Il secondo lavoro di Vincenza
Capitolo 14 - Sushi e pizza
Apro gli occhi. Qualcuno sta bussando alla porta. «Signori, cosa prendere da mangiare?»
Scuoto la testa. Cosa diamine… Dove… Accanto a me è sdraiato Nukem, che sbadiglia e si stira. La sua colonna vertebrale lancia uno schiocco. La stanza è illuminata. Troppo per essere mattina presto.
Sollevo lo smartphone dal comodino e accendo lo schermo. Le 11:03! Quanto diamine abbiamo dormito?
«Stai calmo.» Nukem si alza dal letto nudo, il cazzo gli dondola in mezzo alle cosce. Apre la porta.
«Buongiorno, signore.» Il coreano si inchina. Se Nukem avesse un’erezione gli finirebbe la cappella in un occhio. Si volta verso di me, fissandomi le tette; il saluto che mi rivolge lo stronzo è appena accennato. «Altri signori deciso di ordinare cibo da asporto. Voi cosa ordinare?»
Nukem si gratta una chiappa muscolosa. «Segna, perché non ho intenzione di ripeterlo.» L’assistente solleva il telefono che ha in una mano, nell’altra compare uno stilo. «Per antipasto edamame e sunomono. Poi nigiri sake, maguro, hamachi e amaebi, due pezzi ciascuno. Due anche di Ikura e tartare di tonno piccante.»
Il coreano annuisce muovendo lo stilo sullo schermo con una velocità impressionante. «Va bene.»
«Poi roll di spicy tuna - che usino vera maionese giapponese, se è quella merda della Lidl possono tenerseli - e dragon roll. Ah, aggiungi anche i rainbow. Sei pezzi ciascuno. Temaki al salmone e avocado, due coni. Sashimi, sei fette. E zuppa di miso e da bere tè verde e sakè freddo. Freddo.»
Ma quanto diavolo sta ordinando?
«Sì, signore.» L’assistente allontana il pennino dallo smartphone. Inizia un inchino, ma Nukem lo interrompe.
«Ah, non dimenticarti una ciotola di chirashi, ma niente zenzero.»
L’uomo riprende a scrivere. «Sì, sign—»
«Allora, vai. E vedi di trovare un ristorante con il cuoco che sappia almeno dov’è il Giappone sulla cartina.» Nukem gli sbatte la porta in faccia.
Si volta verso di me, mi guarda e scuote appena la testa. «Che c’è? Non sai apprezzare il sushi?»
Ho perso il conto delle volte che ho usato un sorriso falso, oggi. «Lo adoro.» Certo, offri ad una che è stata svezzata con la cucina napoletana del pesce crudo, alghe e riso pagato a peso d’oro. E lo sputo di Ji-Hoon, anche, ma quello ce lo offrirà gratis più che volentieri. «Non è forse un po’ troppo?»
Nukem solleva le spalle. «Jean Valjean è il direttore finanziario, saprà far passare il conto per qualcos’altro.» Attraversa la stanza e raggiunge il bagno. «Vado a farmi una doccia.»
La vescica si sveglia e mi ricorda che sono passate ore dall’ultima volta che ho visto un gabinetto. Metto giù un piede dal letto. «Va bene, ma asp—»
La porta del bagno sbatte davanti a me.
Stronzo.
Il mio telefono emette un trillo, lo schermo si accende. Una colonna di notifiche copre l’immagine floreale che ho messo come schermata di blocco. Mia madre avrà risposto al messaggio dove le chiedevo se la compagnia per cui lavora Gaetano è cinese o coreana?
Sblocco con l’impronta digitale e apro Whatsapp. L’unico messaggio ricevuto è il suo.
Mamma
Cinesi o coreani che differenza fa?
Sospiro. Sei stata di grande aiuto…
Spengo lo schermo e rimetto lo smartphone sul comod—
Mi vibra in mano: una nuova notifica. Volto il telefono. Già che ce l’ho in mano controllo chi mi ha…
Mamma
Ho chiamato la zia e ne ho approfittato per controllare. Sono coreani. Era così orgogliosa di Gaetano! Pensa! Neanche un mese che lo hanno promosso e già ha un fine settimana di vacanze premio!
Il telefono mi sfugge di mano e cade sul pavimento. Il cuore mi batte nelle tempie.
Merda! Non è possibile! Non può essere davvero qui!
