Capitolo 21 - Il miserabile
Il tentativo di Vincenza di scoprire qualcosa su Nukem scopandosi Wolverine si rivela inutile. Non le resta che provare a scambiare sesso per informazioni con il saccente e odioso Jean Valjean...
4 ore fa
Chiudo alle mie spalle la porta della camera di Wolverine. La doccia scroscia ancora, lui è sotto l’acqua semicosciente. Lo lascio volentieri a Kimberly. Mi guardo attorno nel corridoio del primo piano: lei non c’è. Meglio.
La voce di Rambo arriva dal salone al piano terra. «…tua accompagnatrice?»
«Quella troia è rimasta con la tua insieme a Nukem a giocare un altro po’ al tipo con lo yacht.» Jean coso – Luca – compare oltre l’angolo. «Se resta con lui non mi lamento. È di una noia, quella donna.»
«Dai, non sembra male.» Una punta di divertimento acuisce le parole.
Jean solleva un braccio come a lanciare qualcosa. «Fottiti, Rambo. La prossima volta ne prendiamo quattro tutte giovani, o smetto di fare i miei giochi di prestigio con le spese.»
Un sospiro prolungato dal salone conclude la discussione. «D’accordo, la prossima volta tutte diciottenni.»
Mi sposto dietro l’angolo per non farmi vedere da Jean coso che si è voltato e si dirige verso la cucina. Sul volto, l’espressione lascia intuire che non ha apprezzato la battuta del suo superiore.
L’uomo borbotta qualcosa. «…pezzi di merda… fossi io… non… prossima volta…»
Mi sollevo sulla punta dei piedi per vedere oltre la scala e il corrimano dove si dirige: Jean coso entra nella cucina e le porte a ventola sbattono un paio di volte alle sue spalle.
«Coglione…» La voce di Rambo è un sussurro. «Non fosse che è quello che sposta i soldi…»
Stringo il corrimano. Luca è l’ultimo che mi resta a cui chiedere chi è Nukem… ed è l’ultimo a cui chiederei qualcosa. Ma non vedo altre possibilità.
Scendo la scala senza fare il minimo rumore, tendo le orecchie ma l’unico suono che arriva è quello del televisore che si accende e della voce maschile di un telecronista. Con uno scatto arrivo alle porte della cucina ed entro.
L’assistente coreano non c’è, è presente solo Luca, illuminato dalla luce del frigorifero aperto in cui sta frugando con una mano. Si volta verso di me. È la metà di Wolverine e forse la terza parte di Nukem, e non solo a livello di larghezza di spalle.
Il sorriso più sbieco di tutto il finesettimana compare sul suo volto. «Oh là là! Chi abbiamo qui? Lara Croft in persona direttamente dalla gara di pompini.»
Sorrido perché è la posizione migliore delle labbra per non riuscire a sputare in faccia ad uno stronzo. Peccato che dovrò comunque parlargli.
Lui continua. «Hai voglia di scoprire com’è un vero amante? Perché sei nel posto giusto.» Lascia la maniglia dello sportello del frigorifero e si afferra il cazzo, scuotendolo come farebbe un passero con un bruco che cerca di scappargli dal becco.
Mi si stringe lo stomaco all’idea di sedurlo, farmi scopare per poi farmi dire chi è Nukem… «Io…»
Lui smette di guardarmi e torna a controllare cosa c’è nel refrigeratore. Il tono di voce da coglione sfuma in quello di qualcuno che preferirebbe starsene con i piedi in un formicaio che avere rapporti sociali. «Sei stanca di farti fottere da quei tre ragazzotti?» Fa una smorfia, e non so se per il soggetto della discussione o per il cibo che sta trovando. Forse più per il soggetto. Spero.
Faccio qualche passo avanti verso di lui. Forse riesco ad approfittarne e a non essere costretta ad avere un rapporto con lui, ma è sempre meglio apparire figa quando si parla con un uomo: mi sposto una ciocca di capelli umidi dietro l’orecchio e gonfio un po’ il petto. Le braccia incrociate per sollevare un po’ il seno aiuteranno un altro po’. «Senti, volevo parlarti.»
Jean coso allunga una mano nel frigorifero, afferra qualcosa e lo tira fuori. È una vaschetta in vetro con rigatoni, pomodoro e pesce. È il mio pranzo, lasciato a metà. Lo studia con attenzione per qualche istante e chiude il frigorifero. Mi lancia un’occhiata, il sorriso sghembo è scomparso. «Se proprio ne hai tutta questa necessità.»
