«Ti confesso, Tom, che spesso, quando sono a letto da sola, mentre tu sei al lavoro, faccio scivolare con due dita dentro di me e darmi piacere pensando all’emozione che provo quando il tuo cazzo è tra le mie tette… La mia figa diventa una fontana, e non posso che gemere ed urlare il tuo nome a lungo…» Si era stretta tra le spalle e si mosse che se un lungo, lento brivido le camminasse lungo la schiena. «Ti prego, Tom, fammi di nuovo vivere quell’emozione magnifica…» aveva aperto gli occhi, fissandolo. Sembravano scintillare mentre si passava la lingua tra le labbra. – Scrivi quel messaggio, - lo aveva pregato con voce flautata, - e poi dammi il tuo splendido cazzo.
Tommaso non aveva sentito le ultime parole di Tania perché il rimbombo del suo cuore nelle sue orecchie copriva qualsiasi cosa. Era troppo eccitato per qualsiasi cosa e, nonostante una voce appena percepibile dentro di sé gli sconsigliasse di farlo, aveva infine risposto a Linda.
Non fu nulla di profondo, nulla che avrebbe potuto comparire in un libro sugli abbandoni di un partner, o che avrebbe fatto commuovere un’anima emotiva. Fu un semplice: “Non vogliamo più vederti. Sai perché.”
Inviò il messaggio e poi lasciò cadere il telefono sul divano. Tommaso non scorse i due segni di spunta diventare blu perché le due grosse tette di Tania avevano inglobato il suo cazzo, così come la sua mente, e una sensazione di morbidezza meravigliosa provenne da tutta l’asta e dalla cappella. Il ragazzo chiuse gli occhi, assaporando il calore che i seni della ragazza trasmettevano al suo organo… Altrochè il suo cazzo che scaldava lei, caso mai era il contrario.
La sentiva comprimere le bocce attorno a lui, fino a farsi soffocare in quelle due mammelle esagerate, quindi muoverne una verso l’alto e l’altra in direzione contraria, per poi fare il contrario. Adorava quelle due tette, e per quanto le venerasse non avrebbe mai potuto ringraziarle abbastanza per le spagnolette che gli donavano. Sentiva il cuore di Tania muovere la massa grassa del seno sinistro e ripercuotersi nel suo cazzo: ragazzi, quanto amava quella sensazione…
Aprì gli occhi, incontrando quelli di Tania che lo fissavano. Lei sembrava felice ed eccitata. Probabilmente, ipotizzò, muovere su e giù quei seni così grossi doveva anche essere piacevole di suo… Lo avrebbe fatto più spesso durante il sesso, si promise, se lei lo apprezzava così tanto.
«Mi piace zangolarti il cazzo con le mie tette, maschione,» sussurrò lei, sorridendo. Smise di muoverle, le tenne appoggiare sull’inguine di Tommaso, quindi iniziò a muovere tutto il corpo su e giù, lentamente, muovendosi sulle gambe. «Vienimi addosso, Tom. Copri le tette della tua puttana con la tua sborra… mi piace vederle colare del tuo piacere».
Il ragazzo non riuscì a trattenersi ancora a lungo. Adorava farsi spagnolettare per lunghi minuti, ma era troppo eccitato e aveva bisogno, un bisogno psicologico, di godere grazie a Tania. Sarebbe stato come tradire Linda, dimostrare che poteva fare a meno di lei, e che da quel momento non avrebbe più fatto parte della sua vita.
Vide la sua cappella fare capolino tra le tette della mora un altro paio di volte, poi fu come se nelle sue palle fosse stata abbattuta una chiusa: appoggiò una mano sulla testa della sua amica, chiuse gli occhi quasi con forza e un attimo dopo sentì risalire attraverso l’asta del suo cazzo un profondo senso di piacere e pace, come se, attorcigliate alle code degli spermatozoi, ci fosse stato qualsiasi pensiero delle ultime ore. «Sì, Tania, sì…» sibilò.
Lasciò che il senso di benessere invadesse ogni suo muscolo, ogni sua fibra, per essere, qualche attimo dopo, sostituito da una sensazione di soddisfacente stanchezza. Tommaso si lasciò sfuggire un profondo sospiro di piacere, e quando riempì di nuovo i polmoni percepì l’odore speziato della sua sborra. «Grazie, Tania,» disse, aprendo gli occhi e trovandosi davanti la ragazza che si fissava le tette, contemplando il disastro che l’orgasmo aveva lasciato sul suo seno.
Lei gli sorrise, quindi afferrò il cazzo e appoggiò le labbra alla cappella, passando la lingua sulla mucosa per ripulire il seme rimasto sul sesso e provocando una scarica di piacere al ragazzo. Non che lui avesse sospettato che non l’avesse fatto apposta: lei era a conoscenza del fatto che, per qualche attimo dopo l’eiaculazione, il glande fosse fortemente recettivo al piacere, e non si faceva problemi a dimostrarlo ogni volta che ne aveva la possibilità.
Soddisfatta del suo lavoro di pulizia della cappella, si staccò da Tommaso e, sollevato un seno fino al viso, iniziò a nettare pure quello, non mancando di continuare a sorridere con lo sguardo al suo uomo.
«Togliti le mutande!» le ordinò lui.