⁂
Scendo le scale dietro a Nukem, dal salone provengono delle voci. Le gambe mi tremano e le viscere mi si contorcono all’idea di vedere mio…
Inspiro e deglutisco. Non è mio cugino. È solo qualcuno che gli assomiglia e ha il suo nome. È solo una coincidenza. Non può essere mio cugino! Quante migliaia di italiani lavorano per aziende coreane? Quanti campani?
Il cuore perde un colpo.
…quanti che si chiamano Gaetano?
Svoltiamo l’angolo, la tensione nelle spalle cala appena un po’: nel salotto sono presenti solo Morena e il tipo magro e mezzo pelato che l’ha scelta. Deve avere dei gusti piuttosto strani per prendere una come lei, quando aveva la possibilità di scegliere me, Kimberly o Ludmilla… Sono accanto ad un tavolo, nudi e alticci, e stanno bevendo da delle flûte. Lui dice qualcosa, lei ridacchia con una mano davanti al volto.
Qualcuno ha spostato i divani, mettendone quattro attorno ad un tavolino basso. Ecco cos’erano quei rumori mentre ero sotto la doccia.
Kimberly e Wolverine arrivano dal corridoio che porta all’esterno. Lei ha un telo mare rosso su un braccio, lui uno verde su una spalla. Ci vedono e si avvicinano a noi.
«Questo è il miglior weekend di sempre, fratello.» L’uomo alza la mano con il gomito piegato.
Nukem la prende come se stessero per fare a braccio di ferro. «Puoi scommetterci le palle! E il meglio deve ancora venire.»
«Io, di certo, ho intenzione di venire ancora.» Wolverine scoppia in una risata. Non è muscoloso come Nukem, ma è ben piazzato, e il petto e le braccia sono infestati da tatuaggi tribali. In mezzo alle gambe non ha nulla che possa paragonarsi al cazzo del mio futuro amante.
Kimberly accarezza il pesce del suo cliente. «Non vedo l’ora di farti godere di nuovo.»
Lui le cinge i fianchi con un braccio, la avvicina a sé e le schiocca un bacio sulla fronte. «Mi piace farti gemere e contorcere per il piacere.»
Lei ridacchia.
Un sorriso di imbarazzo storce le mie labbra. Quanto devi essere idiota per credere che una escort si innamori di un cliente. A… a parte Nukem, lui deve convincersene.
Gli palpo anch’io il cazzo. Il suo è più grosso. Lui sì che è il sogno di ogni donna.
La pelle della mia amica emana un leggero odore di frangipani. «Pensavo di trovarti a prendere il sole sulla spiaggetta. È piccola ma perfetta per prendere il sole integrale.» Si volta a sinistra e a destra, come se due ore di sole l’avessero fatta scurire. «C’è anche un molo con un motoscafo.»
«Allora ce l’hanno portato davvero.» Nukem annuisce sorridendo. «Ottimo. Allora potremo anche…»
Un plin interrompe il mio amante. In fondo al salone si accende una luce. Quello che avevo scambiato per un semplice incavo nella parete si ritrae e scompare nel muro, scoprendo la cabina di un ascensore al cui interno è presente Ji-Hoon dietro ad un carrello da pietanze su cui sono appoggiati scatole di varie dimensioni.
«Oh,» Jean qualcosa solleva la sua flûte alla vista del coreano, «è arrivata la biada!»
Morena esplode in una risata sguaiata, si mette una mano davanti alla faccia ma non può nascondere che è rossa in viso per l’alcool.
«Allora andiamo a tavola.» Wolverine si volta e mette le mani attorno alla bocca. «Rambo! Datti una mossa o ce lo spazzoliamo noi il tuo pranzo.»
Il cuore mi perde un colpo, il fiato mi si blocca in gola. Non è mio cugino, non è mio cugin—
Una voce dallo smaccato accento napoletano arriva dalle scale. «Arriviamo! Marò, se rompete l’anima!»
I muscoli mi si irrigidiscono, quelli delle gambe sono pronti a scattare verso la porta, in una fuga verso… verso dove, che sono completamente nuda, in un luogo che non conosco?
Ludmilla compare da dietro l’angolo, sorridente, nuda anche lei, senza quello stupido costume da gatta. Sussulta, volta la testa e ride. Dietro di lui, compare un armadio di muscoli che sghignazza per la pacca che ha assestato sul culo della ragazza. I capelli neri sono scompigliati e ha una barba di un paio di giorni ben curata sulle guance. Non ha tatuaggi sul petto scolpito, e al posto della pancia ha degli addominali che sono stati fatti con lo scalpello. In mezzo a delle cosce più grosse di me pende un lungo ca…
Distolgo lo sguardo con lo stomaco che si contrae e mi stringo al braccio di Nukem. Chiudo gli occhi.
