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Erotika
Linda la nerd · Cap. 30
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Capitolo 30 di 39 17 min di lettura

"So cosa avete fatto, tu e Francesca"

Il disperato tentativo di Linda per tornare nella gara di pompini sta avendo effetti che la ragazza non poteva prevedere, e nessuno di questi sembra volgere a suo favore...

William Kasanova
1 anno fa · 325 letture · 0

***

Francesca osservava Linda con… in realtà nemmeno lei avrebbe saputo dire quale emozione facesse affiorare in lei la vista della bionda che camminava con difficoltà mentre prelevava dal suo armadietto i libri per le lezioni.

Acquattata dietro un angolo del corridoio della scuola, con gli altri studenti che le lanciavano occhiate incuriosite, studiava la bionda senza essere vista dalla sua vittima, osservando le sue smorfie di dolore quando eseguiva certi movimenti. Quasi tutti i movimenti, in effetti, ammise la ragazza. “Beh,” si disse la ragazza, “immagino sia quello che succede quando ci si fa sfondare il culo da tre tipi arrapati quando ce lo si ritrova ancora vergine.”

Se fosse arrivata quella mattina senza sapere cos’aveva fatto Linda il pomeriggio precedente, Francesca, vedendola in quelle condizioni, l’avrebbe presa in giro chiedendole se qualcuno non avesse apprezzato un suo pompino e le avesse sfondato il culo per vendetta, ma… cazzo, conoscendo come si erano svolte in realtà i fatti non ne avrebbe avuto il coraggio. E, in effetti, non aveva nemmeno la faccia di farsi vedere da Linda. Doveva ammettere che lei non avrebbe avuto il coraggio che la bionda aveva dimostrato per tornare nella gara…

Il tutto lo aveva scoperto la sera precedente, mentre era a casa, nella sua camera da letto, pensando a quanto le era piaciuto fare di nuovo sesso con il bel Daniele, come aveva amato il suo cazzo dentro di sé, della sua bocca avida dei suoi capezzoli e le sue tette quanto le sue mani lo erano state delle sue chiappe. Nuda nel suo letto, il pensiero del ragazzo l’aveva eccitata al punto tale da sentire il bisogno di darsi piacere da sola.

Si vedeva di nuovo Daniele sopra di lei, le sue labbra appoggiarsi alle sue, le sue mani stringere i suoi seni, il profumo della sua pelle e quello del suo fiato. Sentiva ancora il suo uccello dentro il suo corpo, la sua cappella che scivolava tra le pareti della sua fica. A quei pensieri sentì il suo sesso scaldarsi, una gran quantità di bava scivolarle fuori e colarle tra le gambe, accarezzarle e bagnarle l’ano. Infilò una mano sotto le coperte e si passò un paio di dita tra le labbra del sesso, dividendole, percependole sensibili. Giunta alla sommità, cominciò a muovere i polpastrelli in circolo attorno alla tana della lumachina, ancora celata sotto il suo cappuccio. Si afferrò un seno, stringendolo, sollevandolo fino a portarsi il capezzolo alle labbra della bocca e succhiandolo. Se un istante prima era eccitata, in quel momento impazzì dal desiderio, aumentando la velocità e la pressione delle dita sulla sua fica.

Il ragazzo nella sua mente sprofondava con il suo cazzo dentro di lei, possedendola con forza, dicendole che era bellissima, che lo arrapava come una bestia, che era una troia in calore.

Una scossa di piacere la colpì nella mente, facendole scattare la testa all’indietro, sprofondandola nel cuscino del letto. Il seno sembrò balzare al suo posto, dandole un altro colpo di godimento. Si morse un labbro, piantandosi i denti bianchi nella carne, cominciando ad ansimare.

La mano sul sesso scivolò e i polpastrelli abbandonarono il loro lavoro, sostituiti dall’intero palmo della mano, calcando e malmenando la lumachina che aveva finalmente allungato la sua testa. La ragazza, ormai, respirava profondamente, ed ogni volta che il maestoso seno si abbassava e l’aria abbandonava i suoi polmoni la stanza si riempiva del nome del ragazzo. Le gambe cominciarono a vibrare, a muoversi spasmodicamente, la figa infiammata a pregare di fare con più calma, di rallentare, ma Francesca, come posseduta, come se ne fosse andata della sua vita, mosse il palmo ancora con più violenza.

