: domani mattina mi tocca lavorare».
«Pina?» domandò Tommaso. «Non ricordo di aver mai visto nessuna Pina nel supermercato dove lavori».
La mora fece spallucce. «Ovvio, è sempre in malattia, tipo “Il malato immaginario” di… coso lì…»
«Moliere,» esclamarono contemporaneamente Tommaso e Linda. Stupiti di conoscere entrambi l’opera teatrale, si guardarono e sorrisero.
Tania li fissò, apprezzando ben poco quanto stava vedendo. «E non scopate quando non ci sono!» li redarguì, e le sue parole lasciavano intuire che non stava scherzando.
Linda abbassò lo sguardo. «Ne approfitterò per fare i compiti».
«Una cosa che non mi manca affatto degli anni della scuola,» commentò Tommaso. «No, in realtà mi manca ben poco della scuola, se non il fatto che non dovessi lavorare. Comunque, se posso darti una mano, Linda…»
«Basta che non sia anatomia comparata!» sbottò Tania, scatenando una risata da parte di Linda.
Una risata nervosa, in realtà, ma sperò che nessuno dei due se ne rendesse conto.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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