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Erotika
Linda la nerd · Cap. 5
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Capitolo 5 di 39 13 min di lettura

"Hai davvero un buon sapore, Linda"

Linda scopre che cos'è davvero un pompino. E che fallire è facile. E che il battito del cuore di Tommaso quando gode è qualcosa di meraviglioso...

William Kasanova
1 anno fa · 344 letture · 0

La biondina si sdraiò tra le gambe muscolose di Tommaso, nervosa. Spostò una ciocca di capelli dietro un orecchio, fissando l’uccello. Era lungo quindici centimetri o forse poco più, quello che veniva considerata una lunghezza normale. Non era nemmeno troppo grosso, rispetto a come se lo descrivevano i suoi compagni, e aveva una serie di vene bluastre che percorrevano la pelle, muovendosi come fulmini in una notte di tempesta. La cappella era più grossa, rossa, e sembrava di seta, dall’aspetto delicato; da un piccolo taglio in cima colava una gocciolina semitrasparente che colò per qualche centimetro lungo l’asta, lasciando una scia bagnata. Sotto, le palle depilate pendevano e sembravano guardarla, chiedendole cosa aspettasse a dare loro piacere.

“Altrochè un pompino,” pensò, “vorrei cavalcarlo fino a riempirmi di sborra.”

Il pene si mosse, come un indice che la invitasse ad avvicinarsi. Dietro, Linda vide Tommaso sorriderle. «Non preoccuparti, Linda. Se non vuoi…»

«No,» rispose la ragazza, prendendo in mano il coraggio allo stesso modo in cui afferrò l’uccello e, senza pensarci più, alzò la testa, mise la bocca attorno alla cappella e spinse in avanti. Fu una sensazione bizzarra sentirlo tra le fauci, sentire la cappella che comprimeva la lingua e scivolava contro il palato. Anche il sapore era strano, sembrava…

Tommaso si scosse davanti a lei. «I denti, Linda! I denti…»

Lei, spaventata, spalancò la bocca, l’uccello che le usciva fuori bagnato di saliva. Si alzò in ginocchio, tremante. «Mi… mi dispiace! Io…» mormorò, portandosi le mani alla bocca. Avrebbe voluto fuggire, scomparire. Aveva appena rovinato tutto, era un’imbecille che poteva farsi finalmente una scopata con un ragazzo che sembrava davvero bravo a letto, e che le aveva dato il suo primo orgasmo, e lei gli aveva azzannato il…

Tania rise, mettendo un braccio sulle spalle di Linda. «Ah, Linda, di cosa ti preoccupi?»

Lei guardò la mora, lo sguardo ancora pieno di dolore. Poi passò a Tommaso, che non sembrava affatto ferito o arrabbiato. Anzi, aveva allungato le braccia per invitarla ad avvicinarsi. Sul suo volto non c’era risentimento ma quello che sembrava gentilezza.

Tania le diede un paio di pacche sulla schiena. «È la tua prima volta, ragazza, non preoccuparti. Scommetto che le tue amiche si vantino di essere delle maghe a succhiarlo, ma sono sicura che pure loro usano i denti, ma quelli che vengono spompinati non dicono nulla perché, beh, figa, gli stanno facendo una pompa,» Le fece l’occhiolino. «Lui è viziato, è abituato a farsi spompinare davvero bene da una vera maestra».

Linda continuava ad essere scossa, ma provò a calmarsi. Accontentando Tommaso, anche solo per farsi perdonare, si spostò al suo fianco e si lasciò avvolgere dal suo abbraccio. Lui la strinse a sé, dandole un dolce bacio sulla fronte. Lei fu nuovamente sorpresa dalla dolcezza di lui, e sentì un po’ di tranquillità allontanare l’ansia che l’aveva presa.

«Mettiti così, che vedi meglio», le disse il ragazzo, facendole appoggiare la testa sul suo petto, così da avere una vista perfetta sul suo inguine. Le appoggiò una mano sulla testa, accarezzandole i capelli ed il collo.

Non si meritava un ragazzo simile, pensò la biondina. Non si sentiva a suo agio con un uomo che la trattava così bene quando tutti la insultavano. La faceva sentire… speciale. Sorrise a quella sensazione. In realtà, in quel momento, non le sarebbe dispiaciuto se Tommaso le avesse messo una mano sul culo o sulle tette e iniziato a palparla.

