Adriano: "Il culo? Xk?"
Tania: "Questi sono affari miei. Tu fallo e io te la do."
Adriano: Emoticon di cuore che batte
Tania: "E dovete fare delle foto mentre la inculate, poi mandatemele."
Adriano: "ok"
Tania: "Intanto, ti mando questa"
Subito sotto compariva la foto di Tania, presumibilmente completamente nuda, di cui era visibile solo il viso ed il grosso seno, con un cazzo che le usciva dalle labbra e terminava nell’inguine di qualcuno che Tommaso non riconobbe e che, dai tatuaggi che mostrava accanto alla base del pene, non era Salvador. Una mano si appoggiava sulla sua testa, come a impedirle di sfuggire al pompino, e gli occhi castani di Tania fissavano provocanti l’obiettivo della telecamera; una gran quantità di sborra copriva la faccia e le tette della ragazza, e il ragazzo dubitò fosse quella prodotta da un solo uomo. Forse nemmeno da due.
Adriano, a giudicare dalla sfilza di emoticon di cuori che battevano e gocce di acqua che aveva usato come risposta all’immagine, sembrava aver apprezzato molto.
Sconvolto come mai prima di allora, Tommaso proseguì la lettura, con i messaggi che proseguivano un paio di ore dopo.
Adriano: "ekko le foto labbiamo inculata in 3"
Sotto il testo scritto in modo approssimativo compariva un album di foto che il ragazzo non provò nemmeno a guardare, ben sapendo che erano le strazianti immagini della dolce Linda a cui veniva strappata la verginità anale che aveva ricevuto pochi minuti dopo quel messaggio.
Tania: "Perfette. Mandale a questo numero ma non rispondergli"
Mentre la furia cresceva dentro di lui, Tommaso non ebbe difficoltà a riconoscere il proprio numero di telefono.
E a riconoscere il panico sul volto di Tania quando lui alzò lo sguardo sentendo la porta del bagno aprirsi, trovandola con indosso solo un asciugamano a coprirle il busto, i capelli bagnati, i piedi nudi sulle piastrelle.
«Cosa…» cercò di dire. «Io…»
Tommaso la fulminò con lo sguardo, il cellulare che sembrava spezzarsi sotto la morsa delle sue dita. «Avrei potuto accettare che vai con altri uomini, avrei anche potuto sorvolare sul fatto che sei una puttana e dai via il culo a pagamento… Ma Linda… non potrò mai perdonarti quello che hai fatto a Linda!»
Tania, per quanto possibile, era diventata ancora più bianca. Le sue labbra tremarono mentre stringeva la mano che teneva chiuso l’asciugamano. «Ma… Io l’ho fatto per…»
«…per tenermi con te?» continuò per lei Tommaso, con un accento di velenosa ironia nella voce. «Perché sono l’unico coglione che te la lecca bene e ti rispetta mentre gli altri ti sbattono come la vacca che dimostri di essere? Beh, con me hai chiuso».
La ragazza era palesemente nel panico. Lo fissò per un paio di secondi ammutolita, poi fece ciò che Tommaso si sarebbe aspettato: lasciò cadere a terra il panno, mostrandosi nuda e avanzando verso di lui. Aprì le braccia per mostrare meglio il seno, e sotto si era depilata il pube. La sua voce fu simile a quella di una sirena: «Tommaso, non mi vuoi…»
«Vestiti e sparisci dalla mia vita, lurida puttana, o giuro che ti sfondo il culo come hai permesso che succedesse alla mia amata Linda, ma a pedate per gettarti fuori da casa mia!» le disse, senza muovere un dito, bloccandola sul posto con lo sguardo e la smorfia di odio che assunse il suo volto, e quelle parole furono più liberatorie di qualunque orgasmo gli avesse mai concesso.