Lo seguo attraverso la cucina fino al lavandino. «Ho bisogno di un’informazione.»
Jean solleva il coperchio in plastica della vaschetta e mettere uno schizzo di acqua nella pasta. Richiude il coperchio e apre lo sportello del microonde. Si volta verso di me con in mano la vaschetta. «Ti sembro l’infopoint?»
Cazzo, i suoi colleghi devono organizzare le feste in ufficio quando è in malattia… Sospiro. «Posso… ricompensarti.»
Solleva lo sguardo dal display del microonde. «Ovvio, che mi ricompenserai. E so già come, visto che sei una puttana.»
I suoi stagisti gli metteranno mai il lassativo nel caffè? Io chiuderei a chiave anche tutti i gabinetti dell’azienda. Poi lo filmerei mentre si caga addosso e manderei il video a tutti i colleghi via e-mail. Sarebbe fantast—
Jean coso finisce di digitare il tempo, la lampadina interna del microonde si accende e lui mi guarda. «Allora, che cazzo vuoi, oltre al mio?»
Deglutisco. «Voglio sapere chi è Nukem. Il nome e cognome.»
Lui solleva le spalle. «Certo. È Pinco Pallino.» Ridacchia, nemmeno fosse stata la battuta migliore al mondo. Torna serio e mi fulmina con lo sguardo. «E perché lo vuoi sapere?»
Il cuore mi balza in gola. Cosa gli rispondo? Non mi ero preparata per…
Gli occhi dell’uomo si socchiudono. «Sei innamorata di quel coglione? Pensavo che a voi puttane insegnassero che non dovete cadere in questi tranelli.» Fa una smorfia. «La tua collega anglofona mi ha chiesto come si chiama Wolverine e dove abita.»
«E glielo hai detto?»
«Abbiamo giurato che non avremmo divulgato i nostri veri nomi… ma la tua amica ha un bel culo, e dopo che gliel’ho trapanato per bene fino in fondo, ha saputo vita, morte e miracoli del suo amoruccio.»
E pensare che a Kimberly sarebbe bastato far ubriacare Silvio per scoprire tutto senza problemi. Tra un vaneggiamento alcolico e l’altro di Silvio, ovvio… Nukem, però, temo abbia una resistenza all’alcool maggiore di Wolverine.
Il ricordo di lui, ieri, che si fa fare un pompino da me mi torna alla mente. Trattengo a stento la smorfia di disgusto che si sta formando sulle mie labbra. «E se ti dessi anch’io il culo, mi diresti chi è Nukem?» L’ano mi si stringe al pensiero del suo cazzo che entra nel mio retto.
Jean coso si sporge di lato, fissandomi le chiappe. Quello sulle sue, di labbra, è più un sorriso di scherno. «Non è che mi interessi scopare solo culi.» Ora diventa davvero un sorriso di derisione. «E poi tu sei più specializzata nell’usare la bocca.»
‘fanculo a quella cazzo di gara di pompini… Inghiotto la rabbia e simulo una smorfia di complicità che non esiste. «Oh, ho capito cosa vuoi…»
L’uomo sogghigna. «Non ne sono sicuro.»
Stringo i denti e una mano. Pezzo di merda. «Cosa… cosa intendi dire…»
Lui si gira a guardare il microonde. Sul display, mancano ancora 2 minuti e 4 secondi. Jean mette le mani sul bancone della cucina e si piega appena in avanti. La schiena è pelosa con una striscia di peli corre lungo la spina dorsale, i glutei sono cascanti. Volta la testa verso di me e sogghigna. «Sai cos’è un rusty trombone?»
Trattengo a stento la pipì. Cosa… La bocca mi si apre ma non esce nemmeno un gemito. Cosa cazzo vuole questo grandissimo stronzo?
«Ho detto: lo sai cos’è un rusty trombone?»
Annuisco, lo stomaco che mi si contorce. Chiudo la bocca troppo tardi per non sembrare una cretina.
«Cersei li fa, ma non ci mette troppo impegno.» La voce dell’uomo tradisce la sua disapprovazione. «Ha due belle tette rifatte, ma a parte quello non ha nulla di cui vantarsi. Dovreste promuoverla a segretaria, lasciarla in ufficio a assumere una troietta più giovane e dall’aspetto meno triviale.»
La sua disapprovazione verso Morena non diminuisce il disprezzo che provo verso di lui, ma non posso esimermi dal fare quanto mi ha chiesto se voglio scoprire chi è davvero Nukem. Il fiato sibila tra i miei denti, il piede si stacca dal pavimento come se pesasse un quintale.
