Ammetteva con la morte nel cuore di essere una capra, e di non poter sperare di migliorare la sua situazione nei pochi mesi che mancavano per la fine della sua carriera scolastica. Si stava impegnando, sebbene non volesse che si sapesse in giro, ma non si illudeva di uscire con molto di più del voto minimo agli esami per potersene andare dalla N. Sandrini senza troppa infamia.
In realtà, la gara di pompini le era sembrata una manna dal cielo, una sorpresa che non si sarebbe mai aspettata. Per quanto Francesca amasse il sesso, e succhiare il cazzo di un ragazzo lo legasse a lei in modo che le fosse possibile sfruttarlo finché non gli veniva a noia, mai si sarebbe sognata di farlo in pubblico. Assolutamente no. Tutti i ragazzi con cui aveva fatto sesso sostenevano fosse bravissima con la bocca, che fosse la migliore, e lei non aveva dubbi che fosse vero, ma non voleva affatto che le altre imparassero i suoi trucchi, o non sarebbe più stata al culmine della catena alimentare delle scopate della scuola. Ma, cazzo… Se avesse dimostrato di essere brava a spompinare in quella stupida gara, qualcuno l’avesse ripresa mentre faceva venire con maestria il giudice, e poi pubblicato il filmato… Se un qualche talent scout dell’industria del porno l’avesse visto, o magari qualche ricco vizioso… altroché fare le radici alla Tadini Transport, a dire a suo fratello dove consegnare o a spiegare a suo padre perché aveva mandato a cagare il cliente rompicoglioni…
Abbandonò le sue fantasie e tornò a guardare i ragazzi attorno a lei. Un paio parlavano tra di loro di moto, senza mai toglierle lo sguardo di dosso se non per pochi secondi, fingendo di non essere intenti a immaginarla nuda, mentre il vincitore della gara dell’accendino era accanto a lei, anche lui intento a fumare una sigaretta vera: l’equivalente del presentarsi con l’auto sportiva quando tutti avevano vecchie Panda o Ka accidentate.
Lui ricambiò lo sguardo con un sorriso. Lei rispose con un accenno. Non che fosse il suo tipo, ma se poteva permettersi le Marlboro allora poteva pagarle qualcosa da mangiare dopo che avessero fatto sesso. Il sorriso della ragazza si allargò: sì, il suo cazzo sarebbe stata la sua palestra di allenamento alla gara per i prossimi giorni.
Fu sul punto di attaccare bottone, quando vide Linda uscire dal gruppo di studenti che stazionava nei pressi del cancello. L’istinto fu quello di urlarle qualcosa, ma non lo fece: era meglio parlare con il ragazzo accanto a…
La sua attenzione si concentrò ugualmente sulla stupida bionda: era la prima volta in tanti anni che non la vedeva seguire spaventata come una pecora il gregge di studenti che si recava alla vicina stazione dei pullman ma salire su una macchina, e il tutto con la schiena dritta, un sorriso sulle labbra, felice. I suoi genitori, che Francesca sapesse, non l’avevano mai presa a scuola: avevano un bar o un ristorante e non potevano certo abbandonarlo mentre era pieno di gente per andare a prendere quella sfigata della loro figlia.
Si abbassò sulle ginocchia, ponendosi all’altezza dei finestrini dell’auto. C’erano almeno una ventina di metri di distanza tra di loro, ma la ragazza fu sicura che alla guida ci fosse una donna mora. Linda, dopo aver messo lo zaino sul sedile posteriore e chiuso la porta, salì sul sedile del passeggero accanto al pilota, abbracciò la donna e la baciò.
Le sopracciglia di Francesca si sollevarono quando si rese conto che si stavano baciando sulla bocca. – Che cazzo…
«Ehi, che c’è, Francy?» domandò divertito quello che fino ad un attimo prima doveva essere il fortunato vincitore della lotteria sessuale.
«Non rompere,» tagliò corto lei, il rapporto sessuale passato in secondo piano nella sua mente, sostituito da quanto aveva appena visto e dal mistero che nascondeva. Rimase in quella posizione mentre l’auto si avviava e si allontanava lungo la strada. «Ma che cazzo…» mormorò di nuovo, confusa, alzandosi in piedi.
Proprio in quel momento, nella folla, vide passarle davanti l’amica bionda di Linda, Martina. O Marina. O… quello che era. Superò un gruppo di studenti, e la prese per una spalla.
La ragazza bionda si scosse, allontanando la mano. «Che cazzo vuoi, anche te?» disse. «Non rompere, che devo andare».
«Ehi, datti una calmata!» ribatté Francesca, rendendosi conto di non essere quella con il carattere peggiore della scuola. «Volevo solo chiederti una cosa».
«Beh, allora parla».
Francesca fu sul punto di mollarle un paio di ceffoni, ma non sarebbe stato produttivo, soprattutto considerando che era già una specie di sorvegliata speciale per il suo comportamento negli anni passati a scuola. «Che cosa è successo a Linda? È strana».
La bionda esibì un sorriso malvagio. «Perché, può esserlo più del solito?» sogghigno. «Comunque, credo sia innamorata, non so di quale povero disperato. Chi cazzo si metterebbe con una stramboide come lei?»
Francesca non rispose. La sua mente, per quanto non fosse la sede dell’intelligenza più sfolgorante nei paraggi, era al lavoro nella ricerca di qualche possibile conseguenza con quanto aveva in programma, oltre a nuovi modi per prendere in giro Linda. «Grazie, Marina,» disse, sovrappensiero.
«Marianna!» sbottò l’altra, arrabbiata, voltandosi mentre si rimetteva in marcia. «Ma ricorderai il mio nome quando avrò vinto la gara di pompini!»
L’altra si limitò a sollevare una mano come a salutarla, sebbene non sentisse una sola parola detta dalla bionda, se non l’accenno alla gara. “Che idiota, Linda, a mettersi con una donna quando dovrebbe allenarsi anche a lei ai pompini.”, pensò con divertimento. “Farà davvero una pessima figura. Ma non che la cosa sarebbe potuta andare diversamente, in ogni caso.”
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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