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Erotika
Linda la nerd · Cap. 1
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Capitolo 1 di 39 20 min di lettura

"Io non sono vergine"

Linda, una diciottenne timida e poco popolare, scopre che nella sua scuola qualcuno sta organizzando una gara di pompini...

William Kasanova
1 anno fa · 727 letture · 1

Tania lanciò un grido strozzato, poi un altro, mentre sembrava fosse vittima di un attacco epilettico. Sembrò provare a dire il nome del ragazzo, a dire che lo amava, poi gli crollò letteralmente addosso, in parte sul corpo di lui, in parte sul cuscino, essendosi lui spostato celermente con la testa.

Lui la strinse a sé, sentendone il corpo come febbricitante, caldo e sudato, e che profumava di donna e di sesso. Quanto amava quella sensazione fisica, e quanto adorava far venire la sua donna. Le accarezzò le chiome castane e la schiena bagnata di sforzo.

Lei respirò profondamente per diversi secondi, il cuore che batteva talmente forte che perfino il ragazzo lo percepiva, colpo per colpo. «Grazie, Tom…»

Lui volse la testa verso di lei, lei che era già pronta a baciarlo. Fu breve, perché Tania era troppo stanca e in debito di ossigeno, ma fu il corollario perfetto di quell’orgasmo.

«Tu però niente…» disse lei, con la voce roca. Un braccio si insinuò sotto le scapole di Tommaso, accoccolandosi meglio sopra di lui.

«Sì, effettivamente credo di meritarmelo,» concordò il ragazzo. Non era la prima volta che facevano sesso la mattina, dopo che lui aveva finito il turno in fabbrica e prima che lei andasse a lavorare al supermercato. Tommaso pensava principalmente all’orgasmo di Tania, e da tempo avevano concordato che lui facesse da solo una volta che lei era stata falciata dal piacere.

Sempre tenendo i fianchi, posizionò meglio il corpo della ragazza stremata, fece scivolare il suo cazzo nella figa accaldata e bagnata e, afferrando un gluteo di Tania e stringendola a sé, iniziò a muovere il bacino, scopandola. Lei, che aveva recuperato un po’ di forze, riprese a baciarlo e a limonarlo, finchè anche lui si lasciò scappare un profondo respiro e venne dentro di lei. Si lasciò andare sul materasso, completamente esausto, chiudendo gli occhi e godendosi il calore che trasmetteva il corpo di Tania, l’umidità della sua vagina e l’impeto con cui usava le sue labbra e la sua lingua per ringraziarlo per quella splendida sveglia.

Rimasero ancora un po’ a letto, lei sopra il suo corpo, scaldandosi l’un l’altra, poi la sveglia vera e propria volle far sentire la sua fastidiosa voce. Con il dispiacere di entrambi, lei dovette alzarsi nella stanza debolmente illuminata da lame di sole che filtravano dalle persiane e che disegnavano delle linee gialle sulla parete occidentale.

Tania prese le mutandine dalla sedia, si sedette e iniziò a infilarvi le gambe.

Sdraiato su un fianco, semiaddormentato, con solo un occhio aperto, Tommaso contemplava il corpo di Tania. Era alta quasi quanto lui, con un corpo magro e ben proporzionato. Il viso era un po’ allungato, con il mento che ricordava la parte inferiore di un cuore stilizzato; le labbra erano grosse ma non troppo, rosee, e gli occhi luccicanti erano castani; i capelli lunghi scendevano fin quasi ai glutei ed erano di un castano chiaro, soffici. Tommaso adorava accarezzarli quando facevano l’amore, e tirarli dolcemente quando invece la possedeva da dietro. La pelle era di un bianco latteo, come quello che gli autori inglesi del XIX secolo usavano applicare alle protagoniste principali dei loro romanzi, una particolarità che faceva sembrare la chioma e i peli pubici ancora più scuri. Il seno era tanto, forse una terza abbondante, magari una quarta che non aveva avuto il coraggio di svilupparsi del tutto. Ecco, forse il sedere non era il punto di maggiore interesse in quel corpo meraviglioso, ma Tommaso lo desiderava più di ogni altra cosa.

«Ti si bagneranno le mutandine,» l’avvisò lui, accorgendosi che i loro liquidi corporei stavano ancora defluendo lentamente dal suo sesso, raccogliendosi tra le gambe.

Lei sorrise. «Sì, lo so: voglio passare la giornata al lavoro con l’afrore di questa scopata. Mi terrà eccitata per oggi pomeriggio».

