Il secondo lavoro di Vincenza

Capitolo 22 - Parenti serpenti

Alla fine, Vincenza scopre la vera identità di Nukem

21 visualizzazioni2,204 parole

Il pesce di Jean coso si muove avanti e indietro nella mia bocca, l’asta scivola sulla mia lingua, la punta è come uno sturalavandino tra le mie tonsille, che sposta la saliva nella gola o fuori dalle mie labbra. I peli del pube mi entrano nel naso, tengo le palpebre chiuse per non farmeli finire negli occhi.

Il suono viscido che la scopata sta producendo tra le mie fauci è vomitevole, ma mai quanto lo sghignazzare dello stronzo.

«Sono sicuro che la tua figa non è divertente quanto la tua boccuccia, puttana…»

Crepa, bastardo… non fosse che sei l’unico che mi confesserà il vero nome di—

La porta della cucina si apre con un cigolio e resta aperta.

Socchiudo un occhio per vedere chi è entrato, ma non riesco a…

La voce di Nukem tuona nel locale. «Ecco dove sei, Lara.»

Il fiato mi si blocca nei polmoni, il battito del cuore riempie le mie orecchie. Merda, perché non è rimasto al molo ancora un momento, insieme a Ludmilla e Morena?

Dietro a Nukem si profilano due ombre. «Vedo che ti stai dando da fare con il mio, di uomo…» Le parole di Morena sono piene di sdegno.

Il movimento di bacino di Jean coso non si ferma, il suo cazzo continua a fottermi la bocca con un continuo gluc – gluc – gluc. Scopa con questa mancanza di stile anche la figa e il culo?

I passi di piedi nudi si avvicinano alla mia destra. Una mano mi accarezza la testa. È Ludmilla. «Ma non ti si può lasciare un attimo da sola, Lara.»

Alla mia sinistra si è fermata Morena. «Spero che questa… ragazzina non ti abbia disturbato, Jean Valjean.»

Lui continua con il suo pesce in bocca. «Non preoccuparti: ha solo richiesto una consulenza e adesso gliela sto facendo pagare.» Si irrigidisce, emette un ringhio. Lascia il suo cazzo dentro le mie fauci e viene: un paio di schizzi caldi e collosi mi finiscono sulla lingua e mi colano nella gola. «Ah, cazzo…»

La pressione delle sue mani abbandona la mia testa, devo appoggiarmi con un ginocchio sul pavimento per non perdere l’equilibrio. Inghiotto le gocce di bega che mi sono rimaste in bocca. Inspiro a fondo un paio di volte.

La risata di Nukem è una serie di pugni al mio cuore. «E cosa vuole? Sapere come frodare il fisco?»

Il “coglione” che sussurra Jean coso è appena udibile anche da me. Alza la voce, le sue parole sono impastate di scherno. «No, caro mio, la puttana voleva conoscere il tuo vero nome.»

Cosa… Maledetto bastardo! Balzo in piedi, giro il capo verso Nukem.

Lui è ancora sulla porta aperta, il cazzo duro a metà nel vedermi fottere da un altro uomo. Stringe un pugno, i muscoli si gonfiano. Punta un dito contro Jean. «Non permetterti di dirle chi sono, pezzo di merda!»

Jean scoppia in una risata. «Ormai me l’ha succhiato… e vi siete persi il momento in cui mi leccava il buco del culo.» Solleva le spalle. «Mi sembra giusto rispettare l’accordo.» Nukem è il triplo di lui, ma non dà il minimo segno di esserne impaurito.

Il mio cliente fa un passo avanti e la porta si chiude alle sue spalle. Le labbra mostrano i denti e punta ancora il dito come se fosse la canna di un fucile puntato contro il tipo che si è appena scopato la mia bocca. «Non osare farlo, sacco di mer—»

La porta si apre di colpo, entrambi gli sportelli sembrano essere stati colpiti da una forza inarrestabile. Kimberly ha le braccia allargate. Ansima e ha gli occhi fuori dalle orbite, i canini sembrano quelli di un vampiro.

Jean la indica e solleva le spalle. «Anche a lei ho detto chi è Wolv—»

«Bloody bitch!» La ragazza avanza e supera Nukem. È appena diventato la seconda persona più pericolosa della cucina. «Hai fatto sesso con Wolverine, troia?» Solleva le mani, ma le abbassa tremando. Me le sento attorno al collo che stringono.

Ludmilla sorride e finge di darmi una spinta. «Non ti si può davvero lasciare un attimo da sola…»

«Avete visto?» Nukem mi indica con una smorfia. «Vincenza è solo una troietta! Cosa volete dare importanza a quello che dice o vuole?»

Il silenzio cade nella cucina. Le mie tre colleghe fissano Nukem, sbigottite.

Anche Kimberly lo guarda e si allontana da lui. È ancora rossa in viso, ma è come se avesse dimenticato che stava per ammazzarmi. «Perché l’hai chiamata così?»