Non è tuo cugino, Vincenza, non è tuo cugino. È solo un dannato omonimo che viene dalla Campania. Non può essere Gaetano, è impos—
«E allora è questa la tua ragazza, Nukem? La famosa Lara.»
Mi volto. Rambo è davanti a me. A pochi centimetri. Mi guarda, mi studia.
Il suo cazzo inizia a gonfiarsi. Ad alzarsi.
A puntare verso di me.
La cappella esce dalla pelle.
È lo xenomorfo che apre la bocca e la lingua dentuta che scatta verso di m—
La mano di Nukem si appoggia sulla mia spalla. «La più bella me la sono tenuta per me.»
Un angolo della bocca di Rambo si solleva. «Sai… più la guardo, e più mi ricorda una mia cugina.»
Una morsa gelida mi stringe la schiena, il martellare del cuore nelle mie orecchie si interrompe. Si è fermato.
Rambo esplode in una risata. «Ma dalle nostre parti tutte le guaglione o sono delle chiattone o sono delle femmene bone uguali a lei, o sbaglio, Nukem?»
Il cuore riprende a battere, il fiato ricomincia a fluire nel naso. È Gaetano, il mio Gaetano… non posso sbagliarmi… ma lui non mi ha riconosciuto! La testa mi gira, le gambe mi cedono, tremo come quando bruciavo per la febbre.
Mio cugino mi dà le spalle. «Dai, andiamo a mangiare, che questa troietta mi ha fatto fare la maratona orizzontale!» La sua mano schiaffeggia di nuovo il culo di Ludmilla.
Lei gli palpa una chiappa dura come il marmo. «Non sarai già stanco, maschione?»
Lui ride. «Macché stanco! Nel tuo culo voglio farmi la Vesuvio Ultra, tra oggi e domani.»
Li seguo a distanza, tengo Nukem tra me e quello stronzo. Come potrò riuscire a mangiare con in mente il pensiero di Gaetano sopra la bielorussa, che se la scop… Apro la bocca e mando giù una boccata d’aria per spegnere il senso di vomito.
Morena e Jean coso hanno già occupato un divano, le loro flûte piene appoggiate sul tavolo del pranzo. Kimberly e Wolverine prendono posto su quello di fronte a loro e… Mi blocco, Ludmilla mi sfiora passando e mi sorride. Allora… allora noi ci sederemo con lei e Rambo davanti a noi.
Con mio cugino che potrà vedermi diritta in faccia e capire che non assomiglio ad una sua cugina… ma che—
«Lara, che aspetti?» Nukem è già sul divano, la testa girata verso di me. «Vieni a sederti!»
La voce che esce dalla mia gola è quella che ha un condannato all’impiccagione che si sta attardando sotto il patibolo. «Arrivo…»
Passo tra il nostro divanetto e quello con Morena e mi siedo. Abbasso la testa.
Nukem mi cinge le spalle con un braccio e prende la mia tetta sinistra. La stringe, la solleva, la manipola.
Il calore avvampa sul mio volto, vorrei sparire. Ho succhiato il cazzo due volte nei boschi di Caregan davanti ad un centinaio di ragazzi piena di orgoglio, e adesso… davanti a Gaetano… con una mano su una boccia…
«Signori e signore…» L’assistente coreano si ferma accanto a noi con il carrello. Su un piano ha uno di quei borsoni che usano i raider per trasportare il cibo, rosso e rettangolare. Fa scorrere la zip della cerniera che attraversa tre lati e ne solleva una faccia: una colonna di vapore si solleva dalla pila di scatole piatte all’interno. Un profumo di pomodoro e basilico celestiale si spande per il salone.
Sei scatole, inconfondibili, con disegnato un uomo con i baffi e una pala di legno di fronte ad un forno di pietra: tutti gli altri hanno ordinato una pizza.
Ji-Hoon legge un post-it attaccato sulla scatola in cima. «Napoli.»
Rambo solleva il suo braccio grosso quanto una sequoia. «Chi altro?»
Il coreano prende la scatola e la appoggia davanti a mio cugino. Fa un inchino che quasi gli fa sbattere il naso sul tavolo e torna alla pila di pizze. «Quattro formaggi.»
Jean coso solleva la flûte. «Qui!»