Lui fece un verso come a dire che aveva capito. E quella sera avrebbero scopato di nuovo, pensò sospirando mentalmente. Quando si erano conosciuti e messi insieme, lei, mentre lui le dava il secondo orgasmo della sua vita, il secondo di quattro di quella notte, aveva confessato che amava in maniera folle il sesso. “Oh”, lui aveva pensato, soddisfatto: “ho fatto tombola! Finalmente una ragazza che ammette di adorarlo quanto me.” Ci erano voluti pochi mesi per scoprire che non si erano intesi perfettamente: dopo che lei si era trasferita a casa sua, lui aveva scoperto che, al suo confronto, lei era dipendente del sesso. Da allora, se fosse voluto uscire una sera, sarebbe stato quasi costretto a caricarsela in spalla e gettarla in auto, o l’avrebbe trovata nel letto o sul divano nuda, pronta a ricevere quanti più orgasmi possibili, e a donarne a lui finchè non fosse crollato, stanco e incapace di avere una erezione.

Lei non conosceva la natura dei pensieri di Tommaso, ma lui avrebbe fatto poca fatica a indovinare quelli di lei: «Sai,» disse lei, mentre indossava i pantaloni, «potremmo aggiungere un po’ di pepe al nostro rapporto… che ne so…»

Tommaso sapeva che era solo una chiacchiera che tirava fuori ogni tanto, come a sondare i suoi pareri sull’introduzione di qualche sex toy o boiate simili. Lui però aveva una ben precisa idea a riguardo. Sempre con un occhio chiuso ed uno aperto, rispose con quella che si poteva definire l’equivalente della chiacchiera sui sex toy: «Io sono comunque dell’idea che la cosa migliore che potresti fare è darmi quella meraviglia che hai lì dietro. Adoro stringere quelle due chiappe tra le mani, discostarle e poi leccare quel dolce buco che nascondono, così vicino al bocciolo di rosa che non hai problemi a donarmi».

Lei sorrise, inconsciamente accarezzandosi il sedere, apprezzando l’idea di un anilingus. La risposta al sesso anale, comunque, sarebbe stata sempre la stessa.

Lui, come se stesse tentando il tutto per tutto con la simpatia, aggiunse: «Secondo me, è invidioso della tua fica, e ci resta male quando scopiamo».

Divertita, Tania si abbassò su di lui, lo baciò e, attraverso la coperta del letto, gli accarezzò il cazzo. «Ci vediamo questa sera,» disse. E con un occhiolino, aggiunse: «E magari con una sorpresa».

Lui annuì, poi, quando lei uscì dalla stanza e la sentì aprire l’acqua del rubinetto in bagno, si girò sull’altro fianco e provò a prendere sonno. Riconobbe che una scopata la mattina, dopo il turno di notte in fabbrica, aiutava molto nel prendere sonno.

***

Linda era sempre l’ultima ad uscire da scuola. Non che ne avrebbe sentita la mancanza durante il fine settimana, ma non voleva restare nella calca degli studenti che, eccitati dall’agognata libertà, si riversavano all’esterno dell’edificio nemmeno fossero in fuga dalle fiamme di un incendio. Poi, per qualche motivo, una volta fuori, all’aperto, la fretta svaniva, e la furia di fuggire dalla scuola era solo un ricordo già nel piazzale della stessa. Un po’ come un fluido che, costretto in un passaggio angusto, aumenti la sua velocità, che poi cali quando lo spazio disponibile è maggiore, pensò la studentessa. “Come l’acqua di un fiume che, libera da sponde profonde e strette, in un lago può distendersi e perdere la sua violenza”, si immaginò.

Ma quando varcò le porte della scuola, più che un lago il piazzale, con tutti quegli studenti fermi, a parlare tra di loro, simili a predatori pronti a saltarle addosso e sbranare il poco di autostima che le rimaneva, le parve una palude lurida e infestata. Lo vedeva come un campo minato, dove avvicinarsi ad un gruppo di studenti piuttosto che un altro poteva costarle un insulto od una presa in giro. Certamente, c’erano anche parecchi ragazzi e ragazze che non le avrebbero fatto nulla, ma di certo non l’avrebbero protetta da nessuno dei bulli e degli imbecilli che si aggiravano tra di loro.

Facendosi il più piccola possibile, incassando la testa tra le spalle, cominciò a muoversi cercando di tenere lo sguardo basso, senza intercettare quello di nessun altro. Forse, con un po’ di fortuna sarebbe riuscita ad andarsene da lì senza subire danni alla sua autostima. Solo ogni tanto un’occhiata veloce, per capire dove fossero i peggiori elementi e creare una strategia con cui sfruttare qualche capannello di studenti per non essere vista.

Con il cuore che batteva nemmeno fosse in mezzo alla savana africana, con i venti che portavano l’odore di selvatico e carogne cotte al sole, Linda aveva raggiunto quasi la metà del piazzale, quando le parve di perdere un colpo in petto nel sentire una voce che non avrebbe mai voluto udire.

«Ehi, guardate! Ecco la secchiona!» gridò una voce femminile intrisa di derisione.

Linda percepì gli occhi di tutti puntare su di lei, tutte le teste che si giravano nella sua direzione. Si sentì poco più grande di una spanna.

Dal gruppo di ragazzi alla sua sinistra fece la sua comparsa proprio Francesca, forse la più stronza presente in tutta la scuola, la carogna che infestava la sua vita e i suoi sogni.

Prima di andare avanti…

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