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Erotika
Linda la nerd · Cap. 33
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Capitolo 33 di 39 20 min di lettura

"Voglio fottermi la tua bocca fino in fondo"

Mentre Tania accompagna Tommaso in montagna con l'intenzione di fargli dimenticare Linda, Francesca vende l'anima al diavolo...

William Kasanova
1 anno fa · 288 letture · 0

Non andava bene, pensò. Mauro si sarebbe aspettato qualcosa di meglio di quello, ma non aveva intenzione di mettersi il cazzo tra le fauci. Solo all’idea provava un senso di acidità in bocca, dietro la lingua, e non si sarebbe meravigliata se, prima di raggiungerla, si fosse zangolato pensando al loro precedente rapporto, senza poi pulirsi: in effetti, non si sarebbe meravigliata se quel sapore strano non fosse altro che spermatozoi morti qualche ora prima.

Doveva fare comunque qualcosa, anche solo per smettere di vedere il suo corpo martoriato che si muoveva spinto dai colpi d’inguine di Mauro perché non l’aveva soddisfatto. Poi la brezza che le accarezzava le tette le fece venire un’idea che considerò passabile: si sollevò un po’, senza lasciare il cazzo con le labbra, e abbracciò l’asta con le bocce. Se lui aveva il cazzo gigante, lei aveva delle tette maestose, e queste ultime avrebbero battuto qualunque nerchia.

Mise le mani sulle tette, stringendole, sentendo il cazzo bollente di Mauro scaldargliele, il battito cardiaco dello stronzo che si propagava nel grasso delle sue bocce, come se i loro cuori dovessero battere allo stesso ritmo, pensiero che al contempo la fece sorridere ed inorridire. Cominciò a muovere su e giù le bocce, masturbando Mauro come probabilmente non gli era mai successo. Alzò lo sguardo verso l’uomo, che sorrideva lascivo.

Lei gli restituì il sorriso con lo sguardo, poi riprese e a succhiare il glande, facendo scivolare la lingua sotto la parte che sporgeva. La cosa fu un errore perché le lasciò un sapore disgustoso, qualcosa che probabilmente si poteva trovare solo leccando le griglie dei pozzetti di scolo dei bagni delle palestre. Nonostante questo, emise un paio di gemiti di approvazione.

«Brava, puttanella…» mormorò Mauro, mettendo una mano tra i capelli scuri della ragazza. «Lo so che fai tanto la difficile, ma vuoi il mio grosso cazzo».

“Meglio se taccio” pensò la ragazza, chiedendosi quanto donne, dopo la prima esperienza, volessero tornare con Mauro. Probabilmente qualcuna poteva esserci, ma evidentemente lui non l’aveva mai trovata.

Passò quasi un minuto in quella condizione, Francesca che si chiedeva quanto ci avrebbe impiegato Mauro a venire. Di solito, i ragazzi che si portava a letto e a cui faceva una pompa duravano poco, trenta secondi al massimo, nemmeno dovessero vincere una gara di velocità. Ovviamente, non si faceva illusioni e sapeva di essere lei a eccitarli troppo con il suo corpo perfetto, e solo pochi avevano la capacità di resistere un minuto o addirittura due. Mauro, si chiese, quanto sarebbe durato? Ancora a molto? L’ultima volta non aveva dimostrato di avere la resistenza di un maratoneta, pensò la ragazza con sollievo.

E, soprattutto, avrebbe dovuto bere la sua sborra? Odiava farlo, la disgustava, per quanto con Daniele fosse stato differente. Ma Mauro? In altre condizioni non l’avrebbe fatto, inorridendo all’idea di inghiottire qualcosa che era stato nei coglioni a macerare, ma Mauro… sputare il suo seme sarebbe equivalso a farsi prendere a botte fino a…

Improvvisamente, la mano che aveva appoggiata sulla testa divenne più pesante, quasi come un macigno, e il cazzo scivolarle in bocca. La cappella superò le labbra, e dovette lasciarlo con le mani o avrebbe inghiottito anche quelle. Sbarrando gli occhi, urlando, per quanto emettesse suoni inarticolati privi di senso, alzò le mani, afferrando il polso di Mauro. Subito si rese conto che non sarebbe riuscita a fare nulla per fermarlo.

«Ferma, puttanella,» disse Mauro, la voce che sembrava voler far accettare a Francesca il suo squallido destino. «Voglio fottermi la tua bocca fino in fondo».

A quelle parole Francesca andò nel panico, urlando ancora più forte, ma ben presto l’avanzata implacabile del cazzo nella sua bocca le oltrepassò le tonsille e le si infilò nella gola, facendola impazzire completamente. Sentiva la mascella aprirsi completamente e la lingua appiattirsi alla pressione dell’asta del cazzo, che era quasi ancora più disgustosa della punta. La mano la afferrò per i capelli, tirandoglieli.