Quel bosco sembrava non avere mai fine, come se gli ultimi alberi si specchiassero sull’Oceano Pacifico, e, in un paio di occasioni, Linda fu sul punto di chiedersi se non si fosse persa, sebbene, dopo pochi minuti, ecco ricomparire il cartello con le indicazioni. Riconobbe anche un paio di scorci o particolari che le erano rimasti impressi nella memoria dall’andata e dal ritorno precedenti, in occasione della semifinale.
Gli uccelli, per qualche motivo, sembravano aver smesso di cantare e l’unico suono che la circondava era il frinire delle foglie degli alberi che si muovevano in una leggera brezza, facendo danzare i fasci di luce che fendevano l’ombra del bosco passando per i varchi delle volte arboree. Di tanto in tanto un suono si alzava oltre gli alberi che circondavano il sentiero, e Linda sperava non fosse qualche animale pericoloso.
In effetti, si domandò quali animali pericolosi potessero aggirarsi nei boschi di Caregan. Volpi? No, non lo erano a meno che non fossero con dei gatti e cercassero di truffare qualcuno. Lupi? Che lei sapesse, non se ne vedevano da anni. Cinghiali? Da quanto sentiva in giro, sembrava ce ne fossero parecchi in zona, ma potevano davvero essere pericolosi per una…
La ragazza si bloccò all’improvviso, voltandosi. Qualcosa si era davvero mosso alle sue spalle, a qualche metro di distanza, in mezzo alle felci, spezzando un rametto che doveva essere per terra.
«Cazzo…» sussurrò mentre il suo cuore cominciava a battere all’impazzata e un gran desiderio di correre via di lì iniziò a crescerle nelle gambe. «Spero non sia davvero un cinghiale».
Fissò l’ombra tra le piante, che da quando il sole era stato coperto da una nuvola, era diventato ancora più profonda. Non riusciva a scorgere qualcosa muoversi, magari l’animale era fermo, acquattato nel sottobosco, ancora più spaventato di lei, temendola un predatore.
Rimase qualche istante ferma, lasciando che il suo cuore rallentasse la sua corsa, sperando di riuscire a vedere una bella volpe, o uno scoiattolo particolarmente maldestro che avesse perso una sua ghianda lasciandola cadere a terra. Forse, se lei avesse parlato, l’animale si sarebbe spaventato a sufficienza da farlo fuggire, e vedendolo allontanarsi entrambi avrebbero trovato un po’ di quiete ponendo fine a quello stallo.
Raccolse una boccata d’ossigeno dopo una manciata di coraggio, la ragazza, non trovando nulla di meglio da pronunciare, disse: «C’è qualcuno?»
«Sì, bella figa,» sibilò l’animale, facendo balzare in gola il cuore di Linda. Poi, in un fruscio di rami che si muovevano e foglie che venivano pestate, una figura antropomorfa alta e magra si delineò tra gli alberi, emergendo dall’ombra.
Linda si sentì mancare il fiato quando si rese conto che qualcuno l’aveva inseguita nel bosco e non sembrava avere buone intenzioni. Vide quell’individuo muoversi verso di lei, incapace di contrarre un solo muscolo, come se fosse stata incollata a terra, come se, restando ferma, lui non l’avrebbe vista, anche se in mezzo ad un sentiero. E il terrore che l’aveva ghermita crebbe quando comprese chi fosse, mentre la distanza diminuiva.
«Mauro!» strillò.
Una mano spostò il ramo che si poneva davanti al viso dell’uomo, e ancora prima che lui parlasse un raggio di luce colpì il ghigno disgustoso che sembrava essere eternamente stampato su quella faccia confermando il timore di Linda. Se solitamente quella faccia da cavallo dai lineamenti slavati dava l’impressione che Mauro non fosse in grado di profondi ragionamenti, in quel momento svelava come un faro nella notte le sue intenzioni.
«Eh, bella figa… lo sai che è pericoloso camminare nei boschi da soli?»
«No!» gridò la ragazza, voltandosi e mettendosi a correre per la propria salvezza.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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