Sentiva il cuore del ragazzo battere lentamente sotto il suo orecchio destro, un suono che non si sarebbe mai aspettata potesse essere così piacevole… Allungò una mano, appoggiandola sull’addome di Tommaso, notando che il pene si mosse leggermente in risposta a quel contatto. Quanto avrebbe voluto allungare quella mano, stringerlo e zangolarlo, facendolo sborrare, restituire l’orgasmo incredibile che le aveva donato con la lingua e le dita…

Avrebbe dovuto rimandare, comunque, perché Tania stava prendendo il suo posto tra le gambe di Tommaso. A differenza sua, non mostrava nessuna traccia di nervosismo e, anzi, sembrava felice di quanto stava per fare. Orgogliosa, perfino.

La mora iniziò a spiegare mentre teneva l’uccello in mano, a cui stava applicando un pigro e appena percettibile movimento. Il suo volto scomparve tra le gambe di Tommaso, il quale emise un sonoro sospiro di piacere mentre la bocca di Tania succhiava le sue palle.

Linda rimase tutto il tempo in silenzio, osservando la ragazza succhiare, leccare e masturbare il pene, le palle e l’inguine di Tommaso, strappandogli gemiti di piacere e commenti entusiasti. La bionda non riusciva a distogliere lo sguardo dall’opera di Tania, estasiata: metà delle cose che credeva sui pompini erano sbagliate, e i concetti corretti che restavano non erano nemmeno un decimo delle tecniche che la mora stava usando in quel momento. “Quanto cazzo è brava?”, si domandò Linda. “Quante cose posso imparare da lei?”

Tania stava tenendo con un paio di dita la cima dell’asta dell’uccello di Tommaso, mentre la sua lingua si muoveva lungo un lato, lasciando una scia di saliva che luccicava alla luce della lampadina, quando Tommaso, con la voce rotta dal piacere, annunciò che stava per venire. Tania sorrise, e mise in bocca il pene, iniziando a muovere la testa avanti e indietro, sorridendo.

Linda la fissava, rapita, ma riusciva solo a sentire il cuore del suo amante battere sempre più forte, sempre più veloce. Il suono le riempiva la mente e sembrava dare il tempo ai suoi pensieri. La ragazza mosse la testa, sfregandola sul petto del ragazzo, la mano sull’addome che lo massaggiava. Era il suono più bello al mondo, il suono del piacere dell’uomo che per primo l’aveva amata. Dio, quanto voleva diventare un’amante perfetta per far battere così il cuore di chi amava…

Voleva Tommaso dentro di sé, ed il liquido bianco e colloso che stava scivolando dalle labbra di Tania doveva colare dalla sua passera.

Ignorando quanto passava nella mente della sua allieva, Tania aprì la bocca mostrando il seme di Tommaso, poi la chiuse ed inghiottì. «Bevilo sempre, Linda. Nulla fa impazzire un uomo quanto sapere la propria sborra che scende nella gola di una donna,» spiegò, soddisfatta. «O farti guadagnare punti ad una gara di pompini,» aggiunse con un sorriso di complicità.

Tommaso non le fece complimenti per quanto gli aveva appena fatto, ma il “grazie, Tania”, detto senza fiato, come se fosse stato reduce di una corsa di chilometri in salita, e al tempo stesso rilassatissimo, fece inorgoglire anche Linda, sebbene non avesse fatto altro che guardare.

Qualche goccia di seme ritardataria fuoriuscì pigra dal piccolo taglio sulla sommità della cappella. «Ti va di assaggiare, Linda?» domandò Tania, indicandola con un gesto del capo.

Linda fissò il liquido per un istante, studiandolo. L’aveva visto nei filmati pornografici, ne parlavano i suoi amici, ma era la prima volta che lo vedeva dal vivo. Ne era al contempo incuriosita e intimorita, attratta e disgustata… Ma, dopotutto, qualche goccia di quello nel corpo di sua madre aveva portato al suo concepimento: Linda pensò che parte di lei era fatta di sborra. Almeno, inizialmente.

Si sollevò dal petto di Tommaso e allungò un dito sull’uccello, scivolando leggera sulla cappella che aveva addentato e prese una goccia di seme. Era bagnata e collosa, calda. La avvicinò al naso e la annusò: sì, aveva ragione Tania ed era ciò che aveva sprigionato l’aroma di spezie che aveva riempito l’aria della stanza, mischiandosi con quello più fruttato dei liquidi colati dai sessi suo e di Tania.

Mise il dito in bocca e lo succhiò. Era un sapore forte ma piacevole, che la eccitava. Si allungò, appoggiò le labbra sulla cappella di Tommaso, che si lasciò scappare un sospiro di piacere, e la pulì per bene dal seme che ancora era presente. Le sembrò passato un secolo dalla mattina, quando era rimasta disgustata dall’idea che una donna volesse mettersi in bocca il coso con cui pisciava un uomo, e quella sera stessa stava succhiando con ingordigia dalla cappella lo sperma di una pompa fatta da un’altra…

Quanto cazzo era cambiata in nemmeno dodici ore…

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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