Capitolo 20 - Tradimento sotto la doccia
Vincenza, ormai preda del bisogno di scoprire chi è davvero Nukem, inizia ad indagare, e l'unico modo che riesce ad immaginare per far confessare i suoi colleghi è con il sesso: inizia con Wolverine.
2 ore fa
La porta della camera di Wolverine non è chiusa a chiave. La discosto un po’ e metto dentro la testa: il suono dello scroscio di acqua della doccia arriva dal bagno.
Non chiedo il permesso ed entro, chiudendo dietro di me la porta. Spero che Kimberly sia a farsi la doccia per i fatti suoi. Attraverso la camera, il letto è sfatto e ci sono un paio di manette con la pelliccia sulle lenzuola. Devo essere l’unica del gruppo che non è attratta da quel tipo di giochi… ma se ti pagano anche per questo, immagino che non ci si possa tirare indietro.
Nel box doccia dai vetri satinati è presente solo una persona che sta cantando prendendo una stecca dopo l’altra. Ottimo.
Busso alla porta.
Il canto si interrompe. «Vieni, Violet, non devi bussare.»
Apro, Wolverine mi guarda stupito. Gli sorrido. «Sono Lara.»
La doccia non sembra aver avuto effetti sulla sbornia, l’uomo sbatte gli occhi rossi sotto i capelli neri appiattiti dal getto dell’acqua. «Lara… cosa ci fai qui?» Il cazzo è ridotto ad un pollice che sembra pisciare in continuazione. È appena più grande di quello di Pavan Senior: spero non sia complicato portarlo all’orgasmo come lo è stato con il vecchio…
Entro nel box e metto le mani sui tatuaggi nei pettorali. Mi mordo le labbra. «Oggi è l’ultimo giorno, e dopo che Violet mi ha raccontato come la fai godere, volevo scoprire se sei più bravo tu o Nukem.» L’acqua mi finisce sui capelli castani e scivola tra le mie tette. Wolverine si sbriga a coprirmele.
«Sei una zoccola come Violet.» Il fiato dell’uomo puzza di alcool come una distilleria. Mi si stringe lo stomaco: nemmeno quando andavo alle superiori mi sono ridotta a questo livello. «Amo Violet.»
Questo tra un po’ sviene e finisce in coma etilico. Meglio sbrigarsi. Mi accosto a lui, il suo pesce che finisce tra le mie cosce, e lo bacio sul collo muscoloso. È caldo e odora del pino silvestre del docciaschiuma caduto a terra.
Il suo cazzo si gonfia e si struscia contro il mio sesso.
Stacco la bocca dai muscoli della sua spalla. «Spero non sia un problema se ci divertiamo un po’, noi due…»
Lui sogghigna mezzo stordito. Mi spinge contro il muro piastrellato e afferra il suo pesce, sollevandolo verso di me: ha raggiunto le sue dimensioni massime. La cappella gocciola.
Glielo accarezzo. «Vuoi un altro pompino?»
Wolverine socchiude gli occhi attraversati dalle venuzze rosse. «No… Voglio… voglio scoparmi la tua figa.»
Almeno, se vomita, non mi vomita in testa… Appoggio le mani sulla passera e discosto le grandi labbra. «Mhm… voglio sentire il tuo grosso uccello dentro di me…»
«Sei proprio una zoccola come Violet…» Wolverine mette la sua cappella tra le mie gambe e spinge: manca il buco. Riprova e sbaglia ancora, questo stordito.
«Aspetta…» Gli afferro il cazzo e lo guido contro l’imbocco della mia vagina, o facciamo notte e non voglio essere scoperta da Kimberly che pianterebbe un casino... «Ecco, spingimelo dentro.»
Wolverine si appoggia con le mani al muro alle mie spalle, gli occhi sono una ragnatela di venuzze rosse, socchiusi come qualcuno che sta per crollare dal sonno - spero non si addormenti mentre mi sta scopando sotto la doccia… non voglio altri casini…
Metto le mani sulle sue chiappe muscolose e lo avvicino a me. Un centimetro alla volta, il suo cazzo bagnato entra nella mia figa, ben più asciutta. La cappella apre le pareti della vagina, scivola per buona parte della lunghezza dell’asta.
Per quanto sia ubriaco, Wolverine non perde occasione di afferrarmi le tette. I suoi occhi non sembrano in grado di mettermi a fuoco. «Sei… sei bellissima… Lara…» Il suo fiato è come essere colpita dall’alito infuocato di un drago - un drago sputagrappa.
Mi serve uno sforzo per riuscire a inspirare, e un altro a fingere un sorriso. «Piaci anche a me, Wolverine, ma…» appoggio un dito sulle mie labbra, «non diciamo nulla a Kim… ehm… Violet di questo nostro incontro clandestino.» Mi sa che tra di voi non c’è solo un rapporto puttana – cliente ma anche qualcosa di più… o almeno lei sembra farlo credere…
L’uomo sposta lo sguardo da me, fa una smorfia che pare voler annunciare un piagnucolio. «Ah… Viole… Violet…» Mi sono sbagliata, non pare soltanto… «Io amo quella… quella ragazza… è bellissima, fotte come una… una dea… mi… mi piace e—»
Sospiro. Cosa cazzo c’è di più patetico di un uomo che quando è ubriaco diventa una mammoletta emotiva?
