«Vi ricordo che le ragazze possono usare solo la bocca e le mani,» disse ad alta voce Adriano, il primo a sinistra dei giudici, «non possono mostrare le tette e la loro gara finisce quando ha eiaculato il…»
Un vociare divertito si levò dal pubblico, fischiando.
Adriano sorrise. «Sborrato, sborrato! Ma siete un branco di bestie scurrili!» sbottò ridendo e alzando le braccia come se li stesse mandando al diavolo. «La gara della tipa finisce quando il giudice sborra. Va bene, così? Ora: a voi, ragazze».
Linda vide le altre tre avviarsi verso il rispettivo giudice: la bionda Piera si inginocchiò davanti ad Adriano, sorridendogli mentre gli afferrava il pene, probabilmente desiderosa di averlo anche in altri orifizi; Nadia ebbe Daniele come giudice, sputandosi sulle mani prima di prendere il suo cazzo; infine, Adriana prese posto davanti a Enrico, quello più imbarazzato di tutti. Poi Linda pose il suo sguardo sul suo, di giudice.
Michele. Linda occultò con uno sforzo un’espressione di astio. E non solo per il brutto volto del ragazzo, ma anche, e soprattutto, per il disprezzo che lo rendeva ancora peggiore.
Michele aveva diciannove anni, era ripetente e stava seguendo l’ultimo anno da meccanico. Vestiva sempre con stile, spendendo per le sole scarpe quello che molti altri studenti non potevano permettersi nemmeno per tutti gli abiti che indossavano, zaino compreso, ma questo non nascondeva comunque che avesse un carattere che faceva allontanare gli altri nemmeno fosse velenoso.
Le sue labbra, distorte in una smorfia di disgusto, vibravano come se a stento riuscisse a trattenere un insulto nei confronti di Linda. «Beh, vuoi darti una mossa?» la esortò con un sussurro che aveva la stessa delicatezza di un treno merci in corsa. «Sbrigati, che non voglio il mio cazzo nella tua lurida bocca per più del necessario».
Linda abbassò lo sguardo, avvicinandosi a lui, la testa tra le spalle. Si inginocchiò sul cuscino e strinse le dita sul cazzo. Doveva essere più lungo di quello di Tommaso di almeno un paio di pollici, pensò la ragazza, studiandolo, ma non molto più grosso. Nonostante questo, non le sembrò affatto più invitante di quello del suo ragazzo. Anzi, avrebbe preferito di gran lunga i quindici centimetri che le donava tutti quei fantastici orgasmi al pezzo di carne attaccato a quello stronzo.
«Non hai mai visto una nerchia in vita tua, deficiente?» sibilò il giudice, dimostrando di non essere più professionale di quanto fosse ospitale. «Perché devo perdere il mio tempo prezioso con una merda come te?»
Linda non fece nemmeno finta di ascoltarlo. Tenendo quel pezzo di carne caldo tra le dita, mosse la testa controllando come si stessero comportando le altre partecipanti. Piera dimostrava di essere cresciuta guardando pessimi filmati porno, attaccando con voracità il cazzo di Adriano: lo aveva messo subito in bocca, muovendo la testa avanti e indietro, facendolo scomparire completamente tra le sue fauci per poi farlo quasi uscire. Non richiedeva un grande sforzo: come aveva sostenuto Tania quando le aveva raccontato di esserselo fatto, il ragazzo non era particolarmente dotato.
Adriana, visibile girando la testa a destra, non mostrava delle capacità maggiori. Era una gran bella ragazza, con un grosso seno e dei begli occhi neri, e questo poteva essere uno svantaggio, eccitando troppo il giudice e facendolo venire prima del necessario. In più, Adriana suggeva la punta di Enrico con troppa aggressività: il ragazzo non avrebbe resistito a lungo.
In fondo, dopo la mora, era inginocchiata Nadia, facilmente riconoscibile dalle sue chiome rosse, davanti al bel Daniele. Lui la guardava con quella che sembrava venerazione, accarezzando le ciocche di fiamme, e lei rispondeva con un contatto visivo mentre teneva il cazzo con un paio di dita e faceva scorrere avanti e indietro la lingua, facendo brillare di saliva l’asta.
La ragazza comprese subito che l’unica che avrebbe potuto essere una minaccia era Nadia, sebbene non credesse avrebbe potuto fare molto di più che leccare e succhiare. Le altre due non avrebbero concluso nulla, se non fare numero e dare un appena passabile orgasmo ai propri partner.
Ma a Michele non importava nulla dello studio di Linda delle sue avversarie. «Succhiamelo, o te lo pianto io in bocca, imbecille».
La ragazza sbuffò, trattenendosi appena dallo scuotere la testa. “Che povero idiota.”, pensò disgustata, chiedendosi perché non le fosse capitato un altro giudice, magari un po’ carino come Daniele. “Non si meriterebbe nemmeno una pessima sveltina, e invece… Che spreco.”
