Il secondo lavoro di Vincenza
Capitolo 11 - Rambo: First Blood
L’abbraccio di Nukem mi impedisce di crollare a terra. «Cos’hai, Lara?»
Il cuore mi batte nelle orecchie con la potenza di una grancassa. Le gambe sono indecise se cedere o mettersi a correre. Non so dove trovo il coraggio di sbirciare di nuovo oltre la spalla di Nukem.
Rambo attraversa il salone e si avvicina a Ludmilla. Lei si alza in piedi e lo bacia sulle labbra, la sua mano accarezza il grosso cazzo di mio cugino.
Ecco cos’era quell’ossessione delle donne della mia famiglia verso mio zio quando era in pantaloncini corti, al mare. Ma, a me, il solo pensare alle dimensioni del cazzo di un parente mi stringe lo stomaco.
Rambo afferra le tette della ragazza e comincia a palparle. Il suo pesce diventa ancora più grande, si solleva come un serpente dalla testa rossa pronto a colpire. È messo meglio pure di Nukem, che non scherza…
Lui sembra aver capito cos’ha attratto la mia attenzione. «Preferisci il suo uccello al mio, eh, troietta?» sussurra nel mio orecchio, un ruggito appena percettibile arroventa le sue parole, «Vuoi andare da lui?»
Un’ondata di terrore mi fa tremare le gambe. Cosa? È pazzo? «No!» La mia voce è troppo forte, sembra echeggiare nella sala come se fossimo in una cattedrale.
Ma nessuno si volta verso di me. Sono tutti troppo interessati a conoscere la ragazza che hanno scelto. Chi è sul divano e sta limonando come Jean coso e Morena, o stanno parlando come Wolverine e Kimberly. O sono sul punto di scopare, come mio cugino e Ludmilla…
Rambo sdraia la bionda sul divano libero e le sale sopra a cavalcioni. Inizia a succhiarle i capezzoli. La ragazza geme, con le mani sulla testa di mio cugino come a impedirgli di staccarsi da lei.
«Rambo va all’attacco!» Wolverine solleva un pugno e lo muove in circolo nell’aria come se stesse facendo il tifo per la sua squadra del cuore.
Jean coso lancia un’occhiata ma preferisce sdraiare anche lui Morena sul divano e a palparle le bocce rifatte. Ha un’erezione pronta a entrare in azione, che la donna prende e inizia a menare.
Nukem si stacca da me, mi si mette a fianco. Sono esposta alla vista di tutti, di Gaetano soprattutto, gli basta sollevare lo sguardo e può vedermi. Può vedere la sua cuginetta troietta.
La mia vescica sta per esplodere e le mie viscere sono liquide.
Una mano di Nukem si posa sulla mia chiappa, mi sospinge verso il centro della sala. «Andiamo ad unirci alla festa.»
Mi irrigidisco, è come se mi stesse spingendo verso una tigre dai denti a sciabola con i canini ancora lordi di sangue. Il cuore mi sale in gola, mio cugino farebbe ben di peggio che dilaniare il mio corpo…
Gaetano afferra il suo grosso cazzo, appoggia la mostruosa cappella contro l’apertura dell’utero di Ludmilla, assesta un colpo di bacino. La bionda incurva la schiena, emette un grido di agonia, la nerchia sprofonda nel suo sesso, la trafigge, la distrugge, la pugnala. Sul volto di Gaetano appare un sorriso di compiacimento mentre la sta macellando.
Farà la stessa cosa anche a me, mi bloccherà a terra con un braccio sulla mia gola, il suo peso a soffocarmi. «Guardate questa troia,», urlerà agli altri, che lo fisseranno estasiati. «Ha sputtanato la mia famiglia facendo pompini davanti a tutti! Devo punire la mia cuginetta troietta!» E mentre tutti staranno applaudendo, incitandolo, e io starò soffocando, lui mi metterà quel mostro nella figa e mi scop… Un brivido mi corre lungo la schiena e un fiotto di qualcosa di acido mi sale in gola.
Ludmilla prende la testa di mio cugino tra le braccia e la stringe contro di sé. «Sì, fammi godere, maschione! Non fermarti!»