L’uomo le lancia un’occhiata, apre la bocca per parlare ma non gli esce nemmeno una parola. Balbetta dopo qualche istante. «Perché… perché me l’ha detto lei.»

Kimberly rivolge lo sguardo verso di me.

Non ho bisogno che me lo chieda. «Non gliel’ho detto affatto.»

Morena scuote la testa, Ludmilla mette una mano sul cuore. «Nemmeno io.»

«Non serviva che qualcuna di noi glielo dicesse…» Inspiro a fondo, non voglio che qualcuno noti le mie gambe tremare. «…perché è… è mio cugino.»

Il silenzio ha preso consistenza fisica. Nukem passa in rassegna ognuno di noi, finge una risata ma sembra una raffica di colpi di tosse. «Ma non vorrete davvero credere a questa troietta? Voglio dire: guardatela, si sta scopando chiunque, qui dentro!»

Kimberly mi lancia un’occhiata di traverso, mio cugino ha un sorriso imbarazzato sul viso ma qualcosa simile ad un tic gli fa tremare una palpebra inferiore. Ludmilla è a bocca aperta, è passata dall’eccitazione allo sconcerto.

«Cos’è questa storia?» Rambo è sulla porta, ha lo sguardo più serio che gli abbia mai visto in faccia. Entra in cucina. «È davvero tua cugina?»

Nukem si volta verso di lui. Stringe le spalle, sembra svuotarsi di fronte al suo capo. «No, è… è impossibile. Non ci siamo mai visti prima di una settimana fa.» Si gira e mi punta il dito contro. «Si sta inventando tutto, la troietta, perché vuole spillarmi soldi, ne sono certo.»

Stringo le braccia al petto. «Mi chiami “troietta” come facevi quand’eravamo bambini. Ti ricordi quando mi chiamavi “cuginetta troietta”…» Pausa teatrale. «…Gaetano?»

Il petto di mio cugino si ferma per un istante, il suo viso diventa rosso. Le sue labbra si muovono per dire qualcosa ma non esce una singola parola. Gli ci vuole un istante per riuscire a parlare di nuovo. «Gli… glielo ha detto lui, come mi chiamo!» Indica Jean coso: sembra la morte in “Grabbed by the Ghoulies” con quel dito sempre puntato, ma non ha più il minimo potere.

L’uomo accusato emette un ruggito. «Non raccontare cazzate, non le ho svelato nulla.»

L’idea di avergli leccato il buco del culo per nulla mi stringe lo stomaco. «Volevo una conferma, ma l’avevo capito già da un paio di ore.» Guardo di sbieco Kimberly. «Ed è per quello che mi sono fatta Wolverine, ma è servito a poco…»

Lei accenna una smorfia con le labbra. Forse mi ha perdonata.

Rambo ha perso la sua affabilità. «E come l’avresti capito che è lui?»

Jean coso sospira. «Non è il finale di una puntata di “Scooby-Doo”, che…» Sospira di nuovo con il naso. «Comunque, per rispettare il patto con la ragazza, sì, lui si chiama davvero Gae—»

Mio cugino lo fulmina con lo sguardo, muove un passo avanti e solleva il braccio. Rambo gli mette una mano sulla spalla e lo ferma con uno strattone. Mio cugino gli scaglia contro uno sguardo di fuoco.

Il cuore mi batte nel petto, le gambe sono cariche e pronte a correre. «Lui è Gaetano De Luca. Lo so chi è.»

Tutti si voltano verso di me. Mio cugino mostra i denti, il volto deformato in una maschera di rabbia. «Brutta troia, io…» Solo la presa del suo superiore gli impedisce di muoversi.

«Tu hai cercato di farmi credere Rambo fosse mio cugino, e non tu.»

L’uomo chiamato in causa mi fissa e ha l’illuminazione. «Minchia… è per questo che mi hai consigliato di usare questo soprannome se il patito di quel film di merda sei tu! Ecco perché lei credeva che mi chiamassi come te! Hai fatto passare tre giorni a tua cugina cercando di non farsi vedere da me per paura che la fottessi quando…»  Il viso rosso dell’uomo si sbianca, il labbro superiore si solleva in un lato. «Minchia…»

«Cazzo…» sussurra Jean coso. È la prima volta che non ha il suo atteggiamento strafottente.

Morena ha la stessa espressione del suo cliente. «Ma come hai fatto a non riconoscerlo prima?»

«Sono quasi vent’anni che non ci vediamo, e quando era piccolo era un bastardo palla di lardo.» E l’unica foto che ho recente di lui è quella sfuocata mandatami da mia madre, e può essere sia Nukem che Rambo… e volevo convincermi che quello che mi ha fatto passare una notte di fuoco non fosse mio cugino.

Ludmilla si passa una mano sotto il naso. «La palestra gli ha fatto bene…» sussurra.