Staccò il pollice dall’asta, appoggiandolo sulla cappella. Vi aveva notato una goccia di liquido precoitale sgorgare dall’uretra, probabilmente per l’eccitazione che Michele aveva provato nel vedere quelle tre belle figliole succhiare i suoi amici. Il dito si piegò, schiacciando la goccia e muovendosi per spanderla lentamente sul glande. Il ragazzo sobbalzò, stupito da quella strana mossa. Abbassò lo sguardo su Linda, che trovò intenta a lasciare umidi baci sul suo pube depilato nei pressi della base del cazzo. L’altra mano scivolò attorno alla gamba sinistra, rientrando poi dal dietro e iniziando ad accarezzare l’interno coscia, che sembrava vibrare di brividi sotto il tocco delle sue falangi.
La ragazza sollevò lo sguardo verso di lui, scoprendolo irato, gli occhi che scagliavano fulmini.
«Sai cosa cazzo è un pompino?» sbraitò lui, scandendo le parole.
Lei non rispose. In realtà avrebbe dovuta essere lei a chiederlo a lui, a giudicare dalla sua profonda ignoranza nelle tecniche di piacere. Ma avrebbe imparato, si disse la ragazza, avrebbe imparato nel peggiore dei modi…
A giudicare dalle grida che si sollevarono dal pubblico, Linda comprese che non era solo Michele quello che dimostrava la necessità di un paio di ripetizioni di educazione sessuale. “Educazione sessuale avanzata”, si corresse la ragazza, con un sorriso, mentre attaccava con la bocca le palle, succhiandole e leccandole, tastando con le labbra le ghiandole all’interno, immaginandole mentre impazzivano sotto il tocco delle sue labbra, sfornando sborra dieci volte più velocemente del solito.
Alle sue spalle qualcuno urlò di portare via quella incapace da lì, qualcun altro rise sostenendo che Linda non aveva trovato un libro che le avesse spiegato dove si trovasse esattamente il cazzo in un ragazzo. Gli insulti iniziarono a levarsi dai presenti, ma ciò non demoralizzò affatto la bionda: anzi, ogni sberleffo la faceva sentire sempre più carica, sempre più decisa a dare una lezione a tutti loro.
Imbarazzato al posto suo, con un sorriso che avrebbe impietosito chiunque, Michele guardò il pubblico, dicendo: «Eh, che volete farci, la puttana non ha idea di cosa sta facendo…»
Linda smise di succhiare le palle, alzando lo sguardo verso lo spiacevole volto del ragazzo. Lui, quasi fosse stato attratto da quelle pupille azzurre che brillavano di desiderio, abbassò a sua volta le sue, e i loro sguardi s’incrociarono. Gli occhi della ragazza lo aggredirono al cuore con quella profonda espressione di sottomissione che la bionda vi aveva profuso.
«Io sono solo la tua, di puttana,» gli confidò con una voce che solo una donna davvero capace sapeva emettere, «e voglio darti il miglior orgasmo della tua vita».
Dal viso di Michele disparve ogni possibile traccia di acredine, sostituita all’istante da un’espressione di incredulità che a stento celava un più profondo desiderio verso quella che fino ad un attimo prima considerava una merdina bionda.
Anche Linda riuscì a stento a dissimulare un sorriso nell’avere la conferma che Michele era solo uno stronzo senza palle, nonostante quei due rigonfiamenti in mezzo alle gambe. “Ora sei mio, pezzo di merda!”, pensò, mentre la mano che stava spandendo la goccia di precoito risalì tutta in cima alla nerchia, cominciando a massaggiare la cappella con i polpastrelli con delicatezza, come se stesse facendo le coccole sulla testa di un gatto. Sentiva sotto le dita la morbida pelle del glande umida divenire sempre più calda, bollente.
Michele la stava ancora fissando, imbambolato, incapace di comprendere che fine avesse fatto l’incapace che fino ad un attimo prima gli stava facendo perdere tempo. La ragazza sentiva il cazzo del ragazzo rispondere alle sue mosse come previsto, studiate una per una nei giorni precedenti. Si era esercitata su Tommaso nel weekend, sebbene lui ne fosse stato ignaro. Si domandò se il suo amato le avrebbe perdonato quanto stava facendo, quando del movimento alla sua destra la distrasse dai suoi pensieri; lanciò una sbirciata e scorse Adriano alzare la testa verso il cielo sereno e lanciare un grido di piacere, mentre una mano poggiava sulla testa di Piera. La ragazza, comprese, era fuori, come aveva previsto. E se non sembrava aver eccelso nel pompino, gettò ogni sforzo profuso fino a quel momento letteralmente alle ortiche sputandoci il seme appena eiaculato dal giudice.
Lui non ebbe il tempo di dire nulla, perché il pubblico spostò il suo sdegno da Linda al gesto di Piera, sollevando grida di disapprovazione e versi che non vennero molto apprezzati dalla bionda, che si girò mostrando i medi agli astanti, consigliando loro di andare a fare in culo.