Una mano dell’uomo afferra la sua stessa chiappa e la scosta, mostrando meglio il suo buco del culo. Apre le gambe e le palle gli pendono pelose tra le cosce magre.
Merda… merda!
Chiudo gli occhi e mi inginocchio dietro di lui. Perché nella vita non ci sono i tagli come nei film, e mi ritrovo che esco dalla porta della cucina che mi pulisco la lingua con le dita e so chi è il mio cliente ma non ho memoria del rapporto con questo bastardo?
Espiro, le tre forchettate di pasta che ho mangiato a pranzo si muovono nel mio stomaco, pronte a imbrattare il culo di Jean coso. Apro gli occhi a metà e avvicino le labbra all’ano. L’odore di sborra secca e umori vaginali delle scopate sulla barca mi schiaffeggia, riempie il mio naso e mi stravolge.
«Pensi di farcela prima che la pasta si cuocia e poi si raffreddi?»
Fottiti, stronzo. Gli passo una mano tra le cosce e gli afferro il cazzo in tiro per metà, il seme secco si sfarina tra le mie dita. Infilo il naso tra le sue chiappe e le mie labbra si appoggiano sul suo ano. Stringo quel coso che blocca i rutti per non farmi tornare su il pranzo.
Lecco. La punta della lingua scivola sulle grinze del buco del culo, l’ano si muove come se stesse decidendo se aprirsi o restare chiuso – Resta chiuso! Ti prego, resta chiuso! – L’immagine di un mostro alieno simile ad un gigantesco lombrico con la bocca uncinata di denti sulla punta della testa, nascosto in una tana nella sabbia, pronto a ghermirmi, a mangiarmi, mi colma la mente, mi fa scendere brividi lungo la schiena.
Il bastardo getta un ansimo. «Ci sai fare, puttana, con la lingua! Adesso vai di polso!»
Il cazzo! Mi era sparito dalla mente, anche se lo sto ancora impugnando.
Inizio a segarlo. Da dietro, in questa posizione, è un’esperienza diversa, che non mi sarei mai aspettata di vivere. Devo muovere il braccio in un senso contrario a quello a cui sono abituata quando masturbo un uomo.
Una mano si posa sulla mia testa e me la spinge contro il culo di Jean coso. Ho il naso infilato del tutto tra le sue chiappe, che mi chiudono gli occhi. «Continua a leccare, puttana, o non serve a nulla che te ne stai li dietro…»
Vaffanculo… Era meglio farsi inculare come Kimberly. Molto più comodo. E dignitoso… pensa se entrasse qualcuno adesso e mi vedesse così…
Riprendo a muovere la punta della lingua sul buco del culo, le pieghette si stendono sotto la punta. Lo stomaco mi si comprime, un senso di acido mi compare in bocca.
Cazzo, non voglio vomitare tra le chiappe di questo stronzo.
Lo faccio solo per scoprire chi è davvero Nukem… e spero davvero che non sia mio cugino…
Il fiato di Jean coso aumenta di ritmo, un gemito di piacere esce dalle sue labbra. La sua mano abbandona i miei capelli. Mi stacco dal suo sedere, inghiotto una boccata d’aria che non sa di culo.
Molto meglio…
«Sei bravina nell’anilingus, puttana…» L’uomo mi stacca la mano dal suo cazzo e si gira verso di me. «Ma dobbiamo ammettere che non è il tuo forte.»
Lo fisso negli occhi, le mie labbra distorte da una smorfia di disprezzo: non ci provo nemmeno a nascondere l’odio che infiamma il mio petto.
Lui sogghigna. «Ah, non guardarmi così, puttana. Sei tu che vuoi un’informazione costosa come l’identità del tuo cliente.»
«Ti è bastato quello che ti ho fatto?»
Lui afferra il suo pesce, diventato duro dopo il mio lavoro di mano. Il cazzo è puntato contro il mio viso. «No, ma adesso possiamo passare alla tua boccuccia santa…»
Fottiti… «Va bene, adesso ti dimostro cosa sa fare una—»
«Ah, non me ne frega un cazzo della tua stupida gara.» La mano che mi teneva ferma la testa contro il suo culo mi afferra i capelli e mi spinge il capo all’indietro.
Apro la bocca per il dolore.
Il suo cazzo sprofonda dentro le mie fauci. «Ho intenzione di fare da solo, non preoccuparti.» L’altra mano si appoggia sotto il mio mento e mi blocca la testa. Inizia a fottermi la bocca, la cappella si muove tra le mie tonsille.
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