Pamela era andata anche quel giorno, più che altro per vedere Linda fare la figura di merda del secolo. Avrebbe voluto esserci anche lei a contemplare quello spettacolo di incapacità ma doveva studiare. O almeno così le aveva confidato: in realtà, se avesse visto di nuovo quel meraviglioso cazzo pendere dall’inguine del divino Daniele, avrebbe assestato una pedata alla troia che oggi se lo sarebbe trovato in bocca e avrebbe fatto lei il bis di sborra.
Cliccò sulla notifica ed un attimo dopo comparve una finestra nell’area in basso a destra dello schermo con la chat che da anni portava avanti con la rossa.
“Non puoi immaginare cos’è appena successo”, recitava il messaggio.
Francesca sorrise, maligna. Linda doveva aver fatto più schifo di quanto immaginassero, si disse. Nonostante ciò, volle ironizzare: “Nadia ha perso????? Avevo puntato su di lei i miei ultimi risparmi!”
Un istante dopo la risposta che comparve sullo schermo, nonostante fosse solo pixel di un colore diverso da quelli attorno ad esso, ebbe il peso di un’incudine. “Linda le ha aperto il culo”. Qualche secondo dopo ne apparve sotto un’altra, a conferma e a correzione del precedente, contemporaneamente. “Linda ha aperto il culo a tutte.”
Francesca sbattè gli occhi, cercando di comprendere cosa avesse appena letto, che intendesse Pamela con quelle parole. Non era nuova all’uso della frase “aprire il culo”, intendendo che qualcuno aveva battuto qualcun altro, ma in quel caso doveva avere un significato diverso. Forse intendeva letteralmente? La nerd aveva perso la testa e infilato un palo nel…
Un terzo, successivo messaggio comparve sullo schermo. “Anche a te. Mi spiace.”
Francesca non capì. Ma un profondo senso di terrore le colò lungo la schiena, facendo fiorire nei suoi muscoli l’energia che l’orgasmo di prima sembrava aver bruciato e che ora le sarebbe servita per fuggire o combattere. Ma lei non sarebbe fuggita.
Improvvisamente furiosa, iniziò a battere con violenza sulla tastiera, come se avesse tenuto con una mano il bavero e ogni tasto premuto fosse stato una sberla, prima di dorso e poi di palmo, sul viso della sua amica, scandendo a voce alta le parole che si formarono nella chat: “Cosa cazzo stai dicendo?”
Passarono dieci, quindici lunghissimi battiti del cuore della mora prima che apparisse la risposta: “Sembra quando abbiamo vinto i mondiali. La gente è impazzita e tutti vogliono Linda nei loro selfie.”
La rabbia di Francesca venne sostituita in un attimo dallo sconcerto, poi capì che quella troia la stava prendendo in giro. Stronza… Lei aveva vinto il giorno precedente, mentre Pamela si era ritrovata la bionda che le apriva il culo e glielo infilava tanto in fondo che le era uscito dalla bocca. Adesso voleva vendicarsi.
“Vai a cagare. Dimmi cos’è successo davvero”, digitò.
Attese un attimo una risposta sullo schermo, ma non giunse da lì. Il telefono squillò accanto al computer e sul piccolo monitor apparve la foto di Pamela. Francesca allungò la mano ma si fermò con le dita ad un paio di centimetri dallo smartphone: se le telefonava, doveva essere qualcosa di grosso. Era sicura di voler sapere cos’era accaduto?
Afferrò il telefono e accettò la chiamata. Lei non fuggiva.
Quando portò il telefono all’orecchio, Pamela non disse nulla, ma bastò il grido di sottofondo per comprendere cosa fosse accaduto.
«Lin-da! Lin-da! Lin-da!»
Francesca non disse nulla. Non poteva dire nulla, o sarebbe morta asfissiata. Perché non era più sulla Terra, era su un altro pianeta… no: era in un universo parallelo fatto al contrario, dove le nerd sfigate sono acclamate e…
«Va bene così?» domandò la voce di Pamela, piccata, appena udibile in quel fracasso. «Adesso sei convinta?»
Quelle parole sfiorarono appena la mente di Francesca, che dopo un respiro pieno di ossigeno aveva assodato che si trovava ancora dov’era prima, quando aveva afferrato il telefonino, troppo impegnato a comprendere come potesse essere accaduto qualcosa di così impossibile. Le altre tre erano morte improvvisamente? Avevano morso i cazzi degli altri tre giudici, evirandoli? Linda aveva corrotto gli spettatori…
No, ogni possibilità era una cazzata… ma Linda vincitrice, al punto tale da essere acclamata? Lei aveva fatto un pompino da sogno, qualcosa che nei porno si vedeva fatto solo dalle più brave, pagate attrici, e solo un paio avevano applaudito… «Come… come ha fatto?»
