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Erotika
Il secondo lavoro di Vincenza · Cap. 22
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Capitolo 22 di 23 10 min di lettura

Parenti serpenti

Alla fine, Vincenza scopre la vera identità di Nukem

William Kasanova
6 mesi fa · 842 letture · 0

Il pesce di Jean coso si muove avanti e indietro nella mia bocca, l’asta scivola sulla mia lingua, la punta è come uno sturalavandino tra le mie tonsille, che sposta la saliva nella gola o fuori dalle mie labbra. I peli del pube mi entrano nel naso, tengo le palpebre chiuse per non farmeli finire negli occhi.

Il suono viscido che la scopata sta producendo tra le mie fauci è vomitevole, ma mai quanto lo sghignazzare dello stronzo.

«Sono sicuro che la tua figa non è divertente quanto la tua boccuccia, puttana…»

Crepa, bastardo… non fosse che sei l’unico che mi confesserà il vero nome di—

La porta della cucina si apre con un cigolio e resta aperta.

Socchiudo un occhio per vedere chi è entrato, ma non riesco a…

La voce di Nukem tuona nel locale. «Ecco dove sei, Lara.»

Il fiato mi si blocca nei polmoni, il battito del cuore riempie le mie orecchie. Merda, perché non è rimasto al molo ancora un momento, insieme a Ludmilla e Morena?

Dietro a Nukem si profilano due ombre. «Vedo che ti stai dando da fare con il mio, di uomo…» Le parole di Morena sono piene di sdegno.

Il movimento di bacino di Jean coso non si ferma, il suo cazzo continua a fottermi la bocca con un continuo gluc – gluc – gluc. Scopa con questa mancanza di stile anche la figa e il culo?

I passi di piedi nudi si avvicinano alla mia destra. Una mano mi accarezza la testa. È Ludmilla. «Ma non ti si può lasciare un attimo da sola, Lara.»

Alla mia sinistra si è fermata Morena. «Spero che questa… ragazzina non ti abbia disturbato, Jean Valjean.»

Lui continua con il suo pesce in bocca. «Non preoccuparti: ha solo richiesto una consulenza e adesso gliela sto facendo pagare.» Si irrigidisce, emette un ringhio. Lascia il suo cazzo dentro le mie fauci e viene: un paio di schizzi caldi e collosi mi finiscono sulla lingua e mi colano nella gola. «Ah, cazzo…»

La pressione delle sue mani abbandona la mia testa, devo appoggiarmi con un ginocchio sul pavimento per non perdere l’equilibrio. Inghiotto le gocce di bega che mi sono rimaste in bocca. Inspiro a fondo un paio di volte.

La risata di Nukem è una serie di pugni al mio cuore. «E cosa vuole? Sapere come frodare il fisco?»

Il “coglione” che sussurra Jean coso è appena udibile anche da me. Alza la voce, le sue parole sono impastate di scherno. «No, caro mio, la puttana voleva conoscere il tuo vero nome.»

Cosa… Maledetto bastardo! Balzo in piedi, giro il capo verso Nukem.

Lui è ancora sulla porta aperta, il cazzo duro a metà nel vedermi fottere da un altro uomo. Stringe un pugno, i muscoli si gonfiano. Punta un dito contro Jean. «Non permetterti di dirle chi sono, pezzo di merda!»

Jean scoppia in una risata. «Ormai me l’ha succhiato… e vi siete persi il momento in cui mi leccava il buco del culo.» Solleva le spalle. «Mi sembra giusto rispettare l’accordo.» Nukem è il triplo di lui, ma non dà il minimo segno di esserne impaurito.

Il mio cliente fa un passo avanti e la porta si chiude alle sue spalle. Le labbra mostrano i denti e punta ancora il dito come se fosse la canna di un fucile puntato contro il tipo che si è appena scopato la mia bocca. «Non osare farlo, sacco di mer—»

La porta si apre di colpo, entrambi gli sportelli sembrano essere stati colpiti da una forza inarrestabile. Kimberly ha le braccia allargate. Ansima e ha gli occhi fuori dalle orbite, i canini sembrano quelli di un vampiro.

Jean la indica e solleva le spalle. «Anche a lei ho detto chi è Wolv—»

«Bloody bitch!» La ragazza avanza e supera Nukem. È appena diventato la seconda persona più pericolosa della cucina. «Hai fatto sesso con Wolverine, troia?» Solleva le mani, ma le abbassa tremando. Me le sento attorno al collo che stringono.

Ludmilla sorride e finge di darmi una spinta. «Non ti si può davvero lasciare un attimo da sola…»

«Avete visto?» Nukem mi indica con una smorfia. «Vincenza è solo una troietta! Cosa volete dare importanza a quello che dice o vuole?»

Il silenzio cade nella cucina. Le mie tre colleghe fissano Nukem, sbigottite.

Anche Kimberly lo guarda e si allontana da lui. È ancora rossa in viso, ma è come se avesse dimenticato che stava per ammazzarmi. «Perché l’hai chiamata così?»

L’uomo le lancia un’occhiata, apre la bocca per parlare ma non gli esce nemmeno una parola. Balbetta dopo qualche istante. «Perché… perché me l’ha detto lei.»

Kimberly rivolge lo sguardo verso di me.

Non ho bisogno che me lo chieda. «Non gliel’ho detto affatto.»

Morena scuote la testa, Ludmilla mette una mano sul cuore. «Nemmeno io.»

«Non serviva che qualcuna di noi glielo dicesse…» Inspiro a fondo, non voglio che qualcuno noti le mie gambe tremare. «…perché è… è mio cugino.»

Il silenzio ha preso consistenza fisica. Nukem passa in rassegna ognuno di noi, finge una risata ma sembra una raffica di colpi di tosse. «Ma non vorrete davvero credere a questa troietta? Voglio dire: guardatela, si sta scopando chiunque, qui dentro!»

Kimberly mi lancia un’occhiata di traverso, mio cugino ha un sorriso imbarazzato sul viso ma qualcosa simile ad un tic gli fa tremare una palpebra inferiore. Ludmilla è a bocca aperta, è passata dall’eccitazione allo sconcerto.

«Cos’è questa storia?» Rambo è sulla porta, ha lo sguardo più serio che gli abbia mai visto in faccia. Entra in cucina. «È davvero tua cugina?»

Nukem si volta verso di lui. Stringe le spalle, sembra svuotarsi di fronte al suo capo. «No, è… è impossibile. Non ci siamo mai visti prima di una settimana fa.» Si gira e mi punta il dito contro. «Si sta inventando tutto, la troietta, perché vuole spillarmi soldi, ne sono certo.»

Stringo le braccia al petto. «Mi chiami “troietta” come facevi quand’eravamo bambini. Ti ricordi quando mi chiamavi “cuginetta troietta”…» Pausa teatrale. «…Gaetano?»

Il petto di mio cugino si ferma per un istante, il suo viso diventa rosso. Le sue labbra si muovono per dire qualcosa ma non esce una singola parola. Gli ci vuole un istante per riuscire a parlare di nuovo. «Gli… glielo ha detto lui, come mi chiamo!» Indica Jean coso: sembra la morte in “Grabbed by the Ghoulies” con quel dito sempre puntato, ma non ha più il minimo potere.

L’uomo accusato emette un ruggito. «Non raccontare cazzate, non le ho svelato nulla.»

L’idea di avergli leccato il buco del culo per nulla mi stringe lo stomaco. «Volevo una conferma, ma l’avevo capito già da un paio di ore.» Guardo di sbieco Kimberly. «Ed è per quello che mi sono fatta Wolverine, ma è servito a poco…»

Prima di andare avanti…

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