Rambo solleva le mani, scuote la testa. «Io… non voglio crederci. Davvero. Non voglio credere che il mio migliore amico abbia fatto una cosa del genere.» Mi guarda. «Lara… Vincenza… come ti chiami: che prova hai per sostenere che lui è tuo parente.»

Cosa? Mi stanno prendendo per il culo? «Ha un fratello, si chiama Santo.» Mi mordo la lingua prima di aggiungere altri particolari su Waluigi.

Rambo deglutisce, deve conoscere la famiglia di mio cugino, il quale sbianca.

«Suo padre Nin… Antonino, voglio dire.» Adesso gli piazzo davanti tutto l’albero genealogico, se serve a farmi credere. «Sua mamma è la zia—»

Gaetano batte una mano sul tavolo accanto a lui. «Vaffanculo, Vincenza! Non permetterti di chiamare “zia” mia madre, troia che non sei altro!»

Mi trattengo dallo sputargli in faccia.

Lo sguardo di Rambo salta tra me e mio cugino.

Gaetano muove un pugno nella mia direzione. È grande come la testa di un martello da guerra di un videogioco fantasy. «Hai rovinato il nome della nostra famiglia con quella gara da succhiacazzi! I telegiornali ne hanno parlato per giorni, i miei avevano vergogna a farsi vedere in giro per Sorrento! Nonna piangeva pensando a cos’avevi fatto!»

Una mano mi afferra il petto e me lo stringe: il pensiero di nonna che è stata male per me…

Jean coso fa una smorfia. «E la tua vendetta è stata scoparti tua cugina senza che lei conoscesse la tua identità?» La smorfia aumenta di intensità, come se avesse appena visto qualcosa di molto spiacevole.

Gaetano balbetta, gli mancano le parole. «Lei non ha detto chi era quando l’ho trovata nella camera dell’albergo.»

Che cazzo di scusa sta… «Ma tu sapevi chi ero!»

Mio cugino vibra, sembra il vulcano dei cartoni animati un attimo prima di eruttare fino in orbita. «Sì, sapevo chi eri! Tua madre mi ha mandato una tua foto pochi giorni prima e ti ho riconosciuta!»

Rambo sembra sul punto di vomitare. «E ci hai passato la notte insieme…»

«E non hai sorvolato su nessun particolare quando ce l’hai raccontata.» Jean coso ha perso ogni strafottenza, è più schifato che mai.

«…e poi ci hai convinti a passare un finesettimana con loro solo per avere una scusa per…» La voce di Rambo si spegne e lui guarda da un’altra parte. «Minchia…»

Ludmilla tocca la spalla di Kimberly, che ha le labbra chiuse e gli occhi spalancati. «Cosa si fa, in questo caso?»

La ragazza inglese sbatte gli occhi. «Wh… cosa? Ah… io… non lo so.» Si passa una mano sulla testa. «Tra le possibili emergenze della Spicy Goddess non è previsto il…» Ha la delicatezza di non usare la parola “incesto”.

Ho il cuore che batte nelle orecchie, ogni muscolo mi duole e al contempo vorrei avere in mano un’arma contundente. «Sentite…» sospiro, «non voglio causare più casini di quelli che sono usciti fino ad ora.» Mi sono fatta scopare da quel pezzo di merda di mio cugino, fottere in ogni buco, riempire di… Chiudo gli occhi e inspiro a fondo. Nonostante questo, ho fatto trovare a Stefano e alle tre ragazze dei clienti facoltosi, e non voglio farglieli perdere.

Gaetano mi punta un dito contro. «Non vuoi fare casini? E quello che hai fat—» Spalanca la bocca e si porta la mano sulla spalla, dove il pugno di Rambo l’ha colpito con forza.

I canini del suo capo sono ben visibili nell’espressione di disprezzo che distorce il suo viso. «È meglio se quella fogna la tieni chiusa tu! Non ti faccio licenziare perché la cosa non riguarda direttamente l’azienda…»

Jean coso inclina la testa di lato. «Oddio…»

«…ma una volta tornati in sede potrei pensare a qualcosa di poco piacevole per la tua carriera.» Rambo indica la porta con il braccio teso e il dito puntato. «Non ho intenzione di vederti fino a quando non dovremo andarcene.»

Le narici di Gaetano si spandono, gli occhi si stringono. «Non ti permetterai di…»

Il capo non si muove. «Mi potrei permettere di far sapere alla tua famiglia cos’hai fatto con tua cugina, poi vediamo se una gara di pompini la considerano peggio di… quello che hai fatto.»

Un lato del labbro superiore di Gaetano vibra. Apre la bocca per dire qualcosa.

Rambo lo fissa imperterrito. Sembra più grosso e alto di lui. Non pronuncia una sola parola: schiocca le dita della mano puntata e indica di nuovo la porta.

Gaetano si volta e si avvia lungo la cucina. «Andatevene tutti a ‘fanculo!»

Commenti (0)

Per favore accedi per lasciare un commento.

Ancora nessun commento su questo capitolo, sii il primo a commentare!