La rossa all’altro capo della telefonata pensò fosse stata una domanda rivolta a lei. «Ho visto tutto, e devo dirti che è stata maestosa,» rispose, poi la sua voce si fece disgustata: «“Maestosa” riferito a Linda è qualcosa che mai mi sarei aspettata di dire…»
«Sì, ma…» balbettò Francesca, confusa, poi si riprese. «Come ha fatto? Voglio dire: non ha mica fatto una magia o roba del genere! Se l’è…» abbassò la voce per non farsi sentire dalla madre, sebbene sapesse fosse una precauzione inutile, «se l’è messo in bocca, no?»
«Ah, per quello sì,» rispose Pamela. «Aspetta un attimo, Francy».
La ragazza tacque, anche perché capì che l’amica aveva allontanato il telefono dalla bocca e la sentiva parlare con qualcuno, capendo sì e no una parola su quattro, disturbata dalle grida che ancora si alzavano eccitate dalla folla di ragazzi che continuavano a complimentarsi con quella stupida biondina incapace.
Poi la voce di Pamela tornò ad essere udibile. «Un attimo che mi allontano. Ok, sono nel bosco. Zio caro, quei due stanno ancora chiavando… come si fa a eccitarsi guardando quella stronzetta succhiare un cazzo…» mormorò, irritata. «Oh, Francy: visto che non saresti venuta, ho chiesto a Fausto, quello in quinta elettronica, di registrare con il suo telefonino per farti vedere quelli che dovevano essere due minuti di schifo di Linda. Adesso lo sta caricando nel suo cloud e gli ho detto di mandarti il link di condivisione via e-mail».
«Non voglio vedere nessun fottuto video di due minuti con Linda che ha un cazzo in bocca,» rispose risoluta Francesca, come se questo potesse bloccare l’invio della missiva elettronica e l’upload del video.
Dal telefono si riversarono grida di giubilo e applausi, e solo dopo qualche secondo Pamela parlò di nuovo, come se avesse avuto paura a pronunciare quelle parole, quasi ciò avesse causato l’ira di Francesca e avesse potuto picchiarla attraverso il microfono del cellulare. «Non sono due minuti di video…» Un paio di secondi di silenzio, poi: «Sono almeno dieci. Forse quindici».
Gli occhi scuri della ragazza si spalancarono. «Quindici?» domandò, come se quella parola non avesse senso per lei. «Linda ha…» alzò lo sguardo verso la porta della cucina chiusa, poi abbassò di nuovo la voce. «Linda ha succhiato quell’orrore di Michele per un quarto d’ora?»
«Sì, e credo l’abbia sentito anche tu, dall’altra parte del comune, urlare quando è venuto,» disse la rossa, per poi correggersi: «Quando è venuto la seconda volta, perché la prima non ha sborrato».
«Cosa…» mormorò Francesca, confusa. Com’era possibile? Far venire un uomo senza che spruzzasse la sua bega? Era impossibile! Lei non ne era in grado, per lo meno… Ma Linda sì?
«Senti, ne parliamo domani,» disse Pamela. «Dovrebbe essere arrivato il link, secondo Fausto. Non so dirti se guardare il video, però. È… è deprimente. Mi ha fatto sentire una merda, quella stronza bionda...» confessò, la voce piena di desolazione. Il saluto che la rossa porse all’amica prima di chiudere la telefonata sembrò il preludio di un pianto disperato.
Francesca rimase in piedi, confusa. Com’era potuto accadere? Si lasciò cadere sulla sedia bagnata dei suoi umori, stordita peggio di quanto l’aveva lasciato il ditalino esplosivo di prima.
Sullo schermo del computer apparve la notifica che era giunta una nuova e-mail. “Link video gara”, recitava il titolo. Francesca lo vide e vi spostò sopra il puntatore del mouse in modo che non venisse riassorbito dalla foto paesaggistica dello sfondo del desktop.
Rimase un momento così, chiedendosi se aprire o meno la e-mail e visionare il filmato. Non voleva farlo. Non poteva sopportare quella carognetta bionda in situazioni normali, immaginarsi se avrebbe dovuto osservarla mentre prendeva quello stronzo di Michele in bocca e lo faceva venire. Venire due volte, tra l’altro.
Ma la storia non sarebbe cambiata se non l’avesse visto. Sarebbe stato uno spettacolo disgustoso, le avrebbe fatto male, ma scoprendo come la zoccoletta spompinava, forse lei avrebbe potuto sviluppare una strategia per contrastarla.
Lo squittio del mouse annunciò il lancio del programma di posta elettronica, poi sullo schermo apparve la e-mail, composta da un paio di frasi generate automaticamente dal cloud di Fausto quando aveva condiviso il video con lei e da un percorso informatico da cliccare. Questo la portò direttamente ad una schermata in cui compariva un messaggio che spiegava che il file non era ancora disponibile, ma che entro una decina di minuti sarebbe stato possibile ammirare l’impagabile spettacolo di Linda che si ingozzava di sborra.
Francesca fissò per qualche istante la schermata, con solo una barra di caricamento che si riempiva con una lentezza esasperante. Sarebbe stato inutile restare lì, aspettando che il telefonino del ragazzo inviasse tutti i dati nel server.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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