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Erotika
Linda la nerd · Cap. 25
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Capitolo 25 di 39 17 min di lettura

"Mi scoperete tutti, ma per primo Daniele"

Francesca, compreso che Linda è un'avversaria troppo forte nella gara di pompini, decide di corrompere i quattro giudici per farla escludere dalla competizione nell'unico modo possibile...

William Kasanova
1 anno fa · 345 letture · 0

Sul logoro divano in mezzo alla sala erano accomodati Daniele e Michele, intenti a bere birra e ad assistere ad una partita di basket con il volume spento, che si erano voltati a guardarla, il cui sguardo non lasciava dubbi quanti mezzi secondi le avrebbero lasciato addosso la lunga giacca. Ad un tavolo di legno lungo e stretto era invece seduto Enrico, che stava lavorando a un phablet con uno stilo; quando la vide sollevò le sopracciglia, fissandola come se avesse avuto un’apparizione, facendo scappare una risata a Francesca.

I due sul divano si alzarono, abbandonando le lattine sul tavolino sbrecciato e dimenticando il televisore acceso. Si avvicinarono alla ragazza, la brutta faccia di Michele ulteriormente deturpata da un’espressione lasciva, mentre Daniele sembrava prossimo a declamare un sonetto d’amore in suo onore.

Francesca si sentì bagnare davanti al ragazzo a cui aveva succhiato il cazzo qualche giorno prima. Probabilmente ne avrebbe avuto di nuovo l’occasione a breve, oltre ad un rapporto completo. Peccato per la presenza degli altri tre ma, in fondo, non era lì per divertimento.

Adriano presentò la situazione, per quanto chiunque lì dentro non avrebbe fatto fatica a immaginare per quale motivo la ragazza si fosse presentata quella sera. Le voci dell’aggressione a Linda si erano velocemente sparse per la scuola, e l’avversione della mora verso la bionda, inasprite dall’essere stata messa in ombra dall’esibizione di quest’ultima, non erano un segreto già da anni.

«Allora, ragazzi,» iniziò, stingendo una mano nell’altra, richiamando l’attenzione sulla la ragazza sebbene spiccasse nella stanza come un faro nella notte. «Francesca mi ha chiamato ieri pomeriggio perché ritiene che ci sia un grave problema nello svolgimento della gara che abbiamo organizzato, e vuole parlarne con noi».

Enrico, che aveva lasciato il suo grosso smartphone sul tavolo, parlò dalla sedia. «Che tipo di problema?» domandò, sebbene la sua attenzione fosse completamente concentrata sul rigonfiamento dell’impermeabile che impediva a due grossi bottoni anche solo di avvicinarsi alle rispettive asole, in particolar modo alla striscia rosa che si scorgeva dove i lembi della giacca non riuscivano a sovrapporsi per un paio di centimetri.

Adriano aprì bocca per rispondere, ma la ragazza fu più veloce. «Linda,» disse, come se pronunciando quel nome, con tutto il disprezzo che mise nella voce, potesse essere sufficiente a spiegare tutto.

La lascività lasciò posto, sul volto di Michele, a un disprezzo quasi pari a quello provato dalla mora. «Quella puttana…» si lasciò sfuggire. «Mi ha fatto fare una figura da coglione, quella puttana…»

Francesca dovette mordersi la lingua tra i denti, come prendendola ostaggio per impedire al proprio corpo di esplodere in una risata al pensiero di Michele che cadeva tra i rovi per l’orgasmo che Linda gli aveva provocato. Se non fosse per il fatto che in quel momento quella troietta bionda aveva dimostrato di essere la migliore spompinatrice della gara, la ragazza avrebbe messo in loop il filmato per vedere quel coglione crollare ripetutamente nelle ortiche, godendosi ogni singolo fotogramma, stampandosi a fuoco nella mente la faccia di Michele che da orrida diventava assurdamente comica.

Enrico guardò per un istante il suo amico, che evidentemente non riusciva a comprendere come non fosse felice di aver avuto un pompino di quel livello, poi tornò a Francesca. «Continuo a non capire quale sia il problema. Linda non ha contravvenuto a nessuna delle nostre regole: ha usato solo bocca e mani, e non ha mostrato nulla del suo corpo che potesse essere considerato erotico,» obiettò con una scrollata di spalle.

Francesca si chiese se Enrico fosse idiota o avesse il ruolo di quello che, ben sapendo cosa stesse per accadere, doveva fare l’avvocato del diavolo per salvare la faccia al gruppo quando avrebbero buttato la nerda fuori dalla gara a pedate nel culo, semmai qualcuno avesse mosso delle critiche. “Eh, ma ne abbiamo parlato, discusso, cavillato…”, avrebbero potuto dire, per discolpare il gruppo.

«Ma l’avete vista?» sbottò la ragazza, infuriata. «Cazzo, siamo quattro finaliste e io, Marianna e Vincenza messe insieme non riusciremmo a eguagliarla nemmeno per sbaglio. Mi sembra ovvio che Linda è una professionista dei pompini. Scommetto che fa parte di qualche giro di prostituzione, ha clienti che non conosciamo e che vengono da fuori dalla provincia, o lei si reca da loro per soldi, e che è stata istruita per dare loro piacere e soddisfare le loro perversioni,» aggiunse. Dovette ammettere con sé stessa che quella parte suonava veramente come una cazzata totale considerando il passato, anche recente, della ragazza, e dallo sguardo che i quattro ragazzi si scambiarono comprese che la loro opinione era la medesima.