Percepì la gola gonfiarsi per accogliere la cappella che era scesa fino in gola, poi la sentì retrocedere. Per un istante la ragazza sperò fosse finita lì, che glielo tirasse fuori, ma poi un colpo di bacino dell’uomo glielo fece sprofondare di nuovo nell’esofago. Iniziò a piangere, pensando contemporaneamente che quel pezzo di merda la stava uccidendo con il suo cazzo e all’idea idiota di soffocarsi infilandosi in gola un grosso wurstel che fosse caduto e rotolato per terra.

Si sentiva mancare il fiato e cercare di spingere con la mano libera contro l’inguine di Mauro non serviva a nulla. I suoi colpi si susseguivano e sembravano continuare in eterno, o almeno fino a quando non fosse morta per mancanza di ossigeno.

Poi, all’improvviso, l’uomo lanciò un grido di piacere, mollò uno schiaffo in faccia a Francesca e lei sentì il cazzo nella sua bocca vibrare, contrarsi e rilassarsi, quindi un liquido caldo schizzarle nell’esofago e un odore disgustoso riempirle le narici.

“Adesso che sei venuto lasciami!” lo implorò con la forza del pensiero, mentre il cazzo restava in fondo alla sua gole, quindi si accorse di qualcosa che fino a quel momento, data la disperazione, non aveva notato: un senso di nausea le stava montando dentro a una velocità mai provata prima.

Sentì lo stomaco contrarsi dolorosamente una volta, poi una seconda ed una terza ancora più forte. Con il suo sommo disgusto, sentì la colazione, distrutta in parte dagli acidi, risalirle lungo l’esofago e riversarsi nella bocca, ora in parte libera poiché il cazzo stava uscendo velocemente, probabilmente ritirato da Mauro che aveva una certa esperienza nella cosa.

Ma il cazzo si fermò appena prima di uscire completamente dalle labbra e, come un tubo dell’acqua con un dito a bloccare parte dell’uscita fa spruzzare più lontano, Francesca si ritrovò a schizzare vomito ad alta pressione ovunque fuori dalle labbra e, non potendo riversare tutto attraverso la bocca, parte della brioche, del cappuccino e della sborra raggiunsero l’esterno attraverso le narici.

Quando Mauro la lasciò, Francesca cadde a terra, sconvolta al punto tale da piangere strillando. Percepiva un sapore acido, orribile in bocca, e la gola le bruciava. Se non fosse stato per il fatto di aver appena rigettato tutto quanto aveva mangiato, il disgusto l’avrebbe fatta vomitare di nuovo. E l’aspetto che più la inorridiva era aver vomitato dal naso: quello andava molto, molto oltre ogni possibile umiliazione avrebbe voluto sperimentare.

«Brava, puttanella. Ottimo lavoro,» commentò Mauro, osservando il suo cazzo e le sue gambe sporche di chimo semidigerito. Si afferrò il pene con una mano alla base, lo fece risalire fino alla punta e, con una mossa rapida del polso, gettò il vomito raccolto lontano, poi si sollevò i pantaloni. «Se vuoi godere di nuovo così, chiamami».

«Vaffanculo… Vaffanculo…» gridò la ragazza, le parole rotte dal pianto, ma lui non la sentì: la portiera si era chiusa con un tonfo e la macchina era ripartita sollevando ovunque ghiaia.

Francesca rimase per quasi dieci minuti in posizione fetale, prima piangendo, poi limitandosi a lacrimare, maledicendo tutto e tutti. Voleva vincere quella gara per farsi un futuro e invece sembrava stesse gettando alle ortiche la sua dignità.

Alla fine, si alzò più per il timore che passasse qualcuno e la vedesse in topless e sporca di vomito che per altri motivi. Si domandò cosa avrebbero pensato scovandola in quella condizione, e allora sarebbe finita a livelli di popolarità inferiori a quelli di Linda quando era solo una sfigata. Di certo farsi rompere il culo per tornare in una gara sarebbe stato socialmente più accettabile che farsi spompinare fino al vomito per pagare uno psicopatico ad agire contro una ragazza di diciotto anni.

Si guardò le tette, sporche di colazione disciolta dagli acidi dello stomaco, e una nuova ondata di nausea si presentò. Con una smorfia si trattenne dal rigettare di nuovo. Di certo non avrebbe potuto tornare a casa in quelle condizioni.

Lanciò uno sguardo alla maglietta pulita, che pendeva dal ramo. «Di certo quello stronzo non è nuovo a queste cose,» mormorò. La prese con una mano che controllò essere pulita e attraversò la strada, conscia che i prati in direzione del bosco erano tagliati a metà dal ruscello della valle in cui si trovavano. Li avrebbe potuto lavarsi un po’ il seno, sciacquarsi la bocca e poi tornare al bar per recuperare il suo motorino. Si ricordò della confezione di mentine che aveva in tasca e decise che l’avrebbe consumata tutta prima di provare a parlare con chiunque.

Si ripromise che non avrebbe mai più chiesto aiuto a Mauro per nessun motivo al mondo. Piuttosto la morte, si disse.

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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