L’orgasmo l’assalì come un colpo inferto direttamente al suo cervello, la schiena che si inarcava un paio di volte, facendola sobbalzare nel letto, la rete che cigolava come se Daniele la stesse fottendo davvero in quel momento in un impeto di desiderio. Si ritrovò con le labbra spalancate e l’impossibilità di respirare, poi crollò sfinita, provando in ogni muscolo una stanchezza infinita e nel cuore un amore indicibile verso il suo amante immaginario.

Rimase per dieci o quindici minuti stordita dal piacere nelle lenzuola bagnate dal sudore parossistico del suo orgasmo, accoccolata nel pensiero di Daniele che la stringeva tra le sue braccia, che la baciava, che la cullava, troppo persa nell’amore per rendersi conto che l’orgasmo che si era data da sola in dieci minuti con una mano era stato di gran lunga più soddisfacente di quanto era stato in grado di donarle il vero Daniele, il pomeriggio precedente.

Quando il torpore si dissolse, il desiderio del ragazzo non solo era rimasto, ma era anche cresciuto: Francesca si accorse di desiderarlo ancora più dentro di lei, un bisogno maggiore di quando era rimasta per due giorni senza una sigaretta. Le regole della gara di pompini non permettevano di avere rapporti, anche solo sociali, tra le partecipanti e i giudici ma, ‘fanculo, se lo era già scopato il giorno prima insieme agli altri tre, e comunque Daniele non sarebbe stato il suo arbitro durante la finale, quindi non trovava nessun problema.

E poi lui la desiderava, lo aveva capito il giorno prima, glielo aveva detto e glielo aveva dimostrato per come l’aveva posseduta. Daniele avrebbe accettato senz’altro e con gioia.

Ovviamente non avrebbe potuto farlo entrare nella loro villa, e nemmeno lei sarebbe andata a casa sua, o farsi vedere in giro per Caregan, per strada o in qualche locale, o sarebbe scoppiato qualche scandalo e anche lei, al pari di Linda, si sarebbe trovata buttata fuori dalla gara e addio possibilità di migliorare il proprio futuro. No, Daniele aveva un’automobile e lei gli avrebbe spiegato dove parcheggiare nelle vicinanze e chiesto di aspettare che lei lo raggiungesse dopo essere uscita di nascosto di casa. Li avrebbero fatto sesso per tutta la notte e poi sarebbe rientrata prima dell’alba e cercato di dormire un paio di ore, soddisfatta. Sì, per lui avrebbe accettato di farlo in una macchina. O magari avrebbe potuto chiedergli di portare un plaid e fare sesso in un prato, sotto le stelle che brillavano solo per loro due e l’amore che li univa.

Rianimò il telefono addormentato sul caricabatterie wireless e gli sussurrò di chiamare “Daniele il figo”, come lo aveva salvato nella rubrica. Un istante dopo una voce la avvisò che lo stava contattando.

Francesca fece appena in tempo a chiedersi di nuovo che senso avesse sentire il telefonino emettere degli squilli come un telefono fisso quando, probabilmente, il ricevente della chiamata aveva impostato come suoneria una canzone rock o il canto degli uccelli quando il ragazzo rispose.

Il suono della sua voce fece sentire alla mora una vampata di calore e di desiderio. «Ciao Daniele,» lo salutò. Se avesse avuto in mano un telefono fisso il cavo a spirale della cornetta si sarebbe ingarbugliato attorno alle sue dita tanto si scoprì nervosa in quel momento. «Senti, stavo pensando che potremmo… uhm… vederci e, magari… beh, voglio fare sesso con te, Dani».

«Ah… Oh…» rispose l’altro, quasi più imbarazzato che eccitato. «Sì, mi piacerebbe anche a me, certo. Ma oggi abbiamo sfondato il culo a Linda e, sai… sarei un po’ stanco».

Francesca si ritrovò a fissare il buio della sua stanza, sbattendo gli occhi come se questo potesse accendere una parte del cervello che era rimasta sopita e che le avrebbe permesso di comprendere il reale significato di quelle parole. Sì, un paio di sensi li trovò anche, ma sembravano davvero… beh, insensati.

Prima di andare avanti…

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