Chiudo alle mie spalle la porta della camera di Wolverine. La doccia scroscia ancora, lui è sotto l’acqua semicosciente. Lo lascio volentieri a Kimberly. Mi guardo attorno nel corridoio del primo piano: lei non c’è. Meglio.
La voce di Rambo arriva dal salone al piano terra. «…tua accompagnatrice?»
«Quella troia è rimasta con la tua insieme a Nukem a giocare un altro po’ al tipo con lo yacht.» Jean coso – Luca – compare oltre l’angolo. «Se resta con lui non mi lamento. È di una noia, quella donna.»
«Dai, non sembra male.» Una punta di divertimento acuisce le parole.
Jean solleva un braccio come a lanciare qualcosa. «Fottiti, Rambo. La prossima volta ne prendiamo quattro tutte giovani, o smetto di fare i miei giochi di prestigio con le spese.»
Un sospiro prolungato dal salone conclude la discussione. «D’accordo, la prossima volta tutte diciottenni.»
Mi sposto dietro l’angolo per non farmi vedere da Jean coso che si è voltato e si dirige verso la cucina. Sul volto, l’espressione lascia intuire che non ha apprezzato la battuta del suo superiore.
L’uomo borbotta qualcosa. «…pezzi di merda… fossi io… non… prossima volta…»
Mi sollevo sulla punta dei piedi per vedere oltre la scala e il corrimano dove si dirige: Jean coso entra nella cucina e le porte a ventola sbattono un paio di volte alle sue spalle.
«Coglione…» La voce di Rambo è un sussurro. «Non fosse che è quello che sposta i soldi…»
Stringo il corrimano. Luca è l’ultimo che mi resta a cui chiedere chi è Nukem… ed è l’ultimo a cui chiederei qualcosa. Ma non vedo altre possibilità.
Scendo la scala senza fare il minimo rumore, tendo le orecchie ma l’unico suono che arriva è quello del televisore che si accende e della voce maschile di un telecronista. Con uno scatto arrivo alle porte della cucina ed entro.
L’assistente coreano non c’è, è presente solo Luca, illuminato dalla luce del frigorifero aperto in cui sta frugando con una mano. Si volta verso di me. È la metà di Wolverine e forse la terza parte di Nukem, e non solo a livello di larghezza di spalle.
Il sorriso più sbieco di tutto il finesettimana compare sul suo volto. «Oh là là! Chi abbiamo qui? Lara Croft in persona direttamente dalla gara di pompini.»
Sorrido perché è la posizione migliore delle labbra per non riuscire a sputare in faccia ad uno stronzo. Peccato che dovrò comunque parlargli.
Lui continua. «Hai voglia di scoprire com’è un vero amante? Perché sei nel posto giusto.» Lascia la maniglia dello sportello del frigorifero e si afferra il cazzo, scuotendolo come farebbe un passero con un bruco che cerca di scappargli dal becco.
Mi si stringe lo stomaco all’idea di sedurlo, farmi scopare per poi farmi dire chi è Nukem… «Io…»
Lui smette di guardarmi e torna a controllare cosa c’è nel refrigeratore. Il tono di voce da coglione sfuma in quello di qualcuno che preferirebbe starsene con i piedi in un formicaio che avere rapporti sociali. «Sei stanca di farti fottere da quei tre ragazzotti?» Fa una smorfia, e non so se per il soggetto della discussione o per il cibo che sta trovando. Forse più per il soggetto. Spero.
Faccio qualche passo avanti verso di lui. Forse riesco ad approfittarne e a non essere costretta ad avere un rapporto con lui, ma è sempre meglio apparire figa quando si parla con un uomo: mi sposto una ciocca di capelli umidi dietro l’orecchio e gonfio un po’ il petto. Le braccia incrociate per sollevare un po’ il seno aiuteranno un altro po’. «Senti, volevo parlarti.»
Jean coso allunga una mano nel frigorifero, afferra qualcosa e lo tira fuori. È una vaschetta in vetro con rigatoni, pomodoro e pesce. È il mio pranzo, lasciato a metà. Lo studia con attenzione per qualche istante e chiude il frigorifero. Mi lancia un’occhiata, il sorriso sghembo è scomparso. «Se proprio ne hai tutta questa necessità.»
Lo seguo attraverso la cucina fino al lavandino. «Ho bisogno di un’informazione.»
Jean solleva il coperchio in plastica della vaschetta e mettere uno schizzo di acqua nella pasta. Richiude il coperchio e apre lo sportello del microonde. Si volta verso di me con in mano la vaschetta. «Ti sembro l’infopoint?»
Cazzo, i suoi colleghi devono organizzare le feste in ufficio quando è in malattia… Sospiro. «Posso… ricompensarti.»
Solleva lo sguardo dal display del microonde. «Ovvio, che mi ricompenserai. E so già come, visto che sei una puttana.»
I suoi stagisti gli metteranno mai il lassativo nel caffè? Io chiuderei a chiave anche tutti i gabinetti dell’azienda. Poi lo filmerei mentre si caga addosso e manderei il video a tutti i colleghi via e-mail. Sarebbe fantast—
Jean coso finisce di digitare il tempo, la lampadina interna del microonde si accende e lui mi guarda. «Allora, che cazzo vuoi, oltre al mio?»
Deglutisco. «Voglio sapere chi è Nukem. Il nome e cognome.»
Lui solleva le spalle. «Certo. È Pinco Pallino.» Ridacchia, nemmeno fosse stata la battuta migliore al mondo. Torna serio e mi fulmina con lo sguardo. «E perché lo vuoi sapere?»
Il cuore mi balza in gola. Cosa gli rispondo? Non mi ero preparata per…
Gli occhi dell’uomo si socchiudono. «Sei innamorata di quel coglione? Pensavo che a voi puttane insegnassero che non dovete cadere in questi tranelli.» Fa una smorfia. «La tua collega anglofona mi ha chiesto come si chiama Wolverine e dove abita.»
«E glielo hai detto?»
«Abbiamo giurato che non avremmo divulgato i nostri veri nomi… ma la tua amica ha un bel culo, e dopo che gliel’ho trapanato per bene fino in fondo, ha saputo vita, morte e miracoli del suo amoruccio.»
E pensare che a Kimberly sarebbe bastato far ubriacare Silvio per scoprire tutto senza problemi. Tra un vaneggiamento alcolico e l’altro di Silvio, ovvio… Nukem, però, temo abbia una resistenza all’alcool maggiore di Wolverine.
Il ricordo di lui, ieri, che si fa fare un pompino da me mi torna alla mente. Trattengo a stento la smorfia di disgusto che si sta formando sulle mie labbra. «E se ti dessi anch’io il culo, mi diresti chi è Nukem?» L’ano mi si stringe al pensiero del suo cazzo che entra nel mio retto.
