Ji-Hoon appoggia un paio di scatole bianche con degli ideogrammi rossi stampati su un lato. «Sunomono ed edamame.»
Nukem schiocca le dita un paio di volte. «Cosa facciamo, li mangiamo con le mani?»
«Perdono.» Il coreano fa un inchino profondo, torna al carrello, dalla sacca sotto prende due buste di carta lunghe e strette, anche queste con gli stessi simboli delle scatole, e ce le pone. Fa di nuovo un inchino più basso del precedente. «Perdono.»
Nukem glielo strappa di mano e lo scarta.
Lo sfilo al coreano. «Grazie, Ji-Hoon.»
Lui piega appena la schiena. «Mio nome Tae-Hyun, no Ji-Hoon.»
«Eh… perdonami.» Cazzo, ma non riuscirò mai a ricordare come si chiama questo povero cristo?
Lui mi ignora. Spero di non averlo offeso. Lancio un’occhiata a Nukem, che sta aprendo una delle scatole. Al pensiero di come l’ha trattato lui, di certo ci ha già condito il pranzo con lo sputo. Se ci è andato bene.
Afferro una scatola anch’io e la apro: fettine tagliate sottili di cetrioli e semini sparsi a pioggia mi fissano. Quasi mi aspetto che compaiano due mani che si girano a palmi verso l’alto e due occhi e una bocca da manga che fa: «Eh…»
Che diamine è ‘sta roba?
Nukem si sporge e guarda nella scatola. «Ah, ce l’hai tu il Sunomono.»
«Che roba da conigli…» Morena scuote la testa e dà un morso ad una forchettata di pizza al tonno.
Il mio cliente mi mostra il contenuto del suo: piselli verdi. «Questo è cibo di classe.»
Sorrido solo con le labbra.
Tae-Hyun, o come cazzo si chiama, continua ad appoggiare scatole e confezioni varie.
Scoperchio un basso vassoio di plastica. Pezzi di sushi sono disposti con ordine, stretti uno contro l’altro per farceli stare tutti. Metà di questi non li riconosco nemmeno. L’odore di aceto si solleva come il vapore dalle pizze attorno a me, ma non ha lo stesso effetto sul mio appetito. Trattengo a stento il sollevarsi del labbro superiore.
Nukem infila le bacchette nel vassoio, solleva una striscia di salmone con una base di riso e se lo porta alle labbra. Mastica con attenzione, assaporando la pietanza.
Deglutisce. «Passabile. Non è il Sukiyabashi Jiro, ma si lascia mangiare.»
Gaetano fissa la fetta di pizza che ha in mano e scuote la testa. «Sì, nemmeno questa è quella fatta dai Sorbillo…» Se la mette in bocca e la mastica socchiudendo gli occhi.
Strappo il sacchetto di carta e ne estraggo i due bacchetti di legno. Li prendo… e… vanno tenuti tra il pollice e l’indice, e l’indice e il medio, giusto? Quelle due volte che sono andata al sushi a Caregan abbiamo mangiato con le mani, poi ho sempre chiesto di andare alla Sarno per la pizza.
Stringo la mano, i bacchetti non si incontrano sulle punte ma restano divaricati come le antenne di uno scarafaggio. Che cazzo…
Mi sporgo avanti e controllo come le tiene Nukem. Sposta la mano senza fermarsi, le dita sono quelle di qualcuno che arpeggia. Le punte prendono un roll, lo sollevano, lo portano alla bocca senza esitazioni, quasi siano prolungamenti dell’uomo.
Lui mi guarda, vede come ho in mano i bacchetti. Sospira. «Puoi usare le dita, Lara.»
Il viso mi si scalda, ritraggo la testa tra le spalle. Cosa penseranno di me gli…
Morena e il suo cliente usano le posate per tagliare le pizze e portarle alla bocca, gli altri usano le dita. Forse non faccio questa figura da bifolca…
Prendo un roll con dentro qualcosa di marroncino. Tonno? Lo spero. Me lo metto in bocca: il sapore dell’aceto esplode sulla mia lingua, la consistenza del riso mi rivolta. Perlomeno il resto è davvero tonno.
Kimberly si passa uno dei tovaglioli di carta sulle labbra, lo accartoccia e lo lascia sul cartone della pizza sporco di unto. «So good!» Si porge verso Wolverine e gli dà un bacio sulla bocca. «Hai proprio scelto un’ottima pizza.»
Lui le sorride. «Sono felice che ti sia piaciuta.»
La ragazza gli afferra il cazzo. «Adesso ti faccio vedere quanto mi è piaciuto…» Abbassa la testa sotto il tavolo. Solo la nuca rimane visibile. Un suono viscido si alza dall’inguine di Wolverine.
«Questo weekend migliora ad ogni istante.» Il cliente si stende sullo schienale del divano, ci allunga un braccio e il suo volto si rilassa. Accarezza la nuca di Kimberly con l’altra mano. «Brava, ragazza mia…»
Jean coso si mette in bocca un pezzo di pizza. Dev’essere mezza fredda, ormai. «Adesso ci tocca pure vedere Wolverine che viene?»
Nukem mi prende il polso sinistro dal tavolo e lo porta tra le sue gambe. Il pesce si gonfia tra le mie dita, la cappella è calda e umida contro il palmo. «Fammi una sega.»
Il boccone di cibo mi muore sulla lingua, un’ondata di calore mi invade, la mano che stringe il cazzo si bagna di sudore. Una sega… davanti a mio cugino? Distolgo lo sguardo.
Inspiro, l’aria fresca sibila nella mia gola secca. Muovo il polso, il glande si scappella fino in fondo.
Gaetano… lui mi starà…
Sposto appena gli occhi, entra nel mio capo visivo. Lui mi… lui sta spaparanzato contro lo schienale del divano, palpeggia una tetta di Ludmilla. Lei si volta su di lui, scavalca le sue gambe con una sua e si impala sul cazzo di mio cugino… Lui apre la bocca, espira. «E vvà! Fammi godere!»
Jean coso appoggia la sua flûte sul tavolo e mette una mano sulla testa di Morena. «Tu niente, bellezza?»
La mora, il suo di bicchiere ce l’ha ancora in mano. «E cosa vuoi? Una sega?»
Lui ridacchia. «Che sega del cazzo… Una pompa.»
«Vuoi un pompino?» Morena muove la sua flute verso di me, lo spumante all’interno sale fino in cima e straborda: un paio di gocce finiscono sul vassoio del sushi. «Fattela fare da lei.»
Le teste di Wolverine e Jean coso si voltano verso di me.
«Sì…» Morena porta il bicchiere alle labbra e manda giù un sorso. «Sì, è una delle finaliste della gara di pompini di Caregan! Più brava di quella zoccola…»
La sega sul cazzo di Nukem si blocca a metà, il roll che ho tra le dita scivola e rotola sul tavolo. Il sushi che ho nello stomaco si trasforma in mattoni. Qualcuno ha spento il riscaldamento. Sono a bocca aperta. La chiudo e deglutisco un grumo.
Morena mi fissa, un sorriso acido sulle labbra. «Beh, non è vero?»
La testa di Gaetano fa capolino oltre il corpo di Ludmilla. Il suo sorriso è anche peggiore.
Cazzo, ha capito chi sono…
La cuginetta troietta.
Porca. Puttana. Lurida.
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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