Dovette chiudere gli occhi e tirare su con il naso per non piangere all’idea che, probabilmente, non avrebbe più vissuto nulla di simile, costretta ad accontentarsi di ragazzotti della sua età la cui idea di buon sesso era emulare attori pagati per scopare nel modo più spettacolare ed irrealistico possibile. Quando riaprì gli occhi, vide davanti a sé, dall’altra parte della strada, la casa dei genitori di Alessio, quello che sperava divenisse, almeno per un periodo, il suo amante. O, per essere precisi, il tipo che l’avrebbe protetta dagli altri ragazzi della scuola e che lei avrebbe ripagato con del sesso, sperando che questo avesse fatto diventare invidioso il bel Daniele e spinto a volersi mettere con lei.
Nel tempo che impiegò a fare il primo passo per attraversare la strada dopo aver controllato che fosse sicuro il transito, si chiese se Alessio avrebbe potuto essere un amante decente. Non ottimo, non buono, ma anche solo decente. Linda poteva accettare che, per quanto riguardasse l’aspetto puramente meccanico del rapporto sessuale non fosse un campione, che durasse un paio di minuti e che non sapesse come leccarla, per non parlare della capacità di farla squirtare come aveva fatto Tommaso, ma sperò fosse in grado di rispettarla come donna ed il suo bisogno di emozioni.
La casa era una villetta a due piani posta sopra quella che appariva come una collinetta artificiale: dei muri di pietra racchiudevano un prato che si innalzava come a porre l’edificio su un piano superiore rispetto alla strada. I muri erano pitturati con un tono marroncino, con i tetti coperti da tegole rosse di varie sfumature, simile alle altre villette poste sulla stessa via, sebbene il colore delle persiane cambiasse dal verde al marrone al corallo. Linda si fermò davanti all’ingresso, incerta se proseguire, mentre decine di domande e obiezioni nascevano nella sua mente. Forse non era l’idea migliore quella di…
«Oh, Linda, benvenuta!» esclamò una voce.
La ragazza sollevò lo sguardo davanti a sé, finendo con il guardare la porta d’ingresso della casa. Era aperta, e Alessio si trovava sull’ingresso: il ragazzo si appoggiò allo stipite sinistro e incrociò le braccia, sorridendo soddisfatto.
«Sono felice che tu sia venuta,» continuò. «Entra pure».
Linda tentennò un istante, chiedendosi come comportarsi, ma poi capì che non aveva altre scelte. Percorse i gradini in pietra che univano la strada all’ingresso. Sorrise al ragazzo e, tenendosi inconsciamente il più possibile lontano, al punto tale da strisciare contro lo stipite destro con la schiena, entrò in casa.
«Permesso?» chiese, senza riuscire a nascondere una certa inquietudine nella voce.
«Ma quale “permesso”,» sogghignò il ragazzo, chiudendo la porta alle sue spalle. «Ritieniti pure di casa, visto che ci vedremo spesso qui».
«Ehm… avete una gran bella casa,» disse la ragazza, guardandosi attorno, sebbene fosse tanto agitata che non notò nemmeno di che colore erano le piastrelle del pavimento.
Alessio ignorò il tentativo di Linda di non affrontare subito il motivo che l’aveva portata lì. «Mi dicevi di essere fidanzata,» le ricordò. «Cos’è successo? Ti sei accorta che non era il tipo giusto?»
Lei si girò verso di lui. Lo vide passarsi una mano tra i capelli. Si rese conto che il suo cuore aveva cominciato a battere molto più forte. «Ehm… più o meno… E… Alessio, io…»
Il ragazzo fece un passo avanti, allungando una mano che pose sotto il mento della bionda e sorridendo. «Linda, sei una ragazza meravigliosa: hai due occhi splendidi ed un viso che è incantevole».
Se si fosse limitato a quelle parole, Linda l’avrebbe mandato al diavolo, ma Alessio, volontariamente o meno, le pronunciò con un tono di voce e fissandola negli occhi che sembrò baciarle l’anima. Si sentì mancare per un istante il fiato e una profonda emozione riempirle il cuore. «Grazie, Alessio…»
«Dovremmo metterci insieme, fidanzarci,» continuò. «Diventeresti la ragazza più invidiata della scuola. Tutte ti vorrebbero come amica».
Linda sollevò un sopracciglio. In realtà, credeva di esserlo diventata un paio di giorni prima e, si rese conto, quello che sarebbe salito di diversi gradini nella scala sociale, ma soprattutto dell’invidia, sarebbe stato Alessio. I ragazzi lo avrebbero additato, chiedendosi quanto fosse piacevole avere Linda nel proprio letto, soprattutto quando si metteva in bocca il cazzo e ripeteva la prodezza ammirata durante la semifinale della gara.
Ma, in fondo, nessuno avrebbe toccato qualcosa che era già di Alessio, anche solo considerando i muscoli delle braccia che aveva di nuovo messo in bella vista ritirando le maniche della maglietta, quindi lei non sarebbe stata molestata dopo che si fossero messi insieme ufficialmente.
La ragazza giunse alla conclusione che fidanzarsi, almeno per il momento, con Alessio sarebbe stato il male minore. Sorrise. «Mi importa poco di quello che penseranno le altre. Mi piaci, Alessio, e vorrei stare con te,» gli disse, coprendo la breve distanza che li separava e mettendo una mano su un braccio muscoloso del ragazzo. Accarezzare il bicipite non la fece bagnare come aveva creduto, ma sentì ugualmente nascere in lei un forte desiderio di avere il ragazzo dentro di sé.
Accostò il suo viso a quello di lui per baciarlo e Alessio le mise una mano dietro la nuca e appoggiò le labbra alla bocca di Linda. Non fu un bacio dolce come quelli di Tommaso, notò con profondo dispiacere la ragazza: il suo futuro fidanzato non passò un solo istante a stuzzicarla con risucchi o apprezzamenti, ma le infilò la lingua in bocca con la violenza di un camion che sfondasse una palizzata di legno.
La ragazza non ebbe una buona impressione iniziale, e qualcosa le fece credere che la situazione non sarebbe migliorata affatto. In quel momento, però, non vide alternative e lo lasciò muoversi nel suo cavo orale come avrebbe fatto un frullatore impazzito. Anzi, spingeva pure sulle labbra, nemmeno se questo avesse potuto aumentare l’eccitazione o il piacere di lei…
“Le ragazze lo scopano solo perché è figo” le ripeté convinta una voce nella testa. Era già da qualche ora che le sussurrava, quasi a tradimento, quelle parole, cercando di convincerla che quella di incontrare Alessio sarebbe stata una pessima idea, ma non aveva voluto ascoltarla. Ora, di fronte a prove incontrovertibili, poteva urlarlo spavalda. “Non vale un decimo di Tommaso. L’hai perso perché sei una ragazzina scema che voleva vantarsi davanti a tutti di essere brava a succhiare un cazzo e adesso ti ritrovi con questo coglione. Scommetto che il suo stile non è tanto migliore di quello che ti ha sverginato nel giardino.”
Linda strinse gli occhi, cercando di scacciare quella voce dalla mente e di non vomitare per l’azione di Alessio nella sua bocca. Sussultò quando le afferrò le chiappe, stringendole, sentendo ogni singolo segmento delle dita attraverso il tessuto dei jeans.
Alessio, fortunatamente, smise di mulinarle dentro, scostandosi dalle sue labbra. «Hai un gran bel culo, ragazza. Sei una sorpresa».
Lei non seppe da dove avesse cavato il falso sorriso che si formò sul suo volto.
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
Altri racconti di William Kasanova
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.