«Sì, ok, ma…» Schiocco le dita davanti a Wolverine. Sotto il getto d’acqua della doccia non fa rumore. «Adesso ci sono io.» Mi indico il volto. «Vin— Lara. Stiamo scopando, io e te.»
Lui mi guarda, ha un’espressione di stupore al rallentatore come il bradipo nell’ufficio dell’anagrafe del cartone animato della Disney. «Lara! Che bello vederti.»
Buonanotte… «Sì, mi stavi scopando, hai il cazzo dentro di me.» Questo è talmente andato che dovrò ricordargli anche di respirare.
Inizia a strusciarsi contro di me, il suo pesce si scuote nella mia figa come un vibratore scarico. «Ti amo, Lara, sei… sei bellissima.» Avvicina le labbra alle mia nella posizione a culo di gallina che ho smesso di assumere a 17 anni.
Discosto la testa e gli faccio baciare – sbavare – la mia guancia. «Sì, anch’io ti amo, Wolverine…» Non avrà memoria di nulla di questo, vero? «Fammi godere, maschione!»
Lui si dimena contro il mio bacino, si muove come se sia fatto di gelatina e un terremoto stia sconquassando la casa. Mi fissa con gli occhi semichiusi.
Mi ricorda il cane che aveva mia nonna quando si era montato il peluche del Grande Puffo di mia cugina. Muovo a mia volta il bacino per accelerare la cosa o, considerando anche quanto deve aver scopato sulla barca, deve avere tempi di eiaculazione di mezz’ora. «Mi stai facendo impazzire, Wolverine!»
Lui sghignazza. «Per… perché mi chiami come quello dei film? Io mi chiamo Silvio.»
Ottimo! È talmente andato che non si ricorda nemmeno che devono usare i soprannomi. «Sei fantastico, Silvio.» Gli passo una mano sul petto muscoloso e mi avvicino con la bocca al suo orecchio. Ansimo un paio di volte. «E dimmi, Silvio… mhmm… come si chiamano gli altri ragazzi?»
«Chi? Quali…» Lui si guarda attorno, controlla anche negli angoli della doccia. «Qui non c’è nessu… nessuno.»
Chiudo gli occhi e sospiro. «Continua a scoparmi.»
«Sì, Lara… io…» Si scuote, emette un gemito e un sospiro.
Mi sorride ed esce da me, il suo cazzo è come un’anguilla morta che cade fuori dalla mia figa.
Cosa… «Sei… sei già venuto?»
Lui sghignazza di nuovo. «Sei sexy. È stata la migliore scopata della mia vita.» Si appoggia al vetro della doccia con una spalla e le dà una zuccata rumorosa.
Pensa te le altre… Spero che con Kimberly se la cavi meglio. «Sì, è stato fantastico. Ti dicevo: come si chiamano gli altri che sono ven…» Mi blocco: non voglio che fraintenda più del dovuto. «I ragazzi che ti hanno accompagnato?»
«Eh?»
Sospiro. «Ah, cazzo… Nuken Duke, Rambo e… coso… Jean come-si-chiama.»
Wolverine ha un singulto. «Jean Valjean?»
Sollevo le mani. Lui ad un passo dal coma etilico si ricorda meglio di me il nome di quello stronzo. «Esatto. Come si chiamano?»
«Jean Valjean… Ram—»
«I loro veri nomi, cazzo!» L’acqua calda mi scorre sulla pelle, s’infila in ogni recesso del mio corpo. I capelli sono come alghe viscide e mi sento bagnata pure nell’anima.
«Ah…» Silvio mi fissa ma è come se guardasse qualcosa alle mie spalle. «Luca.»
Non ha detto Gaetano! È già qualcosa. «E Luca è…»
Lui sbatte le palpebre. Ha gli occhi talmente arrossati che sembrano gli abbiano dato un paio di pugni. «Luca.»
Sollevo le mani. Adesso glieli tiro io due pugni, a ‘sto stronzo… «Luca è il vero nome di Nukem?» Dì di sì, dì di sì, ti scongiuro.
Wolverine chiude gli occhi e li riapre dopo qualche secondo. «No. Luca è Jean Valjean.»
«Cazzo!» Tiro un pugno al muro piastrellato. Il dolore esplode nel lato della mano e sul mignolo. Stringo i denti e scuoto la mano.
Il coglione ridacchia. «Cosa fai?»
Alzo la mano sana ad artiglio, pronta a scattare verso di lui per afferrarlo, ma non ha un solo pelo sul petto. Il cazzo si è ritirato a un triste pollice raggrinzito. «Come cazzo si chiama Nukem?»
«Eh?»
Lo prendo per un braccio e lo scuoto. «Senti, coglione! Svegliati! Come si chiama Nukem davvero?»
Lui nemmeno si muove di un millimetro. «Non… non lo so. Sono amico di Luca.»
«Che cosa vuol dire che non lo conosci? Sei…»
Wolverine mi guarda con uno sguardo assente. È andato del tutto.
«Fanculo!» Balzo fuori dal box doccia e afferro l’asciugamano più vicino.
La figura confusa di Wolverine scivola sul vetro e si accascia a terra, sotto il getto dell’acqua.
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