Gaetano la bacia, il suo ritmo di scopata aumenta, il suono del suo pesce nella passera della bielorussa rimbomba nella sala.
Nukem mi schiaffeggia il sedere. «Dai, andiamo a scopare sul tappeto, voglio che tutti vedano che pezzo di figa mi fotto.»
Guardare mio cugino scopare è come quando non riesci a smettere di fissare l’incidente stradale con polizia e ambulanze. Devo impormi di spostare il mio sguardo su Nukem. Devo impormi di sorridere. Ma quello sulle mie labbra non si può definire un sorriso.
«N-no…» Trema anche la mia voce. È un sussurro. «Andiamo nella mia camera.»
Quello sulle labbra di Nukem è uno di derisione. «Cosa c’è, sei timida? Non l’avrei mai pensato dopo la notte passata insieme…»
Ho il vuoto nella mente. Devo fuggire, urinare e vomitare. E non necessariamente in questo ordine. Devo pensare a qualcosa per… Afferro la mano di Nukem. L’espressione delle labbra e quella degli occhi sono discordanti, sembrerà che stia per mettermi a piangere… Appoggio la sua mano sul mio seno.
«Sei troppo bravo per stare in mezzo a loro…» È davvero questa l’unica scusa che ho pensato? «Li faresti imbarazzare mentre mi scopi come l’ultima volta.» Allargo il sorriso.
Nukem scoppia in una risata. «Hai paura che le altre ci provino con me?»
Non guardare Gaetano, Vincenza, non guardare Gaetano! Annuisco. «Sì», la mia voce è come un torrente asciutto, un rivolo di acqua tra i sassi riarsi.
Lui mi assesta uno schiaffo su una chiappa, ride ancora. «Fammi strada, Lara.»
«Ti piace il mio pesce, troietta?» Gaetano ulula, il suo inguine contro quello di Ludmilla. Lei simula il piacere di un orgasmo. Lo sta simulando, lo sta simulando davvero bene…
Mi volto e mi fiondo nel corridoio, non voglio vedere mio cugino che sborra per nessun motivo… Lo stomaco mi si contrae.
«Capisco che sei eccitata dal mio cazzo, ma non correre.» Nukem è dietro di me fissandomi il sedere. Si passa la lingua tra le labbra. «Voglio godermi le tue chiappe che si muovono mentre cammini.»
Inclina la testa, socchiude gli occhi, contempla il mio buco del culo. Sorride soddisfatto, il suo cazzo è puntato verso l’alto, la sua cappella scoperta e viola per l’eccitazione. «Adesso sali le scale.»
Non perdiamo tempo! Il cuore mi batte nelle orecchie forte quanto il suono del pesce di Gaetano che scopa Ludmilla. Stringo la ringhiera, mi volto con il sorriso meno falso che trovo sul volto. «Ti piace il mio culo, Nukem?» Salgo i primi scalini. Ancheggio un po’ per aumentare l’effetto.
«È un capolavoro. Non vedo l’ora di scoparmelo.»
Fino a dieci minuti fa, anch’io non desideravo altro…
Arrivo in cima alla scala e svolto nel corridoio, lui mi segue senza staccare gli occhi dal mio ano. Si stringe il cazzo in mano, un paio di volte se l’è menato ma ha subito smesso.
Indico la mia stanza. Lì sarò al sicuro, lontana dalla vista di Gaetano. «Andiamo la dentr—»
Nukem appoggia le mani sulle mie scapole e mi spinge contro il muro rivestito di legno, i miei seni gelano contro l’edificio. Mi blocca con il suo corpo, il suo grosso pesce si infila tra le mie chiappe. «Non voglio aspettare un altro istante, Lara. Devo incularti subito.»
Le labbra mi restano aperte ma il fiato non entra. Cosa? Non qui, dove potrebbe vederci…
Una mano mi afferra la gola e mi spinge la nuca contro il petto muscoloso di Nukem, l’altra mi sposta un gluteo, il suo bacino che blocca il mio contro le assi di legno del muro. Si afferra il cazzo, la cappella bagnata e bollente scivola lungo il solco del mio culo fino al buco.
