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Linda la nerd · Cap. 39
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Capitolo 39 di 39 13 min di lettura

"Il mio dolce culetto non riuscirà ad aspettare fino a questo pomeriggio"

Francesca partecipa alla finale della gara di pompini e Linda scopre che non tutto il male viene per nuocere...

William Kasanova
1 anno fa · 317 letture · 0

«Adesso ti faccio il miglior pompino della tua vita…» gli promise, e prima ancora che lui potesse rispondere si mise in bocca la punta del cazzo e passò la lingua sulla cappella, saggiando quella gocciolina trasparente che era fuoriuscita dal buco.

La soddisfazione di lei fu quasi maggiore di quella di Michele, che trattenne per un istante il fiato, lo sguardo sbalordito oltre il pubblico. Evidentemente, pensò la ragazza mentre faceva scivolare la sua testa verso la base del cazzo, il pompino stava venendo davvero bene nel sentire anche il pubblico iniziare ad agitarsi ed alzare la voce.

Quella sarebbe stata una giornata memorabile, si disse Francesca, sorridendo, che avrebbe cambiato la sua vita.

Linda abbracciò e baciò Tommaso, augurandosi l’un l’altra una splendida giornata.

«Ora che sei con me, lo è di certo,» le confidò lui, baciandola di nuovo. «Non vedo l’ora che torni a casa».

La ragazza sorrise felice come, probabilmente, non lo era mai stata. «Il mio dolce culetto non riuscirà ad aspettare fino a questo pomeriggio,» gli rispose, prima di scivolare giù dall’auto, mettersi in spalla lo zaino e attraversare i cancelli della scuola. Non fece che pochi passi e già sentiva il bisogno di tornare indietro, rientrare nella Punto e implorare Tommaso di riportarla nella loro alcova e fare l’amore tutto il giorno, ma con uno sforzo fisico e mentale si trattenne e proseguì.

Si era domandata cosa avrebbero detto i suoi compagni nello scoprire che non si era presentata alla finale della gara di pompini ma, in fondo, adesso che varcava i cancelli della scuola, scopriva che non le importava affatto. Ora che era con Tommaso, adesso che aveva confessato ai suoi genitori con una videochat il pomeriggio precedente dopo che lui le aveva donato tre fantastici orgasmi, qualcosa che anche il rapporto consumato nella sua cameretta era sembrato sbiadire rispetto al giorno precedente, di essere fidanzata con un ragazzo che amava alla follia, non dava più nessun peso a quale sarebbe stata l’opinione dei suoi compagni nei suoi confronti.

Probabilmente avevano aspettato il suo arrivo alla vecchia segheria, aveva supposto, ma poi la finale doveva essere stata ugualmente svolta. In realtà, lei ignorava chi l’aveva vinta: una volta arrivata a casa di Tommaso, aveva spento il telefonino mentre facevano l’amore e l’aveva acceso solo per contattare i suoi, assicurandoli che stava bene. Più che bene. Quando poi, quella mattina, lui l’aveva portata prima a casa per prendere lo zaino e poi a scuola, non aveva avuto intenzione di riaccenderlo, indifferente del resto del mondo intero, perchè adesso il suo era tra le braccia di Tommaso.

Però, ad essere onesta, era curiosa di scoprire come si fosse evoluta la situazione sociale tra gli studenti ora che una ragazza aveva conquistato l’ambito titolo di regina dei pompini. Molto probabilmente lei era ripiombata nel suo stato originale di sfigata a cui nessuno avrebbe rivolto la parola. Di certo, Francesca non avrebbe perso occasione per prenderla in giro, alludendo che aveva avuto paura di lei e di fare una pessima figura, restandosene rintanata in casa il pomeriggio precedente. Tommaso avrebbe riso sentendo un’accusa simile.

Se avessero voluto continuare a chiamarla “Linda la nerd”, beh, avrebbe accettato quel nomignolo: le piaceva essere una secchiona. E non solo nelle materie scolastiche, si disse sorridendo, come aveva dimostrato una settimana prima.

“Ah, diavolo, spero comunque che non sia stata Francesca a vincere”, pensò, e una parte della sua felicità svanì. “Pure Marianna, per quanto mi stia antipatica, la preferirei a vantarsi di essere la migliore spompinatrice della storia umana…”

In effetti, dovette ammetterlo, a spingerla a fare la finale di quella squallida gara non era tanto il semplice desiderio di vincere quanto il piacere di battere Francesca davanti a tutti, farle fare una figuraccia in quella che sembrava essere l’unica abilità apprezzata dai loro compagni che Linda avesse sviluppato meglio della mora tettona. Un piccolo coniglietto sempre spaventato che sbatteva in faccia alla leonessa la realtà, e cioè che non fosse lei la migliore al mondo, abbassandole le orecchie e rimettendola al suo posto.