Nonostante questo, Michele volle darle ragione, facendo un passo avanti e ponendosi al suo fianco. «Francesca ha ragione. Non è giusto che lei e le altre due finaliste, che hanno dovuto vincere la loro vergogna di fare del sesso davanti al pubblico, debbano essere umiliare così da quella troietta. Loro hanno il diritto di fare una finale che abbia senso, e combattere tutte allo stesso livello, e non contro quel… quella specie di James Harden dei pompini».

Daniele annuì, mentre Francesca si chiese chi diavolo fosse il tizio appena citato. In ogni caso, i quattro giudici sembravano d’accordo: la ragazza intuì che quella era stata davvero tutta una farsa per pararsi il culo qualora Linda avesse voluto dire qualcosa.

«Non lo so…» disse però Adriano. «Non mi va di buttare fuori Linda, per quanto ti dia ragione, Francesca. Io credo che…» fece una smorfia, come se cercasse il termine migliore per esprimere quanto gli passasse per la mente. «…che dovresti darci delle motivazioni più consistenti per farlo».

La ragazza avrebbe dovuto essere ben più stupida di quanto si riteneva per non aspettarsi quel momento. Senza pronunciare una parola, nel silenzio in cui era sprofondata la stanza, aveva abbassato lo sguardo sul suo impermeabile e, lentamente, aveva cominciato a liberare i grossi bottoni dalle proprie asole, per lo meno quelli che erano riusciti a raggiungere ed infilarsi nella propria tana. La parte superiore sembrò esplodere, lasciando intuire ai ragazzi, per quanto non ce ne fosse bisogno, cosa si celasse sotto i primi bottoni.

Quando li ebbe liberati tutti, aprì la cinghia che chiudeva il vestito alla vita e con un movimento delle spalle e delle braccia, ancora prima che i lembi si fossero discostati a sufficienza per far vedere cosa nascondevano, l’impermeabile si adagiò con un fruscio sul pavimento dietro ai suoi piedi.

Nel silenzio risuonarono un “oh, cazzo!” ed un “porca troia…” appena pronunciati da Michele e da Adriano, mentre sullo splendido viso di Daniele si allargò un sorriso sotto gli occhi scintillanti di un morboso desiderio. Francesca sogghignò soddisfatta davanti all’espressione di stupore e ammirazione dei tre, e questa volta non poté trattenere una breve risata quando notò che Enrico le stava dando una dimostrazione pratica di cosa significasse l’espressione “mascella per terra”.

Ma, dopotutto, con un corpo come il suo cos’altro avrebbe potuto provocare su quattro ragazzi dell’ultimo anno delle superiori? Sì, il suo viso forse non era esattamente quello che si definirebbe il più bello al mondo, con un mento forse un po’ troppo pronunciato e una mascella troppo squadrata, da investigatore di un film in bianco e nero, sebbene mitigato da labbra gonfie e occhi neri e profondi, un naso dritto e non troppo sporgente, contornato da capelli neri come la notte. Il vero punto di forza del suo corpo, però, era tutto il resto, che chiunque potevano scorgere nella deformazione degli abiti ma pochi avevano potuto vedere nella sua vera bellezza: il seno era una quarta, una meraviglia che faceva eccitare lei stessa quando lo ammirava riflesso in uno specchio e stringeva tra le proprie dita, sollevandolo fino a leccarsi i capezzoli lunghi un pollice che si protendevano da un’aureola incredibilmente discreta rispetto al resto delle mammelle; sotto, la pancia era stata scolpita da anni di addominali, centinaia alla settimana, in un tale susseguirsi di esercizi differenti che la ragazza avrebbe potuto ripetere a memoria una dozzina di nomi differenti come uno sportivo serio avrebbe potuto nominare ogni calciatore della nazionale dei mondiali dell’82, con un solco in mezzo che partiva appena sotto il centro del seno e sfumava nell’ombelico, il quale sembrava il centro di una clessidra considerando i fianchi, non esattamente stretti ma che sottolineavano quanto si poteva ammirare dietro; e appunto dietro, al pari dell’addome, anche le chiappe erano reduci da squat di ogni sorte e di ogni bizzarro nome, a corpo libero o con pesi, con entrambi i piedi sul pavimento o uno sollevato su uno scalino di plastica o una panca da addominali, e sebbene non fossero delle dimensioni delle bocce, riempivano i pantaloni così bene da rendere difficile distoglierne lo sguardo; le gambe erano ben tornite e la pelle, depilata una volta alla settimana, non rovinata da muscoli scolpiti ma simile ad un velo di seta che invogliasse ad essere accarezzata, soprattutto all’interno delle cosce, spingeva gli amanti a esplorarle per tutta la loro lunghezza con i polpastrelli.

Prima di andare avanti…

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