Spinge, la mia bocca si spalanca quasi quanto il mio ano, il fiato si blocca nei polmoni, così come il cuore per la durata di un battito. Il pesce prorompe nel mio retto, lo colma come una mano in un guanto di un paio di taglie troppo piccolo.
Era così grosso anche domenica scorsa?
Si avvicina al mio orecchio, sussurra. «Brava, la mia puttanella…» Nukem appoggia una mano sulla mia coscia destra e mi tiene ferma, il suo cazzo che fuoriesce per diverse dita, spinge e rientra, la cappella bollente che s’immerge nel mio retto per quasi tutta la lunghezza dell’asta. «Ti piace farti inculare, eh?»
Dalla mia posizione compaiono solo una frazione gradini della scala. Da un momento all’altro comparirà Gaetano. Mi fisserà, sorriderà, quel sorriso malvagio che mi indirizzava sempre quand’eravamo bambini, quando mi stava per insultare. Mi troverà avvinghiata nelle braccia di Nukem, imprigionata nelle braccia di Nukem, la mia figa davanti a lui. A sua disposizione…
Il mio retto si svuota, il glande scorre verso l’esterno, un millimetro alla volta, si riempie di botto con tutto il cazzo.
Devo andarmene da qui, subito. Afferro il braccio che mi stringe il collo, come in quel video di autodifesa su YouTube e… mi blocco. Non posso farlo!
Merda… non posso fare nulla. Non posso andarmene! E non è colpa di Nukem. Io…
«Allora, Lara, ti piace quando ti inculo, vero?»
Apro la bocca, volto il capo verso il mio amante. «S… Sì, sei fantastico, amore mio…»
Lui sorride. Abbandona il mio collo e afferra una mia tetta. Ha la delicatezza di un boss in Dark Souls.
Deglutisco. Sono in trappola. Non posso andare da nessuna parte, non posso abbandonare il gruppo. Ho faticato per entrare nell’agenzia di accompagnatrici, mi sono fatta fottere da clienti di ogni tipo e livello sociale, ho lasciato il lavoro di pulizie e mandato a cagare Teresa e quella che forse era la mia unica amica a Treviso… sono stata io a fare in modo che l’azienda coreana diventasse una cliente importante dell’agenzia venendo massacrata a colpi di pesce per una notte… Se fuggo, se mi rifiuto di continuare il week end qui, a pochi metri da mio cugino, nuda e scopata, Stefano mi licenzierà già dopo il mio primo incarico, e non avrò nessun lavoro… Mi toccherà davvero tornare da mia madre, a Caregan, con la gente che mi guarderà schifata e mi indicherà, sussurrando.
«Sì, Lara!» Nukem mi stringe a sé, ringhia il mio nome tra gli ansimi. Un liquido scalda il mio retto.
Passerò il week end nel letto con lui, non mi farò vedere da nessuno. Solo io e lui. Mio cugino non mi ha riconosciuta, e non potrà farlo se non mi vedrà affatto.
Il cazzo esce dal buco del culo, qualche goccia collosa scivola tra le chiappe e su una coscia.
Nukem mi bacia sulla nuca. «Mi piace il tuo culo, ma questa ancora di più.» Mi accarezza la passera, un dito scivola tra le piccole labbra bagnate.
Le gambe mi tremano, sono troppo esposta qui. Qualcuno si muove nel corridoio di sotto, la porta doppia della cucina sbatte. Il cuore mi balza nel petto.
Mi volto verso Nukem, mi alzo sulla punta dei piedi e lo bacio sulle labbra. È qualcosa di frettoloso, non ho tempo per la passione. «A me piace ancora di più quando c’è dentro il tuo cazzo, amore.» Lo prendo per una mano. Indico la mia stanza con un cenno del capo. «Andiamo, lì staremo più comodi.»
Lui sorride, quel sorriso che preannuncia un’altra notte di scopate violente. Ma meglio lui che massacra il mio corpo di mio cugino che distrugge la mia anima…
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