“Se non fosse stato per Mauro…” pensò mestamente, una punta di vergogna per averlo stordito con una bastonata sulla nuca, salvando sia se stessa che Tommaso da quello stronzo. Comunque, quando era tornata a casa per prendere lo zaino, aveva rivisto la sua auto al solito parcheggio, comprendendo che non l’aveva colpito così forte da spedirlo all’ospedale. “Paradossalmente, potrebbe essere meno scemo di prima” aveva commentato Tommaso quando lei gli aveva fatto notare la macchina. Linda non aveva potuto trattenere una risata a quelle parole, ma poi, ripensandoci, si era accorta che il suo uomo non le aveva pronunciate con il tono che usava per le battute.

Solo allora, quando Enzo la salutò, tornò alla realtà e si rese conto di qualcosa di anomalo nel piazzale della scuola.

«Oh, Linda, che piacere vederti,» disse lui, sincero. «Ho saputo che anche tu non ti sei presentata alla finale, e ho temuto fossi ammalata».

Lei a stento riuscì a rispondere al saluto dell’amico, concentrata com’era a guardarsi attorno, cercando gli studenti delle ultime classi. Buona parte dei ragazzi sembrava mancare. «Ma, Enzo, dove sono tutti?»

Lui sollevò le sopracciglia, stupito. «Non sai nulla?»

Lei, imbarazzata, rispose che era dal pomeriggio precedente che non usciva di casa e non aveva controllato i social network, ma il sorriso che non riuscì a trattenere nel pronunciare quelle parole permisero al ragazzo di intuire cosa avesse fatto Linda nel frattempo.

«Immagino che il fortunato sia il ragazzo che ti ha portato a scuola in macchina, eh?» domandò con un occhiolino. «Comunque, hai fatto bene a non presentarti, perché sul più bello, a quanto mi hanno riferito un paio che c’erano, si sono materializzati il preside, una mezza dozzina di professori e dei genitori».

Lo sguardo di Linda si aprì nella più completa sorpresa, sebbene la sua voce lasciò trasparire tutto il timore che le sconvolse l’anima «Cosa?»

Enzo annuì, grave. «Già: hanno beccato Francesca e Vincenza con un cazzo in bocca ciascuna. Non il modo migliore per concludere l’ultimo anno di scuola, anche perché hanno sospeso tutti i presenti. Ho da credere che si siano giocati gli esami, e che a settembre rivedranno il Nunzia Sandrini dall’interno».

Linda si portò una mano alla bocca, sconvolta. «Ma allora anche noi…»

Enzo, invece, rimase tranquillo, quasi divertito. «Oh, no: solo chi è stato colto in fragrante. Sono sicuro che i professori non terranno conto di quanto diranno quelli che hanno fermato, sospettando che cercheranno di accusare anche altri studenti, soprattutto quelli che sono loro antipatici. Scommetto che non apriranno un’inchiesta e che non cercheranno altri da sospendere, anche perché hanno decimato quasi tutte le quinte e sfrondato una parte delle quarte. Quindi, non preoccuparti, Linda».

La ragazza provò a rilassarsi ma il tentativo portò solo ad una minima riduzione del battito cardiaco impazzito. «E… sanno chi ha fatto la spia?»

Enzo si avvicinò a Linda, facendole segno di accostare la testa alla sua perché potesse parlarle sottovoce. «In realtà non ci sono certezze, ma da quanto ho sentito le colpevoli potreste essere tu o Marianna, visto che non vi siete presentate ieri».

La bionda ebbe un moto di inquietudine. «Non sono stata io, lo giuro!»

«Oh, ma non lo metto in dubbio,» la rassicurò il ragazzo, sorridendo. «Avevi già la vittoria in tasca. Io…» aggiunse, indicando con un movimento del capo alla loro sinistra «beh, io propendo per Marianna».

Linda seguì la direzione con lo sguardo e, in un angolo del piazzale, scorse la ragazza di cui aveva accennato Enzo, solitaria e soddisfatta. «È tutta la mattina che sghignazza allegra, per nulla preoccupata di quanto è successo. Non ho idea del motivo perché l’abbia fatto: onestamente, sarebbe stata l’unica che avrebbe potuto realmente sperato di batterti...» aggiunse il ragazzo, sconsolato. «Un vero peccato: con te… in panchina con il tuo amico, diciamo, lei avrebbe potuto benissimo vinto e forse le sarebbe passato quell’atteggiamento da arpia che si porta sempre dietro. Allora sì che ci avremmo provato in parecchi, con lei…»

FINE

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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