Lei non ebbe bisogno di farselo ripetere. Si alzò in piedi e, senza togliere la mano dal seno e continuando a leccarsi, usò quella libera per sbottonarsi i pantaloncini color cachi e abbassare l’elastico delle mutandine in pizzo bagnate abbastanza da farle scivolare lungo le gambe per gravità.
Come preannunciava l’intimo, Tania si era eccitata a tal punto da colare. Tommaso si spinse in avanti, sedendosi sul bordo del divano, appoggiò le mani sulle chiappe della ragazza e si pose con il volto davanti al sesso di Tania. Le due piccole labbra ricordavano un libro aperto a metà, elegantemente adagiate sulle grandi, partendo appena sotto la tana del clitoride e ricongiungendosi sul fondo della figa. Erano rosse e leggermente discostate l’una dall’altra, mostrando l’imbocco dell’utero. Questo si aprì appena, facendo sgorgare una goccia di desiderio e liberando nell’aria un aroma fruttato, dolce, che contrastava con quello forte e volgare del seme di Tommaso. Prima che quella goccia di ambrosia si disperdesse nella colata che si era formata fino a perineo della ragazza, lui aprì la bocca, appoggiò la lingua sulla base del sesso di Tania e la sollevò, intercettando quel desiderio liquido.
Sentì il corpo della ragazza tremare come avesse ricevuto una scarica elettrica e un profondo sospiro di piacere. Una mano si posò sulla testa di Tommaso. «La storia della spagnoletta come cosa che amo più del sesso era una mezza balla, adesso che ci penso…» confessò, senza fiato.
Tommaso la afferrò per i fianchi, la sollevò e la gettò sul divano. «E allora facciamola diventare una balla del tutto».
Tania sorrideva a trentadue denti mentre sobbalzava sui cuscini e vedeva Tommaso far scomparire la sua testa tra le gambe.
Lui fu ricompensato dai gemiti di lei e dalla dolcezza della sua ambrosia che colava copiosa.
Riuscì a stento a mangiare un panino prima di correre al lavoro.
***
Pato, il coniglietto di peluche che, dalla scrivania della cameretta di Linda, aveva osservato sconcertato la sua dolce padroncina venire posseduta da un uomo, avvinghiata a lui mentre la faceva ansimare di piacere e urlare nel parossismo dell’orgasmo, ora era amareggiato. Riflessa nei suoi occhi neri di plastica, spostato sulla mensola insieme ai suoi amici di pezza che erano stati mandati in vacanza in uno scatolone per un pomeriggio, ora Linda bagnava di nuovo il letto, ma non con il liquido che sgorgava dal suo bocciolo di rosa quanto piuttosto con amare lacrime che scivolavano dalle sue gote.
Il viso, che fino a qualche ora prima era luminoso come una mattinata estiva, quel pomeriggio aveva perso ogni segno di felicità. Sembrava che quelle due settimane di puro piacere e amore non solo non fossero mai esistite, ma fossero state un sogno beffardo che, al risveglio, avesse reso ancora peggiore l’incubo che la ragazza viveva ogni giorno. Il volto di Linda era infossato in un cuscino del letto per soffocare i singhiozzi del suo pianto perché sua madre non sentisse. Non voleva che scoprisse che tutta la sua felicità era esplosa come una bolla di sapone perché aveva notato che anche lei sembrava rallegrarsi nel vedere la figlia, costantemente depressa, aver trovato la gioia.
Linda, però, era sicura che non avrebbe più potuto provare quanto aveva vissuto nel breve periodo che aveva passato con Tommaso, quel sentirsi profondamente amata sia come persona che come donna, a livello fisico ed emotivo. Se non fosse stato per lui, la ragazza non avrebbe mai nemmeno creduto si potesse davvero sperimentare le emozioni che venivano mostrate nei film, ma, comprese, il rovescio della medaglia era il dolore che la straziava. Le sembrava le avessero strappato l’anima ed il cuore, e che nulla sarebbe più stato come prima.
E l’ironia, riconosceva in quei momenti in cui il pianto si ritirava appena e le lasciava un briciolo di coscienza mentre la gola doleva e gli occhi le bruciavano, era proprio su quel letto che aveva vissuto il momento migliore della sua esistenza, in cui Tommaso le aveva dimostrato quanto l’amava.
Ma poi la sua stupida, idiota idea di essere amata anche dai suoi compagni vincendo la gara di pompini… Credeva di essere diventata una donna perché aveva fatto sesso, ma in quell’istante comprese che era solo una ragazzina stupida che aveva avuto la sfacciata fortuna di trovare un ragazzo che la venerasse ed una ninfomane che le insegnasse l’arte del sesso, che aveva osato troppo e aveva perso tutto.
Ora cosa le restava, si domandò. Non che fosse difficile capirlo, ammise con dolore. Perso il calore che le scaldava il cuore, rimanevano solo i suoi compagni che sembravano, da un giorno all’altro, avere scoperto di adorarla. O, più esattamente, era quello che aveva creduto lunedì pomeriggio, quando aveva dimostrato a tutti la propria bravura nel succhiare i cazzi: il pubblico, composto dai suoi compagni di scuola, era impazzito, urlando il suo nome, abbracciandola, smanioso di apparire con lei nelle loro storie su Instagram. Era stata felicissima, non si era mai sentita così apprezzata in tutta la sua vita, se non da un unico uomo.