L’assistente prende il cartone e fa il giro dei divani. Passa dietro a Rambo… o Gaetano, che sta sollevando una fetta di pizza. Fili di mozzarella creano una ragnatela bianca che sembra impedire al triangolo di abbandonare il resto del cerchio. Un cappero sfugge e cade sul cartone. Mio cugino arcua il cornicione con le dita, si porta la punta alla bocca e se ne mette dentro metà. Mastica, l’unto resta sulle sue labbra. Solleva lo sguardo verso di me.
Abbasso il mio, mi ritrovo a fissarmi le gambe strette una contro l’altra, un senso di vuoto che prende possesso del mio petto.
«Aspetta.» Wolverine solleva una fetta della sua pizza al prosciutto e funghi. La avvicina al viso di Kimberly tenendo una mano sotto, perché non goccioli il pomodoro. «Assaggia se ti piace.»
La ragazza sorride e gli assesta un morso sulla punta. Mastica. «È buona.»
Lui gliel’avvicina di nuovo. «Prendi il fungo, o che senso ha?»
Gaetano scoppia in una risata. Un paio di briciole volano fuori dalla sua bocca. «Il nostro Wolverine sa come fare con una donna.»
L’altro sorride e gli mostra il dito medio.
Mio cugino ride ancora più forte. «Non sto scherzando, dovresti insegnare a Santo come si fa!»
Il fiato mi si blocca nel naso. Santo! Sta parlando di suo fratello! Non mi sono sbagliata! Cazzo!
«Eh, alla buon’ora!» Nukem mi lascia la tetta. «Metti qui!»
Ji-Hoon appoggia un paio di scatole bianche con degli ideogrammi rossi stampati su un lato. «Sunomono ed edamame.»
Nukem schiocca le dita un paio di volte. «Cosa facciamo, li mangiamo con le mani?»
«Perdono.» Il coreano fa un inchino profondo, torna al carrello, dalla sacca sotto prende due buste di carta lunghe e strette, anche queste con gli stessi simboli delle scatole, e ce le pone. Fa di nuovo un inchino più basso del precedente. «Perdono.»
Nukem glielo strappa di mano e lo scarta.
Lo sfilo al coreano. «Grazie, Ji-Hoon.»
Lui piega appena la schiena. «Mio nome Tae-Hyun, no Ji-Hoon.»
«Eh… perdonami.» Cazzo, ma non riuscirò mai a ricordare come si chiama questo povero cristo?
Lui mi ignora. Spero di non averlo offeso. Lancio un’occhiata a Nukem, che sta aprendo una delle scatole. Al pensiero di come l’ha trattato lui, di certo ci ha già condito il pranzo con lo sputo. Se ci è andato bene.
Afferro una scatola anch’io e la apro: fettine tagliate sottili di cetrioli e semini sparsi a pioggia mi fissano. Quasi mi aspetto che compaiano due mani che si girano a palmi verso l’alto e due occhi e una bocca da manga che fa: «Eh…»
Che diamine è ‘sta roba?
Nukem si sporge e guarda nella scatola. «Ah, ce l’hai tu il Sunomono.»
«Che roba da conigli…» Morena scuote la testa e dà un morso ad una forchettata di pizza al tonno.
Il mio cliente mi mostra il contenuto del suo: piselli verdi. «Questo è cibo di classe.»
Sorrido solo con le labbra.
Tae-Hyun, o come cazzo si chiama, continua ad appoggiare scatole e confezioni varie.
Scoperchio un basso vassoio di plastica. Pezzi di sushi sono disposti con ordine, stretti uno contro l’altro per farceli stare tutti. Metà di questi non li riconosco nemmeno. L’odore di aceto si solleva come il vapore dalle pizze attorno a me, ma non ha lo stesso effetto sul mio appetito. Trattengo a stento il sollevarsi del labbro superiore.
Nukem infila le bacchette nel vassoio, solleva una striscia di salmone con una base di riso e se lo porta alle labbra. Mastica con attenzione, assaporando la pietanza.
Deglutisce. «Passabile. Non è il Sukiyabashi Jiro, ma si lascia mangiare.»
Gaetano fissa la fetta di pizza che ha in mano e scuote la testa. «Sì, nemmeno questa è quella fatta dai Sorbillo…» Se la mette in bocca e la mastica socchiudendo gli occhi.
Strappo il sacchetto di carta e ne estraggo i due bacchetti di legno. Li prendo… e… vanno tenuti tra il pollice e l’indice, e l’indice e il medio, giusto? Quelle due volte che sono andata al sushi a Caregan abbiamo mangiato con le mani, poi ho sempre chiesto di andare alla Sarno per la pizza.
Stringo la mano, i bacchetti non si incontrano sulle punte ma restano divaricati come le antenne di uno scarafaggio. Che cazzo…
Mi sporgo avanti e controllo come le tiene Nukem. Sposta la mano senza fermarsi, le dita sono quelle di qualcuno che arpeggia. Le punte prendono un roll, lo sollevano, lo portano alla bocca senza esitazioni, quasi siano prolungamenti dell’uomo.
Lui mi guarda, vede come ho in mano i bacchetti. Sospira. «Puoi usare le dita, Lara.»
Il viso mi si scalda, ritraggo la testa tra le spalle. Cosa penseranno di me gli…
Morena e il suo cliente usano le posate per tagliare le pizze e portarle alla bocca, gli altri usano le dita. Forse non faccio questa figura da bifolca…
Prendo un roll con dentro qualcosa di marroncino. Tonno? Lo spero. Me lo metto in bocca: il sapore dell’aceto esplode sulla mia lingua, la consistenza del riso mi rivolta. Perlomeno il resto è davvero tonno.
Kimberly si passa uno dei tovaglioli di carta sulle labbra, lo accartoccia e lo lascia sul cartone della pizza sporco di unto. «So good!» Si porge verso Wolverine e gli dà un bacio sulla bocca. «Hai proprio scelto un’ottima pizza.»
Lui le sorride. «Sono felice che ti sia piaciuta.»
La ragazza gli afferra il cazzo. «Adesso ti faccio vedere quanto mi è piaciuto…» Abbassa la testa sotto il tavolo. Solo la nuca rimane visibile. Un suono viscido si alza dall’inguine di Wolverine.
«Questo weekend migliora ad ogni istante.» Il cliente si stende sullo schienale del divano, ci allunga un braccio e il suo volto si rilassa. Accarezza la nuca di Kimberly con l’altra mano. «Brava, ragazza mia…»
Jean coso si mette in bocca un pezzo di pizza. Dev’essere mezza fredda, ormai. «Adesso ci tocca pure vedere Wolverine che viene?»
Nukem mi prende il polso sinistro dal tavolo e lo porta tra le sue gambe. Il pesce si gonfia tra le mie dita, la cappella è calda e umida contro il palmo. «Fammi una sega.»
Il boccone di cibo mi muore sulla lingua, un’ondata di calore mi invade, la mano che stringe il cazzo si bagna di sudore. Una sega… davanti a mio cugino? Distolgo lo sguardo.
Inspiro, l’aria fresca sibila nella mia gola secca. Muovo il polso, il glande si scappella fino in fondo.
Gaetano… lui mi starà…
Sposto appena gli occhi, entra nel mio capo visivo. Lui mi… lui sta spaparanzato contro lo schienale del divano, palpeggia una tetta di Ludmilla. Lei si volta su di lui, scavalca le sue gambe con una sua e si impala sul cazzo di mio cugino… Lui apre la bocca, espira. «E vvà! Fammi godere!»
Jean coso appoggia la sua flûte sul tavolo e mette una mano sulla testa di Morena. «Tu niente, bellezza?»
La mora, il suo di bicchiere ce l’ha ancora in mano. «E cosa vuoi? Una sega?»
Lui ridacchia. «Che sega del cazzo… Una pompa.»
«Vuoi un pompino?» Morena muove la sua flute verso di me, lo spumante all’interno sale fino in cima e straborda: un paio di gocce finiscono sul vassoio del sushi. «Fattela fare da lei.»
Le teste di Wolverine e Jean coso si voltano verso di me.
«Sì…» Morena porta il bicchiere alle labbra e manda giù un sorso. «Sì, è una delle finaliste della gara di pompini di Caregan! Più brava di quella zoccola…»
La sega sul cazzo di Nukem si blocca a metà, il roll che ho tra le dita scivola e rotola sul tavolo. Il sushi che ho nello stomaco si trasforma in mattoni. Qualcuno ha spento il riscaldamento. Sono a bocca aperta. La chiudo e deglutisco un grumo.
Morena mi fissa, un sorriso acido sulle labbra. «Beh, non è vero?»
La testa di Gaetano fa capolino oltre il corpo di Ludmilla. Il suo sorriso è anche peggiore.
Cazzo, ha capito chi sono…
La cuginetta troietta.
Porca. Puttana. Lurida.
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